Clicca qui sotto per scaricare il report WWF “Ridurre le emissioni del settore energetico nel modo giusto” in inglese
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“Sul clima l’Unione Europea rischia di bucare l’obiettivo,  riducendo le emissioni inquinanti di appena il 40% anziché dell’85-90% entro il 2050, come invece previsto dalla roadmap energetica europea al 2050. Per rimettersi al passo con la propria tabella di marcia l’Unione Europea deve agire subito e dare priorità al risparmio energetico e alle energie rinnovabili rispetto alle fonti rischiose e dannose derivanti dai combustibili fossili e dall’energia nucleare”.  E’ l’allarmante pronostico lanciato dal nuovo rapporto del WWF sulla roadmap energetica europea al 2050, intitolato “Cutting energy related emissions the right way -  Ridurre le emissioni del settore energetico nel modo giusto” e diffuso oggi, proprio mentre si svolge il vertice internazionale sui cambiamenti climatici,a Doha, in Qatar la cop18 , e nel giorno in cui il World Meteorological Organization dell' ONU  ha annunciato che il 2012 potrebbe essere il nono anno più caldo mai registrato con una temperatura media globale di 14,45° C, più alta di 0,5° C di quella registrata dal 1961 al 1990.

Il rapporto del WWF  “Ridurre le emissioni del settore energetico nel modo giusto”, basato sulla ricerca di CE Delft, valuta i 5 scenari di decarbonizzazione della Roadmap energetica 2050 della Commissione Europea (elevata efficienza energetica, tecnologie di approvvigionamento diversificate, alte fonti energetiche rinnovabili, cattura e stoccaggio del carbonio e bassa percentuale di nucleare) e mostra come essa considera solo una gamma relativamente ristretta di opzioni di decarbonizzazione, tutte con livelli quasi identici di energia rinnovabile entro il 2030, e una componente  residua significativa di combustibili fossili fino al 2050.
“Le energie rinnovabili, pur giovani, si stanno affermando rapidamente e promettono ulteriori, positivi sviluppi.  Per contro, occorre smettere di contare sul nucleare e sulla cattura e stoccaggio del carbonio, un tentativo lodevole che però si sta dimostrando costoso e inefficace. La prospettiva a 40 anni chiarisce anche che mentre il gas ha un ruolo importante all'inizio, il suo uso deve poi diminuire fortemente nel corso del tempo, se vogliamo raggiungere i nostri obiettivi sul clima e contribuire agli sforzi internazionali con un ruolo non secondario. Il report del WWF sulla UE riflette le conclusioni del dossier ‘Obiettivo 2050’ commissionato dal WWF Italia al REF-E per il nostro Paese, segno che c’è una tendenza europea che conviene a tutti”,  ha dichiarato Mariagrazia Midulla, Responsabile Policy Clima ed Energia del WWF Italia, che in questi giorni è a Doha per seguire i negoziati del vertice sui cambiamenti climatici.

RIDURRE LE EMISSIONI INQUINANTI IN 4 MOSSE. 
Il rapporto del WWF dimostra anche che l’Unione Europea potrebbe trarre maggiori benefici da opzioni più ambiziose, come la riduzione del 95% delle emissioni  inquinanti, combinando alti standard di produzione di energia rinnovabile e risparmio energetico. In particolare lo studio WWF individua quattro lezioni chiave per il raggiungimento di una maggiore riduzione delle emissioni legate al comparto dell’energia, e riducendo così la minaccia del cambiamento climatico:
 
1. Il risparmio energetico è il fattore chiave per la decarbonizzazione del sistema energetico;
2. La finestra di opportunità per aumentare la produzione da fonti rinnovabili è aperta oggi, e va sfruttata;
3. Le nuove infrastrutture elettriche devono aiutare lo sviluppo delle rinnovabili su scala europea, mentre quelle per il gas appaiono sovradimensionate;
4. Puntare al 95% di decarbonizzazione sin dall’inizio vuol dire dettare le regole del gioco
 

IL ‘CLIMA CHE CONVIENE’:  CON 100% RINNOVABILI ENTRO 2050 UN RISPARMIO DI 4MILA MLD DI EURO. 
La crescita vertiginosa del costo economico, sociale e ambientale del nostro attuale sistema energetico, nonché  la minaccia imminente di un disastro legato al cambiamento climatico, inverte l’onere della prova: sono le fonti diverse  dalle rinnovabili a dover giustificare il proprio utilizzo, non il contrario.
I rischi inaccettabili del cambiamento climatico possono essere evitati solo se i paesi sviluppati riducono le loro emissioni di gas serra del 40% entro il 2020 e del 95% entro il 2050. Il raggiungimento di questo migliorerà la probabilità del riscaldamento di rimanere al di sotto di 2 ° C, e di tenere a portata di mano obiettivo del WWF di un 1,5 ° C max.
La visione del WWF di un mondo alimentato dal 100% di energie rinnovabili entro la metà di questo secolo è realizzabile. Anche se questo sforzo di transizione richiede investimenti significativi, il raggiungimento vorrebbe dire che permetterebbe di risparmiare a livello globale circa 4mila miliardi di euro l’anno entro il 2050 attraverso l’efficienza energetica e la riduzione dei costi del carburante rispetto a uno scenario del mantenimento dei sistemi produttivi  attuali.


 
 
Il Climate Policy Tracker, un nuovo strumento di monitoraggio lanciato oggi dal WWF e da Ecofys a pochi giorni dal Summit sul clima, Cop16,  (dal 29 novembre al 10 dicembre a Cancun, Messico) rivela che attualmente vengono implementate solo un terzo delle azioni necessarie per indirizzare i paesi dell’UE verso il raggiungimento dell’obiettivo di una economia a basse emissioni di carbonio entro il 2050 (con la riduzione dell’emissione dei gas serra dell’80-95%).


