"La posizione del governo italiano rischia di trascinare l'Europa versol'abisso. Berlusconi ha lo sguardo volto al passato, vede e pensa allavecchia economia: ma su quella strada non c'è scampo perché la crisi hauna dimensione non affrontabile con i parametri tradizionali. Persalvarsi bisogna innovare, rilanciare, scommettere sul futuro". JeremyRifkin, il teorico americano della nuova Europa, guarda a Bruxellescome all'unico motore capace di trainare il mondo fuori dal pantanodella grande crisi.

L'Italiasostiene che il costo della battaglia per la stabilizzazione del climaè troppo alto, che la difesa dell'ecologia affonda l'economia.
"E' vero esattamente il contrario: solo il green business è in grado difar ripartire l'economia perché non siamo di fronte a una difficoltàcongiunturale ma al passaggio tra due ere. Un momento molto simile al1929, anche se stavolta è peggio: allora c'era una crisi economica,oggi si sommano tre diverse crisi. La crisi del sistema creditizio, lacrisi energetica e la crisi provocata dal riscaldamento globale. Peròun'analogia con il 1929 c'è ed è fondamentale perché dà il segno deltempo che viviamo. Il '29 corrisponde al passaggio tra la prima e laseconda rivoluzione industriale, tra il vapore e l'elettricità. E'stata una rivoluzione profonda che ha causato grandi sommovimentisociali e la seconda guerra mondiale".

Stavolta cosa sta cambiando?
"Stiamo passando dalla seconda alla terza rivoluzione industriale.Quello che si è appena aperto è il secolo di Internet e dell'energiadolce prodotta nei quartieri, nelle case. Passiamo da un modellocentrato sulle autostrade a uno centrato sulle superstrade dei bit. Noncomprendere il senso di questo cambiamento significa esserne tagliatifuori".


Questa crisi mette paura, tende a rallentare lo slancio.
"Chi deve saltare e si ferma a metà del salto in genere fa una bruttafine. La seconda rivoluzione industriale è arrivata a fine corsa, alcapolinea. Per ripartire ci vuole visione del futuro".

Ilgoverno italiano sottolinea la necessità di difendere i posti dilavoro, di non esporre i bilanci industriali a investimenti onerosi.
"Ma le conoscono le proiezioni? In Europa le fonti rinnovabilicreeranno un milione di nuovi posti di lavoro. Senza calcolare lacrescita negli altri pilastri della terza rivoluzione industriale:l'edilizia avanzata, l'idrogeno, le reti intelligenti".

Quindi lei considera irrinunciabile l'obiettivo 20, 20, 20?
"Il più convinto sponsor di questa strategia è il commissario europeoall'industria, qualcosa vorrà dire... Questo obiettivo è la spinta chepuò far ripartire l'economia globale, rinunciare vuol dire condannareil mondo a una recessione violenta. E in questa partita l'Europa ha giàuna posizione di leadership. Non sono stati gli Usa, non è stata laCina, non è stata l'India, non è stato il Giappone a imporre sulloscenario mondiale il legame tra la battaglia per la difesa del clima el'innovazione tecnologica".

Investire tanto sul futuro non significa trascurare il presente?
"Bisogna adottare la strategia del doppio binario perché unatransizione energetica come quella che stiamo vivendo richiede decenni.Da una parte si fa i conti con quel che c'è: bisogna minimizzare idanni degli impianti a combustibile fossile e delle centrali nucleari.Dall'altra servono massicci investimenti pubblici e privati perspingere verso le rinnovabili, l'idrogeno, le costruzioni avanzate, lereti intelligenti".

Berlusconi si è fatto interprete di umori largamente diffusi nel mondo industriale.
"Quale mondo industriale? Durante le stagioni del cambiamento ci sonosempre i nostalgici, quelli che rimpiangono il vecchio. Difficilmentesono loro a guidare il nuovo. Il 24 ottobre a Washington abbiamoorganizzato una riunione a cui parteciperanno 60 presidenti,amministratori delegati e leader delle più importanti industrie alivello globale nei settori strategici: le fonti rinnovabili,l'edilizia avanzata, i trasporti a basso impatto ambientale, le retiintelligenti".

Qual è l'obiettivo?
"Si creerà un think tank per mettere a fuoco la strategia necessaria adare respiro alle politiche ambientali legando la difesa degliecosistemi alla crescita economica. Dobbiamo misurarci con i prossimiappuntamenti internazionali sul clima: l'imminente conferenza diPoznan, in Polonia, e quella del 2009 a Copenaghen. Serve un nuovoapproccio: non più solo target in negativo ma obiettivi in positivo.Non solo dire a ogni paese quanto deve tagliare le emissioni, machiedere a ognuno di realizzare una certa quantità di case superefficienti, di centrali rinnovabili, di celle a combustibile, ditrasporti avanzati. In questa prospettiva stare fuori dalla scommessasul clima significa stare fuori dall'economia vincente".
 





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