Il movimento globale per il recupero di 150 milioni di ettari degradati di foreste e' vicino al primo traguardo: grazie agli ultimi impegni assunti da Costarica e El Salvador, verranno riportati in salute 50 milioni di ettari di polmoni verdi. L'annuncio arriva dallUnione mondiale per la conservazione della natura (Iucn), grande supporter dell'iniziativa, la cosiddetta ''Bonn Challenge'', lanciata dall'Associazione globale per il ripristino del paesaggio forestale (GPFLR).

Costarica e El Salvador si uniscono cosi' alla truppa che ha promesso di intervenire per la riforestazione di alcune aree: Usa, Ruanda e il 'Brazilian Mata Atlantica Restoration Pact'.

''I governi e le popolazioni - afferma Julia Marton-Lefevre, direttore generale dell'Iucn - stanno chiedendo soluzioni fattibili per le maggiori minacce attuali, inclusi i cambiamenti climatici. La Bonn Challenge e' una soluzione basata sulla natura, questo e' il motivo per cui sta catturando l'attenzione mondiale''. Calcolando anche una dichiarazione di intenti dell'India per oltre 20 milioni di ettari e altri 20 milioni da parte della 'Meso american alliance for peoples and forests', l'obiettivo dei 50 milioni di ettari di foreste sottratti al degrado secondo l'Iucn e' a portata di mano. ''Recuperare 150 milioni di ettari nei prossimi 10 anni - afferma Stewart Maginnis dell'Iucn - potrebbe potenzialmente chiudere il 'gap delle emissioni' dell'11-17% e iniettare oltre 80 miliardi di dollari l'anno nelle economie locali e nazionali''.


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L’impegno ambientale messo in campo dalla provincia di Siena sta dando già i primi e importanti frutti. Con una capacità di assorbimento delle emissioni serra del 94%, Siena Carbon Free 2015, il progetto avviato dal territorio per il contenimento e la riduzione dell’anidride carbonica, può dirsi un vero e proprio successo. Successo premiato dalle Nazioni Unite in questi giorni come una delle migliori pratiche realizzate a livello mondiale da una realtà locale, e celebrato nei suoi risultati questa mattina attraverso un incontro alla Certosa di Pontignano. Si è aperto questa mattina il convegno sullo sviluppo sostenibile promosso dall’amministrazione provinciale e Apea, con la collaborazione dell’Università degli Studi di Siena, una due giorni organizzata per fare il punto sullo stato dell’ambiente, le politiche messe in campo in questi anni e su quanto rimane ancora da fare per raggiungere il traguardo di un futuro a emissioni zero per le Terre di Siena.

E i dati presentati oggi dimostrano che il traguardo fissato dall’amministrazione è davvero a portato di mano.

“Il dato certificato sul 2010 – commenta l’assessore provinciale all’ambiente, Gabriele Berni – è eccezionale e non ha eguali in Italia e in Europa. Significa aver raggiunto gli obiettivi di Kyoto con 8 anni di anticipo rispetto alla scadenza del 2020. Le stime provvisorie per il bilancio 2011 sono ulteriormente in crescita e questo ci permette di vedere sempre più vicino l’obiettivo Siena Carbon free, ovvero una capacità di assorbimento delle emissioni del 100 per cento”. Come sottolineato dal dirigente del Settore politiche ambientali della Provincia di Siena, Paolo Casprini – i livelli di CO2 nel 2010 sono scesi sensibilmente migliorando del 10% rispetto al 2009 e del 22% rispetto al 2006, anno del primo bilancio certificato. Come si spiegano questi risultati? “Il sensibile miglioramento del saldo delle emissioni – spiega Casprini – è dovuto, principalmente, alla forte riduzione dei consumi di combustibili fossili, a partire da quelli della benzina, diminuito del 31,5 per cento, e del gasolio, calato di quasi il 17 per cento”. Il merito va diviso in parti uguali: da una parte le azioni virtuose di efficientamento e risparmio energetico attivate da aziende e cittadini, dall’altro il forte incremento della produzione di energia verde, in particolare da fotovoltaico, sostenuto con impegno dalla Provincia.

