L'articolo che segue è un editoriale di una delle migliori amiche del nostro blog, Fiore (http://fiore55.spaces.live.com/) a cui avevo chiesto di creare uno scritto da poter postare sulla colonna di Green Blog e che oggi ho l'onore di presentarvi.

L'agenzia della Protezione dell'Ambiente degli States rivela che approssimativamente si consumano ogni anno nel mondo tra 1 e 2 trilioni di buste e contenitori di plastica. Esiste una economia negativa dietro il riciclaggio della plastica che fà sì che meno dell'1% di questa venga riciclato, perché è più costoso riciclare la plastica che produrne della nuova!
Tutto il processo per riciclarne una tonnellata costa circa 4000 dollari, mentre la stessa quantità si vende sul mercato delle materie prime a 32 dollari. Allora dove và a finire tutta la plastica che usiamo e poi gettiamo via?!

Nel 1975 venne eseguito uno studio su questo, il quale rivelò che le imbarcazioni trans-oceaniche ne gettavano in tutto ben 8 milioni di libbre nei mari ogni anno: ecco spiegata la ragione per cui le varie discariche nel mondo non ne fossero ancora del tutto invase. La maggioranza finiva nei mari e negli oceani che facevano da enorme pattumiera, con tutte le conseguenze negative per le specie marine di mammiferi e non!

Senza contare poi che anche tutti quei sacchetti o contenitori in plastica che vengono abbandonati incoscientemente per incuria nell'ambiente, vengono trascinati dai venti per finire poi in ogni dove, infestando ogni luogo compresi i nostri mari, oceani, ghiacciai, laghi e fiumi, già tanto provati da ogni tipo d'inquinamento.
Sfociano inevitabilmente lì anche quelli che finiscono nelle fogne attraverso gli scarichi, i tombini, le feritoie e le tubature!
Se pensiamo che sono state trovate buste di plastica addirittura al largo nel nord del Circolo Artico vicino a Spitzbergen per arrivare fin verso il sud delle Isole Malvine e che gli uccelli, marini e non, ne restano prigionieri senza speranza e circa 200 speci diverse di vita marina (incluso foche, balene, delfini e tartarughe) muoiono a causa di questi sacchetti perché li ingeriscono scambiandoli per cibo e ne restano soffocati, ecco che allora emerge chiaro il fatto che dobbiamo assolutamente trovare rimedio a tutto ciò!
Inoltre si è calcolato che negli States la plastica rappresenta ben più del 10% della totalità dei rifiuti che giungono sulle sue coste trasportati da mari e fiumi.

La plastica è un polimerico foto-reattivo, ovvero degradabile sotto i raggi del sole che ne scompongono le molecole in particelle dette polimeri, sempre più piccoli e tossici, tanto da contaminare il suolo, il sotto-suolo, le falde acquifere e le vie fluviali. Di conseguenza, queste particelle microscopiche possono entrare a far parte della catena alimentare con effetti catastrofici sulla vita umana e animale contaminandola! E allora che fare?!
Essendo un materiale termo-plastico che si ottiene dal petrolio, riducendone l'uso diminuirebbe anche la nostra dipendenza dall'oro liquido straniero e se consideriamo che, da quando anche da Noi in Italia le borse non sono più distribuite gratuitamente si risparmiano ogni giorno ben 37 barili di greggio, allora dovremmo evitarne l'uso così come è stato concepito fin'ora in quel sistema a catena errato "dell'usa&getta" così consumisticamente sconsiderato, bensì riflettere sul fatto che se usiamo le borse di tela per la spesa possiamo risparmiare fino a 10 sacchetti di plastica pro/capite alla settimana, 40 al mese, 400 all'anno, 25.000 durante una vita media. Senza contare che, siccome sono a pagamento, risparmieremmo anche denaro!

L'Irlanda fu la prima in Europa a far pagare le borse di plastica già dal 2002 riducendone così l'uso fino del 90%.
In Cina, dove non si smentiscono mai, non sono più gratuite solo dal Gennaio di quest'anno.
Il Rwanda invece le ha definitivamente proibite già dal 2005, il Bangladesh le proibì nel 2007; Israele, Canada, India-ovest, Botswana, Kenya, Tanzania, sud-Africa, Taiwan e Singapore le hanno anch'esse proibite; in nord-America nel 2007 fu San Francisco la prima città a proibirle ed ora anche Oakland e Boston la stanno seguendo nell'esempio.

Certo è che comunque gli States, dopo essersi dissociati con la Cina dal Protocollo di Kyoto, non brillano per spirito ecologico nemmeno in questo! Per uscire da questa situazione strangolante per il pianeta, dobbiamo tutti armarci di buona volontà tanto da evitare di fare la brutta fine che tra poco ci aspetta se non cambieremo in meglio le nostre abitudini distorte nei confronti dell'ecologia!
FioreS.R.

 





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