Rivince Belluno, che si conferma per il secondo anno di fila la città italiana con migliore qualità ambientale. Nelle posizioni di testa anche Venezia che si piazza al 10° posto. Male invece le altre città del Veneto con Rovigo al 58° posto, Padova 64esima, Treviso al 71° posto e a chiudere Verona (75°) e Vicenza (76°). Eccola l’Italia dei centri urbani disegnata da Ecosistema Urbano 2009, l’annuale ricerca di Legambiente sulla qualità ambientale delle 103 città capoluogo di provincia realizzata con la collaborazione scientifica dell’Istituto di ricerche Ambiente Italia e la collaborazione editoriale de Il Sole 24 Ore.

La quindicesima edizione di Ecosistema Urbano è stata presentata oggi a Belluno, proprio la città che per il secondo anno consecutivo si impone nella classifica della sostenibilità ambientale guidando un pacchetto di testa che tra le prime cinque vede anche Siena, Trento, Verbania e Parma. Pur senza primeggiare in quasi nessuno dei parametri selezionati Belluno ha comunque buone performance in tutti i settori, senz’altro superiori alla media. E questo in un panorama di generale grigiume basta e avanza per essere, relativamente, il centro urbano migliore, secondo l’indagine promossa da Legambiente.

Belluno ha una discreta qualità dell’aria (la media annuale delle polveri sottili scende da 26 a 23 microgrammi per metro cubo, ampiamente entro i limiti di legge). Ha un’ottima raccolta differenziata (il 57,4%), una bassissima produzione di rifiuti, bassi consumi di acqua (136 litri pro-capite) ma perdite eccessive dalla rete idrica (il 36%), un trasporto pubblico sufficiente (76 viaggi a testa ogni anno), una buona dotazione di spazio per le bici (4,6 metri per abitante) e una crescita costante degli spazi interdetti alle auto. Tra i meriti di Belluno c’è sicuramente anche quello di migliorare da un anno all’altro le sue ecoprestazioni.

L’altra faccia dell’Italia delle città si chiama Frosinone, ultima nella graduatoria di Ecosistema Urbano 2009, che occupa la coda insieme a Ragusa, Catania e Benevento. Nel capoluogo laziale parecchio smog, un trasporto pubblico quasi inesistente, un altissimo tasso di motorizzazione (73 auto ogni 100 abitanti).

Ma più in generale i numeri mettono in risalto un’Italia delle città davvero strana, piena di contraddizioni. Con alcune esperienze avanzate in diverse aree del Paese (il teleriscaldamento, una raccolta differenziata spinta) che si perdono in una generale mediocrità delle politiche ambientali. Con una forte domanda di una mobilità più sicura e scorrevole e con una realtà fatta di ingorghi, smog, tempi di percorrenza esageratamente lunghi, un servizio di trasporto pubblico che vede ormai salire ogni italiano sull’autobus meno di una volta a settimana, una stasi delle strategie volte a favorire gli spostamenti a piedi, in bicicletta o coi mezzi collettivi. Con una serie di consumi che, in tempi di crisi economica, si dicono in calo e invece restano stabili o continuano a crescere. Il rinnovo del parco auto, ad esempio: c’è stato un ricambio dell’8%, vecchie vetture sostituite da modelli freschi di concessionaria.

Oppure la bolletta energetica e petrolifera delle città, praticamente identica a quello dell’anno prima. E anche con una gestione dei rifiuti che rimane immutata. Paradossalmente, secondo l’indagine presentata oggi a Belluno, anzi, la produzione di spazzatura aumenta da un anno all’altro di un chilo a persona. Solo un chilo si potrebbe dire. Ma è un chilo molto pesante, che evidenzia appunto forti contraddizioni, che mette in luce quanto l’emergenza Campania abbia poco influenzato le scelte generali delle amministrazioni locali e di quella nazionale e che non suggerisce un cambiamento di rotta delle imprese nell’abbattimento delle quantità di imballaggi e plastica nonostante la consapevolezza ormai diffusa - sicuramente diffusa tra i cittadini - della necessità di diminuire gli scarti e di recuperarli.

«Le colpe della staticità delle città sono varie e non sempre ricadono sui sindaci - continua Michele Bertucco, presidente di Legambiente Veneto - Non è per esempio colpa degli amministratori locali se da molti anni lo Stato e la Regione Veneto investono poco nelle infrastrutture per il trasporto pubblico urbano, però capita spesso che questo dato oggettivo venga usato come un alibi dai primi cittadini che molte cose utili potrebbero farle e a costo zero, dalla sperimentazione di forme di road pricing sul modello di Londra o Milano, alla moltiplicazione delle corsie preferenziali. Ecco se dovessimo indicare oggi l’identikit del buon amministratore potremmo sintetizzarlo così: un sindaco che agisce per risolvere i problemi e così facendo riscuote consenso, non come adesso un politico che non decide nulla se non sono tutti d’accordo. Troppi sindaci sembrano pensare che l’obiettivo di rendere le città più moderne ed efficienti passi più da qualche grande infrastruttura isolata che non da una forte scommessa sulla qualità ambientale come fattore di benessere civico e anche di sviluppo economico».

«Tra la prima e l’ultima classificata di Ecosistema Urbano c’è un baratro. I migliori progrediscono, i peggiori sembrano quasi arretrare: le distanze non si attenuano, si esasperano. E gli ultimi non sono necessariamente i più poveri (in parte, sì, sono le città a più basso reddito), ma quelli che peggio curano le loro risorse ambientali», conclude l’esponente di Legambiente.


LA CLASSIFICA

 





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