(TMNews) - Un reattore di una centrale nucleare giapponese, in questo momento fuori servizio, è situato proprio sopra una faglia attiva, secondo i più recenti rilievi dei geologi consultati dalla nuova Autorità per la sicurezza nucleare. Il reattore potrebbe quindi essere fermato defitivamente. 
Gli esperti incaricati di svolgere lo studio hanno proceduto ad alcuni sondaggi sotto il complesso nucleare di Tsuruga, nella prefettura di Fukui, che indicano che gli ultimi movimenti della faglia sono ad intervalli sufficientemente brevi da consentire di dichiarare che questa è ancora attiva. 
Al termine della riunione con gli esperti, Shunichi Tanaka, presidente dell'organismo di controllo, ha lasciato capire che in queste condizioni difficilmente potrà garantire la sicurezza del sito e quindi concedere l'autorizzazione a far ripartire il reiattore nucleare. 
Ad oggi, solo due reattori su 50 sono in funzione in Giappone, poiché tutti gli altri non hanno ripreso servizio dopo il terremoto del marzo 2011. 
(fonte afp) 

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(TMNews) - L'acquisto di tablet, smartphone e altri apparecchi ad alta tecnologia - in prima fila per la corsa al regalo natalizio - ha un forte impatto sul consumo delle risorse e sulle condizioni di lavoro: è quanto si legge in un comunicato dell'ong ambientalista "Amici della Terra", che ha lanciato anche un sito on-line di informazioni sull'argomento. 
L'ong denuncia il silenzio sugli effetti "spesso catastrofici" della produzione e del consumo di tali prodotti: sfruttamento eccessivo dei metalli (come lo stagno o le terre rare), condizioni di lavoro nelle fabbriche, un rinnovamento accelerato attraverso le offerte commerciali ed un basso tasso di riciclo dei prodotti (nel 2011 appena il 4,5% per i telefonini usati). 
Il sito fornisce dei consigli per prolungare la vita media del proprio cellulare - stimata attualmente in appena 18 mesi - e sul riciclaggio dei materiali; l'ong chiede inoltre una legge che obblighi i produttori a fornire una garanzia di dieci anni, in modo da incentivare i prodotti a lunga durata e la pratica delle riparazioni. 
(fonte Afp) 

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Non si torna indietro ma non si va neppure avanti. Al vertice sui cambiamenti climatici a Doha alla fine è arrivato l’accordo minimo, quello che permette di proseguire nella riduzione delle emissioni di Co2 fino al 2020, con l’obbligo di ridurle fra il 25 e il 40 per cento rispetto ai livelli del 1990. L’accordo spirava alla fine del 2013 e non rinnovarlo avrebbe significato il liberi tutti.  

Il semplice proseguimento non risolve certo il problema del riscaldamento globale. Una serie di studi pubblicati in questi giorni anche per mettere pressione sugli inviati a Doha ha mostrato che, per esempio, il ritmo di scioglimento dei ghiacci al Polo Sud e in Groenlandia è triplicato nell’ultimo decennio e l’innalzamento del livello dei mari, seppure limitato finora a 11 millimetri sta accelerando in misura rilevabile in modo certo. Altro dato, i primi 11 mesi del 2012 sono stati i più caldi di sempre negli Stati Uniti, e l’anno si avvia a battere il record del 1998.  

Ma sono proprio gli Usa i grandi assenti dal protocollo di Kyoto. Assieme a India e Cina, anche loro esentate, rappresentano i due terzi delle emissioni globali. I firmatari di Kyoto, Unione europea in testa, rappresentano ormai soltanto il 15 per cento delle emissioni di gas serra. Rispetto al dicembre del 1997, quando fu firmato l’accordo il Giappone, la Cina è cresciuta a dismisura, ed è oggi la più grande inquinatrice. Ma acnhe Stati Uniti e India emettono più Co2 rispetto ad allora. Per non parlare dei Paesi del Golfo e dello stesso Qatar che ha ospitato i lavori, i più grandi inquinatori pro-capite.  

La crisi globale, da una parte, ha rallentato o fatto calare le emissioni nei Paesi occidentali, tanto che l’Europa dovrebbe centrare gli obiettivi del 2020 senza troppe difficoltà, ma ha anche reso meno disponibili le potenze industriali a imbarcarsi in programmi che possono ridurre la competitività. E i costi dei disastri ambientali - per restare negli Usa, l’uragano Sandy costerà 80 miliardi di dollari a imprese e contribuenti - non vengono messi nel conto.  


