Un investimento ''inutile'', in ''contrasto con la volonta' popolare'' delle comunita' locali e della ''Regione Calabria''. In questo modo alcune delle maggiori associazioni ambientaliste (Legambiente, Wwf Italia, Greenpeace e Lipu) parlando dell'impianto a carbone a Saline Joniche e annunciano di aver fatto ricorso al Tar del Lazio (all'inizio di novembre) contro la costruzione della centrale - che, dicono, ''a pieno regime potrebbe causare la morte prematura di 44 persone all'anno'' - da parte del consorzio Sei capeggiato dalla societa' svizzera Repower.

Il ricorso, spiegano, e' in opposizione ''all'autorizzazione della presidenza del Consiglio dei ministri''. Con questa richiesta, gli ambientalisti pero' intendono andare oltre alla centrale di Saline: si tratta di ''una vera e propria lotta al carbone'' perche' dallo ''stop al carbone in Italia di Saline Joniche cominci l'assunzione di una seria politica per tagliare le emissioni in grado di rispondere all'emergenza climatica''; In Italia, secondo le sigle ambientaliste, si dovrebbero fermare ''le lobby del carbone, a partire da Saline Joniche fino Porto Tolle e Vado Ligure'' e dovrebbe essere eliminata ''la quota del 13% di carbone dalla Strategia energetica nazionale''.

Nuccio Barilla' di Legambiente mette in evidenza il contrasto delle autorita' locali all'impianti, a cominciare dal ''comune di Montebello Jonico che ha presentato ricorso ed affianca quello della Regione''. Per Stefano Leoni, presidente del Wwf, ''occorre invertire la rotta: il 13% di carbone, indicato nel Piano, provoca il 30% delle emissioni di CO2 ed in piu' genera malattie''.(ANSA).


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Il movimento globale per il recupero di 150 milioni di ettari degradati di foreste e' vicino al primo traguardo: grazie agli ultimi impegni assunti da Costarica e El Salvador, verranno riportati in salute 50 milioni di ettari di polmoni verdi. L'annuncio arriva dallUnione mondiale per la conservazione della natura (Iucn), grande supporter dell'iniziativa, la cosiddetta ''Bonn Challenge'', lanciata dall'Associazione globale per il ripristino del paesaggio forestale (GPFLR).

Costarica e El Salvador si uniscono cosi' alla truppa che ha promesso di intervenire per la riforestazione di alcune aree: Usa, Ruanda e il 'Brazilian Mata Atlantica Restoration Pact'.

''I governi e le popolazioni - afferma Julia Marton-Lefevre, direttore generale dell'Iucn - stanno chiedendo soluzioni fattibili per le maggiori minacce attuali, inclusi i cambiamenti climatici. La Bonn Challenge e' una soluzione basata sulla natura, questo e' il motivo per cui sta catturando l'attenzione mondiale''. Calcolando anche una dichiarazione di intenti dell'India per oltre 20 milioni di ettari e altri 20 milioni da parte della 'Meso american alliance for peoples and forests', l'obiettivo dei 50 milioni di ettari di foreste sottratti al degrado secondo l'Iucn e' a portata di mano. ''Recuperare 150 milioni di ettari nei prossimi 10 anni - afferma Stewart Maginnis dell'Iucn - potrebbe potenzialmente chiudere il 'gap delle emissioni' dell'11-17% e iniettare oltre 80 miliardi di dollari l'anno nelle economie locali e nazionali''.


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Nel decreto Sviluppo, approvato a Palazzo Madama, viene eliminato il limite temporale entro cui scattano le sanzioni per i bioshopper non compostabili.
Precedentemente il limite era stato fissato al 31 dicembre 2012 dal testo iniziale dello stesso provvedimento.
L'articolo 34, comma 30, stabilisce che l'applicazione delle sanzioni parta 60 giorni dall'emanazione del decreto ministeriale contenete i parametri di composizione dei bioshopper.
Ancora prima, il decreto Ambiente di quest'anno aveva fissato il limite al 31 dicembre 2013, poi rivisto nel testo del Dl Sviluppo, e oggi sostituito ed approvato con la nuova indicazione.

