Si chiama “D*Haus” l’incredibile progetto degli architetti inglesi David Grunberg e Daniel Woolfson: una casa che è in grado di cambiare sua forma a seconda delle esigenze ambientali, ottimizzando i consumi energetici per luce e riscaldamento. 

Può assumere otto diverse configurazioni, rispondendo meglio alle condizioni stagionali, meteorologiche ed astronomiche. 

Il concetto dell’innovativo edicificio è basato sul “Haberdasher’s Puzzle” del matematico Henry Dudeney che, all’inizio del ventesimo secolo, ha scoperto il modo di selezionare un quadrato riorganizzando le sue parti in triangoli equilateri. Seguendo questa logica, l’estrema flessibilità della casa permette un migliore adattamento all’estate, all’inverno, al giorno e alla notte. 

L’edificio è composto da due camere da letto, un soggiorno a pianta aperta ed un bagno che può essere adattato per soddisfare le esigenze delle diverse situazioni di vita. Le spesse mura esterne possono diventare, scorrendo su dei binari, delle pareti interne o esterne. Ad esempio in estate si può scegliere la configurazione che vede la camera da letto affacciata ad est per guardare il sorgere del sole. 

Secondo i progettisti la D*Haus è «il prodotto di una realizzazione matematica applicata: ispirato al puzzle di logica di Dudeney, ogni abitazione è in grado di adattarsi all’evoluzione dei modelli di vita del futuro». 

 
 
(TMNews) - Gli uffici della Deutsche Bank sono stati perquisiti oggi nell'ambito di un'inchiesta per frode fiscale legata al mercato dei diritti delle emissioni di CO2 in Germania. "Nell'ambito dell'inchiesta in corso contro persone sospettate di frode fiscale legata al commercio dei diritti delle emissioni di anidride carbonica, gli inquirenti hanno perquisiti la sede della Deutsche Bank a Francoforte", ha detto un portavoce dell'istituto, sottolineando la "piena collaborazione con le autorità". 
Stando a quanto riferito dal settimanale Der Spiegel, sono circa 500 gli agenti di polizia coinvolti nelle perquisizioni condotte negli uffici della banca così come negli appartamenti di alcuni dipendenti a Francoforte, Berlino e Dusseldorf. Lo stesse settimanale ha precisato che sono almeno 25 i dipendenti finiti sotto inchiesta e che contro cinque di loro è stato già spiccato un mandato di arresto. 
Nel dicembre dello scorso anno, sei imprenditori - tre britannici, due tedeschi e un francese - sono stati condannati a pene da tre a sette anni di prigione per non aver pagato le tasse sul mercato dei diritti delle emissioni di CO2. L'indagine è ancora in corso per appurare eventuali complicità. Gli inquirenti sospettano che i dipendenti della Deutche Bank abbiano svolto il ruolo di intermediari finanziari per la frode. La banca tesdesca è già intervenuta con licenziamenti e sospensioni. (fonte Afp) 

TMNews 
 
 
di Paolo Virtuani per corriere.it

Gli americani lanciano l'allarme: il riscaldamento globale mette a rischio la coltivazione del frumento. In pratica, si rischia un mondo senza pasta e senza pane, annuncia l'ultimo numero diNewsweek. Il frumento, infatti, dei principali cereali (con mais e riso è alla base dell'alimentazione mondiale) è quello più suscettibile all'aumento delle temperature, in particolare il grano duro con il quale si fa la pasta. Secondo David Lobell, del Centro per la sicurezza alimentare e l'ambiente dell'Università di Stanford, negli ultimi 50 anni l'aumento delle temperatura media globale di circa mezzo grado centigrado ha comportato una diminuzione del 5,5% della produzione mondiale di frumento.