 
 
Arriva sul mercato ReVita, una nuova linea di caricabatterieche consente di rigenerare e ricaricare in totale sicurezza e semplicità anche le normali batterie alkaline stilo e ministilo “usa e getta” da 1.5V. Quelle che tutti noi, dopo averle utilizzate, gettiamo nella spazzatura e che sono una importante causa di inquinamento ambientale.
A differenza dei comuni caricabatterie ReVita dispone di una circuiteria molto complessa divisa in quattro sezioni. Ogni batteria è caricata individualmente ed ogni circuito è controllato da un apposito microprocessore il quale verifica la temperatura e la tensione durante tutto il ciclo di carica.  Questo sistema garantisce efficacia e sicurezza di utilizzo.
La linea ReVita è composta attualmente da 3 modelli: il modello RV1, di rete 220V, con spazio per ricaricare contemporaneamente fino a 4 batterie, il modello RV2 sempre a 4 spazi ed alimentabile direttamente da una porta mini USB, o dall’alimentatore di uno smartphone mini USB, ed il modello più compatto RV3, anch’esso USB, con scomparti per sue sole batterie. 
Ogni caricabatterie ReVita permette di ricaricare anche una sola batteria alla volta oppure batterie diverse anche di differenti produttori.
Il sistema intelligente di ReVita testa immediatamente la batteria e verifica subito se questa possa essere ricaricata o meno in quanto compromessa chimicamente.
ReVita ricarica ovviamente anche le batterie ricaricabili da 1.2 V NiMh o NiCd e lo fa in tempi molto rapidi.ReVita è sicuro in quanto si “spegne” automaticamente al termine del processo di ricarica, o al termine del “tempo massima di ricarica” (4 ore) o qualora la batteria si riveli danneggiata dopo l’inizio della carica.
 
 
(Rinnovabili.it) – La Spagna come l’Italia. La necessità di valutare l’impatto ambientale del proprio comparto produttivo ha spinto Madrid a lanciare un progetto simile a quello che sta portando avanti, a livello nazionale, il nostro Dicastero dell’Ambiente. Il Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Ambientali spagnolo ha, infatti, annunciato ieri che lancerà a breve un registro nazionale dedicato a tutte le società che vorranno prendere un serio impegno su questo fronte.

Il registro raccoglierà le aziende che hanno deciso di calcolare la propria impronta ambientale e di mettere in campo azioni o progetti atti a ridurre le emissioni associate alla linea produttiva. L’iniziativa, spiega il direttore dell’Ufficio del cambiamento climatico, Susana Magro, “aiuterà le aziende a prendere provvedimenti per ridurre le emissioni e a compensare la propria CO2” fornendo a tutte le PMI un manuale di calcolo del proprio peso ambientale e per il taglio delle emissioni. Secondo quanto riferito da un portavoce del Ministero, il progetto prenderà il via il prossimo anno e sarà sviluppato in tre fasi a partire dall’implementazione di un Registro Nazionale fino alla creazione di un elenco di tutti quei progetti che puntano alla riduzione della CO2 attraverso la creazione di pozzi di carbonio nazionali.

 
 
Limite al riscaldamento, verifiche delle emissioni e degli impegni e finanze sono gli elementi chiave delle fasi finali della 16/a Conferenza Onu per la lotta ai cambiamenti climatici (Cop16), a Cancun, in Messico. Due i testi sui quali i ministri dovranno alla fine dare il consenso, uno sugli obiettivi a lungo termine e uno su Kyoto.

Di seguito gli elementi centrali dei documenti:
OBIETTIVI A LUNGO TERMINE: - Limite al riscaldamento (1 grado - 1.5 gradi - 2 gradi) e concentrazione di 350 parti per milioni (oggi siamo a 394 ppm circa). Se venisse inserito, darebbe il via anche a procedure non solo di taglio delle emissioni, ma anche di cattura e stoccaggio di CO2; - Picco CO2 al 2015: andrebbe inserita la frase "il prima possibile" perché le previsioni per il 2015 parlano addirittura di quasi 450 parti per milione; - Risorse: si conferma il fondo da 30 miliardi di dollari entro il 2012 come deciso a Copenaghen ma, entro il 2020 il fondo da 100 miliardi di dollari l'anno non ha ancora fonti certe (si usa il termine "mobilitazione"). Si parla anche di un nuovo fondo finanziato con l'1,5% del Pil dei paesi industrializzati a partire da un certo anno.

