Sul clima, il governo italiano chiede una proroga. Dopo la feroce polemica tra l'Italia e l'Unione europeasugli interventi per contenere le emissioni di anidride carbonica, Romapropone di congelare la discussione per dodici mesi: "Assicurareun'analisi costi-efficacia nei prossimi 12-15 mesi; approvare adicembre il pacchetto con una clausola di "revisione" che prevedal'aggiustamento delle misure in relazione ai risultati dell'analisicosti-efficacia da effettuare nel corso del 2009".

Se ne parlerà lunedì a Bruxelles. Il commissario Ue all'Ambiente, ilgreco Stavros Dimas, ha annunciato che incontrerà i rappresentanti delgoverno italiano la prossima settimana. Dopo lo scontro di ieri, Dimas,"allibito" per l'ostruzionismo del premier Silvio Berlusconi, ora tentala mediazione.

La Commissione Ue, ha sottolineato uno dei portavoce della CommissioneUe, Jens Mester - è "consapevole che alcuni stati membri hannopreoccupazioni, ma è anche fiduciosa che un accordo complessivo verrà trovato entro dicembre senza indebolire il livello generale di ambizione del pacchetto".

Ma da Roma giungono le parole del presidente del Senato Renato Schifaniche avvalora la posizione del governo italiano e avverte: la tuteladell'ambiente va in secondo piano quando il mondo finanziario subisceuna crisi economica come quella che sta vivendo in queste settimane:"Consapevole del pericolo che incombe sull'economia reale - spiegaSchifani - l'Europa trovi una sintesi su temi altrettanto importanti,come quello della tutela dell'ambiente, ma sicuramente menoemergenziali rispetto alla crisi finanziaria e al rischio direcessione''.

A differenza del capo dello Stato Napolitano che aveva avvisato dellanecessità di tenere conto dell'ambiente, il ministro Brunetta entranella discussione a gamba tesa. "E' una follia", tuona il ministrodella Funzione pubblica parlando a Buttrio in provincia di Udine dovepartecipa a una convention all'università. "L'Italia bene ha fatto arallentare i processi decisionali anche perché sarebbero costati diecimiliardi di euro in più al 2020. Vogliamo controlli di tipo ambientale- ha concluso Brunetta - che non uccidano però le nostre imprese e lenostre famiglie".

Motivo del contendere è la decisione dei leader europei di tagliare il20% di anidride carbonica rilasciata nell'atmosfera entro il 2020aumentando l'incidenza delle fonti rinnovabili e migliorarel'efficienza energetica. Da allora la Commissione europea ha stilato leproposte legislative che in settimana sono tornate sul tavolo dei capidi Stato e di governo dei 27 con Italia e Polonia che hanno minacciato il veto se non avessero ottenuto una serie di modifiche.

Se il presidente del Consiglio italiano ieri calcolava che il prezzoper ridurre l'emissione di CO2 sarà di 18 miliardi all'anno (mercoledìerano 25 miliardi), per il commissario Ue all'ambiente Stavros Dimas, inumeri forniti da Roma "sono completamente al di fuori di ogniproporzione": i costi per l'Italia sarebbero compresi tra i 9,5 e i12,3 miliardi. Anzi, la rivoluzione verde "creerà nuovi posti di lavoro(0,3%), spingerà l'innovazione e darà sicurezza energetica".

Valutazioni rilanciate oggi dal ministro ombra dell'Ambiente ErmeteRealacci. "La sfida ambientale è la vera opportunità da cogliere perrilanciare l'economia italiana - ha ricordato l'esponente del Pd - Ilnostro Paese nel contesto europeo è fra quelli che ha i requisitimaggiori per orientare il suo sistema produttivo su basi ambientali.Sviluppo delle fonti alternative, innovazione, ricerca, sono queste lerisorse che l'Italia deve mettere da subito in campo per affrontare conorgoglio la questione energetica e la sfida dei mutamenti climatici".

"Peccato - ha sottolineato l'esponente democratico - che il governoBerlusconi, invece, stia intraprendendo un pericoloso viaggio nelpassato e il nostro premier, unico fra i leader dei grandi Paesieuropei anche di centrodestra, continua ad inchiodare l'Italia in unaposizione di retrovia rispetto al resto d'Europa. Dai catastroficiscenari presentati strumentalmente per affossare il pacchetto Ue, conconti economici che considerano solo i costi e non i benefici che ilsistema paese avrebbe dalle politiche di riduzione di emissioni di CO2e che invece, come sottolinea Dimas, sono per l'Italia assolutamente inlinea a quelli di tutti gli altri paesi europei e si attestano intornoallo 0,66% del Pil".
 





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