PROSPETTIVE - Da qui al 2050 le aree di coltivazione dei principali Paesi produttori di grano (Usa, Canada, Cina, India, Russia e Australia) dovranno fronteggiare estati più calde e siccitose delle attuali (un problema che nel 2012 è stato particolarmente sentito dagli agricoltori americani del Midwest, colpiti dalla peggiore siccità degli ultimi 50 anni). Secondo un rapporto dell'International Food Policy Research Institute (Ifpri), la produzione subirà un declino stimabile di circa un quarto e si sa per certo che la popolazione aumenterà fino a raggiungere i 9-10 miliardi di persone. Tutti dati che portano aprevedibili aumenti dei prezzi (come ha già paventato la Fao) che possono mettere a repentaglio la possibilità delle popolazioni più povere - la cui dieta è basata principalmente sui cereali - di potersi procurare il cibo. E la penuria di cereali è da sempre il principale innesco di disordini, rivolte e rivoluzioni come è avvenuto anche di recente in Indonesia e tra il 2007 e il 2008 quando i prezzi hanno subito un'improvvisa impennata.

CALO - Ma c'è davvero il pericolo di un forte calo della produzione di frumento a causa dell'aumento delle temperature globali? Sì e no, secondo gli esperti. In certe aree la produzione potrebbe subire una forte contrazione (Usa, Cina, India, Australia), ma con lo spostamento a latitudini più elevate della linea di coltivazione potrebbero rendersi disponibili grandi aree del nord (Canada, Russia-Siberia, Scandinavia) - ora coperte da foreste - e del sud (Argentina) ora steppose.

ITALIA - E in Italia? Sicuramente le coltivazioni saranno interessate, specialmente quella del grano duro (il 75% della produzione mondiale avviene nel bacino del Mediterraneo). Ma la recente decodificazione del genoma del frumento potrebbe aprire la strada a nuove varietà più resistenti al caldo e alla scarsità d'acqua. Forse il pane e la pasta non mancheranno sulle nostre tavole e continueremo a mangiare la pizza. Magari fatta con la farina che arriverà dalla... Finlandia.

 
 
Immagine
Non si torna indietro ma non si va neppure avanti. Al vertice sui cambiamenti climatici a Doha alla fine è arrivato l’accordo minimo, quello che permette di proseguire nella riduzione delle emissioni di Co2 fino al 2020, con l’obbligo di ridurle fra il 25 e il 40 per cento rispetto ai livelli del 1990. L’accordo spirava alla fine del 2013 e non rinnovarlo avrebbe significato il liberi tutti.  

Il semplice proseguimento non risolve certo il problema del riscaldamento globale. Una serie di studi pubblicati in questi giorni anche per mettere pressione sugli inviati a Doha ha mostrato che, per esempio, il ritmo di scioglimento dei ghiacci al Polo Sud e in Groenlandia è triplicato nell’ultimo decennio e l’innalzamento del livello dei mari, seppure limitato finora a 11 millimetri sta accelerando in misura rilevabile in modo certo. Altro dato, i primi 11 mesi del 2012 sono stati i più caldi di sempre negli Stati Uniti, e l’anno si avvia a battere il record del 1998.  

Ma sono proprio gli Usa i grandi assenti dal protocollo di Kyoto. Assieme a India e Cina, anche loro esentate, rappresentano i due terzi delle emissioni globali. I firmatari di Kyoto, Unione europea in testa, rappresentano ormai soltanto il 15 per cento delle emissioni di gas serra. Rispetto al dicembre del 1997, quando fu firmato l’accordo il Giappone, la Cina è cresciuta a dismisura, ed è oggi la più grande inquinatrice. Ma acnhe Stati Uniti e India emettono più Co2 rispetto ad allora. Per non parlare dei Paesi del Golfo e dello stesso Qatar che ha ospitato i lavori, i più grandi inquinatori pro-capite.  

La crisi globale, da una parte, ha rallentato o fatto calare le emissioni nei Paesi occidentali, tanto che l’Europa dovrebbe centrare gli obiettivi del 2020 senza troppe difficoltà, ma ha anche reso meno disponibili le potenze industriali a imbarcarsi in programmi che possono ridurre la competitività. E i costi dei disastri ambientali - per restare negli Usa, l’uragano Sandy costerà 80 miliardi di dollari a imprese e contribuenti - non vengono messi nel conto.  


