Il 2009 ha registrato una forte crescita delle rinnovabili rispetto al 2008 con una potenza installata di oltre 26.500 MW (+11%) e una produzione complessiva di 69.300 GWh (+19%). Un aumento dovuto principalmente alla straordinaria produzione idroelettrica, 49 100 GWh (+18% rispetto al 2008), ma anche alla crescita dell'eolico e delle biomasse. La quota di energia rinnovabile il 19% del totale prodotto in Italia lo scorso anno anche grazie alla forte riduzione dei consumi elettrici. Lo annuncia il Gse che pubblica sul suo sito il rapporto statistico "Impianti fonti rinnovabili" per il 2009. Il rapporto evidenzia che il 63% della produzione rinnovabile proviene dal Nord. In particolare il Gse segnala le alte quote della Lombardia (17,4%) e del Trentino (14,6), a cui fanno seguito Piemonte e Toscana. L'Italia centrale, tranne l'eccezione della Toscana con 9,3%, presenta un quadro abbastanza omogeneo: i valori sono analoghi e al di sotto del 3%. Tra le Regioni meridionali è la Calabria a spiccare sulle altre con il 4,5%. Sicilia e Sardegna mostrano valori affini, rispettivamente del 2,4% e del 2,2%. Nel rapporto è stato inserito anche il nuovo parametro "quota rinnovabile regionale" che rappresenta, per ogni Regione, la quota dei propri consumi elettrici soddisfatti, nell'anno 2009, con la produzione elettrica da fonte rinnovabile realizzata nella stessa Regione. Questo importante parametro fornisce una prima indicazione utile all'individuazione del futuro "burden-sharing" regionale, per il raggiungimento della "quota rinnovabile nazionale" nel settore elettrico. La quota nazionale, secondo quanto previsto nel Piano di Azione Nazionale per le energie rinnovabili trasmesso dall'Italia a Bruxelles lo scorso luglio, dovrebbe raggiungere nel 2020 un valore pari a circa il 26 % del consumo lordo di energia elettrica. Copyright APCOM (c) 2008
 
 
Il Giappone garantirà due miliardi di dollari in tre anni ai Paesi in via di sviluppo per salvaguardare la biodiversità. "Lanceremo un'iniziativa volta a sostenere l'impegno dei Paesi in via di sviluppo per elaborare le loro strategie nazionali e metterle in atto", ha detto il premier nipponico Naoto Kan durante i lavori della Conferenza sulla Biodiversità che si sta svolgendo a Nagoya, in Giappone. "Daremo un aiuto di due miliardi di dollari in tre anni a partire dal 2010", ha aggiunto. La questione degli aiuti finanziari ai Paesi in via di sviluppo è uno dei punti chiave del negoziato che si conclude venerdì prossimo. Gli altri due elementi portanti sono la definizione degli obiettivi mondiali per il 2020 e l'applicazione di un accordo sulle condizioni di accesso delle industrie del Nord alle risorse genetiche dei paesi del Sud. I rappresentanti di 193 paesi sono riuniti dal 18 ottobre a Nagoya per cercare di arrivare a un accordo su questi tre punti. (fonte Afp) Copyright APCOM (c) 2008
 
