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Non si torna indietro ma non si va neppure avanti. Al vertice sui cambiamenti climatici a Doha alla fine è arrivato l’accordo minimo, quello che permette di proseguire nella riduzione delle emissioni di Co2 fino al 2020, con l’obbligo di ridurle fra il 25 e il 40 per cento rispetto ai livelli del 1990. L’accordo spirava alla fine del 2013 e non rinnovarlo avrebbe significato il liberi tutti.  

Il semplice proseguimento non risolve certo il problema del riscaldamento globale. Una serie di studi pubblicati in questi giorni anche per mettere pressione sugli inviati a Doha ha mostrato che, per esempio, il ritmo di scioglimento dei ghiacci al Polo Sud e in Groenlandia è triplicato nell’ultimo decennio e l’innalzamento del livello dei mari, seppure limitato finora a 11 millimetri sta accelerando in misura rilevabile in modo certo. Altro dato, i primi 11 mesi del 2012 sono stati i più caldi di sempre negli Stati Uniti, e l’anno si avvia a battere il record del 1998.  

Ma sono proprio gli Usa i grandi assenti dal protocollo di Kyoto. Assieme a India e Cina, anche loro esentate, rappresentano i due terzi delle emissioni globali. I firmatari di Kyoto, Unione europea in testa, rappresentano ormai soltanto il 15 per cento delle emissioni di gas serra. Rispetto al dicembre del 1997, quando fu firmato l’accordo il Giappone, la Cina è cresciuta a dismisura, ed è oggi la più grande inquinatrice. Ma acnhe Stati Uniti e India emettono più Co2 rispetto ad allora. Per non parlare dei Paesi del Golfo e dello stesso Qatar che ha ospitato i lavori, i più grandi inquinatori pro-capite.  

La crisi globale, da una parte, ha rallentato o fatto calare le emissioni nei Paesi occidentali, tanto che l’Europa dovrebbe centrare gli obiettivi del 2020 senza troppe difficoltà, ma ha anche reso meno disponibili le potenze industriali a imbarcarsi in programmi che possono ridurre la competitività. E i costi dei disastri ambientali - per restare negli Usa, l’uragano Sandy costerà 80 miliardi di dollari a imprese e contribuenti - non vengono messi nel conto.  





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