(TMNews) - Un reattore di una centrale nucleare giapponese, in questo momento fuori servizio, è situato proprio sopra una faglia attiva, secondo i più recenti rilievi dei geologi consultati dalla nuova Autorità per la sicurezza nucleare. Il reattore potrebbe quindi essere fermato defitivamente. 
Gli esperti incaricati di svolgere lo studio hanno proceduto ad alcuni sondaggi sotto il complesso nucleare di Tsuruga, nella prefettura di Fukui, che indicano che gli ultimi movimenti della faglia sono ad intervalli sufficientemente brevi da consentire di dichiarare che questa è ancora attiva. 
Al termine della riunione con gli esperti, Shunichi Tanaka, presidente dell'organismo di controllo, ha lasciato capire che in queste condizioni difficilmente potrà garantire la sicurezza del sito e quindi concedere l'autorizzazione a far ripartire il reiattore nucleare. 
Ad oggi, solo due reattori su 50 sono in funzione in Giappone, poiché tutti gli altri non hanno ripreso servizio dopo il terremoto del marzo 2011. 
(fonte afp) 

TMNews 
 
 
La centrale nucleare di Daya Bay, in Cina, è al centro di una polemica fondata sui suoi incidenti, presunti o reali. Sarebbero infatti almeno tre i problemi riscontrati negli ultimi cinque mesi, ma i proprietari dell’impianto negano.

Daya Bay è una centrale giovane, inaugurata nel 1993, costruita da Framatome (oggi Areva) con tecnologia PWR, cioè la generazione precedente agli Epr che dovrebbero essere installati in Italia con l’accordo Enel-Edf. Nonostante la giovane età i problemi, seppur di piccola entità, non mancano. Gli ultimi tre ad aprile e maggio e ottobre: tre “microfessure” nel circuito di raffreddamento che furono rivelati alla popolazione diverse settimane dopo. Si disse che non c’era stata fuoriuscita di radiazioni.

A giugno Radio Free Asia tira fuori la notizia che c’è stata una perdita da una barra di combustibile. China Light & Power, proprietaria dell’impianto, smentisce tutto e, ad oggi, non è chiaro cosa sia successo. La popolazione locale, e anche quella di Hong Kong che non è lontana, non ha mai gradito la centrale: manifestazioni prima e durante la costruzione, insofferenza oggi che non riescono a capire se e quando ci sono gli incidenti.

Via | Green et Vert

 
 
Individuare entro il 2015, cosi' come imposto dall'Unione europea, il luogo adatto per il deposito delle scorie radioattive e' ''tecnicamente fattibile'', anche se ''in questi giorni di emergenza rifiuti in Campania sembra una cosa lunare''. Lo ha detto il sottosegretario allo Sviluppo Economico Stefano Saglia a margine della presentazione al ministero del codice dell'energia nucleare.

''Ho accolto con grande soddisfazione il fatto che l'Unione europea ci voglia imporre una data per lo smaltimento delle scorie - ha sottolineato - dobbiamo assumerci la responsabilita' di individuare sul territorio nazionale il deposito dei rifiuti radioattivi. E' indispensabile - ha proseguito - anche qualora si decida di non attuare il nuovo programma nucleare''.

Secondo Saglia l'attuale situazione che prevede il trasferimento all'estero delle scorie e' ''assurda'', ma l'attesa direttiva europea ''ci imporra' finalmente di sistemarla. ''E' necessario riuscire ad arrivare ad una soluzione, dobbiamo farlo a tutti i costi'' ha insistito Saglia giudicando ''irresponsabile'' il fatto che finora nessun governo abbia risolto il problema.

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''Tutta Italia si rende conto che il nucleare e' inevitabile, perche' fra 50 anni non avremo piu' petrolio, fra 100 non avremo piu' carbone e fra 150 finira' il gas: poi saremo all'asciutto''. Lo ha dichiarato il presidente designato dell'Agenzia per la sicurezza nucleare, Umberto Veronesi, a margine di un'audizione alle Commissioni riunite Attivita' produttive e Ambiente della Camera, che martedi' prossimo esprimeranno il proprio voto sulla nomina.

''Adesso - ha spiegato Veronesi - c'e' la fissione nucleare, tra 20 anni ci sara' la quarta generazione che non avra' piu' scorie e poi negli anni '70 arrivera' la fusione. Se abbiamo amore per i nostri figli e i nostri nipoti dobbiamo intraprendere questa strada, perche' saranno loro che intorno al 2120 vivranno la tragedia della carenza di energia''.

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L’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa si riunirà a Strasburgo nei giorni25 e 26 novembre prossimi per discutere di energia nucleare, di clima ed economia.