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Il mese di Novembre appena trascorso ha fatto registrare per l'Italia, un'anomalia di temperatura pari a +2.4°C rispetto alla media del periodo 1971-2000, collocandosi al quarto posto tra i mesi di Novembre più caldi degli ultimi due secoli. Sono dati ISAC-CNR, dai quali emerge inoltre che ''le temperature piuttosto miti di novembre hanno contribuito all'anomalia positiva della stagione autunnale che chiude con +1.6°C sopra la media, salendo al terzo posto tra le stagioni autunnali più calde dal 1800 ad oggi''.

''L'autunno caldo e l'estate eccezionale (la seconda più calda di sempre) fanno chiudere (dal punto di vista meteorologico) il 2012 a +1.17°C di anomali rispetto alla media 1971-2000, quarto più caldo dal 1800 ad oggi'', prosegue il CNR.

''Per quanto riguarda le precipitazioni, il mese di novembre ha fatto registrare importanti accumuli, con un +66% a livello nazionale, concentrati soprattutto nell'Italia settentrionale dove, mediamente, sono cadute due volte e mezzo le precipitazioni che solitamente cadono in novembre, compensando parzialmente il pesante deficit idrico che perdurava ormai da molti mesi''.


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La corsa verso l'alto delle emissioni di CO2 non conosce tregua, e anche nel 2012 la loro produzione salira', stavolta del 2,6%. Lo afferma uno studio pubblicato su Nature Climate Change del Global Carbon Project, un network di scienziati, secondo cui l'obiettivo di tenere l'aumento della temperatura sotto i 2 gradi con le misure che si stanno discutendo a Doha e' sempre meno probabile.

Le emissioni nel 2012, scrivono gli esperti, dovrebbero toccare i 35,6 miliardi di tonnellate, ancora piu' su del record raggiunto nel 2011, e con un aumento del 58% rispetto al 1990. I calcoli relativi allo scorso anno, basati sia sulla combustione dei derivati del petrolio che sulla produzione di cemento, hanno visto le emissioni scendere in Usa e Europa, mentre in Cina c'e' stato un aumento del 10%, che mette Pechino al top degli emettitori globali con una quota del 28%: ''Se il trend restera' questo - scrivono gli autori - l'obiettivo di tenere l'aumento della temperatura media globale sotto i 2 gradi e' altamente improbabile, e anzi entro fine secolo le proiezioni danno le temperature in crescita tra 4 e 6 gradi''.

Alla conferenza in corso a Doha partecipano i delegati di 200 paesi, che dovrebbero entro il 7 dicembre trovare un accordo sulle misure proprio per centrare l'obiettivo dei due gradi.


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Il servizio idrico italiano fa acqua da tutte la parti. A fronte di bollette tra le più basse d'Europa, con un costo di circa un euro a metro cubo, nel nostro Paese le perdite di una rete obsoleta e poco funzionale arrivano al 30% (in questo caso la percentuale più alta d'Europa), il 15% della popolazione è privo di sistema fognario, i depuratori sono insufficienti o addirittura inesistenti per un italiano su tre e nel Mezzogiorno la discontinuità dell'erogazione rappresenta un problema concreto e reale, soprattutto nella stagione estiva. 

Un quadro tutt'altro che roseo, delineato per la prima volta dall'Autorità per l'energia (a cui il decreto Salva-Italia ha affidato competenze anche sull'acqua), di fronte al quale bisogna intervenire urgentemente, anche per non incorrere nelle sanzioni europee in materia di perdite e inquinamento. Garantire il diritto all'acqua e lottare contro gli sprechi sono priorità essenziali raggiungibili, secondo le stime diffuse dall'Autorità, con 65 miliardi di investimenti nel lungo periodo. Una somma ingente che dovrà essere messa in moto con fondi rotativi e water bond, ma soprattutto partendo dalla revisione del sistema di tariffazione. Per la nuova tariffa è infatti già iniziato il conto alla rovescia. 