PROTOCOLLO DI KYOTO: - Estensione del Trattato internazionale salva-clima: si tratta di decidere se continuare il protocollo di Kyoto, come caldeggiato dai paesi in via di sviluppo, che si sta rivelando una delle questioni più difficili. La prima serie di obiettivi scade nel 2012; - Obiettivi: decidere nuovi obiettivi nazionali o sotto il Protocollo di Kyoto del clima o sotto la convenzione Onu, o entrambi; - Misura e verifica: all'esame la misura delle emissioni dei paesi sviluppati, per esempio ogni anno, e anche il loro contributo ai fondi di aiuti per il clima ma anche misura dei gas a effetto serra dei paesi in via di sviluppo 'e le loro azioni per rallentare la crescita delle emissioni, magari ogni due-quattro anni.

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Roma guarda a Cancun, e lo fa con l'orgoglio di chi ha i numeri giusti. Per l'Italia infatti sembra a portata di mano il raggiungimento degli obiettivi fissati dall'Unione Europea al 2020 (-20% emissioni CO2), sulla base di uno studio presentato al Senato da AzzeroCo2 in collaborazione con Legambiente e Kyoto Club.

E da 'prima della classe' l'Italia si spinge a chiedere di alzare il target a -30%, ''un obiettivo fattibile, e soprattutto decisamente vantaggioso per le imprese e i cittadini'' ha detto Edoardo Zanchini di Legambiente. ''Per la prima volta, dopo oltre dieci anni - si legge nel rapporto dell'Istituto di ricerca Ambiente Italia - nel 2009 le emissioni globali di CO2 derivanti dagli usi energetici sono diminuite rispetto all'anno precedente, e in Italia le emissioni totali di gas serra sono diminuite del 4,3% tra il 1990 e il 2009. Questa riduzione e' dovuta in larga parte alla crisi economica, ma l'introduzione di una serie di misure di stimolo del mercato puo' produrre una accelerazione dei risultati raggiunti. In particolare, incidendo sui settori dove il Made in Italy e' competitivo (edilizia, automobili, illuminazione pubblica, caldaie e impianti di raffreddamento) si possono tagliare i consumi energetici di circa 9Mtep e le emissioni di Co2 di 28 Mt entro il 2020, con un saldo dell'operazione in attivo per 16 miliardi di euro'' ha sottolineato il ricercatore Rodolfo Pasinetti. 

''Il governo dovrebbe guardare con attenzione a questa ricerca - ha detto il responsabile energia di Legambiente Zanchini - perche' dimostra l'importanza di precise politiche di efficienza energetica, come spingere gli incentivi per i passaggi di elettrodomestici verso la classe A, investimenti che poi si ripagano con ben 16 miliardi di euro di benefici. Il 2020 deve essere uno scenario-sfida per il nostro Paese, che percio' deve guardare ai vantaggi, in termini di bollette meno care e posti di lavoro, di un passaggio immediato a un obiettivo -30% al 2020, come proposto dall'Unione Europea a Cancun''. ''Per la prima volta sviluppo e ambientalismo vanno d'accordo'' ha commentato il vicepresidente Kyoto Club Francesco Ferrante, che ha ricordato come negli ultimi tre anni lo sconto fiscale del 55% per chi fa edilizia ecosostenibile abbia creato 50mila posti di lavoro e cambiato la mentalita' di molti artigiani. ''L'impegno della politica e' ora creare una cornice adatta affinche' analoghi interventi possano essere realizzati a favore dell'ambiente per rilanciare l'economia, che e' - ha concluso - questione sociale prioritaria''.

Confindustria, ha detto infine Massimo Beccarello dell'universita' Milano Bicocca - ha chiesto di ''mantenere pari incentivi fino al 2020, e piu' attenzione alla ricerca'', convinta che con un investimento statale di 1,5 miliardi di euro, il beneficio possa prudentemente attestarsi di 3 miliardi di euro. Quindi, anche per Confindustria ''gli obiettivi Ue di riduzione emissioni sono alla nostra portata, e l'efficienza economica collettiva e' un buon affare''.

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CANCUN (MESSICO) - Sale l'incertezza e la preoccupazione per il risultato della 16/a Conferenza Onu sul clima (Cop16) che vede riuniti a Cancun 194 Paesi. A 24 ore dalla chiusura ufficiale, la paura e' che si lavori a un accordo al ribasso. In prima linea la Bolivia che non ha visto di buon occhio le dinamiche negoziali a cominciare da una super-riunione che ci sarebbe stata con 30-40 ministri. Si teme un nuovo testo contrariamente a quello che hanno chiesto e sostenuto i paesi dell'alternativa bolivariana (Alba) tra cui appunto Bolivia, Nicaragua, Paraguay e Venezuela. Proprio la Bolivia per superare le discussioni ha presentato una bozza di decisione finale con i principali punti in discussione a Cancun, nella quale in particolare chiede di stabilizzare il riscaldamento a non oltre un grado.

