L'amministrazione Obama ha lanciato una importante iniziativa per accelerare lo sviluppo delle centrali eoliche, al largo della costa orientale degli Stati Uniti. Il responsabile del Dipartimento degli Interni (DOI), Ken Salazar, ha annunciato l'adozione di un pacchetto di misure (il cosiddetto "Smart from the Start") per facilitare l'ubicazione e snellire le procedure relative alla costruzione di impianti eolici offshore. Il programma messo a punto per avviare lo sviluppo del settore ha l'obiettivo di accelerare la valutazione dei siti idonei per l'installazione degli impianti, in modo da definire una lista di siti "prioritari", e contiene norme destinate a migliorare il processo di coordinamento tra le competenze locali, statali e federali. L'accelerazione che verrà impressa all'intero iter autorizzativo, che allo stato attuale è notevolmente più lungo e complesso di quello richiesto per le altre fonti rinnovabili, comporterà una riduzione dei tempi di realizzazione rendendo l'opzione rappresentata dall'eolico offshore - si legge nel comunicato del DOI - una risorsa cruciale per aumentare il contributo delle rinnovabili alla generazione di energia elettrica. L'iniziativa, che va incontro alle forti aspettative per l'eolico offshore determinatesi in alcuni Stati della costa orientale (in particolare Maryland, Delaware, New Jersey, Virginia, Rhode Island e Massachusetts), ha ottenuto il plauso, tra i molti altri, del governatore del Maryland, Martin O'Malley. Il quale ha rimarcato l'importanza di sfruttare l'enorme potenziale della risorsa eolica presente lungo la costa orientale, le ricadute positive che ne deriverebbero sul piano dell'occupazione e i benefici che ne riceverebbero le grandi città costiere. Copyright APCOM (c) 2008
 
 
Anche quest'anno nelle case degli italiani entreranno circa 8 milioni di alberi 'veri' per una spesa di 150 milioni di euro. Lo segnala la Cia-Confederazione Italiana Agricoltori sottolineando che pini e abeti veri ancora una volta supereranno abbondantemente quelli 'artificiali', poco piu' di 5 milioni. Per oltre il 60% gli alberi 'veri' sono di produzione nazionale, mentre gli altri provengono dai Paesi del Nord Europa, in particolare dalla Danimarca.

L'acquisto degli alberi "veri" - sottolinea la Cia - aiuta l'ambiente in quanto provengono, per la maggior parte, dai vivai (circa l'85%), mentre il restante 15% (cimali o punte di abete) dalla normale pratica forestale. Questi sono coltivati in terreni particolari, difficili e collinari proprio per tutelare l'assetto idrogeologico, evitando cosi' frane e smottanti. Il ricambio e' infatti continuo. La coltivazione dell'albero di Natale e' concentrata prevalentemente in Toscana (province di Arezzo e Pistoia), in Veneto e in Friuli. La Cia, quindi, invita ad acquistare i 'naturali' da venditori autorizzati, evitando quelli con le radici recise. Finite le feste, possono essere, infatti, rimpiantati in giardini e parchi o negli stessi vivai. La vendita degli alberi 'veri' - avverte la Cia - viene favorita anche dai prezzi pressoche' stabili rispetto al 2009. I prezzi per quelli 'naturali' di dimensioni normali variano dai 20 ai 50 euro. Ovviamente, il costo cresce se si e' in presenza di un albero che supera i due metri di altezza.- ROMA, 29 NOV - Anche quest'anno nelle case degli italiani entreranno circa 8 milioni di alberi 'veri' per una spesa di 150 milioni di euro. Lo segnala la Cia-Confederazione Italiana Agricoltori sottolineando che pini e abeti veri ancora una volta supereranno abbondantemente quelli 'artificiali', poco piu' di 5 milioni. Per oltre il 60% gli alberi 'veri' sono di produzione nazionale, mentre gli altri provengono dai Paesi del Nord Europa, in particolare dalla Danimarca. L'acquisto degli alberi "veri" - sottolinea la Cia - aiuta l'ambiente in quanto provengono, per la maggior parte, dai vivai (circa l'85%), mentre il restante 15% (cimali o punte di abete) dalla normale pratica forestale. Questi sono coltivati in terreni particolari, difficili e collinari proprio per tutelare l'assetto idrogeologico, evitando cosi' frane e smottanti. Il ricambio e' infatti continuo.