Il rapporto Climate Policy Tracker dell’Unione Europea, fornisce per la prima volta un quadro aggiornato delle misure di controllo dei gas serra in tutta l’UE basato su un’analisi dei singoli Stati membri e dei singoli settori. Il Climate Policy Trackerè uno strumento potente, capace di misurare l’impatto delle politiche e la loro efficacia. Questo strumento consente al pubblico di identificare i settori delle politiche che richiedono maggiore attenzione e nei quali l’azione per la riduzione delle emissioni risulta più efficace. Le voci analizzatesono: politica generale in materia di clima, l’offerta di energia elettrica, l’industria, l'edilizia,  trasporti, agricoltura e settore forestale.


Il Climate Policy Tracker è in grado di evidenziare le principali differenze in termini di obiettivi e pratiche migliori tra i paesi dell’UE 
riguardo la riduzione delle emissioni di gas serra. Il rapporto mostra come i risultati complessivi appaiano piuttosto deludenti. "I tagli radicali delle emissioni necessari per raggiungere gli obiettivi per il 2050 dovranno essere attuati in tutta l’economia. Gli Stati Membri dovranno analizzare a fondo tutte le loro politiche per affrontare i punti deboli. Inoltre, dovranno impegnarsi per perfezionare l’implementazione delle politiche UE”, ha dichiarato  Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia che seguirà il Summit a Cancun insieme alla delegazione del WWF internazionale.

 I 4 Paesi che registrano le valutazioni più elevate, tra cui Germania, Danimarca, Irlanda e Sveziaattualmente raggiungono solo la metà degli obiettivi necessari, il che equivale al punteggio ‘D’. Pertanto non sarebbe adeguato definirli come dei leader, perché dovranno raddoppiare i loro sforzi per orientarsi verso un’economia a ‘bassa intensità’ di carbonio. Il rapporto evidenzia anche in una speciale mappa delle politiche virtuose alcune politiche nazionali particolarmente efficaci, tra cui il ‘conto energia’ applicato in Italia sul fotovoltaico.  
I risultati evidenziati dal Climate Policy Tracker evidenziano infatti un aspetto incoraggiante: se gli stati membri seguiranno l’esempio del paese che registra i risultati migliori in relazione a ciascuna area delle politiche e in ciascun settore, potranno raggiungere i due terzi degli obiettivi necessari, pari al doppio della media attuale. Questo significa che gli strumenti sono disponibili, ma le politiche non vengono attuate in modo diffuso.   Guarda la sintesi, in italiano, del report Ecofys >>



Italia a metà classifica
L'Italia risulta nel gruppo "E" (quello intermedio). Il nostro Paese avrebbe introdotto alcune valide iniziative attraverso le sue politiche, ma queste non si combinano tra loro per creare una strategia completa verso il raggiungimento di una “zero carbon economy”. Inoltre, la scelta di tornare al nucleare in campo energetico probabilmente sottrarrà importanti risorse alle future politiche per la riduzione delle emissioni di carbonio. L’energia nucleare è un elemento importante della Strategia Energetica Nazionale (che attualmente non esiste) e nel futuro il 25% dei consumi dovrebbe provenire da questa fonte. Oltre ad altri aspetti ambientali, è prevista una forte opposizione alla costruzione di impianti nucleari, che molto probabilmente ritarderà e ridimensionerà i risultati attesi in termini di riduzione dei gas serra.
   Un successo per l’Italia è rappresentato dall’uso delle energie rinnovabili, stimolato garantendo un sistema di feed-in-tariff  (conto energia) di lungo termine. A seconda della tecnologia, l’orizzonte temporale varia dai 15 ai 20 anni. Questo si abbina a un impegno per le rinnovabili che viene sostenuto da un programma per il rilascio di certificati verdi. Inoltre, durante gli ultimi due anni (2009 e 2010) è stato in vigore un incentivo fiscale del 55% per le misure finalizzate all’efficienza energetica negli edifici, compresi i sistemi solari-termici, isolamento e sostituzione dei vetri, un provvedimento che si auspica venga riconfermato in futuro. Un passo ulteriore dell’Italia verso la ‘decarbonizzazione” è l’intenzione di obbligare l’utilizzo del fotovoltaico per gli edifici con superfici superiori a 1.000m2 e dei sistemi solari-termici nel caso di installazioni o sostituzioni di sistemi di riscaldamento: purtroppo la legislazione in materia è stata rinviata al gennaio del 2011 e i decreti attuativi non sono ancora stati emessi. Tra le aree che richiedono miglioramenti vi è sicuramente l’implementazione delle varie strategie e politiche, ancora non sufficiente. Nel settore edilizio gli standard esistono, ma in mancanza di sanzioni e di applicazione delle disposizioni l’attuazione non è completa mentre le strettoie burocratiche ostacolano fortemente il processo. Nel report le politiche italiane vengono analizzate nei diversi  settori : elettricità, edifici per rinnovabili e efficienza energetica, agricoltura, trasporti, foreste. 
 
Dall'analisi emerge che il sostegno alle energie rinnovabili è molto diffuso in tutta l’Europa (in questo settore si registrano i progressi più significativi), mentre i settori dell’efficienza energetica, dei trasporti e dell’industria sono in ritardo. Tutti i paesi e la UE nel suo complesso hanno bisogno di implementare la legislazione finalizzata alla decarbonizzazione entro il 2050, altrimenti la situazione sarà ingovernabile. 
Il Climate Policy Tracker  per l’Unione Europea si basa su dati di pubblico dominio. Si tratta di un documento in costante evoluzione che verrà aggiornato periodicamente.  

Ecofys è una società leader nel settore delle conoscenze e dell’innovazione che opera nel campo delle energie rinnovabili, dell’efficienza energetica e dei cambiamenti climatici. 

