(Reuters)
La Terra non sta bene; uomini, animali e pianteneanche. Secondo il "Living Planet Report 2008", "check up" biennalefatto da ricercatori del Wwf e altre organizzazioni scientifiche,presentato a Londra, «entro il 2030 avremo bisogno di due pianeti persoddisfare il fabbisogno dell'umanità di beni e servizi». La domandaglobale sulle risorse della Terra supera infatti del 30% la capacitàrigenerativa di quest'ultima. Più di tre quarti degli abitanti delpianeta vivono in nazioni che sono debitrici ecologiche, dove cioè iconsumi nazionali hanno superato la capacità di risorse naturali delpaese. Il rapporto si basa, tra l'altro, sulla misurazione dell’"impronta ecologica", un'unità che misura la domanda dell’umanità sullabiosfera, in termini di superficie di terra e mare necessarie sia allaproduzione delle risorse che le persone utilizzano, siaall'assorbimento dei materiali di scarto generati.

CORSA CON GLI OCCHI BENDATI - La crescita demografica, e quelladei consumi individuali, hanno fatto sì che negli ultimi 45 anni ladomanda dell'umanità sul pianeta sia più che raddoppiata. Ancora nel1961 quasi tutti i paesi del Mondo possedevano una capacità più chesufficiente a soddisfare la propria esigenze interna. Nel 2005 lasituazione è cambiata in modo radicale: molti paesi possono soddisfarei loro bisogni solo importando risorse da altre nazioni e utilizzandol'atmosfera del Pianeta come discarica di anidride carbonica e di altrigas serra.

LA BOLLA AMBIENTALE -
Viviamo al di sopradelle nostre possibilità in una "bolla" ambientale che, a differenza diquella finanziaria, è più difficile da nascondere. Qui non si parla difutures, derivati od opzioni, ma di aria e di acqua, di grano e diriso. «A livello mondiale, durante l'ultimo anno il prezzo dei raccoltiha raggiunto vertici da record - ha scritto James P. Leape, direttoregenerale di Wwf International - in gran parte a causa dell'aumentodella domanda di cibo, mangimi e biocombustibili e della continuadiminuzione della risorsa idrica». La natura non accetta carte dicredito: chi era povero diventa miserabile, chi aveva poco da mangiare,torna a morire di fame.

Una vignetta di Franco Stivali dal blog Risodegliangeli

USA E CINA CONSUMANO OLTRE IL 40% DELLE RISORSE- Il consumo generale dell'umanità ha superato la biocapacità totaledella Terra per la prima volta negli anni 80, e questa tendenza hacontinuato a crescere. Ma ovviamente non tutti contribuiscono a questotrend nella stessa misura: Stati Uniti e Cina utilizzano, ciascuno, il21% della biocapacità del pianeta. Il consumo procapite della Cina èmolto più basso di quello registrato negli Usa, ma la popolazione èanche quattro volte superiore. Nei valori pro-capite gli statunitensimantengono infatti il primato assoluto di grandi "divoratori" delpianeta, richiedendo una media di 9.4 ettari globali, come dire, checiascun americano vive con le risorse di circa 4.5 pianeti Terra.

L'ITALIA E' IL QUARTO PAESE AL MONDO PER CONSUMO DI ACQUA - Il nostro paese è al 24esimo posto nella classifica delle maggioriimpronte ecologiche sul pianeta, su oltre 180. Non è una buonaposizione: significa che consumiamo ben più di quanto le nostre risorseinterne ci consentirebbero di fare. Viviamo "in debito". L'improntaecologica pro capite dell'Italia è 4,8: significa che ogni italianoconsuma risorse tre volte in più del quantitativo che il nostroterritorio mette a disposizione. Per quanto riguarda l’impronta idrica,l’Italia si trova al quarto posto nella classifica mondiale riguardantel’impronta idrica del consumo, che costituisce il volume totale dirisorse idriche utilizzate per produrre i beni e i servizi consumatidagli abitanti della nazione stessa (questo indicatore è costituito dadue componenti e cioè l’impronta idrica interna, che è composta dallaquantità di acqua necessaria per produrre beni e servizi realizzati econsumati internamente al paese, e dall’impronta idrica esterna, chederiva dal consumo delle merci importate e calcola, quindi, l’acquautilizzata per le produzioni delle merci dal paese esportatore).L’Italia è quindi al 4° posto con un consumo di 2.332 metri cubi procapite annui (dei quali 1.142 interni e 1.190 esterni). Davanti a noiabbiamo, nell’ordine, solo Usa, Grecia e Malesia.