La coltivazione dell'albero di Natale e' concentrata prevalentemente in Toscana (province di Arezzo e Pistoia), in Veneto e in Friuli. La Cia, quindi, invita ad acquistare i 'naturali' da venditori autorizzati, evitando quelli con le radici recise. Finite le feste, possono essere, infatti, rimpiantati in giardini e parchi o negli stessi vivai. La vendita degli alberi 'veri' - avverte la Cia - viene favorita anche dai prezzi pressoche' stabili rispetto al 2009. I prezzi per quelli 'naturali' di dimensioni normali variano dai 20 ai 50 euro. Ovviamente, il costo cresce se si e' in presenza di un albero che supera i due metri di altezza.

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Progettazione eco-compatibile per la commercializzazione di lavatrici e di lavastoviglie per uso domestico, quelle alimentate dalla rete elettrica, e quelle per uso domestico anche da incasso alimentate dalla rete elettrica o da batterie, incluse quelle per usi diversi da quello domestico. Così la Commissione Ue rende note le specifiche per le eco-cucine.

I nuovi criteri hanno l'intento di stabilire requisiti mirati alla riduzione dei consumi di energia e acqua. Ma fissano anche i parametri di riferimento indicativi delle migliori tecniche disponibili e quelli per la valutazione di conformità. I regolamenti sono già pubblicati in Gazzetta ufficiale ed entreranno in vigore a 20 giorni dalla pubblicazione, dando il tempo ai produttori per adeguarsi.

Per quanto riguarda le lavatrici l'introduzione dei nuovi criteri ha l'intento di ridurre significativamente l'impatto ambientale, costituito dai consumi di energia ed acqua. Mentre per quanto riguarda le lavastoviglie l'obiettivo è quelli di ridurre i consumi di energia.

Le nuove regole aspirano a interrompere la tendenza in crescita, che prevede un incremento del consumo annuo di energia e di acqua in netto aumento nel 2020. Le specifiche intendono promuovere fin dalla fase di progettazione l'introduzione di tecnologie innovative, preferendo quelle più sostenibili in termini di investimenti e di costi e identificando quelle favorevoli al rispetto di requisiti ambientali in tutto il ciclo di vita, fino alla smaltimento.

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È stato inaugurato in Norvegia l'impianto galleggiante Morild II, realizzato dalla norvegese Hydra Tidal per ricavare energia dalle correnti marine. L'impianto, dotato di 4 turbine sottomarine dal diametro di 23 metri, per una potenza totale di 1,5 MW, è stato posizionato nelle acque delle isole Lofoten, lungo la costa nordoccidentale norvegese, ed è il maggiore al mondo per lo sfruttamento delle correnti marine. "Gli altri impianti di questo tipo arrivano hanno turbine che arrivano al massimo a 18 metri di diametro e a 1 MW di potenza. Perciò possiamo affermare con certezza che Morild II è il più grande del mondo", ha dichiarato Eivind Nydal, amministratore delegato della Hydra Tidal. Le turbine, sono agganciate ad una struttura galleggiante sotto il pelo dell'acqua (con una colonna emersa nel cui interno sono situati i locali e le strutture di servizio), ma possono essere calate a diverse profondità, in modo da sfruttare nel modo migliore le correnti marine. L'impianto è progettato per semplificare il più possibile le operazioni: l'attività ordinaria sarà gestita a distanza, e la manutenzione si potrà effettuare portando le turbine in superficie. La cerimonia di inaugurazione dell'impianto, dopo 2 anni di lavori, ha celebrato l'allacciamento alla rete elettrica: alla fine del 2010 Morild II inizierà a immettere elettricità nella rete nazionale norvegese. I primi due anni saranno considerati una fase sperimentale, per verificare la tecnologia e valutarne i risultati. Copyright APCOM (c) 2008
 
