Un piano, “Clean Energy 2030”, per emancipare gli Stati Uniti dalla dipendenza di carbone e petrolio. E' la nuova, clamorosa proposta di Google che in vista delle prossime elezioni di presidente e congresso interviene in modo deciso per indirizzare la politica energetica statunitense nella direzione delle fonti rinnovabili. Dopo il progetto dei datacenter galleggianti alimentati coll'energia del moto ondoso, e la decisione di avviare una partnership con Ge per incrementare la ricerca in favore di reti elettriche intelligenti e di veicoli elettrici, l'impegno per la sostenibilità ambientale dell'azienda di Mountain View riceve da questa iniziativa - resa nota sul blog di Google ai primi di ottobre (http://googleblog.blogspot.com/2008/10/clean-energy-2030.html) - una consacrazione.

Secondo Jeffrey Greenblatt, Climate and Energy Technology Manager di Google, imboccando la strada della riconversione ecologica del settore energetico si possono tagliare costi e consumi, contemporaneamente creando nuove aziende e milioni di posti lavoro. L'obiettivo è alla portata degli Usa perché tecnologia e know-how sono già disponibili o in fase di sviluppo.

Nel dettaglio, le linee di azione previste dal piano contemplano un cospicuo aumento della produzione di energia eolica, solare e geotermica, rispettivamente nella misura di 380 gigawatt (300 onshore e 80 offshore), 250 gigawatt (170 fotovoltaico e 80 solare a concentrazione), 80 gigawatt (15 convenzionale e 65 geotermico di terza generazione – EGS).

D'altra parte s'immagina la sostituzione del parco auto tradizionale con modelli plug-in ibridi o elettrici per il 90% delle vendite di nuovi autoveicoli nel 2030, raggiungendo il 42% del totale della flotta degli Stati Uniti. Inoltre, l'efficienza energetica delle macchine vecchio tipo dovrebbe essere sensibilmente incrementata.

Se adottatte dall'amministrazione Usa queste misure comporteranno una diminuzione della produzione di energia elettrica da combustibili fossili dell'88%, del consumo di benzina da veicoli per il 38% e complessivamente una riduzione di emissioni di CO2 nella percentuale del 48%.

Il costo complessivo dell'operazione è quantificato in 4.400 miliardi di dollari, cifra di notevole dimensione cui tuttavia corrisponderebbe un risparmio netto di spesa energetica per un ammontare di 1.000 miliardi dollari.

 





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