Clicca qui sotto per scaricare il report WWF “Ridurre le emissioni del settore energetico nel modo giusto” in inglese
cutting_energy_related_emissions_the_right_way_.pdf
File Size: 1317 kb
File Type: pdf
Download File

Immagine
“Sul clima l’Unione Europea rischia di bucare l’obiettivo,  riducendo le emissioni inquinanti di appena il 40% anziché dell’85-90% entro il 2050, come invece previsto dalla roadmap energetica europea al 2050. Per rimettersi al passo con la propria tabella di marcia l’Unione Europea deve agire subito e dare priorità al risparmio energetico e alle energie rinnovabili rispetto alle fonti rischiose e dannose derivanti dai combustibili fossili e dall’energia nucleare”.  E’ l’allarmante pronostico lanciato dal nuovo rapporto del WWF sulla roadmap energetica europea al 2050, intitolato “Cutting energy related emissions the right way -  Ridurre le emissioni del settore energetico nel modo giusto” e diffuso oggi, proprio mentre si svolge il vertice internazionale sui cambiamenti climatici,a Doha, in Qatar la cop18 , e nel giorno in cui il World Meteorological Organization dell' ONU  ha annunciato che il 2012 potrebbe essere il nono anno più caldo mai registrato con una temperatura media globale di 14,45° C, più alta di 0,5° C di quella registrata dal 1961 al 1990.

Il rapporto del WWF  “Ridurre le emissioni del settore energetico nel modo giusto”, basato sulla ricerca di CE Delft, valuta i 5 scenari di decarbonizzazione della Roadmap energetica 2050 della Commissione Europea (elevata efficienza energetica, tecnologie di approvvigionamento diversificate, alte fonti energetiche rinnovabili, cattura e stoccaggio del carbonio e bassa percentuale di nucleare) e mostra come essa considera solo una gamma relativamente ristretta di opzioni di decarbonizzazione, tutte con livelli quasi identici di energia rinnovabile entro il 2030, e una componente  residua significativa di combustibili fossili fino al 2050.
“Le energie rinnovabili, pur giovani, si stanno affermando rapidamente e promettono ulteriori, positivi sviluppi.  Per contro, occorre smettere di contare sul nucleare e sulla cattura e stoccaggio del carbonio, un tentativo lodevole che però si sta dimostrando costoso e inefficace. La prospettiva a 40 anni chiarisce anche che mentre il gas ha un ruolo importante all'inizio, il suo uso deve poi diminuire fortemente nel corso del tempo, se vogliamo raggiungere i nostri obiettivi sul clima e contribuire agli sforzi internazionali con un ruolo non secondario. Il report del WWF sulla UE riflette le conclusioni del dossier ‘Obiettivo 2050’ commissionato dal WWF Italia al REF-E per il nostro Paese, segno che c’è una tendenza europea che conviene a tutti”,  ha dichiarato Mariagrazia Midulla, Responsabile Policy Clima ed Energia del WWF Italia, che in questi giorni è a Doha per seguire i negoziati del vertice sui cambiamenti climatici.

RIDURRE LE EMISSIONI INQUINANTI IN 4 MOSSE. 
Il rapporto del WWF dimostra anche che l’Unione Europea potrebbe trarre maggiori benefici da opzioni più ambiziose, come la riduzione del 95% delle emissioni  inquinanti, combinando alti standard di produzione di energia rinnovabile e risparmio energetico. In particolare lo studio WWF individua quattro lezioni chiave per il raggiungimento di una maggiore riduzione delle emissioni legate al comparto dell’energia, e riducendo così la minaccia del cambiamento climatico:
 
1. Il risparmio energetico è il fattore chiave per la decarbonizzazione del sistema energetico;
2. La finestra di opportunità per aumentare la produzione da fonti rinnovabili è aperta oggi, e va sfruttata;
3. Le nuove infrastrutture elettriche devono aiutare lo sviluppo delle rinnovabili su scala europea, mentre quelle per il gas appaiono sovradimensionate;
4. Puntare al 95% di decarbonizzazione sin dall’inizio vuol dire dettare le regole del gioco
 

IL ‘CLIMA CHE CONVIENE’:  CON 100% RINNOVABILI ENTRO 2050 UN RISPARMIO DI 4MILA MLD DI EURO. 
La crescita vertiginosa del costo economico, sociale e ambientale del nostro attuale sistema energetico, nonché  la minaccia imminente di un disastro legato al cambiamento climatico, inverte l’onere della prova: sono le fonti diverse  dalle rinnovabili a dover giustificare il proprio utilizzo, non il contrario.
I rischi inaccettabili del cambiamento climatico possono essere evitati solo se i paesi sviluppati riducono le loro emissioni di gas serra del 40% entro il 2020 e del 95% entro il 2050. Il raggiungimento di questo migliorerà la probabilità del riscaldamento di rimanere al di sotto di 2 ° C, e di tenere a portata di mano obiettivo del WWF di un 1,5 ° C max.
La visione del WWF di un mondo alimentato dal 100% di energie rinnovabili entro la metà di questo secolo è realizzabile. Anche se questo sforzo di transizione richiede investimenti significativi, il raggiungimento vorrebbe dire che permetterebbe di risparmiare a livello globale circa 4mila miliardi di euro l’anno entro il 2050 attraverso l’efficienza energetica e la riduzione dei costi del carburante rispetto a uno scenario del mantenimento dei sistemi produttivi  attuali.