 
 
(TMNews) - C'è aria di flop alla 18esima conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, che si è aperta il 26 novembre e si conclude oggi a Doha, in Quatar: i partecipanti restano fortemente divisi sul Kyoto2, che dal 2013 dovrebbe entrare in vigore per contribuire al taglio delle emissioni dei Paesi sviluppati al posto del Kyoto 1, e sul Green Fund, i fondi per i paesi in via di sviluppo. 
I delegati tra ieri e questa notte hanno provato in tutti i modi a trovare un accordo su un progetto di transizione che argini i cambiamenti climatici e apra la strada a un nuovo trattato che entri in vigore nel 2020. "C'è un alto livello di disaccordo sul pacchetto attuale", ha spiegato il ministro degli Esteri di Nauru, stato insulare dell'Oceania, Kieren Keke, durante la pausa pranzo seguita all'acceso dibattito notturno. "In generale, l'attuale pacchetto riguarda ampiamente la prosecuzione del dibattito e molto poco l'azione", ha aggiunto. 
Stati Uniti e Unione europea si sono rifiutati di fornire cifre concrete per gli stanziamenti del 2013-2020, tirando in ballo le difficoltà legate alla crisi economica attuale. 

TMNews 
 
 
(TMNews) - Il ministro della Salute iraniano, la signora Marzieh Vahid Dastjerdi, ha invitato gli abitanti di Teheran a lasciare la città, dopo che da qualche giorno è stato raggiunto un picco di inquinamento che ha fatto annullare una riunione del consiglio dei ministri. "Se gli abitanti di Teheran hanno la possibilità di andarsene, faranno meglio a farlo per evitare queste condizioni" atmosferiche, ha spiegato la "ministra". 
Da diversi giorni è stato toccato il livello di allerta nella capitale iraniana, come in altre grandi città del paese degli Ayatollah, con ieri e oggi dichiarati giorni festivi in scuole, università e uffici pubblici. Sempre a causa dell'allarme inquinamento è stata annullata una riunione del consiglio dei ministri, ha riferito l'agenzia ufficiale Fars. 
Nonostante le misure, "la qualità dell'aria resta a livelli pericolosi e la concentrazione delle emissioni inquinanti è aumentata nelle ultime 24 ore", ha dichiarato un ispettore dei servizi di controllo per la qualità dell'aria. 
Secondo il ministro della Sanità, le visite negli ambulatori di cardiologia sono aumentate del 30% negli ultimi giorni, con un tasso del 15% negli ospedali. Chi si presenta soffre in particolare di mal di testa, difficoltà respiratorie e nausee. 

TMNews 


 
 
Il mese di Novembre appena trascorso ha fatto registrare per l'Italia, un'anomalia di temperatura pari a +2.4°C rispetto alla media del periodo 1971-2000, collocandosi al quarto posto tra i mesi di Novembre più caldi degli ultimi due secoli. Sono dati ISAC-CNR, dai quali emerge inoltre che ''le temperature piuttosto miti di novembre hanno contribuito all'anomalia positiva della stagione autunnale che chiude con +1.6°C sopra la media, salendo al terzo posto tra le stagioni autunnali più calde dal 1800 ad oggi''.

''L'autunno caldo e l'estate eccezionale (la seconda più calda di sempre) fanno chiudere (dal punto di vista meteorologico) il 2012 a +1.17°C di anomali rispetto alla media 1971-2000, quarto più caldo dal 1800 ad oggi'', prosegue il CNR.

''Per quanto riguarda le precipitazioni, il mese di novembre ha fatto registrare importanti accumuli, con un +66% a livello nazionale, concentrati soprattutto nell'Italia settentrionale dove, mediamente, sono cadute due volte e mezzo le precipitazioni che solitamente cadono in novembre, compensando parzialmente il pesante deficit idrico che perdurava ormai da molti mesi''.


RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA
 
 
(TMNews) - Il problema di un eccesso di quote di emissione - dagli addetti ai lavori battezzato "aria calda" - si preannuncia il più grande nodo nei negoziati sul clima in corso a Doha. Alla Conferenza sul clima, in corso a Doha fino al 7 dicembre, gli osservatori stanno dicendo apertamente che il secondo periodo di impegno del Protocollo di Kyoto (KP2) - l'unico accordo giuridicamente vincolante in tutto il mondo sui cambiamenti climatici - è a rischio a causa delle posizioni della Russia e della Polonia, denunciano Greenpeace e WWF. 
Già nel 1997 alle economie in transizione dell'Europa orientale sono stati dati obiettivi troppo generosi. All'avvio del protocollo di Kyoto, alcuni Paesi hanno ricevuto un limite superiore di emissioni nella forma di crediti di carbonio - noti come Aau (Assigned Amount Units) e comunemente definiti come "aria calda". Se i Paesi avessero emesso meno di questo limite, avrebbero potuto scambiare la differenza come crediti di carbonio. E' stato stimato che rimarranno ancora fino a 13 miliardi di tonnellate in termini di AAU, quando la prima fase del protocollo di Kyoto terminerà, fra quattro settimane. Ogni credito vale quanto una tonnellata di Co2 in atmosfera e contribuisce al cambiamento climatico. La ragione principale per un surplus di AAU in alcuni paesi è quasi interamente dovuto al calo nelle economie dei paesi dell'Europa orientale come la Russia, l'Ucraina e la Polonia. 
L'Europa è profondamente divisa sulla questione e la Polonia insiste sul pieno riporto dell' "aria calda" nel secondo periodo di impegno e oltre (post-2020). Se l'UE capitola davanti alla Polonia, ricca di carbone, l'Europa potrebbe finire per perdere la sua credibilità come leader nella lotta ai cambiamenti climatici. 

TMNews 
 
 
Limite al riscaldamento, verifiche delle emissioni e degli impegni e finanze sono gli elementi chiave delle fasi finali della 16/a Conferenza Onu per la lotta ai cambiamenti climatici (Cop16), a Cancun, in Messico. Due i testi sui quali i ministri dovranno alla fine dare il consenso, uno sugli obiettivi a lungo termine e uno su Kyoto.

Di seguito gli elementi centrali dei documenti:
OBIETTIVI A LUNGO TERMINE: - Limite al riscaldamento (1 grado - 1.5 gradi - 2 gradi) e concentrazione di 350 parti per milioni (oggi siamo a 394 ppm circa). Se venisse inserito, darebbe il via anche a procedure non solo di taglio delle emissioni, ma anche di cattura e stoccaggio di CO2; - Picco CO2 al 2015: andrebbe inserita la frase "il prima possibile" perché le previsioni per il 2015 parlano addirittura di quasi 450 parti per milione; - Risorse: si conferma il fondo da 30 miliardi di dollari entro il 2012 come deciso a Copenaghen ma, entro il 2020 il fondo da 100 miliardi di dollari l'anno non ha ancora fonti certe (si usa il termine "mobilitazione"). Si parla anche di un nuovo fondo finanziato con l'1,5% del Pil dei paesi industrializzati a partire da un certo anno.

PROTOCOLLO DI KYOTO: - Estensione del Trattato internazionale salva-clima: si tratta di decidere se continuare il protocollo di Kyoto, come caldeggiato dai paesi in via di sviluppo, che si sta rivelando una delle questioni più difficili. La prima serie di obiettivi scade nel 2012; - Obiettivi: decidere nuovi obiettivi nazionali o sotto il Protocollo di Kyoto del clima o sotto la convenzione Onu, o entrambi; - Misura e verifica: all'esame la misura delle emissioni dei paesi sviluppati, per esempio ogni anno, e anche il loro contributo ai fondi di aiuti per il clima ma anche misura dei gas a effetto serra dei paesi in via di sviluppo 'e le loro azioni per rallentare la crescita delle emissioni, magari ogni due-quattro anni.