 
 
In tre anni il bilancio del Ministero dell’ambiente subisce un taglio del 60% (nel 2009 venivano destinati a questo dicastero 1,2 miliardi di euro, mentre nel 2011 la disponibilità sarà di circa 514 milioni di euro). E’ il WWF che denuncia questa situazione di progressiva estinzione delle politiche ambientali del IV Governo Berlusconi in un argomentato dossier, rilevando, tra l’altro, che nel 2011 al Ministero dell’ambiente, che è di gran lunga all’ultimi posto dei dicasteri con portafoglio verrà assegnata una cifra equivalente al costo di una Fregata Multimissione FREM (500 mln). 

"Metti in conto la natura" è l'appello del WWF per il finanziamento pubblico della conservazione della natura in Italia >>

Il WWF fa notare che anche i dicasteri che intervengono su terreni analoghi a quello del Ministero dell’Ambiente quali Ministero per i beni e le attività culturali e quello delle Politiche agricole subiranno nel triennio 2011-2013 riduzioni di spesa (stabilite dai decreti governativi), che si aggirano però attorno, rispettivamente al 20 e 30%, mantenendo comunque una disponibilità nel 2011  rispettivamente di 1,4 miliardi di euro e di 1,5 miliardi di euro. 

“La situazione economico-finanziaria del Ministero dell’Ambiente è unica e drammatica. Le cose sono talmente gravi da mettere in discussione il ruolo stesso di questo dicastero, la possibilità materiale d’incidere nelle politiche, di contare nei contesti internazionale,  di guidare ed indirizzare le azioni settoriali d’interesse nazionale anche in ambiti delicati che riguardano la vita delle persone come quelli della difesa suolo e dell’assetto idrogeologico. Occorre al più presto equilibrare la ripartizione dei tagli su tutti i Ministeri in modo che la manovra sia più equa e non vessatoria rispetto al Ministero dell’Ambiente.” commenta il Presidente del WWF, Stefano Leoni. 

Nel dossier del WWF si denuncia che proprio con riguardo agli interventi di prevenzione del dissesto idrogeologico mentre nel 2010 c’erano risorse per 175 milioni di euro (per interventi sul rischio idrogeologico e per gli interventi strategici di mitigazione) nel 2011 i fondi destinati a questo scopo, in presenza di un’emergenza che non è mai finita a partire dal disastro di Messina del 2009 per finire con la richiesta di stato di emergenza da parte di 5 Regioni, ammontano a 32,7 milioni di euro con un taglio dell’81%. 

Il WWF nel suo dossier denuncia, inoltre, che anche in campi di intervento chiave per la stessa economia del Paese il Governo in carica non propone alcuna misura innovativa rischiando concretamente di perdere il treno dell’economia pulita. Infatti: 

  • 1. al momento si attende di capire se verrà riconfermata la detrazione fiscale del 55% per la riqualificazione energetica degli edifici e ci sono solo nel Bilancio 2011  del Ministero dell’Ambiente 30 milioni di euro per interventi per il risparmio energetico, mentre sono scomparsi 50 milioni di stanziamenti per l’efficienza energetica e per gli incentivi finalizzati al risparmio energetico (tutte misure introdotte con la Legge Finanziaria 2007);
  • 2. al momento non c’è un euro sul Fondo rotativo per Kyoto, istituto nel 2007 con una dotazione di 200 mln di euro e a questo titolo ci sono solo 31,7 mln di euro nel 2011 nel Bilancio del Ministero dell’ambiente per l’attuazione della Convenzione sui cambiamenti climatici. 

    Sottovalutata anche la tutela del nostro patrimonio naturalistico. 
    Infatti se da una parte il WWF  riconosce al Ministero dell’ambiente di essere riuscito a contenere i danni dei tagli ai parchi nazionali del 50% previsti dal Ministro Tremonti, la riduzione in un anno di circa 26 milioni di euro (dai 62 mln circa del 2010 ai 36 mln circa del 2011: -42%) avrà comunque conseguenze sulla capacità di intervento delle aree protette. 
    E a questo bisogna aggiungere il taglio del 60% (da 89 mln circa a 40 mln) della disponibilità di spesa destinata a “la tutela e conservazione della fauna, salvaguardia della biodiversità e dell’ecosistema marino”. Il WWF si augura che il pressing della Prestigiacomo per le aree protette su Tremonti abbia successo e si trovino almeno quei pochi milioni per fare politiche attive di tutela e valorizzazione della biodiversità a conclusione del 2010 Anno internazionale della biodiversità.   
Leggi il dossier completo del WWF sui tagli al Ministero dell'Ambiente >>

 Il servizio del TG3 dal sito della Rai >>

 
 
Le doppiette sono pronte già da oggi ad aprire il fuoco sulla fauna italiana in ben 13 regioni, 3 settimane in anticipo rispetto al termine stabilito dalla legge quadro157/1992: si autorizza così l’uccisione di centinaia di migliaia  di animali selvatici in una delle fasi più delicate del loro ciclo vitale. Il WWF ricorda infatti come alla fine di agosto ed ai primi di settembre gli animali selvatici si trovino in condizioni di particolare criticità e vulnerabilità poiché al termine della stagione riproduttiva e in alcuni casi in procinto di completare l’accrescimento dei giovani. Molti animali hanno bisogno di aumentare le disponibilità energetiche per affrontare la migrazione di ritorno, spesso stremati da stagioni torride come questo agosto, e dagli innumerevoli incendi, tutti motivi per i quali la legge nazionale stabilisce la normale apertura della caccia dalla terza domenica di  settembre quindi il 20 settembre.  I termini della stagione venatoria  sono stabiliti dalla legge nazionale  in ottemperanza  alle direttive europee e convenzioni internazionali sulla tutela della fauna  selvatica,  ed agli studi scientifici, che impongono la tutela della fauna, e quindi anche la chiusura della caccia,  in determinati periodi dell’anno. Anche quest’anno di pre-aperture sono mancati attenti studi e analisi in grado di giustificare le anticipazioni. Il contrasto è ancora più forte se si pensa che oggi,  primo settembre, il mondo celebra la quarta “Giornata per la salvaguardia del creato ” per la quale il Pontefice ha richiamato gli uomini al rispetto della natura e a non fare “incetta delle  risorse naturali”.