 
Anche i Navajo, che con 300.000 persone sono la più numerosa tribù di indiani d'America, si preparano a eleggere il proprio presidente il prossimo 2 novembre, in concomitanza con le elezioni di metà mandato: ed entrambi i candidati, Ben Shelley e Lynda Lovejoy, hanno fatto dell'energia verde un tema centrale delle rispettive campagne elettorali. Come riporta il New York Times, dopo avere fatto affidamento per anni su miniere e sull'utilizzo del carbone, i Navajo iniziano ora a invocare un futuro costruito sull'energia rinnovabile, alla luce dei danni provocati dall'inquinamento e dei problemi di salute causati dal lavoro in miniera, a cui si aggiungono credenze religiose (sostengono che scavare sia un tradimento dell'obbligo di proteggere del territorio). Il cambiamento è anche dettato anche dalla congiuntura economica, ma non sarà facile. Con le nuove leggi federali e statali sull'inquinamento, il fatturato delle attività legate al carbone è diminuito del 20%. Tuttavia, in quanto fiscalmente autonome, le tribù indiane non possono beneficiare degli sgravi fiscali assicurati dal governo statunitense per facilitare il finanziamento dei progetti legati all'energia rinnovabile. E, in un territorio dove il tasso di disoccupazione sfiora il 50%, rimpiazzare il reddito garantito dall'industria del carbone non sarebbe semplice. Copyright APCOM (c) 2008
 
 
Da un’indagine compiuta da Legambiente è emerso che gli italiani sono primi in Europa per il consumo di acqua minerale in bottiglia, e terzi al mondo.
Questo vuol dire 910mila tonnellate di anidride carbonica e gas serra immessi nell’atmosfera per la produzione di circa 350mila tonnellate di PET e un altro quantitativo di CO2 non quantificabile per il trasporto su strada, considerando che solamente il 18% delle bottiglie di acqua minerale viaggia su rotaia e che ogni anno 480mila tir si spostano lungo il Paese per trasportare casse di acqua minerale. Perchè preferire l’acqua del rubinetto? Perché è una scelta ecosostenibile.
Gli italiani sembrano aver intrapreso questa strada per assicurare ai loro figli un futuro sostenibile, visto che il 74% ha dichiarato di aver bevuto negli ultimi 12 mesi solo acqua di rubinetto filtrata o non trattata. E’ quanto emerge dal rapporto Cra Nielsen 2010 di AquaItalia (Associazione delle aziende costruttrici e produttrici di impianti per il trattamento delle acque primarie).

I consumatori di acqua dal rubinetto sono consapevoli che i controlli effettuati sulla rete idrica sono maggiori e più frequenti che nell’acqua minerale in bottiglia, come conferma il Water Safety Plan, il Piano di Sicurezza per l’Acqua realizzato dal Centro di Ricerche in Bioclimatologia Medica, Biotecnologie, Medicine Naturali e Talassoterapia dell’Università di Milano.

Bere l’acqua dal rubinetto significa risparmiare fino a 250 volte in emissioni di CO2 e gas serra: ogni 100 litri di acqua dal rubinetto costa all’ambiente 0,04 Kg di CO2. La convenienza è anche nel prezzo, come ha affermato Pietro Laureano, esperto Unesco nella lotta alla desertificazione.

L’acqua minerale viene commercializzata ad un prezzo più di 1.000 volte del costo di quella di rubinetto. Quello che fornisce il rubinetto è quello che ci è necessario: solo acqua bevibile, bene comune a tutti gli organismi.

Questo il rapporto di prezzo tra acqua pubblica e acqua minerale, almeno fino a quando l’acqua non verrà privatizzata.

[Fonte: Ansa]
 
 
Il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo ha annunciato da Nagoya che il nostro Paese stanzierà 100 milioni di euro a sostegno della deforestazione, prendendo parte al programma internazionale contro il disboscamento illegale nei Paesi in via di sviluppo. Aderendo all’iniziativa, che nasce dalla partnership REDD++, ha dichiarato il ministro Prestigiacomo

Il governo italiano dimostra di voler contribuire concretamente all’immediata attuazione delle azioni fast-start decise al vertice di Copenaghen contro i cambiamenti climatici. La protezione delle foreste deve essere una priorità della comunità internazionale dal momento che la deforestazione è ritenuta la causa di circa il 20% delle emissioni mondiali di gas all’origine dell’effetto serra e del surriscaldamento del pianeta.



