La prima volta che i tulipani fecero crollare il mondo fu nel 1637.Successe in Batavia, negli odierni Paesi Bassi, quando l’ingordigiadegli uomini e la peste bubbonica che li decimava provocarono la madredi tutte le crisi finanziarie, antesignana - per citare i due casi piùrecenti - della bolla dot.com del 2000 e dell’ancor più tragicotracollo dei mutui subprime americani di oggi. Il crac avvenne perchèsi vendevano a prezzi spropositati bulbi mai arrivati nelle serre.L’affermarsi del buon senso e il ritorno a listini più ragionevoli misein croce un sistema di guadagni virtuali e scatenò un terremotoglobale, di cui i poveri olandesi, insieme con gli altri speculatoricontinentali, pagarono le conseguenze per anni.

Adesso potrebbe succedere di nuovo, su scala ridotta ma con effetti nonmeno dolorosi. I coltivatori che ogni anno curano tre miliardi ditulipani nelle terre su cui governa Beatrice affermano che lamaledizione del fiore simbolo della loro nazione sarebbe sul punto diripetersi, per colpa di un regolamento Ue che mira ad eliminare ipesticidi ritenuti più dannosi per la salute e l’ambiente. «Le nuovenorme impediranno ai bulbi di crescere abbastanza per germogliare»,accusa Jaap van Wenum, portavoce della DutchAgricolture&Horticulture Organization. Senza protezione chimica - èla tesi - si resterà in balia di acari, maggiolini, millepiedi efunghi, e si metterà a rischio un comparto che da una stagioneall’altra fattura oltre 600 milioni.

Una catastrofe, nel suo piccolo. Soprattutto perché la fabbrica deitulipani olandesi soffre una severa crisi, provocata - tanto percambiare - dalla concorrenza asiatica. Il mercato si restringe, conpunte del 30% (è successo nel 2006). Negli ultimi cinque anni il numerodelle braccia impegnate a piantare bulbi e seguirne la crescita è quasidimezzato. Per non soccombere, i coltivatori Orange le hanno escogitatetutte. Hanno provato con l’innovazione, elaborando un bulbo in grado didare il fiore in 3 settimane, e la delocalizzazione. Tutto inutile, leserre boccheggiano.

«Lasciateci usare i pesticidi», invoca van Wenum. Lo chiede «perché nonpossiamo farne a meno, sino a che non troveremo delle alternative» epromette che sarà una questione transitoria: «Con il tempo dalla nostraparte terremo questa industria nei Paesi Bassi». Dateci libertà diinsetticidi e anticrittogamici, in sostanza, ed eviteremo chel’offensiva cinese e colombiana ci strappi il primato nell’arte diriempire vasi e giardini con le Liliaceae che la leggenda vuole sianostate introdotte in Europa dalla Turchia nel XVI secolo.

Tutto questo non è per nulla minacciato, interviene la Commissione Ue.La pietra della disputa è un regolamento proposto da Bruxelles nel 2006per introdurre un impianto di nuove regole mirate a consolidare laprotezione della salute e l’ambiente dai pericoli legati ai pesticidi.A sollecitare la mossa, che riscrive una direttiva del ‘91, gli studiche hanno collegato l’uso degli insetticidi a malattie gravi,sopratutto per la loro funzione di «endocrine disruptors», agenti cheagiscono sul sistema endocrino, alterandone le funzioni. Bisognavafarlo, garantiscono a Palazzo Berlaymont.

Magari la questione non è così netta come la butta giù KathalijneBuitenweg, giurista che assiste il partito Verde olandese, la quale èconvinta che «la tutela degli interessi dei cittadini è più importantedegli interessi economici». Magari ha ragione Nina Papadoulaki,portavoce della commissaria Ue per la Salute, Androulla Vassiliou,quando sostiene che i tulipani non avranno la febbre. «Scomparirà soloil 4% delle sostanze disponibili sul mercato - spiega -. Rispetto a unnumero di pesticidi che supera le 500 unità è poco».

Non solo. Bruxelles si prepara ad autorizzare 83 nuove sostanze e altre50 sono in fase di studio. Se non bastasse, insiste la Papadoulaki, ilregolamento non sarà in vigore sino al 2016. «Hanno tempo peradeguarsi». Ma i coltivatori già vedono il fallimento della fiera diAalsmeer, che ospita l’asta di tulipani più famosa. Anche il governoBalkenende è preoccupato. «L’industria dei bulbi non è in pericolo -dicono al ministro dell’Agricoltura -. Ma il nostro grido d’aiutodev’essere ascoltato».

 





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