(TMNews) - Gli impianti a energia eolica e solare - se muniti di un adeguato sistema di immagazzinamento dell'energia - sarebbero in grado entro il 2030 di alimentare una rete di distribuzione estesa per il 99,9% del tempo, ad un costo equivalente a quelli attuali: è quanto si legge in uno studio dell'Università del Delaware. 
Come spiega il sito di Science Daily, la chiave è quella di combinare la produzione di energia con dei sistemi di immagazzinamento: le simulazioni sono state effettuate su un modello di rete (Pjm Interconnection) equivalente a un quinto della rete statunitense. 
La ricerca aveva come obbiettivo non la produzione di energia ma la minimizzazione dei costi: il risultato è che produrre in eccesso rispetto alla domanda media è meno costoso che immagazzinare energia per una futura richiesta. 

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Trasformare i rifiuti in energia. E' l'obiettivo dell'Autorità nazionale di gestione dei rifiuti del Lagos che ha avviato la produzione di elettricità attraverso il trattamento della spazzatura. "Stiamo trasformando i nostri rifiuti in energia. Abbiamo diversi punti di smistamento selettivo e riciclo dei rifiuti. Per riutilizzare la plastica abbiamo quattro centri operativi, mentre un impianto è utilizzato solo per il trattamento dei pneumatici vecchi", ha spiegato Ola Oresanya, direttore generale di Lawma, parlando ai media locali. Secondo Oresanya il programma per la produzione di energia a partire dai rifiuti dovrebbe essere esteso ad altri settori nel 2013. 

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Un investimento ''inutile'', in ''contrasto con la volonta' popolare'' delle comunita' locali e della ''Regione Calabria''. In questo modo alcune delle maggiori associazioni ambientaliste (Legambiente, Wwf Italia, Greenpeace e Lipu) parlando dell'impianto a carbone a Saline Joniche e annunciano di aver fatto ricorso al Tar del Lazio (all'inizio di novembre) contro la costruzione della centrale - che, dicono, ''a pieno regime potrebbe causare la morte prematura di 44 persone all'anno'' - da parte del consorzio Sei capeggiato dalla societa' svizzera Repower.

Il ricorso, spiegano, e' in opposizione ''all'autorizzazione della presidenza del Consiglio dei ministri''. Con questa richiesta, gli ambientalisti pero' intendono andare oltre alla centrale di Saline: si tratta di ''una vera e propria lotta al carbone'' perche' dallo ''stop al carbone in Italia di Saline Joniche cominci l'assunzione di una seria politica per tagliare le emissioni in grado di rispondere all'emergenza climatica''; In Italia, secondo le sigle ambientaliste, si dovrebbero fermare ''le lobby del carbone, a partire da Saline Joniche fino Porto Tolle e Vado Ligure'' e dovrebbe essere eliminata ''la quota del 13% di carbone dalla Strategia energetica nazionale''.

Nuccio Barilla' di Legambiente mette in evidenza il contrasto delle autorita' locali all'impianti, a cominciare dal ''comune di Montebello Jonico che ha presentato ricorso ed affianca quello della Regione''. Per Stefano Leoni, presidente del Wwf, ''occorre invertire la rotta: il 13% di carbone, indicato nel Piano, provoca il 30% delle emissioni di CO2 ed in piu' genera malattie''.(ANSA).


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(TMNews) - L'acquisto di tablet, smartphone e altri apparecchi ad alta tecnologia - in prima fila per la corsa al regalo natalizio - ha un forte impatto sul consumo delle risorse e sulle condizioni di lavoro: è quanto si legge in un comunicato dell'ong ambientalista "Amici della Terra", che ha lanciato anche un sito on-line di informazioni sull'argomento. 
L'ong denuncia il silenzio sugli effetti "spesso catastrofici" della produzione e del consumo di tali prodotti: sfruttamento eccessivo dei metalli (come lo stagno o le terre rare), condizioni di lavoro nelle fabbriche, un rinnovamento accelerato attraverso le offerte commerciali ed un basso tasso di riciclo dei prodotti (nel 2011 appena il 4,5% per i telefonini usati). 
Il sito fornisce dei consigli per prolungare la vita media del proprio cellulare - stimata attualmente in appena 18 mesi - e sul riciclaggio dei materiali; l'ong chiede inoltre una legge che obblighi i produttori a fornire una garanzia di dieci anni, in modo da incentivare i prodotti a lunga durata e la pratica delle riparazioni. 
(fonte Afp) 