 
Nel decreto Sviluppo, approvato a Palazzo Madama, viene eliminato il limite temporale entro cui scattano le sanzioni per i bioshopper non compostabili.
Precedentemente il limite era stato fissato al 31 dicembre 2012 dal testo iniziale dello stesso provvedimento.
L'articolo 34, comma 30, stabilisce che l'applicazione delle sanzioni parta 60 giorni dall'emanazione del decreto ministeriale contenete i parametri di composizione dei bioshopper.
Ancora prima, il decreto Ambiente di quest'anno aveva fissato il limite al 31 dicembre 2013, poi rivisto nel testo del Dl Sviluppo, e oggi sostituito ed approvato con la nuova indicazione.

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L’impegno ambientale messo in campo dalla provincia di Siena sta dando già i primi e importanti frutti. Con una capacità di assorbimento delle emissioni serra del 94%, Siena Carbon Free 2015, il progetto avviato dal territorio per il contenimento e la riduzione dell’anidride carbonica, può dirsi un vero e proprio successo. Successo premiato dalle Nazioni Unite in questi giorni come una delle migliori pratiche realizzate a livello mondiale da una realtà locale, e celebrato nei suoi risultati questa mattina attraverso un incontro alla Certosa di Pontignano. Si è aperto questa mattina il convegno sullo sviluppo sostenibile promosso dall’amministrazione provinciale e Apea, con la collaborazione dell’Università degli Studi di Siena, una due giorni organizzata per fare il punto sullo stato dell’ambiente, le politiche messe in campo in questi anni e su quanto rimane ancora da fare per raggiungere il traguardo di un futuro a emissioni zero per le Terre di Siena.

E i dati presentati oggi dimostrano che il traguardo fissato dall’amministrazione è davvero a portato di mano.

“Il dato certificato sul 2010 – commenta l’assessore provinciale all’ambiente, Gabriele Berni – è eccezionale e non ha eguali in Italia e in Europa. Significa aver raggiunto gli obiettivi di Kyoto con 8 anni di anticipo rispetto alla scadenza del 2020. Le stime provvisorie per il bilancio 2011 sono ulteriormente in crescita e questo ci permette di vedere sempre più vicino l’obiettivo Siena Carbon free, ovvero una capacità di assorbimento delle emissioni del 100 per cento”. Come sottolineato dal dirigente del Settore politiche ambientali della Provincia di Siena, Paolo Casprini – i livelli di CO2 nel 2010 sono scesi sensibilmente migliorando del 10% rispetto al 2009 e del 22% rispetto al 2006, anno del primo bilancio certificato. Come si spiegano questi risultati? “Il sensibile miglioramento del saldo delle emissioni – spiega Casprini – è dovuto, principalmente, alla forte riduzione dei consumi di combustibili fossili, a partire da quelli della benzina, diminuito del 31,5 per cento, e del gasolio, calato di quasi il 17 per cento”. Il merito va diviso in parti uguali: da una parte le azioni virtuose di efficientamento e risparmio energetico attivate da aziende e cittadini, dall’altro il forte incremento della produzione di energia verde, in particolare da fotovoltaico, sostenuto con impegno dalla Provincia.

 
Per far posto a una metropoli del futuro, in quello che viene considerato come uno dei più imponenti progetti urbanistici della storia cinese, il China Pacific Construction Group si prepara a spianare letteralmente 700 montagne per livellare un'area di 130mila ettari a un centinaio di chilometri da Lanzhou, capoluogo della regione di Gansu, nella Cina centrale. 
La "Lanzhou New Area" dovrebbe, secondo i piani, consentire un incremento del pil della regione di 34 miliardi di euro a partire dal 2030, secondo il quotidiano cinese China Daily. Il progetto, approvato ad agosto, rappresenta la quinta "zona di sviluppo" della Cina, la prima nelle regioni interne centrali. 
Il primo stadio del livellamento delle montagna è iniziato a fine ottobre, scrive il China Economic Keekly, e permetterà la nascita di un distretto urbano su un'area di 2.600 ettari a nordest di Lanzhou. Dietro all'iniziativa - riporta il Guardian - vi è il China Pacific Construction Group di Yan Jiehe, un imprenditore 52enne cinese, che ha creato la sua fortuna dal nulla e attualmente detiene il decimo patrimonio del paese. 
Questo ultimo progetto suscita in ogni caso molto scetticismo: Lanzhou, che ospita 3.6 milioni di abitani lungo il Fiume Giallo, soffre di non pochi problemi ambientali già adesso: l'anno scorso l'Oms le ha attribuito il marchio di città più inquinata della Cina, a causa dell'enorme sviluppo dell'industria tessile, metallurgica a di produzione di fertilizzanti. 