La legge consente che le Regioni possano anticipare l’apertura della caccia dal primo settembre, ma  a rigorose condizioni a cui si dovrebbe ricorrere solo in situazioni di particolare eccezionalità (parere positivo dell’ISPRA ex INFS, predisposizione di “adeguati piani faunistico venatori, divieto di caccia  nelle Zone di Protezione speciale).  La gran parte delle regioni italiane, invece, usa da sempre questa facoltà come ordinario strumento per prolungare illegittimamente di tre settimane la stagione, quasi sempre senza rispettare i limiti stabiliti dalla legge, e mancando di attente valutazioni su ciò che questo ulteriore stress potrebbe comportare alla nostra fauna in questo delicato periodo.

Questo il motivo per cui il WWF da anni è costretto ad impugnare decine di calendari venatori dinanzi ai Tribunali amministrativi regionali (ad es. quest’anno  Lazio ed Abruzzo). Solo come esempio  tra le peggiori “performance” :  la Basilicata ha anticipato al 6  l'apertura per ben 12 specie. La Toscana  ha approvato il  31 agosto l'apertura anticipata, a sole 48 ore dalla discesa in campo dei cacciatori, per ostacolare  o  rendere impossibili i ricorsi del associazioni  ambientaliste. L’Abruzzo  consente l’apertura anticipata della caccia a molte specie migratrici e per periodi  prolungati oltre i termini consigliati dai massimi organismi scientifici nazionali ed internazionali (ma qui una buona notizia: WWF ha ottenuto al TAR la sospensiva). Il Lazio apertura dal 2 settembre, ha emanato una delibera non conforme ai pareri dell’INFS (oggi ISPRA). Le altre regioni sono Friuli Venezia Giulia, dal 2 settembre Marche ,Veneto, Calabria, Puglia, , dal 3 Campania, Sardegna, Sicilia, Umbria. Tutto questo in totale assenza di dati scientifici, studi e censimenti sulle specie, sul loro stato di conservazione, e nonostante le decine di pareri scientifici sfavorevoli al prelievo anticipato  di specie  “da anni in forte regresso e caratterizzate da uno stato di conservazione sfavorevole a livello europeo”.  
Calabria, si è aperta la caccia... e si vede! subito nel mirino le specie protette, come il gruccione >>
In Campania un giovane gheppio torna a volare...grazie al WWF >>


Il WWF auspica e chiede un segnale di responsabilità alle  Regioni, soprattutto in vista della ripresa il prossimo 15 settembre della discussione  in commissione Ambiente al Senato del Disegno di legge (relatore Orsi, Pdl ), che vuole stravolgere i principi  fondamentali dell’attuale gestione venatoria   (proponendo ad esempio la caccia tutto l’anno, a specie protette e nei parchi). Insomma una legge di cui non c’è alcuna  necessità, se non quella di accontentare (anche per fini elettorali, visto che il prossimo marzo si voterà in quasi tutte le regioni)  una minoritaria fascia di cittadini che chiedo licenza di uccidere senza regole e senza limiti.

“Il WWF Italia – dichiara Stefano Leoni Presidente WWF Italia - chiede un serio atto di responsabilità alle Regioni ed al legislatore nazionale, per rispettare pienamente gli impegni presi anche dal nostro Paese per il 2010 proclamato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite come “anno internazionale della biodiversità”. E per dare un concreto contribuito al raggiungimento del target fissato dai governi di tutto il mondo della significativa riduzione del tasso di perdita della biodiversità (adottato dalla Convenzione sulla Diversità Biologica, dal Summit Mondiale ONU sullo Sviluppo Sostenibile a Johannesburg nel 2002, e dal World Summit ONU del 2005 di verifica degli Obiettivi del Millennio).
Siamo pronti a continuare la nostra difesa dei valori universali della biodiversità e della fauna  selvatica e a contrastare  duramente qualsiasi  tentativo di stravolgimento dei principi di tutela e conservazione della natura  e degli animali, insieme alla maggior parte degli italiani che sono contrai alla caccia  selvaggia”. 

Vai al blogWWF "Cacciatori brava gente" >>
 
 

Cloroformio: fino a 3.220.000 volte i limiti di legge

Tetracloroetano: fino a 420.000 volte i limiti di legge

Clorometano: fino a 11.067 volte i limiti di legge

1,1 Dicloroetilene: fino a 24.000 volte i limiti di legge

1,1,2 tricloroetano: fino a 24.500 volte i limiti di legge

Cloruro di Vinile: fino a 1.960 volte i limiti di legge

Mercurio: fino a 1.240 volte i limiti di legge

Tricloroetilene: fino a 7.867 volte i limiti di legge

Risultati delle analisi sulle acque di falda a Bussi su alcuni degli inquinanti cancerogeni e/o tossici trovati,così come riportato nella richiesta di rinvio a giudizio




Il prossimo 9 luglio si apre presso il Tribunale di Pescara il processo per uno dei più grandi scandali ambientali europei degli ultimi anni, quello del sito chimico di Bussi con le sue megadiscariche abusive, scoperto dal Corpo Forestale di Pescara guidato da Guido Conti e dalla Procura di Pescara nel 2007.Con l'udienza preliminare si avvia il percorso per fare luce sulle responsabilità penali per un disastro ambientale senza pari nel continente, per discariche industriali abusive di 500.000 tonnellate, per l'inquinamento della falda acquifera più importante dell'Appennino e per la contaminazione con solventi dei pozzi S. Angelo destinati all'acqua potabile. Questi ultimi hanno dato acqua a tutta la Val Pescara con 500000 persone che, ignari fino all'ultimo, hanno bevuto acqua proveniente da pozzi inquinati da tetracloruro di carbonio, tetracloroetilene e tricloroetilene. 