 
 
Il segretario USA all'Agricoltura, Tom Vilsack, ha annunciato l'adozione di una serie di misure per promuovere la produzione di combustibili da fonti rinnovabili. In particolare sono state annunciate la pubblicazione del regolamento definitivo da parte dello stesso Dipartimento all'Agricoltura (USDA) per l'attuazione del programma di assistenza delle colture finalizzati agli usi energetici e, in attesa dell'applicazione di queste norme, l'impegno del Dipartimento ad effettuare i pagamenti ai produttori già in regola con i requisiti per ricevere il sostegno finanziario. Il programma di incentivazione del settore prevede che i produttori ricevano un sostegno finanziario fino alla copertura del 75% dei costi ammissibili per le colture perenni. Tale sostegno sarà assicurato fino ad un massimo di cinque anni per le colture annuali o perenni non legnose, mentre durerà fino ad un massimo di quindici anni per le colture perenni legnose. Il segretario ha inoltre reso noto che il Dipartimento ha raggiunto un accordo quinquennale con la Federal Aviation Administration (FAA) per sviluppare nuovi carburanti per aerei da residui forestali e da altre materie prime agricole allo scopo di ridurre le importazioni di petrolio e di stabilizzare i costi dei carburanti per l'aviazione. Nell'ambito di questa partnership, USDA e FAA metteranno a frutto le loro esperienze nel campo della ricerca rivolta alla valutazione della disponibilità delle materie prime più utili ad essere processate nelle bio-raffinerie. Copyright APCOM (c) 2008
 
 
Nucleare di quarta generazioneIl nucleare di quarta generazione è l’ultimo nato nella “famiglia” del nucleare. L’energia nucleare ha prodotto, fino ad oggi (ottobre 2010) quattro generazioni, di cui quest’ultima è ancora nella fase embrionale e, se vogliamo continuare la metafora del bambino, non è ancora nata del tutto. I reattori di quarta generazione infatti sono un insieme di disegni e modelli teorici dei reattori nucleari attualmente oggetto di ricerca.

La maggior parte di questi disegni si crede non diventeranno mai commerciabili, almeno non prima del 2030, con l’eccezione di una versione del reattore ad altissima temperatura (VHTR) chiamato Next Generation Nuclear Plant (NGNP). Il primo NGNP si calcola possa essere completato entro il 2021. I reattori nucleari con finalità energetiche al momento in funzione in tutto il mondo sono generalmente considerati sistemi di seconda o terza generazione, con la maggior parte dei sistemi di prima generazione che sono stati chiusi o sostituiti già diversi anni fa.

La ricerca di questi tipi di reattore è stata ufficialmente avviata dal Forum Internazionale della Generazione IV (GIF) basato su otto obiettivi tecnologici. Gli obiettivi primari erano quello di migliorare la sicurezza nucleare, migliorare laresistenza alla proliferazioneminimizzare gli sprechi e l’utilizzo delle risorse naturali, e diminuire il costo per costruire e gestire tali impianti. I reattori sono destinati ad essere utilizzati nelle centrali nucleari per produrre energia nucleare da combustibili nucleari.

Tre sistemi sono nominalmente reattori termici e tre reattori veloci. Il VHTR è anche oggetto di ricerca potenzialmente per fornire calore ad alta qualità di processo per la produzione di idrogeno. I reattori veloci offrono la possibilità agli attinidi di bruciare per ridurre ulteriormente i rifiuti e di essere in grado di riprodurre più carburante di quanto ne consumino. Questi sistemi offrono significativi progressi nel campo della sostenibilità, sicurezza e affidabilità.

Reattore ad altissima temperatura (VHTR): Il concetto base di questo reattore è l’utilizzo di un nocciolo moderato a grafite con un unico passaggio nel ciclo del combustibile ad uranio. Questo reattore prevede una temperatura di uscita di 1.000 ° C. Le alte temperature consentono applicazioni come produzione di calore o di idrogeno attraverso il processo termochimico zolfo-iodio. Il reattore avrebbe anche un sistema di sicurezza passiva. Il primo VHTR previsto doveva essere installato in Sudafrica nella versione PBMR (reattore modulare su letto di ciottoli), ma un improvviso incremento dei costi e le preoccupazioni su possibili problemi tecnici imprevisti hanno scoraggiato i potenziali investitori e clienti ed hanno fatto saltare le trattative.

