«La Gran Bretagna è la sesta maggiore importatrice di acqua al mondo». È quanto emerso nel dossier di “UK Water Footprint”, lanciato dal Wwf, in occasione della settimana mondiale dell’acqua in corso a Stoccolma. Gli inglesi consumerebbero, infatti, per bere e per l’utenza domestica 150 litri d’acqua al giorno. Un consumo virtuale al quale bisognerebbe aggiungere quello nascosto nell’abbigliamento e in altri beni e che porterebbe al calcolo del valore reale di ben 30 volte superiore: 58 vasche da bagno piene d’acqua ogni giorno.

«Lo studio ci dimostra che solo il 38% dell’acqua usata dai cittadini britannici proviene dai fiumi, dai laghi e dal sottosuolo del Regno Unito - ha spiegato il direttore generale del Wwf, Michele Candotti. - Il resto è importato e si nasconde nei beni primari e di largo consumo che il paese compra dall’estero. Il paradosso è che moltissimi di questi prodotti provengono da aree del mondo in cui le risorse idriche sono già sotto stress o lo diventeranno presto».

Dai dati emersi dal dossier: per coltivare un pomodoro importato dal Marocco servono 13 litri d’acqua, in una tazzina di caffè se ne nascondono 140, in una camicia di cotone del Pakistan o dell’Uzbekistan 2.700, provenienti dal fiume Indo o da altri corsi d’acqua che alimentano il Lago di Aral nell’Asia Centrale. Gli eccessivi prelievi per l’irrigazione dei campi di cotone, inoltre, hanno significato per il Lago di Aral una perdita d’acqua del 60% in estensione e dell’80% in volume, negli ultimi 40 anni, con conseguenti danni alle comunità locali e alla biodiversità (il delfino d’acqua dolce presente nell’Indo corre il rischio di estinguersi).

«Non è intuitivo pensare - ha continuato Candotti - che ci voglia più acqua per nutrirsi e vestirsi, di quanta non sia necessaria per dissetarsi o lavarsi. Eppure in ciò che mangiamo, negli abiti che indossiamo sono contenuti incredibili quantità di prezioso oro blu. Per questo è necessario che governi e aziende private identifichino presto le regioni del pianeta a rischio di stress idrico e adottino soluzioni adeguate per un uso sostenibile dell’acqua».

Il Wwf Uk incoraggia, dunque, alcune delle maggiori aziende britanniche, come Marks and Spencer, a calcolare la propria impronta ecologica dei consumi d’acqua. Un calcolo che stabilisca quanta acqua viene consumata sia per i processi produttivi che per lo stoccaggio e l’approvvigionamento. Questo include quella prelevata dai fiumi britannici e dai fiumi dove le materie prime crescono o sono lavorate.

In India e Pakistan il Wwf sta lavorando con gli agricoltori che coltivano piante con grossi fabbisogni idrici quali il riso, il cotone e la canna da zucchero per mettere a punto pratiche agricole che riducano la necessità d’acqua pur mantenendo elevati livelli di produzione. Per la canna da zucchero, ad esempio, si è raggiunta una riduzione dell’uso di acqua del 40% con un aumento della produzione di un terzo.

 





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