Tutti gli scenari sono aperti. Il nodo e' l'estensione del Protocollo di Kyoto. L'Africa Group spinge per avere segnali forti sul Kyoto2 (Second commitment period) ma in realta', per tenere dentro il Giappone, si profilerebbe un ''estensione del primo periodo'' con l'incognita di quanto.

L'Europa, attraverso il Commissario al clima, Connie Hedegaard, ha respinto con forza le accuse in base alle quali l'Ue starebbe uccidendo il Protocollo di Kyoto. E, dall'Italia, arriva l'appello del ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, a Cina e Usa per un impegno ''sempre maggiore sul fronte del contrasto a cambiamenti climatici''. ''L'Italia - ha detto il ministro - ha lavorato intensamente per il successo di questa Conferenza. Abbiamo cercato di essere, nell'ambito delle strategie comuni dell'Unione Europea, elemento di dialogo e mediazione per avvicinare le posizioni su vari temi chiave ribadendo in ogni sede l'importanza di un impegno che sia davvero di tutti''.

Risorse finanziarie, foreste e mitigazione (ovvero riduzione delle emissioni) i temi centrali dei negoziati.

''Tutti giochi sono aperti ma c'e' la preoccupazione del giorno prima. Noi - ha detto Mariagrazia Midulla, responsabile clima del Wwf Italia - speriamo che dai ministri non arrivi il compromesso del compromesso ma un impegno per un accordo vincolante in Sudafrica. Non bisogna perdere le speranze''. Tra gli elementi positivi Midulla mette il fatto che e' stato riconvocato il gruppo sui numeri di Kyoto (''un segnale positivo che potrebbe dare qualche impulso'') e le opzioni ancora aperte per i fondi. Inoltre tutti i paesi consultati sono per un sistema di target legalmente vincolanti per i paesi industriali.

Quello che ancora non va e' il sistema delle verifiche sugli interventi di mitigazione.

In particolare per i capitoli in campo, sui fondi per i paesi in via di sviluppo ci sono i 30 miliardi di dollari l'anno entro il 2012 come deciso a Copenaghen ma, entro il 2020, il fondo da 100 miliardi di dollari l'anno non ha ancora fonti certe (si usa il termine ''mobilitazione''). Si parla, poi, anche di un nuovo fondo finanziato con l'1,5% del Pil dei Paesi industrializzati a partire da un certo anno.

Per le foreste si prevede un fondo da 5-6 miliardi di dollari dal 2010 al 2012 e l'intervento di impedire la deforestazione e di garantire una gestione dei polmoni del Pianeta andrebbe a coprire un terzo dell'obiettivo del 40-50 per cento di riduzione di Co2 al 2050. La paura e' che in nome della riduzione delle emissioni i Governi possano prendere possesso delle terre.

Infine la mitigazione: discussione aperta su dove inserire questi obiettivi (nel piano a lungo termine o nel Protocollo di Kyoto).

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L'Asian Development Bank (ADB), l'indiana National Thermal Power Corporation e la giapponese Kyushi Electric Power Company hanno firmato un accordo di collaborazione per sviluppare e gestire in India progetti a fonti rinnovabili per 500 MW. "La joint-venture - ha dichiarato il responsabile del Dipartimento del settore privato dell'ADB, Michael Barrow - vuole aiutare l'India a raggiungere gli obiettivi nazionali che il suo governo ha indicato in materia di riduzione della dipendenza da combustibili fossili, di abbattimento delle emissioni e di miglioramento della sicurezza energetica. L'auspicio è che il nostro accordo - ha proseguito - possa essere un esempio utile ad incoraggiare operatori stranieri a venire ad investire in India nel settore delle rinnovabili". L'India è oggi il terzo consumatore di energia elettrica in Asia, dopo la Cina e il Giappone, ma la domanda di elettricità sta crescendo a ritmi assai sostenuti, con un tasso medio annuo dell'8% a partire dal 1995. Lo sfruttamento delle nuove fonti rinnovabili (cioè grande idroelettrico escluso) copre attualmente solo il10% del totale della capacità installata, ma è intenzione del governo portare questa quota al 15% entro il 2020. Attualmente in India sono installati 11.000 MW eolici. Secondo le valutazioni dell'ADN - che investirà 40 milioni di dollari per assicurarsi una partecipazione del 25% nella joint-venture - il potenziale del Paese è però di almeno 48.000 MW, mentre altri 15.000 MW potrebbero essere forniti dall'attivazione di piccoli impianti idroelettrici che rappresentano il modo migliore per fornire energia a famiglie a basso reddito nelle zone interne e remote del Paese. Vci Copyright APCOM (c) 2008
 