Con la prima udienza i giudici dovranno valutare se e per quali reati rinviare a giudizio alcune decine di persone coinvolte, secondo la Procura, in un vero e proprio disastro ambientale con costi di centinaia di milioni di euro per la bonifica a cui ora deve far fronte il Commissario Straordinario nominato dal Governo per il disinquinamento di quello che è diventato subito uni dei Siti di Bonifica Nazionali, al pari di Marghera e Priolo.

Dichiara Dante Caserta, consigliere nazionale del WWF “Il WWF è parte lesa nel processo perchè è proprio grazie all'azione dell'associazione che due anni fa è emerso l'aspetto forse più inquietante della vicenda, quello della contaminazione dei pozzi S. Angelo, posti a valle del sito chimico di Bussi e che oggi sono chiusi definitivamente. Lo stesso Istituto Superiore di Sanità ha accolto in pieno le nostre argomentazioni dichiarando quell'acqua “non idonea al consumo umano”. L'associazione ha fatto scoprire un altro aspetto gravissimo, che va al di là dei rilievi penali: gli enti pubblici erano a conoscenza della gravissima situazione di inquinamento di Bussi e della stessa contaminazione dei pozzi fin dal 2004 e non hanno avvisato la popolazione né risolto il problema. Da questa storia, purtroppo, non è scaturita alcuna riforma della pubblica amministrazione abruzzese. Gli organi preposti alla sorveglianza e al controllo sembrano spesso inermi nell'affrontare i casi di inquinamento dell'acqua, dell'aria e del suolo; il coinvolgimento dei cittadini nella gestione di un Bene Comune come l'acqua è praticamente nullo così come il livello di trasparenza è rimasto quello di prima. Noi che abbiamo sollevato la questione dell'impatto di questo disastro sulla popolazione non sappiamo che fine abbia fatto l'analisi epidemiologica che abbiamo chiesto insieme con lo stesso consiglio regionale e diversi comuni. Avevamo chiesto un coinvolgimento e finora abbiamo partecipato ad una sola riunione dove, invece dei dati utili a capire, è emersa tutta la fragilità del sistema di sorveglianza sanitaria. Il processo deve dare giustizia per quanto è già accaduto; noi speriamo che serva anche per evitare il ripetersi di episodi del genere”.

Dichiara Renato Di Nicola, dell'Abruzzo Social Forum “Nello stesso giorno dell'inizio del processo, a L'Aquila, il G8 discuterà del futuro dell'ambiente e questa vicenda, che coinvolge quella che era una delle più grandi multinazionali della chimica, dimostra come finora la ricerca del profitto a tutti i costi sia stata garantita dagli stati più dei diritti delle persone a vivere in ambiente sicuro e salubre e ad avere accesso ad un'acqua non inquinata. Tanti cittadini in questi anni si sono schierati con noi per difendere questo Bene Comune e hanno chiesto di potersi costituire anche individualmente nel processo. Questo è un bel segnale di partecipazione concreta, una risposta ai troppi politici che si lamentano per la scarsa partecipazione e che non fanno nulla per promuoverla. Il 9 mattina a Pescara con inizio alle ore 9:30 davanti al Tribunale allestiremo un sit-in simbolico per ricordare ai cosiddetti grandi che la Terra è malata di inquinamento e che le scelte di poche grandi corporazioni determinano condizioni di vita inaccettabili per la popolazione e per tutti gli esseri viventi del pianeta. Le megadiscariche di Bussi sono il simbolo di un sistema produttivo che ha fallito come e peggio del sistema finanziario, perchè lascia delle scorie che rimarranno per centinaia di anni”.

 Processo di Bussi: un difetto di notifica costringe al rinvio >>

 
 
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La Rete Natura 2000 è uno dei più importanti progetti di conservazione per la natura e la tutela della biodiversità che interessa l’intero territorio europeo. Lo scopo fondamentale di tale Rete, è la conservazione degli habitat naturali e seminaturali, della flora e della fauna selvatica, ai fini della salvaguardia della biodiversità, tramite l’individuazione e la gestione dei siti che la costituiscono.
Nonostante il percorso di istituzione dei siti in Italia sia ormai giunto alla fase di completamento, lo stato di conservazione di molte aree protette della rete Natura 2000 è stato, dalla loro identificazione, profondamente alterato, determinando la riduzione ed in alcuni casi, la scomparsa di specie ed habitat che ne hanno determinato l’inserimento nella lista dei siti europei.
È oggi il momento di fare un bilancio dello stato dei siti in Italia e verificare le condizioni della Rete Natura 2000 e se sono stati rispettati i principi delle direttive comunitarie.
È questo lo scopo che si prefigge di raggiungere il Dossier del WWF e LIPU “Monitoraggio Rete Natura 2000” redatto in collaborazione con i Verdi/ALE al Parlamento europeo, riportando i principali dati e analisi delle vertenze aperte nel nostro Paese, perché Natura 2000 sia e diventi un reale strumento per la difesa della biodiversità.
Questo dossier sarà presentato con la partecipazione e con il contributo di Stefano Leoni, presidente nazionale del WWF Italia il 14 Luglio alle ore 10,30 presso la sala Raffaello della Regione Marche
Nel corso della mattinata verrà inoltre approfondito lo stato della Rete Natura 2000 nelle Marche, le minacce e le vertenze presenti nei SIC e ZPS marchigiani e due esempi di “Best practices” di due siti.
Saranno invitati a partecipare i rappresentati della Regione, delle Provincie, dei Comuni, degli Enti Parco e delle Comunità montane, la Guardia forestale, le Associazioni ambientaliste, le Associazioni di agricoltori e  le Università.