 
Arriva sul mercato ReVita, una nuova linea di caricabatterieche consente di rigenerare e ricaricare in totale sicurezza e semplicità anche le normali batterie alkaline stilo e ministilo “usa e getta” da 1.5V. Quelle che tutti noi, dopo averle utilizzate, gettiamo nella spazzatura e che sono una importante causa di inquinamento ambientale.
A differenza dei comuni caricabatterie ReVita dispone di una circuiteria molto complessa divisa in quattro sezioni. Ogni batteria è caricata individualmente ed ogni circuito è controllato da un apposito microprocessore il quale verifica la temperatura e la tensione durante tutto il ciclo di carica.  Questo sistema garantisce efficacia e sicurezza di utilizzo.
La linea ReVita è composta attualmente da 3 modelli: il modello RV1, di rete 220V, con spazio per ricaricare contemporaneamente fino a 4 batterie, il modello RV2 sempre a 4 spazi ed alimentabile direttamente da una porta mini USB, o dall’alimentatore di uno smartphone mini USB, ed il modello più compatto RV3, anch’esso USB, con scomparti per sue sole batterie. 
Ogni caricabatterie ReVita permette di ricaricare anche una sola batteria alla volta oppure batterie diverse anche di differenti produttori.
Il sistema intelligente di ReVita testa immediatamente la batteria e verifica subito se questa possa essere ricaricata o meno in quanto compromessa chimicamente.
ReVita ricarica ovviamente anche le batterie ricaricabili da 1.2 V NiMh o NiCd e lo fa in tempi molto rapidi.ReVita è sicuro in quanto si “spegne” automaticamente al termine del processo di ricarica, o al termine del “tempo massima di ricarica” (4 ore) o qualora la batteria si riveli danneggiata dopo l’inizio della carica.
 
Le mete migliori, i tour operator più affidabili, i consigli su come partire ed essere certi di pesare il meno possibile su natura e culture del luogo. Ma anche le contraddizioni che il turismo responsabile e sostenibile non riesce comunque a risolvere. L'esperto del Wwf Roberto Furlani risponde alle domande dei nostri lettori nell'ultimo filo diretto prima della pausa estiva.

Come fare ad avere la certezza che un viaggio reclamizzato come "responsabile" lo sia davvero? Esiste un ente certificatore internazionale? E quali sono gli standard previsti?
Sergio Iovine

Purtroppo non esiste un ente internazionale che certifichi un viaggio di turismo responsabile, attuato cioè secondo principi di giustizia sociale ed economica e nel pieno rispetto dell'ambiente e delle culture (vedi definizione completa di turismo responsabile da parte di Aitr-Associazione Italiana Turismo Responsabile, di cui il Wwf è socio fondatore). Gli organizzatori di viaggio riuniti in Aitr hanno definito una serie di criteri che - a breve - dovrebbero costituire il "cuore" della certificazione di viaggi di turismo responsabile proposti da operatori italiani. Sul sito di Aitr può trovare diverse proposte di viaggio che, anche se non "certificate", sono fortemente ispirate alla Carta del Turismo Responsabile elaborata da Aitr. Il Wwf Italia ha definito otto anni fa la Carta di Qualità del Turismo Responsabile del Wwf adottata poi da sei Tour operator che organizzano diverse proposte di turismo: Campi Avventura e Vacanze Natura e i Viaggi della Biodiversità. Tali proposte sono ovviamente monitorate dal Wwf stesso tramite il suo Ufficio Turismo. Il panorama cambia se invece di turismo responsabile si parla di turismo sostenibile. I due termini vengono spesso usati come sinonimi, anche se, in estrema sintesi, il turismo responsabile presta maggiore attenzione alle popolazioni locali, quello sostenibile alla qualità ambientale. Dal punto di vista del turismo sostenibile da segnalare a livello europeo l'Ecolabel e il progetto Visit, che nasce come coordinamento tra diversi marchi europei. A livello mondiale si sta creando invece il Global Partnership for Sustainable Tourism Criteria (Gstc Partnership) una coalizione di 32 organizzazione, tra cui il Wwf, che sta promuovendo a livello mondiale dei criteri di certificazione che dovrebbero rappresentare i criteri dei marchi già esistenti e operanti.

