Viviamo al di sopra delle nostre possibilità. La Terra sta concedendo a tutto l'Occidente l'equivalente dei generosi mutui subprime elargitidalle banche Usa, permettendo alle società del benessere basato sulconsumismo sfrenato un tenore di vita insostenibile, ma il rischio èche dopo aver ipotecato il Pianeta, quando scoppierà la "bolla" deiconsumi, non ci sarà nessuno che verrà a ripianare i debiti o anazionalizzare le perdite, perché a quel punto occorrerebbe un'altraTerra. A lanciare l'allarme è il Wwf in occasione della presentazionedel Living Planet Report, il consueto studio dell'associazioneambientalista sullo stato di salute dei sistemi naturali globali e glieffetti causati su di essi dall'intervento umano.

"Se la nostra domanda continuerà a crescere alla stessa velocità, entrometà del decennio 2030-2040, avremo bisogno dell'equivalente di duePianeti per mantenere i nostri stili di vita", mette in guardia ildirettore generale del Wwf Internazionale James P. Leape. "Così comeuno spendere sconsiderato sta causando la recessione, i consumieccessivi - dice ancora Leape - stanno dando fondo al capitale naturaledel Pianeta al punto tale da mettere a rischio il nostro benesserefuturo: negli ultimi 35 anni abbiamo perduto quasi un terzo delcapitale della vita selvatica sulla Terra".

Living Planet Report 2008 èstato presentato oggi in contemporanea in tutto il mondo. Quella diquest'anno è un'edizione ancora più accurata e dettagliata. Sono statiinfatti ulteriormente perfezionati i due indici "tradizionali", ovveroil "Living planet index" (che dà conto della biodiversità sulla Terra)e l'indice della "Impronta ecologica" (misura la domanda dell'umanitàsulla biosfera). Inoltre è stato introdotto un terzo indice,"l'Impronta idrica" che somma i consumi di acqua di ogni Stato insiemeal volume di risorse idriche necessarie a produrre servizi e beni,compresi quelli importati.


Il quadro come detto è preoccupante e per restare alla metaforafinanziaria l'Outlook stilato dal Wwf assegna alla Terra un ratingdecisamente negativo. Il rapporto fornisce anche un'analisi dettagliatadell'andamento paese per paese. Gli Stati Uniti hanno l'improntaecologica nazionale maggiore. Ogni americano vive infatti con lerisorse di 4,5 pianeti. L'Italia si piazza al 24esimo posto, conducendouno stile di vita che richiederebbe a ogni cittadino di avere adisposizione 3,5 ettari in più di quelli esistenti in realtà.

Un pessimo dato, ma molto più negativa è la nostra "Impronta idrica".L'Italia in termini di consumo procapite (2.332 metri cubi annui) èinfatti in quarta posizione nella classifica mondiale. A pesare sonosia un uso dissennato delle risorse interne, sia un ricorso aimportazioni ad altissima intensità idrica, come ad esempio la carne dimanzo che richiede per ogni chilo l'utilizzo di ben 15mila litrid'acqua.

Ma all'orizzonte non ci sono solo nuvole. "La buona notizia - esortaLeape - è che possiamo ancora invertire questa situazione di fortediminuzione del credito ecologico e non è ancora troppo tardi perevitare un'irreversibile recessione ecologica. Il rapporto identificale aree chiave necessarie per cambiare i nostri stili di vita eindirizzare le nostre economie verso percorsi sostenibili". Lastrategia suggerita dal Wwf per innescare la retromarcia è quella deicunei. Un sistema mutuato dalle politiche di contrasto delriscaldamento globale che prevede una sequenza di azioni mirate,dall'agricoltura alla pesca, dalle politiche forestali a quelleenergetiche, ognuna in grado di contribuire a ridurre di una fetta (omeglio di un cuneo) il deficit che stiamo contraendo nei confrontidella Terra.

Il primo passo per andare in questa direzione è però quello diconsiderare la biosfera, quindi terreni fertili, foreste, mare e acqueinterne, una risorsa che non si può ricapitalizzare con un semplicetratto di penna su un assegno. Esattamente il contrario dell'approccioitaliano al problema del riscaldamento globale e la polemica conl'Unione Europea sull'urgenza dell'introduzione delle politiche dicontrasto contenute nella direttiva 20-20-20. "Quello che ci suggeriscedi fare il governo - denuncia il direttore del Wwf Italia MicheleCandotti - è di ipotecare ulteriormente il capitale naturaleutilizzando le sue risorse come un sussidio permanente all'economianazionale e alle imprese in difficoltà, ma questo significa ammetterel'incapacità del Sistema Paese a trovare vere soluzioni alla crisi".

"La recessione mondiale appena iniziata - aggiunge il direttorescientifico del Wwf Italia, Gianfranco Bologna - allenterà sicuramentela pressione umana sul Pianeta, ma noi ci auguriamo atteggiamentiinnovativi basati sull'apprendimento piuttosto che sulla costrizione,soluzioni adottate sulla scia della presa di coscienza piuttosto chesullo shock. Siamo convinti che uno sviluppo sostenibile sia possibile,ma il vero problema è che dobbiamo confrontarci con interlocutori chemancano completamente di conoscenze scientifiche: giuristi e avvocatidivorano il campo politico con una cultura del bla-bla che emargina lacultura ecologica, che pure ha in Italia punte di eccellenza assoluta".
 





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