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Clicca qui sotto per scaricare il report WWF “Ridurre le emissioni del settore energetico nel modo giusto” in inglese
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“Sul clima l’Unione Europea rischia di bucare l’obiettivo,  riducendo le emissioni inquinanti di appena il 40% anziché dell’85-90% entro il 2050, come invece previsto dalla roadmap energetica europea al 2050. Per rimettersi al passo con la propria tabella di marcia l’Unione Europea deve agire subito e dare priorità al risparmio energetico e alle energie rinnovabili rispetto alle fonti rischiose e dannose derivanti dai combustibili fossili e dall’energia nucleare”.  E’ l’allarmante pronostico lanciato dal nuovo rapporto del WWF sulla roadmap energetica europea al 2050, intitolato “Cutting energy related emissions the right way -  Ridurre le emissioni del settore energetico nel modo giusto” e diffuso oggi, proprio mentre si svolge il vertice internazionale sui cambiamenti climatici,a Doha, in Qatar la cop18 , e nel giorno in cui il World Meteorological Organization dell' ONU  ha annunciato che il 2012 potrebbe essere il nono anno più caldo mai registrato con una temperatura media globale di 14,45° C, più alta di 0,5° C di quella registrata dal 1961 al 1990.

Il rapporto del WWF  “Ridurre le emissioni del settore energetico nel modo giusto”, basato sulla ricerca di CE Delft, valuta i 5 scenari di decarbonizzazione della Roadmap energetica 2050 della Commissione Europea (elevata efficienza energetica, tecnologie di approvvigionamento diversificate, alte fonti energetiche rinnovabili, cattura e stoccaggio del carbonio e bassa percentuale di nucleare) e mostra come essa considera solo una gamma relativamente ristretta di opzioni di decarbonizzazione, tutte con livelli quasi identici di energia rinnovabile entro il 2030, e una componente  residua significativa di combustibili fossili fino al 2050.
“Le energie rinnovabili, pur giovani, si stanno affermando rapidamente e promettono ulteriori, positivi sviluppi.  Per contro, occorre smettere di contare sul nucleare e sulla cattura e stoccaggio del carbonio, un tentativo lodevole che però si sta dimostrando costoso e inefficace. La prospettiva a 40 anni chiarisce anche che mentre il gas ha un ruolo importante all'inizio, il suo uso deve poi diminuire fortemente nel corso del tempo, se vogliamo raggiungere i nostri obiettivi sul clima e contribuire agli sforzi internazionali con un ruolo non secondario. Il report del WWF sulla UE riflette le conclusioni del dossier ‘Obiettivo 2050’ commissionato dal WWF Italia al REF-E per il nostro Paese, segno che c’è una tendenza europea che conviene a tutti”,  ha dichiarato Mariagrazia Midulla, Responsabile Policy Clima ed Energia del WWF Italia, che in questi giorni è a Doha per seguire i negoziati del vertice sui cambiamenti climatici.

RIDURRE LE EMISSIONI INQUINANTI IN 4 MOSSE. 
Il rapporto del WWF dimostra anche che l’Unione Europea potrebbe trarre maggiori benefici da opzioni più ambiziose, come la riduzione del 95% delle emissioni  inquinanti, combinando alti standard di produzione di energia rinnovabile e risparmio energetico. In particolare lo studio WWF individua quattro lezioni chiave per il raggiungimento di una maggiore riduzione delle emissioni legate al comparto dell’energia, e riducendo così la minaccia del cambiamento climatico:
 
1. Il risparmio energetico è il fattore chiave per la decarbonizzazione del sistema energetico;
2. La finestra di opportunità per aumentare la produzione da fonti rinnovabili è aperta oggi, e va sfruttata;
3. Le nuove infrastrutture elettriche devono aiutare lo sviluppo delle rinnovabili su scala europea, mentre quelle per il gas appaiono sovradimensionate;
4. Puntare al 95% di decarbonizzazione sin dall’inizio vuol dire dettare le regole del gioco
 

