C'è un'altra vittima del clima: l'alpaca, simbolo delle Ande. Grazie all'allevamento di questo animale -più simile ad una pecora con il collo molto lungo che ad un lama - sopravvivono migliaia di famiglie indigene negli altipiani andini del Perù, della Bolivia e del Cile. E' la gente dei "ponchos" variopinti e delle coperte realizzate con la sua pregiatissima lana (soprattutto quella degli animali più giovani, la "baby alpaca"), che viene esportata in tutto il mondo.

Con i cambiamenti climatici, la vita degli alpaca nelle valli andine è diventata più difficile e negli ultimi tempi né è aumentata la mortalità. Il problema nasce dal riduzione della superficie dei ghiacciai e dalla conseguente scarsezza d'acqua. La siccità ha una influenza diretta sull'allevamento degli alpaca perché diminuisce l'estensione dei prati naturali grazie ai quali questo ruminante si alimenta. Se c'è meno erba da mangiare, gliene serve un chilo al giorno, si ammalano e muoiono.

Gli alpaca vivono in greggi e resistono bene anche ad altitudini molto elevate come sono quelle, tra i 3.500 e i 5.000 metri, degli altopiani andini. Ma il restringimento dei ghiacciai ed i sussulti del clima hanno costretto le comunità indigene a lanciare l'allarme sul futuro di questi animali che da secoli costituiscono quasi esclusivamente la fonte di tutta la loro economia. Soltanto in Perù ci sono quasi tre milioni di alpaca, un milione e mezzo dei quali nella zona, il sud della regione di Puno, che viene considerata la capitale mondiale di questo tipo di lana.

Gli allevatori di questa zone erano già in crisi per la concorrenza sul mercato globale della lana prodotta in Nuova Zelanda e in Australia (ma ci sono allevamenti anche in Italia) però adesso hanno un nemico più insidioso e pericoloso. E non è solo la scarsità di acqua che scende dai ghiacciai a complicare la vita e la riproduzione dei greggi: tutto il microclima della regione sta cambiando e da moderatamente temperato diventa sempre più estremo.

La lana alpaca è molto pregiata rispetto a quella comune perché non contiene lanolina, ha una ventina di tonalità di colore naturali, non infeltrisce e non provoca allergie. Ma non tutti gli alpaca sono buoni e la qualità della lana può variare molto: negli ultimi anni e grazie ad una serie di programmi genetici quella prodotta da australiani e neozelandesi sta diventando migliore di quella prodotta in Perù.


 





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