Questo seminario consente di avere crediti formativi per gli studenti della Facoltà di Scienze Biologiche dell’Università  Politecnica delle Marche .

Per scaricare il programma completo clicca qui>>                         


Dal sito del WWF Italia vedi anche:

Europa - Italia:  lo stato della rete natura 2000>>


 
 
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“I testi sul clima presentati dalle Nazioni Unite offrono una base solida per le negoziazioni e, se rafforzati, possono favorire l’accordo su un patto globale per il clima in grado di mitigare i devastanti impatti dei cambiamenti climatici già in atto.” Lo afferma il WWF all'apertura dei negoziati sul clima che si terranno a Bonn dal 1 al 12 giugno. Gli scienziati stanno rivedendo le loro previsioni e affermano che il cambiamento climatico sta progredendo a ritmi molto più veloci e allarmanti di quanto stimato in precedenza. Per il WWF, ora che i delegati hanno un testo sul tavolo, non c’è altro tempo da perdere. I Governi non hanno alternative, devono agire subito e superare lo stallo. “Ora c’è un intero menù di soluzioni sul tavolo. Nonostante alcune lacune, le bozze dei documenti presentati sono un buon punto di partenza e consentono di raggiungere un livello di ambizione in grado di affrontare una enorme minaccia per il Pianeta e per l’umanità” ha detto Mariagrazia Midulla, Responsabile Clima ed Energia del WWF Italia. A Bonn i negoziatori devono usare le bozze come base di partenza per un trattato ambizioso, il WWF si augura che non prevarrà la tendenza ad annacquarle e seguire le opzioni meno ambiziose.

I tre diversi documenti presentati dall’ONU, per un totale di 68 pagine, delineano opzioni su come affrontare le questioni principali, come la riduzione dei livelli di emissioni, l’adattamento, la tecnologia, la finanza, i mercati del carbonio e la riduzione della deforestazione, difendendone la capacità di assorbire CO2. Questi documenti costituiranno la base delle negoziazioni verso l’accordo di dicembre quando, nel Summit di Copenhagen, si dovrà varare un patto globale da costruire a partire dalla Convenzione sul Protocollo di Kyoto, le cui prescrizioni sulla riduzione delle emissioni arrivano sino al 2012.

Il WWF chiede che i delegati rafforzino i buoni propositi contenuti nei documenti e cancellino quelli meno ambiziosi. A oggi molti Paesi, in particolare quelli più vulnerabili, si aspettano un accordo che punti a mantenere l’aumento delle temperature medie ben al di sotto del limite dei 2° C rispetto ai livelli pre-industriali. “Il mondo ha bisogno di profondi obiettivi di riduzione da parte dei Paesi industrializzati. Il WWF chiede ai Paesi sviluppati di accordarsi per un obiettivo comune di riduzione di almeno il 40% entro il 2020, rispetto ai valori del 1990” continua Midulla. Non rientrando tra i Paesi del Protocollo di Kyoto, ci aspettiamo che gli Stati Uniti si impegnino in azioni comparabili al fine di rimanere entro i parametri ambientali globali”.

I testi del negoziato devono inoltre rafforzare e dare consistenza a un’impostazione istituzionale nuova e adeguatamente finanziata nell’ambito della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), che fornisce il supporto necessario al taglio delle emissioni e all’adattamento agli impatti dei cambiamenti climatici nei Paesi in via di sviluppo. La conferenza di Bonn, iniziata il 1 giugno, è la seconda di una serie di riunioni organizzate quest’anno per costruire un’ambiziosa bozza del nuovo trattato globale per il clima prima di Copenhagen.

 Il G8 in Italia a luglio >>


 
 
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Favoriti da difficili controlli e dalla mancanza di una politica internazionale efficace del fenomeno del taglio illegale, i tagliaboschi dell'estremo oriente russo stanno continuando a tagliare pini coreani, destando preoccupazioni per la tigre siberiana, specie in via d'estinzione che potrebbe così vedere scomparire il suo habitat naturale e le sue prede, a cui la deforestazione selvaggia sta sottraendo una delle fonti di cibo più importanti. Pressati dalla crisi economica e dalla caduta dei prezzi all'ingrosso di altre qualità di legno, i tagliaboschi stanno orientando i loro interessi verso il pino coreano (Pinus koraiensis), il cui legno è decisamente redditizio. Secondo il WWF Russia, tutto questo ha portato a situazioni di disboscamento illegale nella taiga di Ussurijsk (Territorio di Primorje). "In risposta alla crisi mondiale, gli importatori cinesi di legno orientale hanno abbassato fortemente sia i prezzi che la domanda di legno di quercia e frassino", ha detto Denis Smirnov, capo del Programma Foreste per l’area dell’'Amur del WWF-Russia. "Queste specie erano le più ambite dai contrabbandieri, ma la domanda si è abbassata dopo che i dazi doganali per l'esportazione relativi a questo tipo di legno da costruzione sono stati aumentati a partire dal primo febbraio".

"Nel frattempo, la domanda di pino coreano continua ad essere alta sia sul mercato nazionale che su quello internazionale e viene venduto a prezzi piuttosto alti", ha aggiunto Smirnov. Le foreste di pini coreani situate nell'estremo oriente russo, hanno subito un forte disboscamento nel corso della seconda metà del XX secolo e, in particolare, durante la fine degli anni '90. Questo ha portato a una riduzione del 50 percento delle foreste e, ad oggi, ne sono rimasti solo circa 2,88 milioni di ettari.