INVERTIRE LA ROTTA- Se il Living Planet Report 2008 descrive una Terra malata, e abitatada uomini limitati, indica anche coordinate per poter invertire questarotta, che al momento sembra puntare serenamente verso il naufragio.«Non è troppo tardi per evitare una recessione ecologica - ha osservaJames P. Leape - ma bisogna cambiare l'attuale stile di vita eindirizzare le nostre economie verso percorsi più sostenibili».Consumare meno e meglio, soprattutto il nostro mondo "avanzato", «fermorestando - scrive il rapporto - che lo sviluppo tecnologico continueràa rivestire un'importanza vitale nell'affrontare la sfida dellasostenibilità».


 
 
Con l’attuale trend di consumi, nel giro di trent’anni ci servirà unaltro pianeta. L’allarme arriva dal Rapporto internazionale sul pianetadel Wwf, un lavoro biennale che viene presentato questa mattina a Romadal suo direttore scientifico Gianfranco Bologna, da Riccardo Valentinidel Cnr, dal segretario generale dell’Aspen Institute Angelo MariaPetroni e da Piero Angela.

«Oltre la recessione economica, il mondo rischia quella ecologica». Conquesta frase ad effetto, ma basata su calcoli scientifici, Bolognaspiega le «evidenze scientifiche» che emergono dagli studi del Wwf,tradizionalmente legati alla protezione delle singole specie ma estesigià da alcuni anni, per chiare ragioni storiche, a tutto l’ecosistema.Proprio seguendo questa prospettiva il documento parte da un’analisidella vita di 1800 specie di vertebrati (mammiferi, uccelli, rettili,pesci e anfibi) dal 1970 ad oggi, stabilendone un declino numerico del30 per cento, per arrivare poi alla situazione della Terra e del suorapporto con l’uomo. Questa seconda parte è affrontata attraverso dueindici: l’impronta ecologica e quella idrica. La prima è la misura diquanto ogni uomo sfrutti il pianeta per vivere. E’ un indicatorestrettamente legato al consumo e si calcola in ettari globali, cioèettari con la capacità media di produrre risorse e assorbire materialidi scarto. L’impronta ecologica è data dunque dalla somma di tutti iterreni agricoli, i pascoli, le foreste e i patrimoni ittici che unPaese utilizza per vivere.

Dal 1986 sta succedendo qualcosa di anomalo. Grazie alla tecnologia,l’uomo ha iniziato a utilizzare più risorse di quelle che la Terra è ingrado di produrre. Nel 2005 si calcola addirittura che questadifferenza sia stata del 30 per cento (per coincidenza un numero ugualea quello del declino animale). Si è avviato insomma un deficitplanetario, da cui la definizione di recessione ecologica, destinato araggiungere il cento per cento nel 2040 se il mondo avanzato noncambierà stile di vita. «Altrimenti, ci servirà un altro pianeta», nonscherza Bologna, che aggiunge: «Molto dipenderà dal nuovo presidenteamericano, ma anche l’Italia può avere un peso sull’argomento, perchéospiterà l’ultimo G8 di luglio 2009 prima della chiusura del nuovoaccordo di Kyoto a Copenaghen. Peccato che il nostro Paese secondol’agenzia europea sia ancora indietro pure su Kyoto».

Dalla ricerca, quindi, risulta chiaro che l’uomo sta usando più di ciòdi cui abbisogna per vivere. Ovviamente non è ovunque così. Consumanotroppo Emirati Arabi, Stati Uniti, Kuwait, Danimarca, Australia e altrifino all’Italia che sta al 24° posto. Ma sprecano pochissimo, peresempio, Congo, Haiti, Afghanistan e Malaqi. Inutile aggiungere che infondo alla classifica sono concentrati i Paesi del Sud del mondo.

L’Italia si classifica invece al 4° posto dopo Stati Uniti, Grecia eMalesia per un altro indicatore, utilizzato per la prima volta nelrapporto del Wwf: l’impronta idrica. Similmente a quella ecologica,l’impronta idrica rappresenta le risorse liquide utilizzate perprodurre beni e servizi di una nazione. Anche qui l’uomo, specialmentenei Paesi agricoli, spreca tanto. Ad esempio, nell’intera catenaproduttiva, dalla coltivazione dello zucchero nei campi fino allazolletta da sciogliere nel té, un chilo di zucchero costa 1500 litrid’acqua. Così occorrono 2900 litri per trasformare un seme di cotone inuna maglietta e 15500 per far arrivare un chilo di manzo dalla stallasul piatto del ristorante. Nel frattempo, qualcuno in Somalia muore disete.