 
Mettere le fondamenta per un accordo globale che però non è più la questione prioritaria. Più modestamente si punta a cinque mini-accordi. E comunque l' obiettivo è in salita. Queste le basi di partenza della 16/a  che si è aperta a Cancun, in Messico. Meno show più tecnicismi, quest' anno, rispetto a Copenaghen, dove, al summit del dicembre 2009, le aspettative, caricate anche dalla presenza di oltre 120 capi di Stato e di governo, dal presidente Usa Barack Obama fino al premier cinese Wen Jiabao, furono disattese.

"La lezione più importante che abbiamo avuto da Copenaghen é che non c'é un accordo miracoloso che può risolvere il problema del cambiamento climatico", ha detto il segretario esecutivo della Convenzione Onu sul clima (Unfccc), Christiana Figueres. L'obiettivo di Cancun è quello di "porre le fondamenta" di un'architettura efficace, e di aiutare i più vulnerabili a far fronte all'impatto inevitabile dei cambiamenti climatici, ha ribadito l'esponente Onu.

La tabella di marcia non dovrà riaprire grandi questioni affrontate a Copenaghen e terreno di grande battaglia, come quella sul target di contenere il riscaldamento globale entro i due gradi, ma passare all'azione su alcuni fronti: il quadro di riferimento in materia di adattamento ai cambiamenti climatici; il meccanismo per la cooperazione tecnologica, per la condivisione del know how fra Nord e Sud del Pianeta; un aumento della capacità di gestire il fenomeno (capacity building) tramite le istituzioni; la riduzione delle emissioni da deforestazione e degrado nei paesi in via di sviluppo.

Uno dei temi chiave per i negoziati sarà quello dei finanziamenti ai paesi poveri, a partire dal fondo "Fast start" dell'Ue del periodo 2010-2012. Su quest'ultimo punto la Ue ha preso impegni per 2,4 miliardi di euro nel 2010. Al momento, ha raggiunto la cifra di 2,2 miliardi di euro, in quanto mancano i 200 milioni promessi dall'Italia. Ma la commissaria Ue al clima, Connie Hedegaard, è fiduciosa: "Per quest'anno c'é ancora una piccola sfida che dobbiamo vincere, ma per l'anno prossimo stiamo già realizzando quanto promesso".

E sempre secondo Hedegaard la conferenza di Cancun "é cruciale" per mantenere la lotta al cambio climatico dentro la cornice multilaterale delle Nazioni Unite. Degli oltre 190 paesi previsti, 132 erano presenti alla cerimonia di apertura della 16ma conferenza Onu sui cambiamenti climatici. A partire dal 7 dicembre, le delegazioni dei negoziatori saranno raggiunte dai ministri dell'Ambiente e/o dell'Energia dei loro paesi, nel tentativo - dopo Copenaghen - di ridare a questi colloqui credibilità rispetto al lungo e complesso processo negoziale lanciato dall'Onu 18 anni fa al fine di far fronte ai cambiamenti climatici.

Dal fronte della scienza arrivano però notizie poco confortanti: secondo uno studio britannico mantenere il riscaldamento globale sotto il livello dei 2 gradi, limite assunto come impegno a Copenaghen, non è più realistico, mentre è molto più probabile che nel giro di qualche decina d' anni si toccherà un aumento di temperature pari a 4 gradi causando gravi danni, soprattutto la migrazione di migliaia di persone costrette a spostarsi per la mancanza di cibo e acqua. Richiamano quindi a recuperare il tempo perduto le associazioni. Greenpeace e Wwf puntano su finanziamenti, accordo foreste e un piano per il taglio delle emissioni.

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