Sebbene, in Russia, il Pinus koraiensis non sia una specie protetta,il suo abbattimento è vietato o comunque regolato in determinate province della Russia e della Cina. I tagliaboschi approfittano di falle presenti nelle leggi regionali per contrabbandare legno tagliato illegalmente, approfittando di controlli doganali poco severi o dichiarando un volume inferiore nelle esportazioni legali. "Il disboscamento illegale e selvaggio è un fenomeno scioccante che sta seriamente compromettendo alcuni tra gli ambienti più ricchi di biodiversità del nostro pianeta, la deforestazione ha delle ripercussioni sia sull'habitat che sulle prede di alcuni degli animali più rari della terra come appunto la tigre siberiana e il leopardo dell'Amur nelle foreste siberiane, in altri contesti geografici sta sottraendo spazi e risorse vitali a specie come elefanti, gorilla, oranghi ,giaguari e a milioni di persone che delle foreste e dei suoi prodotti vivono. L’Italia è uno tra i primi mercati al mondo di legname e suoi prodotti con grossi interessi nel mercato di quello tropicale pertanto il nostro senso di responsabilità dovrebbe spingerci a collaborare con quei paesi partner in questo mercato per farne un mercato certificato e di qualità, che veda in primo piano l’impegno per tutelare e gestire seriamente questa rinnovabile, se ben gestita,  e insostituibile risorsa" sottolinea Massimiliano Rocco, Responsabile Traffic e Timber trade WWF Italia.

Nella regione dell'Amur, la conservazione della tigre dipende dalla preservazione del pino coreano. I pinoli dell'albero rappresentano una fonte di cibo fondamentale nella dieta delle prede della tigre siberiana, come i cinghiali. Le foreste di latifoglie e di pini coreani costituiscono anche l'habitat naturale del leopardo dell'Amur, degli orsi tibetani, degli orsi bruni, dei cervi sika e di molte altre specie. Inoltre, questi pinoli vengono venduti sul mercato internazionale, portando dei benefici alle comunità locali che vivono dei prodotti della foresta e a cui il taglio illegale di legname sta sottraendo a volte la sola speranza di un riscatto sociale.

La consapevolezza dell'aumento della domanda di pini coreani è emersa dopo che lo staff del WWF, insieme ad alcuni membri del Dipartimento di politica interna russo, del Dipartimento forestale della provincia di Primorski e del Rosselkhoznadzor (il Servizio federale per la supervisione veterinaria e fitosanitaria) ha controllato uno stabilimento di esportazione di legno a gennaio, nella città di Dalnerechensk. Sono stati trovati dai 10 ai 15.000 metri cubi di pino coreano ottenuti da siti illegali di disboscamento nei distretti di Dalnerechenskii, Krasnoarmeiskii e Lesozavodskii, situati nelle zone centrali e settentrionali del territorio di Primorje.

Due dei maggiori siti adibiti al taglio del legno, con un  volume complessivo che superava i 3.000 metri cubi, sono stati trovati vicini al villaggio di Malinovo, in un'area affittata da una della maggiori aziende di legname dell'area di Primorje: la JSC "Dalnerechenskles," che fa parte del gruppo "Dallesprom". Prima dell'entrata in vigore del nuovo Codice forestale russo, nel 2007, il pino corano godeva dello status speciale di specie protetta dall'uso commerciale, il che contribuiva alla sua conservazione. Ora, il pino coreano ha perso questo status e l'aumento della domanda relativa a questo tipo di legname insieme alla totale immobilità dei legislatori e dei servizi di controllo forestale per far fronte al nuovo status speciale del pino coreano, hanno reso questa pianta un facile obiettivo del disboscamento abusivo. Secondo il WWF, l'unico modo per fermare il disboscamento totale delle foreste di pino coreano dell'estremo oriente è imporre una moratoria al suo taglio. L'organizzazione per la conservazione chiede alle autorità provinciali e federali di suggerire una piano per inserire con urgenza il pino coreano nella lista delle specie per cui sono vietati l'abbattimento e la raccolta e di informare i paesi importatori di conseguenza.

La tigre siberiana, che può pesare fino a 300 Kg. e che misura circa tre metri dal naso alla punta della coda, si è salvata dall'estinzione e ha contato il numero più alto di esemplari per circa 100 anni. Nel 1950, c'erano solo 40 tigri siberiane, ma oggi ce ne sono circa 450. Queste tigri costituiscono una delle popolazioni di tigri più significative del mondo, una delle 5 sottospecie ancora viventi e una tar quelle più a rischio di estinzione dopo quella di Sumatra gravemente minacciata dalla deforestazione selvaggia che interessa l’isola di Sumatra. 

(il WWF ringrazia per la traduzione Eleonora Imazio, del gruppo traduttori volontari WWF Italia)

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Secondo il protocollo, ormai assodato negli anni, una volta stabilizzato il quadro clinico gli animali sono stati trasferiti presso il Rescue Center della Stazione Zoologica “Anton Dohrn” di Napoli dove, affidati alle cure dello staff coordinato da Flegra Bentivegna, hanno affrontato la lunga degenza e la fase di riabilitazione. Martedì Tommaso, Calipso, Mononoke, Milly, `A Poliziotta, Magò e Cristiano – questi i nomi con cui le tartarughe sono state ribattezzate - sono tornate a nuotare nei mari del Salento secondo il criterio, fortemente caldeggiato dall’Osservatorio e dalla Stazione zoologica, di reinserire le tartarughe marine in prossimità dei siti di spiaggiamento. Slvaguardare le tartarughe marine è un’impresa difficile e ambiziosa che richiede lo sforzo di tutti. Per questo motivo, la Stazione zoologica e il WWF, assieme ad altri soggetti in Italia, sono partner e collaborano in attività di conservazione per questi animali. l Progetto Tartarughe del WWF Italia è attivo dagli anni 1980 e mediante sia un monitoraggio costante e diffuso, sia progetti specifici, si prefigge di applicare le misure disponibili per ridurre l'impatto della pesca e tutelare i siti di nidificazione e di raccogliere informazioni rilevanti per la conservazione. 