Reattore ad acqua supercritica (SCWR): Questo reattore utilizza l’acqua supercritica come fluido di lavoro. Si tratta fondamentalmente di reattori ad acqua leggera (LWR) che operano alle più alte pressioni e temperature con un unico ciclo diretto che li rendono simili ad un reattore ad acqua bollente (BWR). Ma dal momento che utilizza acqua supercritica (da non confondere con la massa critica) come fluido di lavoro, consta solo di una fase, come il Pressurized Water Reactor (PWR). Ma comunque potrebbe funzionare a temperature molto superiori degli attuali PWR e BWR. Si tratta di reattori con un’elevata efficienza termica (cioè, circa il 45% contro circa il 33% di efficienza per i reattori ad acqua leggera attuali) e la semplificazione dell’impianto. L’obiettivo è la produzione di energia elettrica a basso costo ed attualmente sono 13 i Paesi che lo stanno studiando.

Reattore a sali fusi (MSR): Questo è un tipo di reattore nucleare in cui il liquido refrigerante è il sale fuso. Sono stati molti i disegni presentati per questo tipo di reattore ed alcuni prototipi sono anche stati costruiti. Qui il combustibile nucleare dissolto nel sale fuso come tetrafluoruro fluoruro di uranio (UF4), farebbe raggiungere al fluido la criticità di flusso in un nucleo di grafite che servirebbe anche come moderatore.

Reattore veloce raffreddato a gas (GFR): Il sistema è dotato di uno spettro a neutroni veloci e ciclo del combustibile chiuso efficiente per la conversione dell’uranio fertile e la gestione degli attinidi. Il reattore è raffreddato ad elio, con una temperatura di uscita di 850 ° C, e con una turbina diretta a gas a ciclo Brayton ad alta efficienza termica. Diverse forme di combustibile sono considerate per il loro potenziale di operare a temperature molto elevate e per garantire un ottimo mantenimento dei prodotti di fissione.

Reattore veloce raffreddato a sodio (SFR): E’ un modello che si basa su due progetti strettamente connessi già esistenti, il reattore nucleare autofertilizzante ed il reattore veloce integrale. Gli obiettivi sono di aumentare l’efficienza dell’utilizzo di uranio dal processamento del plutonio ed eliminare la necessità che gli isotopi transuranici lascino il sito. La progettazione del reattore utilizza un nocciolo non moderato in esecuzione su neutroni veloci, progettati per consentire ad un isotopo transuranico di essere consumato (e in alcuni casi utilizzato come combustibile).  La sicurezza è passiva e la quantità di rifiuti è all’incirca dimezzata. Un prototipo del reattore veloce integrale è stato costruito, ma il progetto venne cancellato prima che potesse entrare in funzione.

Reattore veloce raffreddato a piombo (LFR): Questo è provvisto di un reattore raffreddato a piombo a spettro neutronico veloce o lega a eutettica piombo/bismuto (LBE) con un ciclo del combustibile chiuso. Una batteria elettrica rifornisce la centrale quando non sono presenti reazioni elettrochimiche. Il carburante è di metallo o di nitruro a base di uranio fertile e contenente elementi transuranici. Il LFR è raffreddato per convezione naturale con una temperatura di uscita del liquido di raffreddamento del reattore di 550 ° C, che può arrivare fino ad 800 ° C con materiali avanzati. La temperatura più elevata consente la produzione di idrogeno da processi termochimici.