Centinaia di parlamentari, esperti di nucleare e rappresentanti di organizzazioni non governative si riuniranno in cinque sessioni per descrivere la situazione europea e mondiale e l’impatto che l’energia nucleare ha sui cambiamenti climatici e sull’economia, ma anche per pianificare programmi di formazione ed istruzione nel settore della sicurezza e della gestione delle scorie.

Ad aprire la conferenza saranno il presidente della Commissione Ambiente Aleksei Lotman, e il presidente della Commissione Industria, Ricerca ed Energia Hebert Reul. Al termine delle due giornate verrà redatto un rapporto dettagliato.

 
 
Energia nucleare, insieme al suo impatto su economia e clima, saranno sotto i riflettori aStrasburgo, il 25 e 26 novembre prossimi. Il tema sara' infatti al centro di una conferenza organizzata dall'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa (Pace), che per l'occasione riunira' centinaia fra parlamentari, esperti e rappresentanti di organizzazioni non governative. La due giorni di lavori vedra' cinque sessioni, che cercheranno di descrivere la situazione in Europa e nel resto del mondo, insieme agli impatti, dall'economia ai cambiamenti climatici, fino ad istruzione e formazione nel settore della sicurezza e della gestione delle scorie. La conferenza verra' aperta il 25 novembre dal presidente della Commissione Ambiente, Aleksei Lotman e da Herbert Reul, presidente della Commissione Industria, Ricerca ed Energia, dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa. I risultati dei lavori saranno successivamente raccolti in un rapporto ad hoc.

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In Germania e in Svizzera mancano all'appello 20mila bambine, mai nate, e la causa sarebbe da attribuire alla radioattività presente attorno alle centrali nucleari di questi due paesi. A queste sconcertanti conclusioni, tutte da verificare, giunge uno studio condotto da tre scienziati tedeschi di fama, Ralf Kusmierz, Kristina Voigt e Hagen Scherb, del Centro di ricerca tedesco per la salute ambientale di Monaco, di cui dà notizia oggi il settimanale tedesco WochenZeitung. Lo studio viene considerato "assolutamente" attendibile anche da un oncologo di Basilea, Claudio Knuesli, intervistato dal settimanale. Secondo Knuesli, la ricerca, che ha tentato di determinare se vi sia un rapporto fra il numero di bambine e bambini nati e la distanza delle famiglie da una centrale atomica, ha dato "risultati altamente significativi". Gli studiosi hanno scoperto che nel raggio di 35 chilometri dalle centrali (27 tedesche e 4 svizzere) negli ultimi 40 anni vi sarebbero tra le 10 e le 20mila bambine non nate. Gli embrioni femminili, conferma l'oncologo, sono più sensibili alla radioattività di quelli maschili. Normalmente nascono 105 femmine per ogni 100 maschi, ma nelle regioni che circondano le centrali nucleari le nascite femminili sono molto inferiori. Lo dimostrano anche i dati relativi alla centrale di Chernobyl, da cui era partito lo studio, che già avevano evidenziato una significativa incidenza sia sul numero delle nascite che sul rapporto di nascite tra bambine e bambini. Copyright APCOM (c) 2008
 
 

Per il neopresidente dell’Agenzia per la sicurezza sul nucleare, l’oncologo, senatore PD Umberto Veronesi, non c’è dubbio: le reticenze e l’aperta ostilità di molti italiani sulritorno all’atomo sono imputabili all’influenza e a quello che è un vero e proprio bombardamento di idee disfattiste.
Veronesi è intervenuto a margine della Conferenza mondiale di Science for Peace, in corso a Milano, spiegando che tra le principali ragioni che dovrebbero far propendere l’opinione pubblica verso il  figura in primis il vantaggio economico:

L’Italia compra energia nucleare da Francia e Svizzera, ma la paghiamo il doppio e ovviamente ci converrebbe farla a casa nostra.

Pur riconoscendo che c’è effettivamente la probabilità che i sondaggi relativi alritorno al nucleare condotti sull’opinione degli italiani non sbaglino quando affermano che i cittadini sono perlopiù contrari (2/3 degli interpellati, stando a dati recenti), l’oncologo pensa che non abbiano poi questo gran valore, dal momento che a contare maggiormente è il parere di chi le centrali le ha già in casa e ne è ben contento:

I sondaggi condotti in Italia non sono molto rilevanti perché siamo ancora sotto l’influenza e il bombardamento di idee disfattiste. Bisogna farli nei Paesi in cui il nucleare c’è già. La diffidenza nei confronti dell’atomo non si rileva nelle popolazioni che con le centrali ci convivono da anni. Se si fa un sondaggio nella Confederazione elvetica dove sono attive già 5 centrali si troverà il 99% della popolazione favorevole. In Svizzera sono felicissimi di avere il nucleare. Tanto che stanno già programmando altre 3 centrali.
Lo stesso in Lituania, Paese indipendente da un punto di vista energetico perché ha 2 centrali e sono solo 3-4 milioni di abitanti.

