Il presidente del Brasile Luiz Inacio Lula da Silva, prossimo ormai alla scadenza del suo mandato, ha inaugurato nello Stato di Goias sei nuove centrali mini-idroelettriche. Dove il termine "mini" va inteso nella scala brasiliana, perché complessivamente renderanno disponibile per la rete elettrica del Paese 645 MW, sufficienti a coprire il fabbisogno elettrico di 1,2 milioni di persone nella regione di Serra do Facão. In occasione della cerimonia è stata sottolineata l'importanza della presenza di questo tipo di impianti per lo sviluppo delle aree interne del Brasile e il ruolo decisivo che essi svolgono anche ai fini di attrarre investimenti esteri. Lo sfruttamento della risorsa idrica ai fini della generazione elettrica occupa il posto centrale nel sistema energetico del Brasile, dove sono attualmente in esercizio 866 centrali idroelettriche, la cui produzione copre il 67,2% dell'elettricità generata a livello nazionale. La realizzazione degli impianti di Serra do Facão ha richiesto investimenti per 1,72 miliardi di dollari ed ha comportato l'occupazione di 5.000 persone. Oltre a creare le cosiddette "aree di preservazione permanente" per ridurre al minimo l'impatto ambientale, la società che gestirà gli impianti di Serra do Facão ha investito in infrastrutture sociali come scuole, ambulatori e attrezzature per le città direttamente interessate. Copyright APCOM (c) 2008
 
 
Un impianto combinato che unisce un parco eolico a una centrale idroelettrica ad accumulazione con sistema di pompaggio: è questa la nuova soluzione proposta in Germania per sopperire all'instabilità dell'energia eolica generando elettricità 24 ore al giorno per 7 giorni alla settimana, senza ricorrere a fonti fossili. Il progetto è al centro di un accordo fra le società tedesche RAG Montan Immobilien e RWE Innogy, che stanno pensando di realizzarlo su un cumulo di detriti prodotti dall'attività mineraria vicino alla città di Hamm (Renania settentrionale). Durante la notte o quando il vento sarà più forte, tutta o parte dell'energia prodotta dagli aerogeneratori sarà usata per pompare l'acqua da un bacino inferiore a uno superiore, posto a circa 50 metri più in alto. Durante i momenti di picco della domanda di elettricità sulla rete, l'acqua sarà invece scaricata verso il basso, azionando le turbine idrauliche. La potenza prevista per la centrale idroelettrica è compresa tra 15 e 20 MW, con bacini di accumulo dell'acqua di 600.000 metri cubi. Se gli studi di fattibilità e le sperimentazioni avranno conclusioni positive, le due società potrebbero costruire in seguito altri impianti simili nella zona. "È urgente trovare un modo per sopperire all'incostanza del vento, altrimenti la crescita di questa fonte di energia rinnovabile si fermerà. Nelle pianure della Germania settentrionale i cumuli di detriti, alti fino a 100 metri, sono un'ottima soluzione: da un lato hanno un regime di venti favorevole, dall'altro il dislivello può essere sfruttato per una centrale idroelettrica ad accumulazione con sistema di pompaggio. Inoltre non intervenendo sull'ambiente naturale si ottiene un consenso più facile dalla popolazione", ha dichiarato Fritz Vahrenholt, presidente del consiglio di amministrazione della RWE Innogy. Copyright APCOM (c) 2008
 
 
Confermata in Nicaragua la realizzazione del progetto idroelettrico di Brito, che, secondo fonti governative, verrà realizzato entro i prossimi 4 anni con un investimento di 600 milioni di dollari. Sono previste due dighe lungo il corso del fiume San Juan, per una potenza elettrica complessiva di 250 MW. Si tratta del maggior impianto di generazione elettrica del Paese. La realizzazione dell'opera comporterà benefici anche in altri settori, ad esempio consentendo l'irrigazione di 12.000 ettari di terreno e apportando miglioramenti alla navigazione sul lago Nicaragua. Preoccupazioni per le possibili ripercussioni sulla navigabilità del San Juan a valle delle dighe sono invece state espresse dal Costa Rica. Il Nicaragua ha un potenziale idroelettrico che secondo calcoli governativi ammonta a 3.300 MW, di cui attualmente solo 98 MW sono sfruttati. La differenza tra le due cifre costituisce un ampio margine su cui il Paese spera di attirare investitori esteri, anche in vista dell'ambizioso obiettivo di sviluppo delle rinnovabili che il Paese si è dato. Attualmente, infatti, tale fonti soddisfano il 34% della domanda elettrica nicaraguense, percentuale che il governo si è impegnato a portare al 94% entro il 2017. In particolare per il settore idroelettrico, nel giugno scorso il Ministero dell'Energia e delle Miniere ha annunciato che ci sono 18 progetti in fase di studio, oltre ai 6 in via di realizzazione con l'impegno di completarli entro i prossimi 4-5 anni. Copyright APCOM (c) 2008
 