In linea di principio può esistere un turismo sostenibile in isole piccole e fragili come le Egadi?
Marta
Sì e non è neanche difficile "organizzarlo" in tal senso. Proprio le piccole isole come le Egadi si prestano a sperimentare modelli innovativi di gestione del turismo, adottando politiche di risparmio/efficienza energetica e di produzione di energia da fonti alternative, di razionalizzazione delle risorse idriche, di gestione dei rifiuti (con eliminazione a "monte" degli imballaggi di diverse merci). Si dovrebbe poi avere il coraggio di ricorrere, se necessario, in alcuni periodi, al "numero chiuso". Oramai le tecnologie ci sono già, basta adottarle. Per avere un'idea di che cosa è stato fatto, può leggere (in inglese) diversi casi di successo descritti nel sito di Sid - Small Island Developing States Network

Capisco che il Wwf è interessato a promuovere le sue iniziative e i suoi servizi, ma per come la vedo io le cose sono due: o turismo sostenibile è un ossimoro oppure è solo un business come tanti altri.
Gm

Accetto la provocazione e concordo con lei: il turismo sostenibile è un ossimoro. Aggiungo: le migliori (dal punto di vista degli impatti ambientali e sociali) vacanze di turismo sostenibile sono quelle fatte a casa propria. Certo, si potrebbe partire, zaino in spalla, a piedi o in bicicletta dalla nostra abitazione, ma comunque gli impatti - seppure più lievi rispetto alle vacanze standard, ci sarebbero lo stesso! Il Wwf stesso, a livello internazionale ritiene che "il turismo sostenibile sia attualmente un'ideale irrealizzabile, considerando anche il contributo significativo dei viaggi aerei al cambiamento climatico. E' perciò più utile pensare al 'turismo responsabile', all'interno del contesto di una più ampia strategia di sviluppo sostenibile. Ossia a un turismo che soddisfa i turisti, mantiene o migliora l'ambiente dei luoghi di destinazione e offre benefici ai residenti..." (tratto dal documento La Missione del Wwf e il Turismo. Il tentativo è quindi di cercare di ridurre il più possibile l'impatto delle nostre vacanze. Sul sito può trovare alcuni nostri suggerimenti.


Esiste una tabella sulla sostenibilità comparata degli spostamenti in auto/treno/aereo/nave in base ai chilometri?
Sul sito (in inglese) Climate Friendly, associato al Wwf, può comparare la CO2 prodotto dai viaggi in auto e in aereo. Sino a qualche mese fa sul sito delle Ferrovie dello Stato c'era un ottimo calcolatore comparativo, sostituito ora dalle nuove pagine associate a Econtransit, che valuta l'impatto ambientale delle varie modalità del trasporto merci europeo. Le consiglio di visitare questo sito dove troverà diversi strumenti di suo interesse.

Vivo a Roma e fare la raccolta differenziata è già un'impresa, ma quando vado in vacanza devo rinunciare del tutto. Possibile che località di mare che passano rapidamente da poche centinaia di abitanti a diverse migliaia siano incapaci di organizzare qualcosa di meglio?
Marco Dilani

Sembra incredibile, ma purtroppo è ancora così (almeno in alcuni casi).

Da anni sto cercando di partire con la mia compagna per un viaggio in Amazzonia, ma ho paura dello scempio che potrei trovare e di come potrei involontariamente diventarne complice. Mi può suggerire qualche località o tour operator in grado di offrire una vacanza sostenibile nella regione?
Ignazio

Per quanto riguarda i viaggi organizzati le consiglio due mete proposte dal Wwf in Amazzonia, nell'ambito dei Viaggi della Biodiversità. Si tratta di due proposte del tour operator Viaggi Solidali che rientrano nei criteri della carta di Qualità del Turismo responsabile del Wwf. La prima è in Ecuador, nella Riserva amazzonica di Cuyabeno, la seconda in Brasile: Dal cuore dell'Amazzonia a Bahia: il Brasile autentico delle popolazioni indigene. Può comunque consultare anche il sito di Aitr (Associazione Italiana Turismo Responsabile) dove può trovare diverse proposte di viaggio in Amazzonia. Se invece intende viaggiare da solo può contattare direttamente e soggiornare nella struttura di turismo comunitario Aldeia dos Lagos, che fu costruita come parte di un progetto realizzato dall'Aspac con il supporto tecnico del Wwf ed il finanziamento del governo austriaco. Altri contatti per l'Amazzonia può trovarli nel volume "Vacanze Etiche: Guida a 300 luoghi di turismo responsabile", ed Einaudi curato nell'edizione originaria da Tourism Concern una delle principali ong che a livello mondiale lavora sulla responsabilità e la sostenibilità del turismo.


Ho letto che uno dei paesi più avanzati e sensibili in tema di turismo responsabile è il Costa Rica. E'vero? In cosa si differenzia da altri stati centroamericani o caraibici?
Elena D'Aquino

Anni fa il Costa Rica fece una scelta "contro-corrente": decise di proteggere il 25-30% circa del suo territorio, istituendo diverse aree protette e promuovendo l'ecoturismo come strumento di sviluppo economico e sociale e di tutela ambientale. I proventi del turismo servono a finanziare la gestione dei parchi del paese. Nato con le migliori intenzioni, il turismo in Costa Rica mostra però - in diversi casi - il suo lato peggiore, scadendo nelle contraddizioni e negli impatti del turismo di massa. Malgrado queste note negative, il Costa Rica rappresenta un buon modello, da perfezionare per gli altri paesi centro-americani, caraibici e non solo per loro.

