Il generale costa troppo poco. E poi non spreca, non spartisce quellefavolose consulenze, non favorisce i soliti noti. È così parsimoniosoche sta diventando quasi un cattivo esempio. È probabile che fra unpaio di mesi non gli faranno fare più l'alto commissario per labonifica del Sarno, il fiume più inquinato d'Europa.

Di sicuro però questa è una storia alla rovescia nell'Italia sciupona ecialtrona delle opere pubbliche che non finiscono mai. Il palcoscenicoè quella Campania che è pozzo senza fondo dove hanno buttato i soldi -ottomila milioni di euro solo negli ultimi dieci anni - per la"monnezza" che è rimasta a lungo lì. Ma per raccontarvi cosa puòaccadere di insolito anche nei dintorni di Napoli basta andare dalleparti di Scafati e chiedere informazioni su Roberto Jucci, un generalein pensione. Cominciamo proprio da lui. Ex comandante dei carabinieri,ex capo del Servizio segreto militare, ex capo del Controspionaggio, haquasi 83 anni e da cinque guida una squadra - un centinaio fraingegneri e tecnici e amministrativi - che ha avuto il compito di"risanare" una valle a cavallo fra le province di Salerno e Avellinoinzuppata di veleni e abitata da quasi un milione di abitanti.

Cominciamo dallo stipendio del generale: zero euro. Dal 2003 al 2008 halavorato gratis per lo Stato italiano. Perché? "Mangio una volta algiorno e compro un vestito l'anno, sono un uomo delle istituzioni, hodi cosa vivere e non ho voluto compensi. E poi, se proprio dovessichiedere una liquidazione per quello che ho fatto, non basterebbe certoquello che hanno gentilmente offerto ai manager dell'Alitalia o delleFerrovie". Dorme in una caserma dei carabinieri, dall'alba del lunedìal tramonto del venerdì sale e scende dagli elicotteri per sorvolarefiumi e campagne, perlustra argini, controlla scavi, verifica comevanno gli ultimi lavori di recupero di quell'inferno che era il Sarno ela sua valle fino a qualche tempo fa. Con appena 650 milioni di euro -250 ancora custoditi alla Banca d'Italia - c'è voluto un generale perfare il miracolo a Napoli. Ricorda: "All'inizio mi tremavano le vene ei polsi, poi però...". Poi però le cose sono andate come nessunoimmaginava che potessero andare.

È cominciato tutto in un piccolo ufficio al centro di Napoli. Ilgenerale, un capitano dell'esercito specializzato in amministrazione,un ingegnere, due carabinieri autisti. "Era il 2003 e io venivo dallaSicilia", racconta il generale che a Palermo ha fatto arrivare l'acquain tutte le case dopo un anno e mezzo di guerra agli sceicchi dei pozzie se n'è andato quando l'ex governatore Totò Cuffaro aveva cominciato atrovarlo troppo ingombrante. E poi è finito qui, dove dall'anno delcolera - il 1973 - avevano già dissipato più di 2 mila miliardi divecchie lire per provare a "lavare" il Sarno, dove altri quattroprefetti avevano fallito e dove ripulire quell'area fra le concerie eil mare sembrava davvero una missione impossibile.

Un fiume lungo 28 chilometri di fanghi e detriti, colore del rosso deipomodori in estate e del nero delle fogne d'inverno, trentanove paesiche vomitavano tutto là dentro e in altri cinque affluenti, scarichicivili e industriali, tutt'intorno capannoni, campagne bruciate, casbedi case. Emergenza geologica. Emergenza ambientale. Emergenza idrica."Non si poteva bonificare il Sarno senza eliminare le cause deldegrado, bisognava studiare un grande progetto, mettere insieme tantipezzi di un mosaico, se un solo pezzo non fosse andato al posto giustotutto il sistema di risanamento sarebbe crollato", ricostruisce oggi ilgenerale Jucci nella sala comando del suo commissariato, uno stanzonenegli uffici del provveditorato alle opere pubbliche di Napoli. Allepareti ci sono mappe, schemi, le tabelle di avanzamento dei lavoricantiere per cantiere. E i suoi ingegneri tutti accanto, tuttiingaggiati dopo rigorose selezioni, tutti legati al vecchio generale daqualcosa di più del Sarno e dei suoi veleni da cacciare.

E così sono partite le prime opere. I depuratori. Le reti fognarieallacciate con i collettori. L'allargamento dei fiumi. La cassa èsempre stata sotto controllo del generale, è il comandante e ilragioniere di questo piccolo esercito, controlla fino all'ultimocentesimo e fino all'ultima fattura. A Scafati c'è adesso uno deidepuratori più moderni d'Italia, è costato 67 milioni di euro e l'hannocostruito in cinque anni. Per quello che c'è a Napoli est ci sonovoluti il doppio dei soldi e il triplo del tempo. Il collettore di SanMarzano è lungo 12 chilometri, i lavori sono iniziati nel 2003 e laspesa ha sfiorato i 26 milioni di euro. A Napoli est con poco più diquei finanziamenti hanno fatto un collettore di appena 3 chilometri incinque anni. A Solofra, nell'Alto Sarno, il vecchio depuratore perdevapiù 300 mila euro al mese e aveva accumulato un deficit di oltre 6milioni. Quando la gestione è passata sotto il generale commissario, leperdite mensili si sono azzerate e da gennaio il depuratore guadagneràcirca mille euro al giorno.

"Ho il difetto di spendere poco e risolvere i problemi", dice RobertoJucci mentre ripassa i suoi cinque anni nel Sarno e aspetta unachiamata da Roma che forse non arriverà mai. Alla fine di quest'annogli scade il mandato di alto commissario, dalla presidenza delConsiglio non sono arrivati segnali per una sua riconferma, negliultimi mesi c'è stata anche qualche frizione a distanza con il capodella Protezione civile. Gli ha fatto sapere Guido Bertolaso: "Il suoufficio ha solo compiti di studi, al resto ci penso io".

Se davvero il generale se ne andrà, il completamento delle opere nelSarno e la loro gestione passerà alla Regione Campania. "E tuttorischia di tornare come prima: un disastro", risponde Franco Grimaldi,sindaco di San Marzano. "Ci stiamo organizzando per farlo restare",annuncia Angelo Pasqualino Aliberti, sindaco di Scafati. I 39 primicittadini della valle del Sarno, quelli di centrodestra e quegli altridi centrosinistra si schierano tutti insieme - tranne un paio - perlanciare un appello al governo: non mandare via dalle loro terre ilgenerale commissario. Una piccola e pacifica rivolta. Dopo i "progettispeciali" numero 1 e numero 2 e numero 3, dopo trent'anni di ruberie escialo, non vogliono più tornare indietro. Non vogliono più gettare viadenaro e vedere morire i loro campi. Meglio tenersi il generale chemangia una volta al giorno e compra un vestito l'anno.


 





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