Già all'inizio del 2013, l'Authority definirà una "tariffa ponte", in vista dell'arrivo dopo due anni della "tariffa unica per ambito territoriale". Tenendo conto dell'esito del referendum del 2011, l'obiettivo è quello di dare un'indicazione metodologica tariffaria che valuti i costi e garantisca il ritorno degli investimenti (ma solo dopo che le opere saranno state effettuate), facendo in modo che il mercato possa investire con tranquillità. Una volta a regime, la nuova tariffa, spiega il presidente dell'Autorità Guido Bortoni, dovrà cioé garantire la sostenibilità economica della fornitura agli utenti domestici, assicurare l'integrale copertura dei costi di esercizio e di investimento, garantire la sostenibilità ambientale dell'uso della risorsa idrica attraverso l'applicazione del principio 'chi inquina paga', garantire il rispetto dell'esito referendario, introdurre meccanismi per favorire gli investimenti nel settore". 

Difficile prevedere ad oggi se le tariffe aumenteranno e se lo faranno per tutti. Di fronte alle infinite differenziazioni attuali, legate ad ambiti spesso comunali, la nuova tariffa media porterà inevitabilmente a degli aggiustamenti a rialzo in alcuni casi e probabilmente anche al ribasso in altri. Considerando "l'elevato contenuto sociale del servizio", assicura comunque Bortoni, saranno specifiche agevolazioni a tutela delle famiglie e delle fasce sociali più bisognose, specialmente a favore dei nuclei familiari numerosi.


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Donne straniere, over 45, e residenti al sud, sono le piu' attente all'ambiente e fanno una corretta raccolta differenziata. E' quanto emerge da una ricerca commissionata dal Conai a Ipsos sugli atteggiamenti in materia di eco-sostenibilita', anche se circa 3 milioni di stranieri hanno delle difficolta' a fare la raccolta differenziata soprattutto per l'assenza di informazioni in lingua 'amica'.

Prova a recuperare il Consorzio nazionale imballaggi con la terza edizione di 'Raccolta 10+' che punta a sensibilizzare i cittadini sull’importanza della raccolta differenziata di qualita' e del riciclo; nel corso dell'edizione appena conclusasi sono stati moltissimi gli esemplari di 'Decalogo della raccolta differenziata di qualita'' distribuiti anche in cinese, arabo, inglese, spagnolo, russo.

Dalla ricerca emergono quattro diverse tipologie di comportamenti in relazione all'attenzione all'ambiente: il primo e' quello virtuoso in cui si classificano gli 'eco-in' (15%) al cui interno si colloca il profilo dello straniero eco-friendly donna, over 45, residente al sud e nelle isole; al secondo posto si collocano gli 'eco-incentivati' (32% del totale, pari a poco piu' di un milione di persone); al terzo gli 'eco-pigri', il 25% del campione, che vivono in Italia da 5-10 anni, principalmente nel nord-ovest; in ultima posizione si collocano gli 'eco-assenti' che rappresentano il 28% degli stranieri intervistati, con una preponderanza di uomini e di giovani.


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I problemi ambientali stanno molto a cuore agli italiani: dopo l'occupazione
sono al secondo posto tra le preoccupazioni, con temi come l'inquinamento, lo spreco delle risorse e i cambiamenti climatici che generano ansia nel 12,7% della popolazione, piu' del terrorismo, sceso dal 21,1% del 2011 al 10%. E'  quanto emerge a un sondaggio realizzato da Lorien Consulting e presentato al V  Forum QualEnergia? in corso Roma, promosso da Legambiente, Editoriale La Nuova  Ecologia e Kyoto Club.

L'ambiente e' considerato dagli italiani anche un'opportunita' sulla quale puntare per uscire dalla crisi, rilanciando l'economia e creando nuova occupazione, tanto che la green economy, conosciuta dal 54,4% degli intervistati, e' considerata dal 65,2% un settore prioritario sul quale fare investimenti e sul quale puntare per il rilancio dell'economia.