© Copyright ANSA - Tutti i diritti riservati

 
 
CANCUN (MESSICO) - Sale l'incertezza e la preoccupazione per il risultato della 16/a Conferenza Onu sul clima (Cop16) che vede riuniti a Cancun 194 Paesi. A 24 ore dalla chiusura ufficiale, la paura e' che si lavori a un accordo al ribasso. In prima linea la Bolivia che non ha visto di buon occhio le dinamiche negoziali a cominciare da una super-riunione che ci sarebbe stata con 30-40 ministri. Si teme un nuovo testo contrariamente a quello che hanno chiesto e sostenuto i paesi dell'alternativa bolivariana (Alba) tra cui appunto Bolivia, Nicaragua, Paraguay e Venezuela. Proprio la Bolivia per superare le discussioni ha presentato una bozza di decisione finale con i principali punti in discussione a Cancun, nella quale in particolare chiede di stabilizzare il riscaldamento a non oltre un grado.

Tutti gli scenari sono aperti. Il nodo e' l'estensione del Protocollo di Kyoto. L'Africa Group spinge per avere segnali forti sul Kyoto2 (Second commitment period) ma in realta', per tenere dentro il Giappone, si profilerebbe un ''estensione del primo periodo'' con l'incognita di quanto.

L'Europa, attraverso il Commissario al clima, Connie Hedegaard, ha respinto con forza le accuse in base alle quali l'Ue starebbe uccidendo il Protocollo di Kyoto. E, dall'Italia, arriva l'appello del ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, a Cina e Usa per un impegno ''sempre maggiore sul fronte del contrasto a cambiamenti climatici''. ''L'Italia - ha detto il ministro - ha lavorato intensamente per il successo di questa Conferenza. Abbiamo cercato di essere, nell'ambito delle strategie comuni dell'Unione Europea, elemento di dialogo e mediazione per avvicinare le posizioni su vari temi chiave ribadendo in ogni sede l'importanza di un impegno che sia davvero di tutti''.

Risorse finanziarie, foreste e mitigazione (ovvero riduzione delle emissioni) i temi centrali dei negoziati.

''Tutti giochi sono aperti ma c'e' la preoccupazione del giorno prima. Noi - ha detto Mariagrazia Midulla, responsabile clima del Wwf Italia - speriamo che dai ministri non arrivi il compromesso del compromesso ma un impegno per un accordo vincolante in Sudafrica. Non bisogna perdere le speranze''. Tra gli elementi positivi Midulla mette il fatto che e' stato riconvocato il gruppo sui numeri di Kyoto (''un segnale positivo che potrebbe dare qualche impulso'') e le opzioni ancora aperte per i fondi. Inoltre tutti i paesi consultati sono per un sistema di target legalmente vincolanti per i paesi industriali.

Quello che ancora non va e' il sistema delle verifiche sugli interventi di mitigazione.

In particolare per i capitoli in campo, sui fondi per i paesi in via di sviluppo ci sono i 30 miliardi di dollari l'anno entro il 2012 come deciso a Copenaghen ma, entro il 2020, il fondo da 100 miliardi di dollari l'anno non ha ancora fonti certe (si usa il termine ''mobilitazione''). Si parla, poi, anche di un nuovo fondo finanziato con l'1,5% del Pil dei Paesi industrializzati a partire da un certo anno.

Per le foreste si prevede un fondo da 5-6 miliardi di dollari dal 2010 al 2012 e l'intervento di impedire la deforestazione e di garantire una gestione dei polmoni del Pianeta andrebbe a coprire un terzo dell'obiettivo del 40-50 per cento di riduzione di Co2 al 2050. La paura e' che in nome della riduzione delle emissioni i Governi possano prendere possesso delle terre.

Infine la mitigazione: discussione aperta su dove inserire questi obiettivi (nel piano a lungo termine o nel Protocollo di Kyoto).

© Copyright ANSA - Tutti i diritti riservati