SONO passati dai 1500 esemplari del 1996 agli attuali quasi 20mila. La colonizzazione della Gran Bretagna da parte dei pappagalli sta procedendo a ritmi sbalorditivi. Una velocità che ha indotto la Bto, una delle più prestigiose società ornitologiche inglesi, a richiamare l'attenzione delle autorità. "Ormai sono di gran lunga più numerosi di molte specie autoctone come il barbagianni, il picchio e il martin pescatore, provocando in alcuni casi seri danni all'agricoltura", spiega John Tayleur al quotidiano Telegraph. L'invito dell'associazione è a monitorare con attenzione la situazione, ma al momento non sarebbe ancora necessario intervenire in maniera drastica. "Per ora - aggiunge Tayleur - sono concentrati in alcune zone specifiche del paese come la periferia occidentale di Londra e il Kent".

A dare vita a queste prolifiche colonie sono stati esemplari riusciti a fuggire dalle loro gabbie una volta arrivati dall'India e dal Sudamerica come animali da compagnia. "Ma poi si sono adattati meglio degli altri al riscaldamento climatico in atto e sembrano anche essere più veloci della concorrenza nel predare le bacche e i semi che ne compongono l'alimentazione", precisa ancora l'esperto della Bto.

Secondo un'altra associazione ornitologica britannica, la Rspb, le specie autoctone messe in minoranza dai pappagalli sono ormai una cinquantina. Per ora questo boom demografico non si è ancora tradotto in un danno, ma il rischio è in agguato. "I motivi del loro declino non sono legati all'ascesa dei pappagalli", chiarisce la Rspd, precisando però che se l'area della colonizzazione dovesse ampliarsi ulteriormente la situazione allora potrebbe diventare decisamente più grave. Altri studi sono più pessimisti e ritengono che le specie esotche stiano già causando grosse difficoltà in particolare ai picchi, con i quali sono in competizione per la scelta degli alberi dove nidificare.

La diffusione dei pappagalli nelle aree metropolitane è un fenomeno documentato anche in Italia, seppure con numeri minori. "Stime precise - dice Marco Gustin della Lipu - non ne esistono, ma possiamo immaginare una popolazione di qualche migliaio di esemplari. Si tratta soprattutto di parrocchetti monaci e del collare. Per ora convivono tranquillamente con i nostri passeriformi. Non rappresentano un minaccia perché si sono diffusi a macchia di leopardo e non sono ancora abbastanza per fare danni seri. Se dovessero dilagare si tratterebbe però di una situazione difficile da gestire".


 





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