Sempre più spesso, ovunque vado, all'Italia come all'estero, trovo cartelli e pubblicità di improbabili golf club. E' sostenibile questa mania? Cosa dice la legge in proposito? Non si può fare nulla per fermare questo sperpero di acqua?
Il golf è una attività ricreativa d'elite in Italia; in altri paesi come il Regno Unito e gli Stati Uniti è più o meno alla portata di tutti. Come detto precedentemente per le piccole isole, esistono ora metodologie e strumenti per minimizzare gli impatti del golf (soprattutto i consumi idrico e energetici, la perdita della biodiversità, l'utilizzo di fertilizzanti e anticrittogamici). Le consiglio di navigare su questo sito in italiano per avere un'idea più approfondita di che cosa si dovrebbe fare per migliorare la situazione.
Rimane di fondo il comportamento miope di diverse pubbliche amministrazioni italiane, tra cui diverse del sud, che vedono nel golf, come nei casinò, gli strumenti di riscatto del turismo italiano, senza considerare che l'immenso patrimonio naturalistico, paesaggistico, architettonico, storico e gastronomico del Bel Paese - unico al mondo - può e deve essere valorizzato in modo più adeguato.
 
Picture
La bellezza ha un costo. Le creme al piombo rendevano morbida la pelle delle nobildonne e delle cortigiane del Settecento a prezzo di un avvelenamento da metalli pesanti. Oggi quel rischio è tramontato, ma il prezzo in termini ambientali resta alto. Il lavoro dei 150 mila parrucchieri italiani comporta l'emissione di 800 mila tonnellate di anidride carbonica: l'equivalente delle emissioni annuali di 200 mila auto che percorrono 30 mila chilometri.

Senza turbare l'estetica dei clienti se ne potrebbe tranquillamente risparmiare la metà. "Con l'ecodecalogo che abbiamo proposto si può evitare di consumare fino all'80 per cento dell'energia usata per illuminare i saloni e fino a due terzi dell'acqua usata per i lavaggi, 365 mila litri per un salone medio", calcola Sergio Andreis, direttore del Kyoto club che ha lanciato il progetto assieme a L'Oreal professionnel e Federparchi.

Ecco alcune delle buone pratiche consigliate per tagliare gli sprechi: acquisto di apparecchi elettrici di classe A+ (con un asciagacapaelli o un casco più efficienti si risparmia l'emissione di 240 chili di anidride carbonica l'anno); controllo della climatizzazione (oscurando le superfici vetrate su cui batte il sole si ottiene un risparmio che arriva al 30 per cento); aumentare la raccolta differenziata; spegnere sempre phon e piastre quando non vengono usati.

Ai parrucchieri che aderiscono viene proposto un percorso che parte da una fase di audit dei consumi energetici. I tecnici di AzzeroCO2 hanno misurato i consumi scoprendo che un salone di medie dimensioni utilizza 6 mila chilowattora l'anno per asciugare i capelli e 216 chilowattora per le piastre. Questi numeri possono essere drasticamente ridotti e poi, eventualmente, compensati per quanto riguarda le emissioni di anidride carbonica piantando alberi. Seicento parrucchieri hanno già aderito ai corsi di formazione e 4.000 si sono dichiarati interessati alla proposta. L'Oreal parteciperà al progetto contribuendo alla realizzazione di un impianto di fitodepurazione nel parco dell'Alcantara, in Sicilia.

 
Picture
La crociata ambientalista del governo inglese contro le tv al plasma che inquinerebbero come un Suv ha riportato all'attenzione il tema dell'efficienza degli elettrodomestici e del conseguente risparmio energetico.

Per far funzionare gli elettrodomestici, ogni anno le famiglie italiane consumano più di 26 miliardi di chilovattora, pari ad una bolletta energetica di quasi 10.000 miliardi di lire.  La produzione di così tanta energia libera nell’atmosfera circa 18 milioni e mezzo di tonnellate di anidride carbonica dando un contributo significativo all’effetto serra: ridurre un tale contributo è dovere di tutti. Oggi ognuno di noi può fare qualcosa - senza sacrifici e senza rinunciare al comfort al quale siamo abituati - per ridurre i consumi, risparmiare denaro e anche contribuire alla protezione dell’ambiente: scegliere gli elettrodomestici che hanno le migliori prestazioni.

Infatti, dal maggio 1999, se andiamo in un negozio di elettrodomestici possiamo vedere un’etichetta colorata con frecce e altri simboli sui seguenti apparecchi: frigoriferi e congelatori, lavatrici e asciugatrici, lavastoviglie, forni, boiler e serbatoi dell’acqua calda, sorgenti luminose, condizionatori d’aria, lampadine. Per il momento l'etichettatura non è obbligatoria per i televisori. Ma l'Unione Europea sta finalizzando i dettagli di un nuovo regolamento che obbligherà a rispettare degli standard minimi per tutte le tivù. I modelli più spreconi verranno gradualmente mandati in pensione, e il resto riceverà etichette che indicheranno chiaramente il consumo di energia in modo da permettere agli acquirenti di identificare i più e i meno efficienti dal punto di vista del risparmio energetico.

Le classi di efficienza energetica riportate sulle etichette degli elettrodomestici si suddividono secondo una scala riferita a valori medi europei che va da “A++” (consumi minori) a “G” (consumi maggiori). Il consumo effettivo di un apparecchio è dato, oltre che dalla classe di efficienza energetica, anche dal dispendio annuo espresso in chilowattore (kWh).