IL ‘CLIMA CHE CONVIENE’:  CON 100% RINNOVABILI ENTRO 2050 UN RISPARMIO DI 4MILA MLD DI EURO. 
La crescita vertiginosa del costo economico, sociale e ambientale del nostro attuale sistema energetico, nonché  la minaccia imminente di un disastro legato al cambiamento climatico, inverte l’onere della prova: sono le fonti diverse  dalle rinnovabili a dover giustificare il proprio utilizzo, non il contrario.
I rischi inaccettabili del cambiamento climatico possono essere evitati solo se i paesi sviluppati riducono le loro emissioni di gas serra del 40% entro il 2020 e del 95% entro il 2050. Il raggiungimento di questo migliorerà la probabilità del riscaldamento di rimanere al di sotto di 2 ° C, e di tenere a portata di mano obiettivo del WWF di un 1,5 ° C max.
La visione del WWF di un mondo alimentato dal 100% di energie rinnovabili entro la metà di questo secolo è realizzabile. Anche se questo sforzo di transizione richiede investimenti significativi, il raggiungimento vorrebbe dire che permetterebbe di risparmiare a livello globale circa 4mila miliardi di euro l’anno entro il 2050 attraverso l’efficienza energetica e la riduzione dei costi del carburante rispetto a uno scenario del mantenimento dei sistemi produttivi  attuali.


 
 
(Rinnovabili.it) - Da oggi entra in vigore la Direttiva europea 2012/27/UE sull’Efficienza Energetica destinata a garantire il raggiungimento degli obiettivi di riduzione e risparmio del 20% entro il 2020, stabiliti dall’Unione. Approvata i primi di ottobre e pubblicata in Gazzetta Ufficiale della Comunità Europea lo scorso 14 novembre, l’Energy Efficiency Directive modifica le precedenti direttive 2009/125/CE e 2010/30/UE, abrogando le ormai obsolete direttive 2004/8/CE e 2006/32/CE, e mette finalmente a disposizione degli Stati Membri un quadro comune per le misure di riferimento. A partire dal 30  aprile 2013, e con cadenza annuale, ciascuno Stato sarà chiamato a riferire sui progressi realizzati nel conseguimento degli obiettivi, mentre entro il 30 aprile del 2014, e successivamente ogni tre anni, sarà necessario fissare gli obiettivi nazionali indicativi dell’efficienza energetica, basati sul consumo e sul risparmio di energia primaria o finale.

A questo punto spetterà alla Commissione valutare, entro il 30 giugno 2014, “i progressi compiuti (da ciascuno Stato Membro) e se l’Unione sia in grado di raggiungere un consumo energetico non superiore a 1 474 Mtoe di energia primaria e/o non superiore a 1 078 Mtoe di energia finale entro il 2020”.

Ruolo esemplare degli edifici degli enti pubblici

I primi a dare l’esempio dovranno essere gli enti statali che, a partire dal 1° gennaio 2014, saranno chiamati a rinnovare annualmente almeno il 3% della superficie coperta utile del proprio patrimonio immobiliare, sia solo occupato che di proprietà, adeguandoli quantomeno ai requisiti minimi di prestazioni energetiche stabiliti. La norma sarà applicata in un primo momento a tutti gli edifici statali con una superficie coperta utile superiore ai 500 mq, abbassando la soglia a 250mq a partire dal 9 luglio 2015.

Regimi obbligatori di efficienza energetica per i distributori di energia

Le imprese energetiche di pubblica utilità, i distributori di energia e le società di vendita di energia al dettaglio saranno chiamate a rispettare nel periodo 2014-2020 un obiettivo cumulativo di risparmio energetico, pari almeno all’1,5% annuo  sul volume totale dell’energia venduta ai consumatori.

Audit energetici e sistemi di gestione dell’energia

A partire dal dicembre 2015 tutte le grandi imprese dovranno sottoporsi ogni 4 anni ad audit energetici, “svolti in maniera indipendente da esperti qualificati e/o accreditati secondo criteri di qualificazione, o eseguiti e sorvegliati da autorità indipendenti conformemente alla legislazione nazionale”, per assicurare la massima trasparenza e soprattutto il massimo ritorno in termini di efficienza.

Programma di informazione e coinvolgimento dei consumatori

Gli Stati Membri saranno inoltre chiamati a facilitare e promuovere un uso efficiente dell’energia anche da parte di piccoli clienti di energia e dalle utenze domestiche, incoraggiando anche cambiamenti comportamentali ad esempio attraverso forme di incentivazione fiscale.

