Vino contraffatto, conserve con olio di semi al posto di quello d'oliva dichiarato in etichetta, frutta d'importazione trattata esternamente con sostanze non consentite. E ancora mitili considerati a rischio per la salute, frutta convenzionale venduta come biologica e pesce scongelato come fresco, allevatori e veterinari complici nel nascondere le bufale infette di 13 allevamenti nel Casertano, panettoni e pandori che non potevano chiamarsi così perché preparati con materie prime più scadenti di quelle previste dal disciplinare.

Sono soltanto alcune delle tante irregolarità riscontrate e citate nel quinto rapporto sulla sicurezza alimentare, a cura del Movimento Difesa del Cittadino (MDC) e Legambiente, dal titolo "Italia a Tavola 2008", presentato questa mattina a Roma. Se l'attività dei truffatori riguarda soprattutto prodotti italiani, e in particolar modo quelli che possono vantare una denominazione (Dop, Doc, Igp) e costano un po' di più, è altrettanto vero che una frode su tre è commessa da operatori stranieri, in particolar modo cinesi. Ai loro ristoranti era destinato cibo scaduto, conservato in condizioni igieniche deprecabili e rietichettato.

I controlli, per fortuna, ci sono e sono tanti. Soltanto nel 2007, a fronte di circa quarantamila ispezioni compiute dall'Ispettorato sulla qualità dei prodotti alimentari, ce ne sono state 28000 dei Nas dei Carabinieri, 1261 del Corpo Forestale, più di cinquantamila da parte delle unità navali delle Capitanerie di porto, mentre sono stati cinque volte di più i controlli agli sbarchi dei pescherecci o direttamente nei negozi, piccoli e grandi. E il nostro paese è anche quello che denuncia più irregolarità al sistema di allerta rapido europeo, a cui compete appunto dare l'allarme e chiedere il ritiro di prodotti contaminati o contraffatti all'interno della Comunità Europea.

Numeri elevati che, sottolinea Francesco Ferrante della segreteria nazionale di Legambiente, "testimoniano lo straordinario lavoro delle forze dell'ordine. Ma purtroppo è un bicchiere pieno solo a metà, visto che dall'altro lato continuano ad aumentare le truffe che, a volta, sono soltanto commerciali ma altre volte sono dei veri e propri atti criminosi".

Ma allora, come difendersi? "L'etichetta dà molte informazioni sul prodotto e aiuta, ma non basta, continua Ferrante, bisogna cercare di acquistare prodotti direttamente dalle aziende o dai contadini, o i prodotti a marchio e biologici che hanno qualche garanzia in più". Servirebbe anche più prevenzione, ragiona Antonio Longo, presidente di Mdc, garanzia della salute dei consumatori e delle produzioni di eccellenza del nostro paese. E sarebbe necessaria una ben maggiore incisività dell'Agenzia per la sicurezza alimentare europea, che ci siamo battuti per avere in Italia".

Ma non solo. Occorrono normative coerenti per le etichettature - precisa Maria Adele Prosperoni di Coldiretti - e bisogna che i consumatori privilegino la filiera corta, i farmers market, ovvero la vendita diretta dei produttori, i consumi di prodotti stagionali e di origine certa.

Punta al biologico nazionale e alla filiera di prossimità anche l'Aiab, l'associazione italiana di agricoltura biologica, che stamane ha premiato, tra gli altri, anche il comune di Campolongo, provincia di Venezia, dove dieci anni fa un gruppo di genitori decise di introdurre prodotti bio nelle mense scolastiche. Oggi a Campolongo vengono serviti 700 pasti giornalieri interamente biologici, e, ottimizzando forniture e gestione della mensa, si sono attestati su un costo di 3 euro e mezzo a pasto. E pensare che ci sono comuni che lasciano il bio perché non possono sostenerne la spesa...


 





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