MENTRE la "presidenta" Bachelet dichiarava le acque del Cile un santuario per le balene, firmando una legge già votata dal Parlamento che ne proibisce la caccia (anche per scopi scientifici), Greenpeace festeggiava nella centralissima piazza Italia di Santiago innalzando nei giardini una gigantografia che dice semplicemente: "Grazie".

La nuova riserva comprende tutte le acque territoriali cilene e la legge proibisce la cattura ma anche il trasporto, la commercializzazione o il trattamento di 43 specie di cetacei prevedendo, per chi la violasse, persino il carcere: da tre a cinque anni.

Una iniziativa, quella cilena, che viene giudicata importante dagli ambientalisti perché rafforza la posizione dei paesi favorevoli all'estensione della moratoria - proprio oggi si apre la 60° riunione della Commissione baleniera internazionale - contro la lobby guidata da Giappone, Islanda e Norvegia che presenterà una petizione per la riapertura della caccia almeno a scopi scientifici.

Oltre a proibire la cattura - cosa che in America Latina hanno già fatto anche l'Argentina, il Brasile, Costarica e Panama - la nuova legge cilena prevede iniziative statali per la conservazione dei cetacei; protegge gli spazi chiave per lo sviluppo del loro ciclo di vita, salvaguarda la creazione di aree marine protette e regola la protezione, l'osservazione e il monitoraggio di mammiferi, rettili e uccelli.

"Queste norme sono un fatto storico per la causa ambientalista nel nostro paese", ha detto il ministro per l'ambiente Ana Lya Uriarte, mentre il ministro per l'ambiente neozelandese ha salutato la decisione cilena affermando: "La Nuova Zelanda appoggia con forza la moratoria e ci opporremo all'apertura di spazi per la cattura e il commercio delle balene".

 





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