 
 
(TMNews) - Il più grande impianto fotovoltaico dell'Africa verrà costruito in Ghana: lo ha annunciato Blue Energy, l'azienda inglese dietro al mega-progetto da 300 milioni di euro circa, come scrive il Guardian.
La nuova spinta alle energie rinnovabili del paese produttore di cacao e petrolio, prevede di creare centinaia di posti di lavoro e di aumentare la capacità elettrica del Ghana del 6%, nonchè di ridurre le emissioni di anidride carbonica.
L'impianto fotovoltaico da 155 MW sarà totalmente operativo a partire dall'ottobre 2015, ha affermato Blue Energy, che ha già costruito un'azienda solare trenta volte più piccola fuori Swindon, nel Wiltshire, sud-ovest dell'Inghilterra. I lavori del progetto, intitolato "Nzema", cominceranno vicino al villaggio di Aiwiaso, nell'ovest del Ghana per la fine dell'anno prossimo, con l'installazione di circa 630mila di moduli fotovoltaici.
L'impianto, che quando è stato progettato prometteva di essere il quarto più grande al mondo, sarà il primo a ricevere gli incentivi stanziati dal governo nel 2011.

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(TMNews) - Una turbina eolica a km zero costruita dai rottami. In Kenia, dove oltre l'80% degli abitanti, ovvero circa 30 milioni di persone, non ha accesso all'elettricità, una società sta diffondendo l'eolico fai-da-te realizzato con l'e-waste. È questo il progetto, infatti, di Access:energy, divisione energetica di Access:collective, che si occupa dello sviluppo dell'Africa orientale e vuole diffondere l'utilizzo di mini turbine eoliche.
Il sito spiega Greeenme.it spiega che l'obbiettivo è quello di dare alla popolazione le conoscenze tecniche per realizzare i propri aerogeneratori a partire da rottami metallici, parti di automobili e rifiuti elettronici. Nei Paesi in via di sviluppo l'energia del vento, infatti è ancora troppo poco utilizzata. Colpa soprattutto dei costi proibitivi, che spingono spesso a preferire i pannelli fotovoltaici importati dall'estero.
Il dispositivo realizzato dall'azienda si chiama Night Heron Turbine e produce energia elettrica ad un costo di due o tre volte inferiore rispetto ai pannelli solari fotovoltaici equivalenti in potenza. È in grado di generare energia sufficiente per 50 abitazioni rurali (circa 2,5 kWh al giorno), e, soprattutto, può essere costruito con materiali di provenienza locale.Gli usi sono praticamente infiniti, permettendo alle persone di caricare i telefoni cellulari da casa, dando alle cliniche energia sufficiente a mantenere accesi i macchinari o fornendo luce non inquinante, libera dal cherosene, ai bambini che vogliono studiare.

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L'Asian Development Bank (ADB), l'indiana National Thermal Power Corporation e la giapponese Kyushi Electric Power Company hanno firmato un accordo di collaborazione per sviluppare e gestire in India progetti a fonti rinnovabili per 500 MW. "La joint-venture - ha dichiarato il responsabile del Dipartimento del settore privato dell'ADB, Michael Barrow - vuole aiutare l'India a raggiungere gli obiettivi nazionali che il suo governo ha indicato in materia di riduzione della dipendenza da combustibili fossili, di abbattimento delle emissioni e di miglioramento della sicurezza energetica. L'auspicio è che il nostro accordo - ha proseguito - possa essere un esempio utile ad incoraggiare operatori stranieri a venire ad investire in India nel settore delle rinnovabili". L'India è oggi il terzo consumatore di energia elettrica in Asia, dopo la Cina e il Giappone, ma la domanda di elettricità sta crescendo a ritmi assai sostenuti, con un tasso medio annuo dell'8% a partire dal 1995. Lo sfruttamento delle nuove fonti rinnovabili (cioè grande idroelettrico escluso) copre attualmente solo il10% del totale della capacità installata, ma è intenzione del governo portare questa quota al 15% entro il 2020. Attualmente in India sono installati 11.000 MW eolici. Secondo le valutazioni dell'ADN - che investirà 40 milioni di dollari per assicurarsi una partecipazione del 25% nella joint-venture - il potenziale del Paese è però di almeno 48.000 MW, mentre altri 15.000 MW potrebbero essere forniti dall'attivazione di piccoli impianti idroelettrici che rappresentano il modo migliore per fornire energia a famiglie a basso reddito nelle zone interne e remote del Paese. Vci Copyright APCOM (c) 2008