Apitalia, una delle più note e blasonate  riviste del settore apistico, lancia una proposta apparentemente provocatoria ma seriamente motivata dalla moria senza precedenti che in Italia e nel mondo sta compromettendo il futuro dell'insetto produttore di mile: inserire le api nella Red List, la Lista Rossa delle specie animali in via d’estinzione. Per qiesto, in collaborazione con le principali associazioni ambientaliste a livello mondiale e con l’IUCN, International Union for Conservation of Nature», ha avviato una raccolta firme sul suo sito  www.apitalia.net, unita a un appello accorato di Massimo Ilari, direttore editoriale della rivista.
«Il 2008 - scrive - è stato veramente disastroso per il mondo delle api, e in tutto il mondo.  Non sono mancati i toni allarmati, non è mancata la ricerca delle cause e delle responsabilità umane. Le api nel frattempo continuano a morire. Tanti i complimenti portati al prezioso insetto: impollinazione, miele, indicatore ambientale, ma poche le alternative proposte». Occorre, conclude, salvare l’ape per salvare l’ambiente e la meravigliosa poesia del volo dell’ape sui fiori, anche senza che produca miele.
  
E' solo l'ultimo grido d'allarme che arriva dal settore. Qualche giorno fa, Hubert Ciacci, presidente della «Settimana del Miele» di Montalcino, uno dei più importanti appuntamenti nazionali, in programma dal 12 al 14 settembre, aveva chiesto al ministro Luca Zaia: «Quali saranno esattamente i tempi e le modalità del blocco degli insetticidi responsabili delle stragi di api nel nostro Paese».
Il blocco già in atto in Francia e in Germania, ipotizzato dal ministro in un'intervista rilasciata a Carlo Petrini e definito prudenziale, è ritenuto dagli operatori un intervento necessario per tentare di arginare la crisi di un settore che in Italia è particolarmente sviluppato e che occupa circa 70 mila apicoltori, con 1,1 milioni di alveari e un giro d'affari di 60 milioni di euro.

La scomparsa delle api, infatti, è attribuita in gran parte almeno agli  insetticidi killer, i neonicotinoidi, che, secondo Ciacci, hanno contribuito alla morte del 40% degli alveari italiani, con picchi fino al 50% in alcune regioni del Nord come la Lombardia . Le api sono indicatori naturali di salubrità ambientale e risentono di ogni forma di inquinamento. Sotto accusa tuttavia c'è anche il cambiamento climatico. Le bizzarie climatiche dell'estate che si sta concludendo hanno influito ad esempio sul drastico calo dell'impollinazione. Sta di fatto che nel 2007 nella sola provincia di Bologna la moria delle api ha provocato una perdita secca di 4 milioni di euro.

Meno api significa ovviamente meno miele (- 50% della produzione nel 2008) oltre che un danno anche d'immagine per un Paese noto per i tantissimi e pregiati tipi di miele. L'Italia infatti è l’unico Paese al mondo ad offrire 50 diverse tipologie di mieli, monoflora e multiflora, alcuni dei quali unici.


 





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