Entrando nel merito della conoscenza delle fonti energetiche, il 2012 sembra segnare il definitivo tramonto del nucleare, passato dal 42,4% dello scorso anno al 5,2%. In calo anche il petrolio, sceso in un anno dal 17,5%  al 12%, e il carbone passato dal 7,5%  al 3% . Di tendenza esattamente opposta il solare passato dal 43,7% del 2011 al 51,2% del 2012, e il fotovoltaico dal 16,7% al 20,3% del 2012.            

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E' boom per il potenziale economico generato dall'energia pulita Con politiche più forti in 10 anni si prevede un investimento di 2,3 trilioni di dollari fornendo ai Paesi grandi opportunità per competere su investimenti, lavoro e mercati internazionali. Questa la fotografia scattata dal rapporto del Pew Charitable Trusts, organizzazione non governativa, che, in occasione del summit Onu sui cambiamenti climatici in corso a Cancun, in Messico, ha analizzato scenari di sviluppo dinamico di energia elettrica da fonti rinnovabili per i prossimi dieci anni. In tutti gli scenari gli investimenti nell'energia pulita si spostano verso l'Asia, sospinti dalla consistente crescita in India e in Cina. "Tuttavia, tutti i Paesi - dice il rapporto - possono trarre profitto dall'adozione di politiche forti di energia pulita". 

Per quanto riguarda l'Europa il settore potrebbe attrarre 705 miliardi di dollari entro il 2020. Con le attuali politiche, invece, mette in evidenza il rapporto, gli investimenti complessivi raggiungerebbero nel prossimo decennio solo 1.7 trilioni di dollari. In altre parole, politiche forti produrrebbero un valore supplementare di investimenti pari a 546 miliardi di dollari. "Il messaggio di questo rapporto è chiaro: i Paesi che vogliono ottimizzare gli investimenti, stimolare la creazione di posti di lavoro, dare vigore alla produzione e cogliere le opportunità per l'esportazione dovrebbero rafforzare le politiche di energia pulita," ha dichiarato Phyllis Cuttino, direttore del Programma sull'Energia e sul Clima del Pew.

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Limite al riscaldamento, verifiche delle emissioni e degli impegni e finanze sono gli elementi chiave delle fasi finali della 16/a Conferenza Onu per la lotta ai cambiamenti climatici (Cop16), a Cancun, in Messico. Due i testi sui quali i ministri dovranno alla fine dare il consenso, uno sugli obiettivi a lungo termine e uno su Kyoto.

Di seguito gli elementi centrali dei documenti:
OBIETTIVI A LUNGO TERMINE: - Limite al riscaldamento (1 grado - 1.5 gradi - 2 gradi) e concentrazione di 350 parti per milioni (oggi siamo a 394 ppm circa). Se venisse inserito, darebbe il via anche a procedure non solo di taglio delle emissioni, ma anche di cattura e stoccaggio di CO2; - Picco CO2 al 2015: andrebbe inserita la frase "il prima possibile" perché le previsioni per il 2015 parlano addirittura di quasi 450 parti per milione; - Risorse: si conferma il fondo da 30 miliardi di dollari entro il 2012 come deciso a Copenaghen ma, entro il 2020 il fondo da 100 miliardi di dollari l'anno non ha ancora fonti certe (si usa il termine "mobilitazione"). Si parla anche di un nuovo fondo finanziato con l'1,5% del Pil dei paesi industrializzati a partire da un certo anno.

PROTOCOLLO DI KYOTO: - Estensione del Trattato internazionale salva-clima: si tratta di decidere se continuare il protocollo di Kyoto, come caldeggiato dai paesi in via di sviluppo, che si sta rivelando una delle questioni più difficili. La prima serie di obiettivi scade nel 2012; - Obiettivi: decidere nuovi obiettivi nazionali o sotto il Protocollo di Kyoto del clima o sotto la convenzione Onu, o entrambi; - Misura e verifica: all'esame la misura delle emissioni dei paesi sviluppati, per esempio ogni anno, e anche il loro contributo ai fondi di aiuti per il clima ma anche misura dei gas a effetto serra dei paesi in via di sviluppo 'e le loro azioni per rallentare la crescita delle emissioni, magari ogni due-quattro anni.

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