E ancora sulla crucialità dell’indipendenza energetica, Veronesi incalza:

E’ un grande deterrente contro la guerra perché oggi l’energia per un Paese è una necessità, così come lo è il pane. E il timore di vedersi tagliata l’energia vede Paesi come il nostro, che non hanno risorse proprie, in una condizione di subordinazione. Si diventa esposti a qualsiasi ricatto.

[Fonte: Adnkronos]

 
 
Almeno due italiani su tre, secondo i piu' recenti sondaggi, sarebbero contrari al nucleare. Ma e' un dato ''non molto affidabile, e irrilevante'', che si invertirebbe di colpo se le centrali fossero gia' in Italia. A dirlo e' l'oncologo Umberto Veronesi, neo presidente dell' Agenzia per la sicurezza sul nucleare, a Milano, al lancio della seconda Conferenza mondiale di Science for Peace.

Che sempre piu' italiani rifiutino il nucleare ''puo' anche essere - ha detto Veronesi - ma i sondaggi non sono molto affidabili: bisogna farli nei Paesi in cui il nucleare gia' c'e'. Se si facesse un sondaggio in Svizzera, dove ci sono 5 centrali nucleari, si troverebbe il 99% della popolazione favorevole. La Lituania e' indipendente perche' ha due centrali, nonostante siano solo 3-4 milioni di abitanti. I sondaggi allora vanno fatti li', non in Italia, dove siamo ancora sotto l' influenza e il bombardamento di idee disfattiste''.

In Svizzera, insiste Veronesi, le 5 centrali sono per circa 8 milioni di abitanti: ''Fate un sondaggio li' e vedrete che ne sono felicissimi, tanto che ne stanno programmando altre tre''.

Infine, per quanto riguarda la possibilita' ventilata nelle scorse settimane di installare delle centrali nucleari in Lombardia, l'oncologo e' stato cauto: ''E' ancora presto per poter dire qualcosa sul tema''. Ha pero' sottolineato che ''l' indipendenza energetica di un Paese e' un grande deterrente contro la guerra, perche' oggi l'energia e' una necessita' cosi' come lo e' il pane. E il timore di vedersi tagliata l'energia vede Paesi come il nostro, che non hanno risorse energetiche proprie, in una condizione di subordinazione, e si diventa esposti a qualsiasi ricatto. Parlando dell'Italia - ha concluso - compriamo energia nucleare da Francia e Svizzera ma la paghiamo il doppio: ovviamente allora ci conviene farla in casa''.

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Il 42% degli italiani e' contrario alla ripresa del programma nucleare nazionale, contro il 38% che si dichiara favorevole. Questo il risultato di un sondaggio d'opinione presentato oggi da Enel ed Edf nell'ambito del road show universitario 'Il nucleare accende la ricerca' che si e' svolto al Politecnico di Torino.

La maggior parte degli italiani vede dunque di cattivo occhio l'energia nucleare e non vorrebbe ne' produrla sul territorio nazionale, ne' importarla (come avviene da anni) da altri Paesi.

Secondo il sondaggio Enel, il 17% di coloro che vivono nel Bel Paese si dichiarano favorevoli a continuare ad acquistare all'estero energia nucleare, ma senza produrla sul territorio italiano.

E' ancora forte la sindrome 'nimby': il 69% degli italiani non accetterebbe di avere una centrale nucleare vicino casa, il 30% accetterebbe con qualche riserva e solo il 14% convivrebbe senza problemi con un impianto a pochi chilometri dalla propria abitazione. Le motivazioni che preoccupano gli italiani sono soprattutto il rischio di fughe radioattive (88%), lo smaltimento delle scorie (82%), le conseguenze ambientali (61%).

Per superare i timori diffusi, Enel ha avviato una campagna informativa per diffondere la cultura del nucleare in Italia. E' partita da circa 18 mesi e avviene tramite convegni, scritti e interventi in tv.

''E' un cammino - ha spiegato Vincenzo Napoli, responsabile Permitting e Licensing di Enel - che e' appena cominciato.

Bisogna tenere conto - ha aggiunto - che la percezione del problema nell'opinione pubblica tiene in scarsa considerazione il fatto che, in un raggio di 200 km dall'Italia, ci sono 26 unita' nucleari attive''.
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