Comprare apparecchi a basso consumo conviene sempre, anche se il prezzo d'acquisto è superiore ad apparecchi similari, ma meno efficienti. Il maggior costo iniziale, infatti, verrà ammortizzato nel tempo grazie al risparmio di energia.

Dal punto di vista ecologico è invece sconsigliato sostituire apparecchi che hanno solo pochi anni di vita con altri a basso consumo, poiché anche la produzione delle materie prime, l’assemblaggio e il trasporto dei nuovi prodotti, nonché lo smaltimento di quelli vecchi, implicano un consumo di energia.

L'acquisto di apparecchi a basso consumo permette di "alleggerire" la bolletta dell’elettricità. Consumi e costi energetici possono però essere ridotti ulteriormente grazie a un impiego razionale degli elettrodomestici. Ecco alcuni consigli pratici per il risparmio energetico:
-utilizzare lampadine a basso consumo;
-spegnere sempre la luce quando si abbandona una stanza;
-spegnere il televisore, lo stereo, la macchina del caffè ecc. mediante l’interruttore generale, evitando la modalità stand-by (anche la lucina rossa dello stand-by consuma corrente);
-se possibile, collocare frigorifero e congelatore in un luogo freddo della casa;
-scegliere frigorifero e congelatore di dimensione adeguante all'effettivo fabbisogno della famiglia;
-utilizzare pentole e padelle di dimensioni adeguate al piano di cottura;
-durante la cottura coprire i tegami con il coperchio;
-spegnere la piastra elettrica e il forno un po’ prima della fine cottura, al fine di sfruttare il calore residuo;
-utilizzare preferibilmente la pentola a pressione;
-per le uova utilizzare l'apposito bollitore;
-preriscaldare il forno solo per il tempo strettamente necessario;
-utilizzare lavatrice e lavastoviglie solo a pieno carico;
-inumidire leggermente gli indumenti prima di stirarli.

Cosa fai per risparmiare energia? Di' la tua

Approfondimenti
GRAFICI:
Il consumo energetico in casa
SFOGLIA: Cosa c'è sull'etichetta. Ecco un esempio
CALCOLA: Quanta anidride carbonica (CO2) emetti?


 
Picture
I volontari di Legambiente tra venerdì e sabato sono scesi in spiaggia per una pulizia straordinaria delle coste ma anche delle sponde di fiumi e laghi.

In occasione di queste giornate è stato anche diffuso un "Decalogo dell’eco-bagnante" per sollecitare comportamenti più responsabili da parte di tutti i cittadini che vanno al mare.

1. Non usate le spiagge come depositi di rifiuti.

2. Non gettate sacchetti di plastica né in mare né sulla spiaggia. Causano la morte per soffocamento di animali marini come le tartarughe, i delfini e le balene che le scambiano per meduse, il loro cibo prediletto.

3. Se scoprite uno scarico abusivo in mare, segnalatelo subito alla Capitaneria di Porto più vicina oppure al numero verde del Noe, il Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri (tel. 800.253608).

4. Anche un gesto apparentemente banale come gettare in mare un mozzicone di sigaretta rappresenta un danno per l’ecosistema marino. Sapevate che una sola «cicca» di sigaretta inquina un metro cubo d’acqua ?

5. Evitate di raccogliere le stelle marine, i coralli, i molluschi bivalvi, i cavallucci marini.

Quando è possibile cercate di convincere i pescatori dilettanti a rigettare in mare i pesci di piccola taglia.

6. Rispettate il divieto di navigazione a motore entro 300 metri dalle coste sabbiose e 150 metri dalle scogliere.

7. Cercate di evitare schiamazzi eccessivi sia sulla spiaggia che in mare.

8. Quando trovate spiagge rese inaccessibili per la presenza di abitazioni o terreni privati, informatene la più vicina Capitaneria di Porto: la legge italiana prevede il libero accesso per tutti al litorale.

9. Se fate la doccia sulla spiaggia o in barca, evitate l’uso di shampoo o bagnoschiuma.

10. Durante la navigazione prestate attenzione alle boe di segnalazione dei subacquei.

Con l’occasione, Legambiente ricorda anche il tempo di degrado di alcuni rifiuti quando, come troppo spesso accade, vengono abbandonati nell’ambiente. Fazzolettino di carta: 3 mesi. Mozzicone di sigaretta: da 1 a 5 anni. Bucce di arancia o banana: oltre 2 anni. Contenitore pellicola per foto: da 20 a 30 anni. Gomma da masticare: 5 anni. Cannuccia: da 20 a 30 anni. Accendino di plastica: da 100 a 1.000 anni. Bottiglie di vetro: 1000 anni. Bottiglie di plastica: mai completamente.

 

Con l’avvicinarsi dei ponti di primavera arriva il primo decalogo per il picnic ecosostenibile, che abbina al piacere di trascorrere il tempo libero all’aria aperta il rispetto dell’ambiente. Lo ha annunciato la Coldiretti dal Forum di Venezia “L’energia di domani”, dove è stato allestito, su un vero prato in riva al Canal Grande, il primo picnic a “basso impatto ambientale” con la borsa interamente riciclabile e biodegradabile, il trolley per trasportare le vivande attraversi i prati e i prodotti e i consigli per uno spuntino “verde” in tutti i sensi.