La Tartaruga marina (Caretta caretta) è una delle specie la cui tutela a livello mondiale è prioritaria numerose sono le problematiche che questa specie deve affrontare: dall’inquinamento marino all’assenza di siti idonei alla deposizione ma specialmente le catture accidentali negli attrezzi da pesca. L’Adriatico meridionale rappresenta uno dei siti di fondamentale importanza per la specie, poiché qui la Caretta caretta trova habitat idonei per l’alimentazione. Purtroppo questa è anche un’area dove la pesca è molto impattante, e l’impatto con gli attrezzi da pesca è una delle principali cause di declino delle popolazioni. In particolare il palangarese (una lenza munita di centinaia di ami utilizzata per la pesca di tonni e pesci spada) cattura il maggior numero di individuiandoli ad una atroce e lenta morte.

Ogni anno centinaia di individuii vengono rinvenuti morti o feriti lungo le coste italiane, che si affacciano su aree marine tra le più frequentate dalle tartarughe nel Mediterraneo. Questi eventi testimoniano quanto sia grave il problema delle catture accidentali e la grande responsabilità dell’Italia per la conservazione della popolazione mediterranea di Caretta caretta.  Un’altra problematica è legata ai siti di deposizione che in Italia sono molto scarsi anche a causa dell’eccessivo sfruttamento delle coste soprattutto in periodo estivo. Fondamentali a tal proposito sono i siti di spiaggia libera, dove questi rettili marini trovano ostacoli, spesso costituiti da piattaforme, sdraio, ombrelloni e quant’altro, dove la spiaggia non venga continuamente compattata e rimescolata, dove di notte non ci siano discoteche, luci e musica assordante. Uno di questi ormai rarissimi siti potrebbe essere il tratto costiero a sud della Riserva Naturale dello Stato Le Cesine, gestita dal WWF. 

Il Progetto Tartarughe del WWF >>

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Un bilancio sempre più negativo e soprattutto preoccupante, quello che emerge dai “numeri” dell’attività svolta nel corso del 2008 dalle guardie del WWF in Toscana. Poco meno di cento volontari con funzioni di polizia amministrativa ambientale e polizia giudiziaria zoofila che nel corso di oltre 1500 servizi svolti effettivamente sul territorio, hanno riscontrato numerosissimi illeciti, sia di carattere penale sia amministrativi, lavorando spesso con il Corpo Forestale dello Stato, con l’Arma dei Carabinieri e le altre forze dell’ordine. “Un bilancio con numeri in aumento sotto tutti gli aspetti, rispetto al 2007 dichiara Daniele Rosati – Coordinatore del Gruppo Regionale Guardie WWF – è cresciuto infatti il numero di reati accertati: siamo passati dagli 82 del 2007 ai 95 dell’anno scorso, per non dire poi degli illeciti amministrativi, passati dai 368 del 2007 ai 508 del 2008, a conferma di una situazione di illegalità diffusa. 


Il Bracconaggio, con 76 reati la fa da padrone, prova ne sono i 214 mezzi illeciti posti sotto sequestro dalle varie procure toscane, tra cui 104 lacci e le 82 trappole a tagliola. Pesanti anche i dati riguardanti la fauna selvatica, con 283 esemplari rinvenuti uccisi o feriti illecitamente.  Anche lo smaltimento illegale di rifiuti rimane in ogni caso una delle emergenze contro le quali le guardie WWF svolgono attività di contrasto: ben 52 i depositi e le discariche abusive rinvenuti in tutto il territorio regionale, tra cui in 19 casi, è stata riscontrata anche la presenza di rifiuti pericolosi. Il 2008 ha visto poi una notevole escalation in un particolare settore della lotta all’abbandono dei rifiuti: quello dei veicoli a motore fuori uso, fenomeno sempre più in crescita e di cui non solo le campagne, ma anche le periferie cittadine sono oramai costellate. Risultati importanti, in particolare nell’aretino, dove addirittura le guardie WWF hanno scoperto un deposito con 15 autovetture abbandonate di cui era responsabile un rivenditore di auto. In totale sono stati 43 i veicoli abbandonati rinvenuti dalle guardie WWF e segnalati per la rimozione: di questi in moltissimi casi si è giunti a rintracciare i proprietari e a contestare loro le relative sanzioni.

Di rilievo anche la vigilanza nel settore della tutela degli animali e della zoofilia in particolare nelle province di Firenze e Siena, con 7 denunce, una forte attività di indagine e oltre 100 illeciti amministrativi accertati che contribuiscono a far salire fino a 105mila euro, il totale delle sanzioni comminate dalla vigilanza WWF, che saranno introitati dagli enti pubblici in Toscana.  “Una presenza sul territorio, quella delle guardie WWF - ha commentato il Presidente WWF Toscana Marcello Demi-, costante tutto l’anno su molti fronti e con sempre maggiore impegno e incisività, che sono oramai riconosciuti anche ai massimi livelli nazionali. Recentissima infatti, in occasione della festa delle oasi del WWF, la consegna da parte del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, di un riconoscimento per l’attività svolta a tutela dell’ambiente al Coordinamento Nazionale delle Guardie WWF.”


WWF Toscana  055/477876

In questi giorni le Guardie WWF sono attive in provincia di Salerno, nel campo antibracconaggio primaverile >>