 
Il presidente dell'Honduras Porfirio Lobo ha reso noto che il Banco Interamericano de Desarollo (BID) ha approvato un finanziamento di 1,2 miliardi di dollari per la realizzazione di un grande progetto idroelettrico sul fiume Patuca, nel dipartimento di Olancho. Il progetto, che sarà realizzato dalla cinese Sinohydro, prevede la costruzione di tre centrali per una potenza totale di 524 MW. Al riguardo è stato comunicato che il governo ha già rilasciato l'autorizzazione ambientale per la costruzione del primo dei tre impianti, della capacità di 104 MW. Il primo colpo di piccone sul sito dovrebbe essere dato nel prossimo mese di gennaio. Dal completamento dell'intero progetto l'Honduras si attende un contributo importante sia per soddisfare la crescente domanda di energia elettrica, sia per migliorare la propria impronta ambientale. Pur disponendo infatti di ottime risorse rinnovabili, attualmente il 75% della produzione di energia elettrica è ottenuta bruciando combustibili fossili. Copyright APCOM (c) 2008
 
 
La centrale idroelettrica venezuelana "Simón Bolívar" dislocata lungo il fiume Caroni a 100 chilometri circa dalla foce dell'Orinoco, sarà oggetto di un programma di ammodernamento e potenziamento che comporterà aumento di quasi 800 MW della sua capacità di produzione. L'intervento sarà finanziato dal Banco Interamericano de Desarollo (BID) che ha annunciato nei giorni scorsi un prestito di 700 milioni di dollari per aiutare il Venezuela ad incrementare la produzione di energia elettrica. Da parte sua, il governo venezuelano concorrerà alla realizzazione dell'opera con uno stanziamento integrativo di 609 milioni di dollari. La grande centrale, meglio conosciuta come Diga del Guri, ha oggi una potenza di 10.300 MW ed è il terzo più grande impianto per la produzione di energia elettrica al mondo (dopo quelli, anch'essi idroelettrici, delle Tre gole in Cina e di Itaipù in Brasile). Ha una importanza essenziale per il sistema energetico venezuelano, di cui copre circa il 45% della domanda totale di elettricità. Dopo tre decenni dalla sua entrata in servizio, il progetto di ammodernamento prevede la sostituzione di 6 delle venti 20 turbine per la produzione di energia e la messa in opera di una serie di altri interventi, necessari per garantire l'esercizio degli impianti per almeno altri 25 anni. A lavori terminati la potenza aggiuntiva (795 MW netti) di cui sarà dotata aumenterà di circa il 3% la capacità di generazione elettrica del Venezuela. Secondo le previsioni, il progetto sarà portato a termine entro il 2016. Copyright APCOM (c) 2008
 
 
Il presidente della Repubblica cilena, Sebastián Piñera, e il ministro dell'Energia , Ricardo Raineri, hanno inaugurato a nei giorni scorsi il nuovo complesso idroelettrico di Tinguiririca, nella regione di O'Higgins. Si tratta di due impianti (La Higuera da 155 MW e La Confluencia da 158 MW) ad acqua fluente della potenza complessiva di 313 MW, la cui realizzazione ha richiesto un investimento totale di oltre 800 milioni di dollari. La generazione attesa è di circa 1,4 miliardi di kWh l'anno, sufficienti a coprire il fabbisogno elettrico di oltre 900.000 famiglie cilene. "L'entrata in esercizio dei due impianti - ha sottolineato il ministro Raineri - rappresenta un evento significativo per un Paese che ha oggi bisogno, per poter sostenere il suo sviluppo, di ampliare e diversificare la propria produzione energetica attraverso un maggiore ricorso alle fonti pulite". La produzione di queste centrali -è stato ricordato - darà un contributo rilevante all'obiettivo che il governo cileno si è posto di aumentare del 20% entro il 2020 la partecipazione delle energie rinnovabili alla copertura dei consumi energetici nazionali. Nel marzo 2006 La Higuera è stato il primo progetto di centrale idroelettrica ad acqua fluente ad essere approvato nel meccanismo CDM (Clean Development Mechanism) previsto dal protocollo di Kyoto per favorire il finanziamento di progetti di riduzione delle emissioni di CO2 da parte dei Paesi più industrializzati in Paesi in via di sviluppo. Il progetto di La Confluencia è in fase di registrazione. Copyright APCOM (c) 2008