 
L'Asian Development Bank (ADB), l'indiana National Thermal Power Corporation e la giapponese Kyushi Electric Power Company hanno firmato un accordo di collaborazione per sviluppare e gestire in India progetti a fonti rinnovabili per 500 MW. "La joint-venture - ha dichiarato il responsabile del Dipartimento del settore privato dell'ADB, Michael Barrow - vuole aiutare l'India a raggiungere gli obiettivi nazionali che il suo governo ha indicato in materia di riduzione della dipendenza da combustibili fossili, di abbattimento delle emissioni e di miglioramento della sicurezza energetica. L'auspicio è che il nostro accordo - ha proseguito - possa essere un esempio utile ad incoraggiare operatori stranieri a venire ad investire in India nel settore delle rinnovabili". L'India è oggi il terzo consumatore di energia elettrica in Asia, dopo la Cina e il Giappone, ma la domanda di elettricità sta crescendo a ritmi assai sostenuti, con un tasso medio annuo dell'8% a partire dal 1995. Lo sfruttamento delle nuove fonti rinnovabili (cioè grande idroelettrico escluso) copre attualmente solo il10% del totale della capacità installata, ma è intenzione del governo portare questa quota al 15% entro il 2020. Attualmente in India sono installati 11.000 MW eolici. Secondo le valutazioni dell'ADN - che investirà 40 milioni di dollari per assicurarsi una partecipazione del 25% nella joint-venture - il potenziale del Paese è però di almeno 48.000 MW, mentre altri 15.000 MW potrebbero essere forniti dall'attivazione di piccoli impianti idroelettrici che rappresentano il modo migliore per fornire energia a famiglie a basso reddito nelle zone interne e remote del Paese. Vci Copyright APCOM (c) 2008
 
 
A fronte delle 13.500 tonnellate previste per l’anno corrente, nel 2011 la quota ditonno rosso pescabile nell’Unione Europa si attesterà a 12.900 tonnellate. E’ quanto hanno deciso oggi a Parigi i delegati dei cinquanta Paesi afferenti alla Commissione internazionale per la conservazione dei tonnidi dell’Atlantico (Iccat).

Nonostante le schiaccianti prove scientifiche che il tonno rosso dell’Atlantico sia inpericolo la quota è stata tagliata di appena il 4% per il 2011. Oliver Knowles di Greenpeace spiega al Guardian che a questo punto la parola conservazione dovrebbe sparire dalla sigla dell’ICCAT.

Alla quota consentita bisogna inoltre aggiungere il pescato illegale, che fattura miliardi solo nel Mediterraneo.
Il tonno rosso dell’Atlantico, ai tassi attuali di pesca, potrebbe estinguersi entro il 2012, mentre un divieto temporaneo di pesca potrebbe consentire alla specie di risollevarsi per riprendere in futuro a pescarlo in modo sostenibile.

Sergi Tudela, direttore del programma di pesca nel Mediterraneo del WWF, riassume perfettamente la situazione: "L’avidità e la cattiva gestione hanno assunto la priorità rispetto alla sostenibilità ed al buon senso in questa riunione ICCAT. Dopo anni di osservazione e innumerevoli opportunità per fare la cosa giusta, è chiaro che gli interessi della Commissione non vanno nella direzione di una pesca sostenibile del tonno rosso, ma ad assecondare interessi economici a breve termine. Non sono state attuate misure efficaci per affrontare la diffusa pesca illegale Mediterraneo."

Lo scontento, come appare evidente, serpeggia tra gli ambientalisti, per una riduzione iniqua rispetto alle richieste presentate per tutelare gli stock ittici di tonno rosso, fissate in 6.000 tonnellate totali per il 2011. Una proposta ambiziosa, che si faceva forte dell’appoggio ricevuto da alcuni Stati.

Aspettative deluse, dicevamo, quelle degli ambientalisti. Altro lato della medaglia, la soddisfazione dei ministri, tra cui Giancarlo Galan che al suo arrivo oggi a Bruxelles per il Consiglio dei ministri dell’UE, si dichiara soddisfatto perché le premesse erano ben peggiori. Ha prevalso il buon senso, lo stock di tonno rosso è aumentato, l’azione che avevamo portato avanti ha dato risultati positivi.

L’Italia avrà a disposizione 1.875 tonnellate, il 4,4% in meno rispetto allo scorso anno.
Il presidente di Federcoopesca, Massimo Coccia, si mostra alquanto scettico sull’abbassamento delle quote pescabili, dichiarando che "Anche quest’anno sta andando in scena la solita telenovela. Come può continuare a chiamarsi piano pluriennale di gestione un documento che ha subito da un anno all’altro continui cambiamenti (-36% nel 2009); è senza credibilità quanto meno per le imprese chiamate ogni anno a rivedere i propri piani."