Vantaggi. Rispetto all’attuale tecnologia delle centrali nucleari, i benefici dichiarati per i reattori di quarta generazione sono:

  • Le scorie nucleari durano pochi decenni, anziché millenni;
  • Resa energetica di 100-300 volte superiore alle precedenti versioni con la stessa quantità di combustibile nucleare;
  • Possibilità di consumare scorie nucleari esistenti per la produzione di energia elettrica;
  • Migliorata sicurezza di funzionamento.

L’altro lato della medaglia, gli svantaggi, riguarda il fatto che, trattandosi di una tecnologia nuova, ancora i rischi sulla sicurezza ed i costi possono essere maggiori, mentre gli operatori hanno poca esperienza con il nuovo modello. L’ingegnere nucleare David Lochbaum ha spiegato che quasi tutti gli incidenti nucleari gravi si sono verificati con quella che era al tempo la tecnologia più recente. Egli sostiene che

il problema dei nuovi reattori e degli incidenti è duplice: gli scenari impossibili da pianificare nelle simulazioni e gli esseri umani che fanno errori. Fabbricazione, costruzione, funzionamento e la manutenzione dei nuovi reattori dovranno affrontare una ripida curva di apprendimento. Le tecnologie avanzate avranno un elevato rischio di incidenti ed errori. La tecnologia può essere provata, ma le persone no.

Le nazioni che attualmente stanno studiando questa nuova forma di reattori nucleari sono Stati Uniti, Regno Unito, Svizzera, Corea del Sud, Sudafrica, Giappone, Francia, Canada, Argentina, Unione Europea, Cina e Russia. Nonostante, come abbiamo visto, gli Stati Uniti stiano spendendo diversi milioni in ricerca su questa nuova tecnologia, non è molto convinto di questa scelta il Presidente Barack Obama, fermo sostenitore delle energie rinnovabili, il quale ha ammesso di puntare ancora sul nucleare solo per colmare momentaneamente il vuoto che un giorno verrà riempito dalle energie pulite.

La “Quarta generazione” dell’energia nucleare è un’altro slogan che ha poco successo alle spalle. L’idea è che questi nuovi reattori serviranno a chiudere il ciclo del combustibile e dei rifiuti, cioè rielaborare le barre di combustibile esaurite in nuove che possono essere riutilizzate. Tuttavia, come per la cattura ed il recupero del carbonio, tanto c’è ancora da fare, nonostante oltre 60 anni e miliardi di dollari nella ricerca. Nel frattempo alcuni Paesi, come Francia e Giappone, riproducono il carburante in modo limitato, producendo ancora centinaia di tonnellate di rifiuti tossici che potrebbero potenzialmente essere utilizzati nelle armi nucleari. Un impianto francese pompa 100 milioni di litri di rifiuti liquidi radioattivi nel canale della Manica ogni anno, e il governo francese ha calcolato che il ritrattamento dei rifiuti costerà 25 miliardi di dollari in più rispetto allo stoccaggio.

Rimangono dunque dubbi sulla possibilità di trattare i rifiuti radioattivi, e spendere altre decine di miliardi di dollari in ricerche che poi ripropongono lo stesso problema non sembra un affare economicamente vantaggioso.

La quarta generazione dell’energia nucleare non è più sicura delle centrali esistenti. In realtà, ha i suoi pericoli. Un tipo di questo reattore utilizza sodio altamente reattivo come refrigerante che, se prende fuoco quando esposto all’aria ed esplode, entra in contatto con l’acqua. E il carburante è ancora radioattivo. Dato che il ciclo del combustibile deve essere ancora chiuso, nonostante i tentativi in tutto il mondo, il popolo americano affronterà ancora la minaccia del combustibile esaurito.

Insomma i costi sembrano alti e, al momento, ancora incalcolabili, mentre i pericoli reali e i problemi, nonostante la tecnologia avanzata, restano sempre lì. Visto che non si prevedono tempi brevi per la realizzazione delle prime centrali nucleari di quarta generazione, c’è la possibilità che con il progredire delle tecnologie rinnovabili l’atomo venga sempre meno utilizzato, lasciando morire questo pargolo ancora in grembo.