Si tratta di suggerimenti che - sottolinea la Coldiretti - assumono particolare rilevanza con l’affermarsi in Italia della “microvacanza” (quella da 1 a 3 notti fuori casa), che nel 2008 ha effettuato per la prima volta il “sorpasso” sulla vacanza tradizionale (4 notti e più).

Utilizzare prodotti di stagione, se disponibili anche biologici, e a km zero, acquistare direttamente in azienda i cibi da consumare in campagna, usare piatti e bicchieri biodegradabili, evitando la plastica, ma anche utilizzare gli avanzi per produrre dell’ottimo concime per piante e fiori casalinghi, sono alcuni dei comportamenti - spiega Coldiretti - che contribuiscono a rendere il pic nic più sostenibile dal punto di vista ecologico ed energetico.

Ma anche scegliere alimenti sfusi invece che confezionati, “tagliando” gli imballaggi, utilizzare tovagliette di carta riciclata invece che di stoffa, risparmiando così l’utilizzo di detersivi, aiuta a tagliare i consumi di petrolio e ridurre le emissioni di gas ad effetto serra. Le previsioni per il 2009 sono di un vero boom delle vacanze brevi favorito dal numero di weekend lunghi, ma anche dalle molteplici opportunità dell’offerta turistica territoriale dell’Italia con la più ampia varietà di patrimoni culturali, artistici, ambientali ed enogastronomici.

Non mancano in Italia - continua la Coldiretti - i percorsi turistici legati all’enogastronomia e alla natura con 142 “strade dei vini e dei sapori”lungo le quali assaporare le molteplici tipicità del territorio e 772 parchi e aree protette che coprono il 10 per cento del territorio nazionale.

I consigli per il picnic ecosostenibile
1. Acquistare i prodotti che verranno consumati direttamente nelle aziende agricole del luogo dove si va a fare il picnic in modo da avere alimenti di qualità, anche biologici, freschi e al giusto prezzo.

2. Privilegiare la scelta di frutta e verdura di stagione che non consumano energia per la loro conservazione e - sottolinea la Coldiretti - il loro trasporto da paesi lontani.

3. Scegliere alimenti sfusi invece che confezionati, “tagliando” così gli imballaggi che pesano sull’ambiente.

4. Utilizzare prodotti a km zero, che non devono percorrere lunghe distanze prima di giungere a tavola.

5. Usare piatti e bicchieri biodegradabili, che consentono di evitare l’uso delle stoviglie tradizionali senza dover ricorrere a quelle di plastica che impiega oltre duecento anni per scomparire dal terreno.

6. Usare tovagliette di carta riciclata invece che di stoffa, risparmiando così l’utilizzo di detersivi.

7. Non abbandonare i rifiuti prodotti sul posto ma - consiglia la Coldiretti - dividerli per la raccolta differenziata e utilizzare il materiale organico per la produzione di fertilizzanti.

8. Non gettare mai - afferma la Coldiretti - mozziconi o fiammiferi accesi dall’automobile e verificare che la marmitta dell’automobile non sia a contatto con erba secca che potrebbe incendiarsi.

9. Evitare di raccogliere o di danneggiare fiori o piante spontanee che rappresentano un contributo alla biodiversità.

10. Scegliere una località non troppo lontano dal luogo di residenza dove spesso si scoprono bellezze inaspettate consente di ridurre l’inquinamento dovuto ai trasporti.


 

Ecco i primi quesiti sulla sostenibilità dei consumi e l'impronta ecologica arrivate dai nostri lettori. A rispondere è l'esperta del Wwf Eva Alessi. Nei prossimi giorni potete continuare a mandare le vostre domande via posta elettronica all'indirizzo v.gualerzi@repubblica.it

Mi ha molto colpito il fatto che in un caffè siano contenuti 140 litri di acqua (consumo virtuale, ndr). Questi indicatori lasciano un segno molto più di campagne ambientaliste ed ecologiste che - purtroppo - non riescono ad intaccare le abitudini di chi già si dimostra poco sensibile in materia. E' possibile avere una sorta di "tabella" dei consumi nascosti nei generi che utilizziamo di più o nelle azioni che più frequentemente facciamo? Federica Corso Talento

Gentile Federica, il Wwf, infatti, da anni promuove l'applicazione di indicatori di sostenibilità ambientale che misurino l'impatto ecologico prodotto dal nostro modello di sviluppo e dai nostri stili di vita calcolando quanto consumiamo in termini di risorse naturali utilizzate. In tal senso, un'interessante e relativamente nuova declinazione dell'impronta ecologica (che misura la dimensione della domanda umana su ecosistemi planetari) è l'impronta idrica che quantifica, in metri cubi, l'acqua complessivamente utilizzata per produrre beni e servizi consumati all'interno di una nazione o dal singolo individuo.

L'impronta idrica può essere applicata anche a singoli prodotti e, in questo caso, rappresenta il volume totale, comprendente l'intera catena di produzione, di acqua dolce impiegata per produrre il prodotto stesso.
Di dati e tabelle come quelli da lei richiesti ne esistono diversi; di seguito le riporto una tabella estrapolata dalle ricerche di Hoekstra A. e Chapagain K., autorevoli scienziati del Water Footprint Network sul cui sito le consiglierei di andare per ulteriori approfondimenti.

