Dopo il duro scambio di accuse dei giorni scorsi, una scheda per capirepunto per punto i temi al centro dello scontro sul clima tra Roma el'Unione Europea. Un duello che si annuncia ancora lungo e che vivràuna nuova tappa in occasione del Consiglio dei ministri dell'Ambienteche si terrà lunedì a Lussemburgo.

I COSTI

Per il governo. Secondoil governo adempiere agli obiettivi previsti dalla direttiva 20-20-20costerebbe all'Italia una cifra compresa tra i 18 e i 25 miliardil'anno, pari a circa l'1,14 del Pil. Dati che secondo Palazzo Chigi sidesumono da valutazioni della stessa Unione Europea nei suoi studipreliminari. Risorse superiori a quelle chieste ad altri statidell'Unione e che avrebbero l'effetto di frenare la ripresa economicanazionale. Posizione questa, in sintonia con quella di Confindustria,grande sponsor dell'indietro tutta nella lotta ai cambiamenticlimatici.

Per l'Unione Europea. SecondoBruxelles i conti vanno fatti però in maniera diversa. "La stima deicosti aggiuntivi - spiega il commissario all'Ambiente, il conservatoregreco Stavros Dimas - secondo la Commissione, è pari infatti al massimoallo 0,66% del Pil. E questo dato prende in conto tutti gli elementidel pacchetto su clima ed energia: non solo gli obiettivi per lariduzione delle emissioni di gas serra e per lo sviluppo dellerinnovabili, ma anche i 'meccanismi flessibili' che si possonoutilizzare per raggiungerli".

Per gli ambientalisti. Gliambientalisti insistono poi affinché parlando dell'agenda 20-20-20 ildiscorso venga allargato alle ricadute positive che il governo italianosembra non voler contabilizzare. "Per l'Italia - spiega EdoardoZanchini di Legambiente - l'Ue stima un risparmio di 7,6 miliardil'anno nel taglio delle importazioni di idrocarburi e di 0,9 miliardidi euro nei costi per contrastare l'inquinamento. I costi effettivipertanto scendono fino a trasformarsi in un guadagno netto di 600milioni di euro l'anno. Questo senza contare i benefici di lungotermine sul piano dello sviluppo di un settore innovativo come quellodelle rinnovabili e di crescita occupazionale".

Per gli industriali.Posizioni almeno in parte simili sono condivise anche da larghi settoridell'industria europea. Il Gruppo europeo dei dirigenti di impresa, cheraggruppa i vertici di grandi società come Phillips, Shell, Tesco eVodafone, ha inviato recentemente a ogni membro dell'Europarlamento unalettera in cui esprimeva il proprio favore nei confronti delle misureproposte. "Siamo dell'idea - si leggeva nella missiva - che i beneficidi un intervento deciso e tempestivo sul cambiamento climatico sianosuperiori ai costi dell'inazione. Riconosciamo che le questioni legatealla competitività europea e le preoccupazioni europee riguardo allarecessione economica globale influenzeranno il dibattito, ma siamocerti che l'adozione di un pacchetto legislativo deciso ed efficacealla fine avrà effetto positivo sulle imprese europee".

I MECCANISMI FLESSIBILI

Secondo il governo.Altro tema di scontro tra Roma e l'Europa è il mercato delle emissionidi CO2 (Ets, Emission trading scheme). Si tratta in poche parole di unaspeciale "Borsa", la cui creazione era già prevista dal Protocollo diKyoto, che permette agli operatori virtuosi (coloro che hanno ridottole proprie emissioni) di vendere i tagli in eccesso alle impreserimaste invece indietro. Un meccanismo che dovrebbe permettere diincentivare l'innovazione che migliora l'efficienza e il risparmioenergetico. Secondo il presidente del Consiglio la compravendita diquesti titoli assomiglia a un mercato dei derivati simile a quello deimutui subprime e pertanto va assolutamente abbandonata.

Secondo l'Unione Europea. Inquesto caso da Bruxelles nessuno si è scomodato per rispondere inmaniera diretta a Berlusconi, tanto il mercato delle emissioni (chegode anche della benedizione delle Nazioni Unite) è ritenuto unostrumento chiave. "Il commercio dei diritti di emissione - ha ricordatoancora il Commissario Dimas - consente alle industrie dell'Ue discambiarsi le quote di CO2 assegnate loro, garantendo che le emissionisiano ridotte laddove è meno costoso farlo". Recentemente il meccanismoEts è uscito tra l'altro rafforzato (anche se con delle modifichesgradite agli ambientalisti) dal voto della Commissione Ambientedell'Europarlamento.

USA E CINA

Secondo Berlusconi. Altroelemento portato dall'Italia a sostegno dello stop alla direttiva20-20-20 è l'obiezione che l'Europa da sola non è in grado di ottenerenessun risultato di rilievo nel contrastare i cambiamenti climatici,mentre Stati Uniti e Cina continuano ad inquinare senza freni.

Secondo gli altri leader.Si tratta di un'affermazione vera solo in parte. I leader dell'Unionepiù impegnati nella lotta ambientale come Angela Merkel hanno presenteil problema e non hanno esitato ad ammettere la questione, ma hanno piùvolte ribadito che il miglior modo per convincere i paesi emergentirecalcitranti (Cina, India e Brasile innanzitutto) è dimostrare che chisino ad oggi ha fatto i danni maggiori (ovvero l'Occidente) siacredibile nel dare il buon esempio.

Cosa accade in Cina. Inoltrenon è esattamente vero che Cina e Stati Uniti non intendono impegnarsi.Pechino, che sicuramente non vede positivamente l'idea di sottostare avincoli internazionali, non ha però escluso del tutto un'adesione alrinnovo del Protocollo di Kyoto (dal 2012 in poi) e al momento stamercanteggiando per ottenere aiuti tecnologici dall'Occidente. Allostesso tempo la Cina internamente sta portando avanti obiettiviambiziosi quanto quelli dell'Ue (rinnovabili al 19% entro il 2020) e ilrisparmio energetico è divenuta una delle priorità di governo indicatedal Partito comunista.

Cosa accade negli Usa.Anche negli Usa le cose non sono così statiche come descritte daBerlusconi. Pochi in questi giorni hanno sottolineato che tra iprovvedimenti inseriti nel piano di salvataggio del ministro del TesoroHenry Paulson è stato inserito anche il rifinanziamento degli incentivialle fonti rinnovabili. Inoltre, seppur tra contraddizioni e ambiguità,tanto Obama quanto McCain, hanno ammesso la necessità di regolamentarein maniera stringente le emissioni di anidride carbonica. Aperturedettate sia dal fatto che chiunque vinca la Casa Bianca dovrà vederselasicuramente con una maggioranza democratica (un disegno di legge inproposito è già stato depositato), sia dal fatto che molti Stati stannoandando avanti per conto proprio. A fine settembre, ad esempio, si èsvolta la prima asta organizzata da una coalizione di 10 stati delNordest, la Regional Greenhouse Gas Initiative, per l'acquisto deidiritti d emissione. Un'iniziativa che si richiama all'Ets europeo.
 





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