Negli ultimi 50 anni a causa del cambiamento climatico le precipitazioni italiane sono calate del 14 per cento. E nei prossimi anni l’approvvigionamento di acqua in Puglia, in Basilicata, in Sicilia e in Sardegna potrebbe diventare ancora più problematico di quanto non sia oggi, a causa sia della progressiva e crescente scarsità di acqua che del malfunzionamento dei sistemi di gestione. Lo affermano l’Organizzazione mondiale della sanità, la Fao e l’Autorità per la sicurezza alimentare europea in una nota congiunta in occasione della giornata mondiale dell’alimentazione, nell’ambito della quale si svolge nella sede Fao di Roma un seminario sugli effetti del cambiamento climatico.

L’ulteriore diminuzione delle precipitazioni medie, proseguono le organizzazioni, potrebbe richiedere il riutilizzo delle acque di scarico e la desalinizzazione delle acque marine. D’altro canto, l’aumento del livello del mare implicherà rischi per le aree costiere italiane. Uno studio Nasa-Goddard Institute for Space Studies (Giss) ha evidenziato che circa 4.500 chilometri quadrati di aree costiere sono a rischio di inondazione. Lo stress idrico potrebbe aumentare del 25% durante questo secolo.

Il Mediterraneo è una delle zone che corre più rischi legati al riscaldamento globale. La regione è già caratterizzata da scarse risorse idriche che sono per di più non equamente distribuite all’interno dei paesi. Il cambiamento climatico potrebbe ridurre del 25% le piogge invernali.

 





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