Per approfondire:

Fonti: [WikipediaVtdigger]





 
 
Ultimi giorni utili per usufruire dei 3 euro di incentivo corrisposti daIntimissimi per rottamare il vecchio reggiseno ed acquistarne uno nuovo. L’iniziativa “supervalutiamo e ricicliamo i tuoi reggiseni” avviata il 18 ottobre e inconclusione il 30 novembreprossimo, incentiva allo smaltimentointelligente del vecchio reggiseno, che verrà riutilizzato dalla Ovat Campagnari s.r.l. per laproduzione di pannelli isolanti e fonoassorbenti.

L’azienda da anni si occupa della gestione di rifiuti della Provincia di Verona e del ritiro di ritagli tessili, scarti derivati dalla lavorazione di filature e tessiture, maglifici, taglierie e confezioni, e della loro trasformazione in prodotti per la fonoassorbenza, l’isolamento termico, le imbottiture. L’iniziativa di grande rilevanza mediatica perchè seguita con interesse da social network, stampa, blogs e co. ha senz’altro sortito l’effetto pubblicitario desiderato. Ha infatti messo in luce l’azienda come pioniera “riciclona”. Rimane da verificare (a me in rete non è riuscito) se l’iniziativa è in linea con la condotta generale della società alla quale rimarrebbe, in ogni caso, il merito di aver associato ad un icona sexy, Irina Shayk, un intento nobile come il riciclaggio a mezzo dello slogan, comunicativo ed immediato:

” Fare del bene all’ambiente è anche una questione di stile!”


 
 
 Gravano sull'economia per il 5% del Pil mondiale e i cambiamenti climatici rischiano di aggravarne le conseguenze. Uno nuovo studio, condotto dal Global Invasive Species Programme (GISP) sostenuto dall'Unione internazionale per la conservazione della natura e finanziato dalla Banca Mondiale, tenta di fare chiarezza sui danni prodotti alla biodiversità e all'economia dall'introduzione di specie 'aliene' in habitat che non appartengono loro. E di misurare quando i cambiamenti climatici possano complicare una situazione già compromessa. "Questi due fattori rappresentano una minaccia enorme alla biodiversità e ai beni primari dell'umanità", dice Sarah Simons, direttore del GISP: "Le nuove evidenze scientifiche dimostrano che il cambiamento climatico sta sommando la sua azione a quella devastante delle specie aliene, in una spirale negativa". Secondo le stime condotte dall'istituto, i danni per le sole specie invasive ammontano globalmente attorno ai 1400 miliardi di dollari ogni anno, il 5% dell'economia mondiale. Copyright APCOM (c) 2008
 
 
Le foreste assorbono CO2, e rappresentano un argine all'inquinamento e all'effetto serra. Ma proprio il surriscaldamento globale potrebbe mettere a rischio questa funzione di spugne del carbonio atmosferico. Lo sostiene uno studio dell'Università del Montana (Usa). "E' come mettere troppe mucche sullo stesso pascolo: diventano in breve magre, perché non hanno cibo a sufficienza", ha spiegato Steven Running, ricercatore dell'Università del Montana, partecipando a un meeting della Società statunitense di giornalismo ambientale. "In 40 anni, ad esempio, il Montana avrà presumibilmente estati più calde di 5 gradi Fahrenheit rispetto alle attuali, ma riceverà all'incirca il 10% in meno di precipitazioni". La conseguenza è che "stiamo rendendo aride le nostre foreste", conclude Running. Per ora, comunque, il trend di assorbimento è in crescita. Secondo il Servizio Foreste statunitense la quantità di carbonio sequestrata dalle foreste aumenta dal 1990, e oggi bilancia circa l'11% delle emissioni di gas serra dell'industria nazionale. Copyright APCOM (c) 2008