Stando alle stime dell’associazione questo taglio costerà ai produttori tonnieri italiani perdite per un ammontare di 1 milione di euro.
Tutti scontenti, insomma, ambientalisti, consumatori, pescatori… e pescati.

[Fonti: La Stampa; Treehugger]

 
 
Anche se alla conferenza mondiale Onu sul clima, in corso a Cancun, si trovasse un accordo su "azioni forti" e l'Europa raggiungesse i suoi obiettivi in materia di riduzione delle emissioni, il Vecchio Continente dovrà comunque fare i conti con l'impatto dei cambiamenti climatici attuali e previsti per il futuro.

Per il Mediterraneo si parla di meno oro blu disponibile, un calo del turismo estivo, maggiore rischio di incendi e morti per ondate di calore. E' questo uno dei messaggi chiave lanciato oggi a Bruxelles dalla relazione del 2010 dell'Agenzia europea dell'Ambiente. La grande sfida del futuro per l'Ue sarà comunque quella del passaggio ad un'economia "verde", che saprà considerare le risorse a disposizione, dall'aria al suolo, dal mare ai fiumi, nelle decisioni relative alla produzione, al consumo e al commercio globale.

"Sia in Europa - afferma Jacqueline McGlade, direttore dell'Agenzia Ue - sia sull'intero Pianeta, consumiamo più risorse naturali di quanto sia ecologicamente sostenibile". Ecco perché occorre gestire accuratamente il "capitale natura", fondamentale anche per l'adattamento all'emergenza clima.

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I benefici economici derivanti dalla realizzazione in Europa di un mercato unico dell'energia e dal miglioramento delle infrastrutture sono di assoluto rilievo. La riduzione dei costi operativi della produzione energetica potrebbe arrivare ad 1,5 miliardi di euro all'anno, mentre il vantaggio di integrare 265.000 MW eolici entro il 2020 nelle reti comunitarie comporterebbe un risparmio di oltre 41 miliardi di euro. È quanto afferma in un rapporto presentato dall'EWEA (European Wind Energy Association), che delinea uno scenario nel quale per il futuro energetico della UE si assume la flessibilità come elemento chiave per lo sfruttamento ottimale delle nuove fonti rinnovabili. Secondo il rapporto, paesi come Danimarca, Germania, Olanda, Spagna e Irlanda hanno già compiuto sforzi importanti per migliorare la gestione della domanda e degli approvvigionamenti a livello di infrastrutture nazionali, rendendo i propri sistemi molto più flessibili rispetto al passato. Ma un parallelo sforzo dovrà essere condotto a livello europeo. In una visione di mercato unico dell'energia, destinata a migliorare le condizioni di concorrenza, le infrastrutture utili per accogliere in misura maggiore i contributi forniti dalle energie rinnovabili dovranno comprendere una nuova rete nelle acque del nord Europa dedicata agli impianti offshore ed un certo numero di interventi diretti a migliorare le interconnessioni presenti nell'area continentale, in particolare tra Spagna e Francia e tra Germania e paesi limitrofi. Copyright APCOM (c) 2008
 
 
Il Consiglio dei ministri ha approvato lo schema del decreto legislativo sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili. ''E' stato altresi' approvato in via preliminare (per l'invio ai pareri della Conferenza unificata e delle Commissioni parlamentari) - si legge nel comunicato della Presidenza del Consiglio - uno schema di decreto legislativo che recepisce la direttiva 2009/28 sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili''. ''Il provvedimento - si legge ancora - mira al potenziamento e alla razionalizzazione del sistema per incrementare l'efficienza energetica e l'utilizzo di energia rinnovabile ed ha fra gli obiettivi principali quello di diminuire gli oneri 'indiretti' legati al processo di realizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili (dall'autorizzazione alla connessione, all'esercizio), cosi' da potere intervenire riducendo i costi specifici di incentivazione. Si raggiunge in questo modo il duplice obiettivo di incrementare la produzione di energia da fonti rinnovabili per rispettare i target europei e di ridurre gli oneri specifici di incentivazione a carico dei consumatori finali di energia. Questi gli strumenti di incentivazione previsti dallo schema: incentivo per il biometano immesso nella rete; fondo a favore dello sviluppo dell'infrastruttura per il teleriscaldamento e il teleraffreddamento; incentivi per la produzione di energia elettrica da impianti alimentati da fonti rinnovabili; contributi per la produzione di energia termica da piccoli impianti; potenziamento del sistema di incentivi per l'efficienza energetica, attraverso i certificati bianchi; fondi in favore dello sviluppo tecnologico ed industriale''.

