I sindaci di alcuni piccoli centri della Sardegna (Zeddiani, Riola Sardo, Baratili e Nurachi) in provincia di Oristano lanciano l’allarme e chiedono l’intervento dell’esercito dato che da qualche giorno si trovano impotenti dinanzi all’infestazione del Giacinto d’acqua, la specie vegetale che sta portando al collasso il fiume Rio Mare Foghe che è collegato allo stagno di Cabras, una fra le zone umide più importanti per biodiversità della Sardegna. Su Ecoblog, appena qualche settimana fa, abbiamo riportato notizia dei possibili pericoli che l’infestazione di questa specie avrebbe potuto provocare se non si fosse intervenuti rapidamente sulla questione.

Ebbene proprio nei giorni scorsi lo spettro si è materializzato: si è infatti verificata una colossale moria di pesci nelle acque del fiume legata all’abbassamento dell’ossigeno presente nell’acqua; sta quindi accadendo quello che poco tempo fa un po’ tutti avevano annunciato con preoccupazione. Per tentare di debellare questa pianta da qualche settimana ci sono i mezzi e gli operai della Provincia di Oristano, i quali, nonostante gli sforzi, hanno dimostrato di non possedere né i mezzi né il numero di unità lavorative sufficienti poiché il giacinto d’acqua continua a svilupparsi e a rigenerarsi in modo velocissimo.

Tuttavia la richiesta dell’intervento dell’esercito è sembrata per alcuni una mobilitazione eccessiva che in realtà servirebbe semplicemente a nascondere le responsabilità di chi ha fortemente sottovalutato il problema in prima analisi. D’altro canto i sindaci locali si affrettano a far sapere che la situazione è ormai al limite del collasso e che il problema, indipendentemente dall’errore di valutazione nei tempi, sarebbe stato comunque fuori portata dagli interventi ordinari.

In mezzo a questo rimbalzarsi di responsabilità l’attuale unica certezza è che, ad una settimana esatta dalla richiesta dell’intervento dell’esercito, i pochi operai continuano a lavorare in esiguo numero e la sopravvivenza dell’ecosistema continua a rimanere fortemente a rischio.

Via | Unionesarda.it

 
 
La centrale nucleare di Daya Bay, in Cina, è al centro di una polemica fondata sui suoi incidenti, presunti o reali. Sarebbero infatti almeno tre i problemi riscontrati negli ultimi cinque mesi, ma i proprietari dell’impianto negano.

Daya Bay è una centrale giovane, inaugurata nel 1993, costruita da Framatome (oggi Areva) con tecnologia PWR, cioè la generazione precedente agli Epr che dovrebbero essere installati in Italia con l’accordo Enel-Edf. Nonostante la giovane età i problemi, seppur di piccola entità, non mancano. Gli ultimi tre ad aprile e maggio e ottobre: tre “microfessure” nel circuito di raffreddamento che furono rivelati alla popolazione diverse settimane dopo. Si disse che non c’era stata fuoriuscita di radiazioni.

A giugno Radio Free Asia tira fuori la notizia che c’è stata una perdita da una barra di combustibile. China Light & Power, proprietaria dell’impianto, smentisce tutto e, ad oggi, non è chiaro cosa sia successo. La popolazione locale, e anche quella di Hong Kong che non è lontana, non ha mai gradito la centrale: manifestazioni prima e durante la costruzione, insofferenza oggi che non riescono a capire se e quando ci sono gli incidenti.

Via | Green et Vert