Contenuto medio di acqua virtuale in alcuni prodotti(da Hoekstra A. e Chapagain K., Water footprints of nations: Water use by people as a function of their consumption pattern. Water Resour Manage, 2007, 21, 35-48.)

Nel bagno dell'azienda presso cui lavoro posso scegliere di asciugarmi le mani, sia con la carta (salviettine) che con il ventilatore. Qual è il più ecologico tra i 2 metodi?
Andrea


Caro Andrea, la tua domanda non è affatto banale, dal momento che sono molte le variabili da considerare. Per quanto mi è dato sapere al momento non esiste uno studio indipendente (ossia non finanziato da una delle 2 controparti produttori di salviette e produttori di asciugatori elettrici) sul ciclo di vita dei due prodotti. Per tale motivo il dibattito sull'impatto ambientale è aperto. Quello che posso fare è descriverti alcune, senza alcuna pretesa di esaustività, delle variabili che pesano nella valutazione.

Carta
Numero delle salviettine utilizzate ogni volta che ci si asciuga le mani (1 o quante?); Tipo di carta (riciclata o non?); Tipo di gestione dei rifiuti cartacei (si avviano forme di recupero o la carta è direttamente smaltita in discarica?); Ciclo produttivo operato dalla cartiera (che tipo di energia utilizza? Che tipo di carta impiega? Che metodologie e prodotti usa per lavorare la carta? Che tipo di veicoli utilizza - aerei, treni, navi, camion - per approviggionarsi della materia prima e per distribuire i prodotti? ecc.)

Asciugatrice elettrica
Caratteristiche tecniche dell'asciugatrice elettrica (potenza, durata del getto d'aria calda, ecc.); Numero di cicli di asciugatura necessari alla percezione di "mani asciutte", aspetto con forte margine di soggettività (1 o quanti?); Origine dell'energia elettrica utilizzata dalle asciugatrici (da carbone o da fonti rinnovabili?); Ciclo produttivo delle aziende di produzione delle asciugatrici (che energia e materiali utilizzano? ecc.); Grado di riparabilità dell'asciugatrice e di recupero delle singole parti (il prodotto è facilmente riparabile? Sono facilmente recuperabili i suoi componenti? ecc.)

La combinazione di queste variabili porta a risultati molto differenti in merito all'impatto ambientale delle due soluzioni. Non potendo dare dunque una risposta univoca ed esaustiva mi limito a suggerire, ove possibile, l'uso di asciugamani a rotolo di cotone che non sono usa e getta o qualora questo non fosse disponibile all'uso più moderato possibile delle soluzioni da lei presentate.

Che differenza di impronta ecologica c'è tra un maschio adulto italiano vegetariano e uno con dieta onnivora media, ovviamente a parità di altre abitudini e comportamenti?
Massimo


Caro Massimo, il consumo degli alimenti incide in maniera significativa sul calcolo dell'impronta Ecologica e dunque esiste una forte differenza tra le tipologie di alimentazione. È dimostrato che un'alimentazione vegetariana è caratterizzata da impronta più bassa di una onnivora con una certa percentuale di prodotti carnei. Questo perché, come ci insegna l'ecologia, ogni volta che si passa da un livello all'altro della rete alimentare si verifica una perdita di energia. Ad ogni passaggio (es. pianta-erbivoro-carnivoro) viene perso quasi il 90% dell'energia che viene degradato in calore (in linea con il secondo principio della termodinamica).

In quest'ottica appare chiaro come la zootecnica e l'acquacoltura oltre ad un elevato consumo di suolo, richiedano apporti esterni di energia e materia per infrastrutture, alimenti, acqua, medicinali, energia termica, energia elettrica, combustibili per i trasporti, energia per la trasformazione e la conservazione (compresa la catena del freddo) e per la gestione dei rifiuti (deiezioni, resti di macellazione, ecc.). E ancora, alla zootecnia è imputabile un pesante ruolo nell'emissione di gas a effetto serra, secondo dati Fao, addirittura superiore a quello del settore dei trasporti.

Tutto ciò determina l'elevata l'impronta ecologica della carne. Ad esempio, volendo considerare esclusivamente il consumo idrico associato alla produzione, in Italia una tonnellata di carne bovina richiede 21.167 metri cubi, quella ovina 7.572 metri cubi, quella suina 6.377 metri cubi; di contro la stessa quantità di riso richiede circa (dipende dalla varietà) 2000 metri cubi, di soia 1.500 e di latte 861 metri cubi (fonte Hoekstra A. e Chapagain K., Water Resour Manage, 2007, 21, 35-48).

In generale occorre anche tenere presente che l'impronta ecologica dell'alimentazione è ulteriormente condizionata dalla scelta dei prodotti: optare per alimenti di stagione e di provenienza locale permette di ridurre il loro impatto sugli ecosistemi.

