Insomma:prendere i provvedimenti contro i gas serra e il cambiamento del climaè un investimento che renderà le nostre industrie più competitive o unsalasso che le metterà definitivamente fuori mercato? È la domanda chei cittadini rimasticano dubbiosi di fronte allo scontro che contrapponeil governo italiano all’Unione Europea. La risposta va cercata in unRapporto Ue di 972 pagine irto di cifre e grafici. Ma trovarla non èfacile perché il Rapporto presenta 9 possibili scenari e i costi. Cheoscillano tra 9 e 25 miliardi. I politici possono quindi scegliere inumeri che fanno più comodo. Così troviamo il governo italianoschierato con Polonia, Bulgaria, Romania e Lituania contro Paesi checonsideriamo economicamente più simili a noi come Francia e Germania.

Nella difesa dell’ambiente l’Europa si è data obiettivi ambiziosi:entro il 2020 il 20% di gas serra in meno, il 20% di efficienzaenergetica in più e il 20% di energia da fonti rinnovabili. Ora èarrivata la crisi finanziaria. Chi il programma dell’Ue non l’ha maiamato si trova tra le mani un’arma nuova e dice che non è possibileaffrontare una tale spesa per l’ambiente insieme con altre questionipiù drammatiche e urgenti. La decisione è rinviata a dicembre, ma ilgoverno italiano chiede già di congelare tutto fino al 2009.

Ci sono anche strane contraddizioni. Il 10-11 ottobre a Venezia al«World Political Forum», presieduto da Mikhail Gorbaciov, tecnici,politici e comunicatori di 29 Paesi, dall’America all’Africa all’Asia,hanno chiesto un’azione forte dei media per far comprendereall’opinione pubblica e ai politici l’urgenza del problema clima. «Iltempo è scaduto - ha detto Gorbaciov -. Se non si agisce nei prossimi10 anni, sarà troppo tardi». A Venezia c’era anche Corrado Clini,direttore generale del ministero dell’Ambiente. «Crisi finanziaria,mercato dell’energia e tutela dell’ambiente sono problemi intrecciati,che si risolvono solo affrontandoli tutti insieme», ha detto Clini. Nonsembra la posizione di Berlusconi.

Sir David King, già consigliere scientifico di Blair, nel saggio «Unaquestione scottante» tradotto da Codice Edizioni riporta il calcolodell’economista Nicholas Stern: affrontare l’emergenza clima oggi costal’1% del pil, tra qualche decennio, a danni fatti, costerebbe il 20%.Allora il dilemma diventa: pensare per noi ad oggi o pensare per inostri nipoti?

 





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