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Mettere le fondamenta per un accordo globale che però non è più la questione prioritaria. Più modestamente si punta a cinque mini-accordi. E comunque l' obiettivo è in salita. Queste le basi di partenza della 16/a  che si è aperta a Cancun, in Messico. Meno show più tecnicismi, quest' anno, rispetto a Copenaghen, dove, al summit del dicembre 2009, le aspettative, caricate anche dalla presenza di oltre 120 capi di Stato e di governo, dal presidente Usa Barack Obama fino al premier cinese Wen Jiabao, furono disattese.

"La lezione più importante che abbiamo avuto da Copenaghen é che non c'é un accordo miracoloso che può risolvere il problema del cambiamento climatico", ha detto il segretario esecutivo della Convenzione Onu sul clima (Unfccc), Christiana Figueres. L'obiettivo di Cancun è quello di "porre le fondamenta" di un'architettura efficace, e di aiutare i più vulnerabili a far fronte all'impatto inevitabile dei cambiamenti climatici, ha ribadito l'esponente Onu.

La tabella di marcia non dovrà riaprire grandi questioni affrontate a Copenaghen e terreno di grande battaglia, come quella sul target di contenere il riscaldamento globale entro i due gradi, ma passare all'azione su alcuni fronti: il quadro di riferimento in materia di adattamento ai cambiamenti climatici; il meccanismo per la cooperazione tecnologica, per la condivisione del know how fra Nord e Sud del Pianeta; un aumento della capacità di gestire il fenomeno (capacity building) tramite le istituzioni; la riduzione delle emissioni da deforestazione e degrado nei paesi in via di sviluppo.

Uno dei temi chiave per i negoziati sarà quello dei finanziamenti ai paesi poveri, a partire dal fondo "Fast start" dell'Ue del periodo 2010-2012. Su quest'ultimo punto la Ue ha preso impegni per 2,4 miliardi di euro nel 2010. Al momento, ha raggiunto la cifra di 2,2 miliardi di euro, in quanto mancano i 200 milioni promessi dall'Italia. Ma la commissaria Ue al clima, Connie Hedegaard, è fiduciosa: "Per quest'anno c'é ancora una piccola sfida che dobbiamo vincere, ma per l'anno prossimo stiamo già realizzando quanto promesso".

E sempre secondo Hedegaard la conferenza di Cancun "é cruciale" per mantenere la lotta al cambio climatico dentro la cornice multilaterale delle Nazioni Unite. Degli oltre 190 paesi previsti, 132 erano presenti alla cerimonia di apertura della 16ma conferenza Onu sui cambiamenti climatici. A partire dal 7 dicembre, le delegazioni dei negoziatori saranno raggiunte dai ministri dell'Ambiente e/o dell'Energia dei loro paesi, nel tentativo - dopo Copenaghen - di ridare a questi colloqui credibilità rispetto al lungo e complesso processo negoziale lanciato dall'Onu 18 anni fa al fine di far fronte ai cambiamenti climatici.

Dal fronte della scienza arrivano però notizie poco confortanti: secondo uno studio britannico mantenere il riscaldamento globale sotto il livello dei 2 gradi, limite assunto come impegno a Copenaghen, non è più realistico, mentre è molto più probabile che nel giro di qualche decina d' anni si toccherà un aumento di temperature pari a 4 gradi causando gravi danni, soprattutto la migrazione di migliaia di persone costrette a spostarsi per la mancanza di cibo e acqua. Richiamano quindi a recuperare il tempo perduto le associazioni. Greenpeace e Wwf puntano su finanziamenti, accordo foreste e un piano per il taglio delle emissioni.

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