E' vero che la lavastoviglie fa risparmiare acqua e energia?
Alessandro Caselli


Caro Alessandro, le cose sono in realtà più complesse. È potenzialmente vero che una lavastoviglie moderna ed efficiente (classe A) possa permettere di risparmiare acqua, ma lo stesso non è sistematicamente detto si possa affermare anche per l'energia. Questo perché, per ogni ciclo di lavaggio, una lavastoviglie consuma quasi 1 kWh (1 chilowatt l'ora), quantità non trascurabile di energia che equivale più o meno al consumo di 10 ore di un televisore tradizionale da 29 pollici.

Il consumo della lavastoviglie varia, inoltre, a seconda dei programmi, e dunque delle temperature, scelti dal momento che la maggior parte dell'energia consumata da questi elettrodomestici serve proprio a riscaldare l'acqua. In tal senso impostando lavaggi a più bassa temperatura si possono ridurre i consumi. Va però detto che nel lavaggio delle stoviglie a mano non si raggiungono mai, per ovvi motivi, temperature particolarmente elevate e questo comporta consumi limitati in termini energetici.

Il consumo di acqua, nel lavaggio a mano, è invece fortemente legato alle modalità personali di insaponamento e risciacquo delle stoviglie. Per ulteriori informazioni su un corretto utilizzo della lavastoviglie e sulla scelta dell'elettrodomestico più efficiente si rimanda al sito di Top Ten Italia che rappresenta uno strumento messo a punto dal Wwf Italia per orientare le scelte dei consumatori.

E' possibile evitare di ingerire sostanze tossiche, o devo rassegnarmi e cercare al massimo di limitare i danni, considerando anche le sofisticazioni illegali di cui spesso si sente parlare, collegate anche a volte con la criminalità organizzata?
Daniele Girardi


Caro Daniele, l'alimentazione rappresenta una delle principali vie di esposizione dell'organismo a una vasta gamma di sostanze che possono derivare sia dall'ambiente sia da processi industriali quali la produzione, lo stoccaggio e il trasporto. La migrazione di composti chimici dai materiali di imballaggio o dai contenitori è altrettanto nota così come la presenza di additivi (emulsionanti, conservanti, antiossidanti) che può influenzare la qualità dei cibi.

Il Wwf, con la campagna Detox/Svelenati, ha cercato di sensibilizzare e informare l'opinione pubblica sulle conseguenze di queste sostanze di sintesi che i sistemi naturali hanno difficoltà nel metabolizzare una volta che esse siano state diffuse nell'ambiente. Questo non vuole assolutamente essere allarmistico per i consumatori, infatti la presenza in tracce di questi contaminanti dal punto di vista della salute fa si che non ci siano effetti né diretti né immediati, i rischi semmai sono quelli da accumulo dovuto all'esposizione cronica anche a basse dosi di cocktail di contaminanti.

In tal senso la lettura delle etichette, ammesso si riesca a decifrare l'infinita gamma di sigle, costituisce una buona regola sebbene non esaustiva e per la presenza di sostanze indesiderate (diossine, metalli pesanti, pesticidi, ecc.) e perché esistono delle soglie al di sotto delle quali le sostanze per legge non devono essere dichiarate.

Per ulteriori informazioni sui diversi contaminanti e loro effetti sulla salute le suggerisco di prendere visione del rapporto "Dal mercurio alla diossina: viaggio alla scoperta dei pericoli nel piatto" che, seppur non recentissimo, offre una serie di spunti di riflessione e approfondimento.

Il cibo biologico rappresenta una possibile via per ridurre il carico di sostanze inquinanti a cui siamo sottoposti ma non permette certo eliminare totalmente il rischio nel momento in cui è l'ambiente a essere contaminato. Di qui la necessità di disporre di una normativa efficace che ci tuteli a monte. La regolamentazione Reach approvata dall'Ue in questo senso disegna un nuovo modello su cui l'Europa deve fare affidamento: per legge l'industria e le attività produttive dovranno essere rispettose dell'ambiente e della salute umana.

Il cambiamento però dall'attuale e consolidata situazione verso sostanze chimiche più sicure è ancora una battaglia tutta da vincere. Reach è un regolamento che necessita di un ulteriore rafforzamento per essere davvero efficace; come Wwf continueremo la nostra azione per la promozione di una chimica più sostenibile.

Vai alle risposte successive.


 

1. Spegnere le luci quando non servono;
2. Spegnere e non lasciare in stand by gli apparecchi elettronici;
3. Sbrinare frequentemente il frigorifero: tenere la serpentina pulita e distanziata dal muro in modo che possa circolare l’aria;
4. Mettere il coperchio sulle pentole quando si bolle l’acqua ed evitare sempre che la fiamma sia più ampia del fondo della pentola;
5. Se si ha troppo caldo abbassare i termosifoni invece di aprire le finestre;
6. Ridurre gli spifferi degli infissi riempiendoli di materiale che non lascia passare aria;
7. Utilizzare le tende per creare intercapedini davanti ai vetri, gli infissi, le porte esterne;
8. Non lasciare tende chiuse davanti ai termosifoni;
9. Inserire apposite pellicole isolanti e riflettenti tra i muri esterni e i termosifoni;
10. Utilizzare l’automobile il meno possibile e se necessario condividerla con chi fa lo stesso tragitto.