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(TMNews) - C'è aria di flop alla 18esima conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, che si è aperta il 26 novembre e si conclude oggi a Doha, in Quatar: i partecipanti restano fortemente divisi sul Kyoto2, che dal 2013 dovrebbe entrare in vigore per contribuire al taglio delle emissioni dei Paesi sviluppati al posto del Kyoto 1, e sul Green Fund, i fondi per i paesi in via di sviluppo. 
I delegati tra ieri e questa notte hanno provato in tutti i modi a trovare un accordo su un progetto di transizione che argini i cambiamenti climatici e apra la strada a un nuovo trattato che entri in vigore nel 2020. "C'è un alto livello di disaccordo sul pacchetto attuale", ha spiegato il ministro degli Esteri di Nauru, stato insulare dell'Oceania, Kieren Keke, durante la pausa pranzo seguita all'acceso dibattito notturno. "In generale, l'attuale pacchetto riguarda ampiamente la prosecuzione del dibattito e molto poco l'azione", ha aggiunto. 
Stati Uniti e Unione europea si sono rifiutati di fornire cifre concrete per gli stanziamenti del 2013-2020, tirando in ballo le difficoltà legate alla crisi economica attuale. 

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 (TMNews) - Il Giappone potrebbe rivedere al ribasso il suo obiettivo di ridurre del 25% le sue emissioni di gas a effetto serra tra il 1990 e il 2020. Lo ha detto un responsabile giapponese evocando oggi la nuova situazione creata dall'incidente di Fukushima. Tokyo aveva assunto questo impegno nel 2009, salutato dagli ecologisti, a condizione che anche i principali paesi inquinatori come Stati Uniti e Cina si fossero impegnati a loro volta a ridurre le loro emissioni. 
Ma l'incidente nucleare di Fukushima, avvenuto nel marzo 2011, ha provocato il fermo quasi completo dei 50 reattori atomici del paese. Per compensare, le compagnie elettriche aono state costrette ad aumentare massicciamente la produzione nelle loro centrali termiche (a gas, petrolio o carbone), che emettono grandi quantità di gae a effetto serra contrariamente alle centrali nucleari. 
"Il Giappone riflette sui mezzi per pervenire alla riduzione del 25% delle sue emissioni di gas a effetto serra entro il 2020, ma noi stiamo considerando anche di rivedere questo obiettivo", ha detto Shuichiro Niihara. 
(fonte Afp) 

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(TMNews) - Il ministro della Salute iraniano, la signora Marzieh Vahid Dastjerdi, ha invitato gli abitanti di Teheran a lasciare la città, dopo che da qualche giorno è stato raggiunto un picco di inquinamento che ha fatto annullare una riunione del consiglio dei ministri. "Se gli abitanti di Teheran hanno la possibilità di andarsene, faranno meglio a farlo per evitare queste condizioni" atmosferiche, ha spiegato la "ministra". 
Da diversi giorni è stato toccato il livello di allerta nella capitale iraniana, come in altre grandi città del paese degli Ayatollah, con ieri e oggi dichiarati giorni festivi in scuole, università e uffici pubblici. Sempre a causa dell'allarme inquinamento è stata annullata una riunione del consiglio dei ministri, ha riferito l'agenzia ufficiale Fars. 
Nonostante le misure, "la qualità dell'aria resta a livelli pericolosi e la concentrazione delle emissioni inquinanti è aumentata nelle ultime 24 ore", ha dichiarato un ispettore dei servizi di controllo per la qualità dell'aria. 
Secondo il ministro della Sanità, le visite negli ambulatori di cardiologia sono aumentate del 30% negli ultimi giorni, con un tasso del 15% negli ospedali. Chi si presenta soffre in particolare di mal di testa, difficoltà respiratorie e nausee. 

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