Il rapporto indica anche alcune soluzioni. «Prima di tutto - rivelaBologna - bisogna considerare che la potenzialità del risparmioenergetico mondiale è oltre il 50 per cento. Il che significa iniziarea domandarsi in ogni processo produttivo “Quanto consuma?”. Poi bisognacostruire edifici ecologici e snellire le reti di trasporto perdiminuire l’inquinamento. Insomma, in Finanziaria va affiancata allacontabilità economica, quella ecologica».
 
 

Viviamo al di sopra delle nostre possibilità. La Terra sta concedendo a tutto l'Occidente l'equivalente dei generosi mutui subprime elargitidalle banche Usa, permettendo alle società del benessere basato sulconsumismo sfrenato un tenore di vita insostenibile, ma il rischio èche dopo aver ipotecato il Pianeta, quando scoppierà la "bolla" deiconsumi, non ci sarà nessuno che verrà a ripianare i debiti o anazionalizzare le perdite, perché a quel punto occorrerebbe un'altraTerra. A lanciare l'allarme è il Wwf in occasione della presentazionedel Living Planet Report, il consueto studio dell'associazioneambientalista sullo stato di salute dei sistemi naturali globali e glieffetti causati su di essi dall'intervento umano.

"Se la nostra domanda continuerà a crescere alla stessa velocità, entrometà del decennio 2030-2040, avremo bisogno dell'equivalente di duePianeti per mantenere i nostri stili di vita", mette in guardia ildirettore generale del Wwf Internazionale James P. Leape. "Così comeuno spendere sconsiderato sta causando la recessione, i consumieccessivi - dice ancora Leape - stanno dando fondo al capitale naturaledel Pianeta al punto tale da mettere a rischio il nostro benesserefuturo: negli ultimi 35 anni abbiamo perduto quasi un terzo delcapitale della vita selvatica sulla Terra".

Living Planet Report 2008 èstato presentato oggi in contemporanea in tutto il mondo. Quella diquest'anno è un'edizione ancora più accurata e dettagliata. Sono statiinfatti ulteriormente perfezionati i due indici "tradizionali", ovveroil "Living planet index" (che dà conto della biodiversità sulla Terra)e l'indice della "Impronta ecologica" (misura la domanda dell'umanitàsulla biosfera). Inoltre è stato introdotto un terzo indice,"l'Impronta idrica" che somma i consumi di acqua di ogni Stato insiemeal volume di risorse idriche necessarie a produrre servizi e beni,compresi quelli importati.


Il quadro come detto è preoccupante e per restare alla metaforafinanziaria l'Outlook stilato dal Wwf assegna alla Terra un ratingdecisamente negativo. Il rapporto fornisce anche un'analisi dettagliatadell'andamento paese per paese. Gli Stati Uniti hanno l'improntaecologica nazionale maggiore. Ogni americano vive infatti con lerisorse di 4,5 pianeti. L'Italia si piazza al 24esimo posto, conducendouno stile di vita che richiederebbe a ogni cittadino di avere adisposizione 3,5 ettari in più di quelli esistenti in realtà.

Un pessimo dato, ma molto più negativa è la nostra "Impronta idrica".L'Italia in termini di consumo procapite (2.332 metri cubi annui) èinfatti in quarta posizione nella classifica mondiale. A pesare sonosia un uso dissennato delle risorse interne, sia un ricorso aimportazioni ad altissima intensità idrica, come ad esempio la carne dimanzo che richiede per ogni chilo l'utilizzo di ben 15mila litrid'acqua.

Ma all'orizzonte non ci sono solo nuvole. "La buona notizia - esortaLeape - è che possiamo ancora invertire questa situazione di fortediminuzione del credito ecologico e non è ancora troppo tardi perevitare un'irreversibile recessione ecologica. Il rapporto identificale aree chiave necessarie per cambiare i nostri stili di vita eindirizzare le nostre economie verso percorsi sostenibili". Lastrategia suggerita dal Wwf per innescare la retromarcia è quella deicunei. Un sistema mutuato dalle politiche di contrasto delriscaldamento globale che prevede una sequenza di azioni mirate,dall'agricoltura alla pesca, dalle politiche forestali a quelleenergetiche, ognuna in grado di contribuire a ridurre di una fetta (omeglio di un cuneo) il deficit che stiamo contraendo nei confrontidella Terra.

Il primo passo per andare in questa direzione è però quello diconsiderare la biosfera, quindi terreni fertili, foreste, mare e acqueinterne, una risorsa che non si può ricapitalizzare con un semplicetratto di penna su un assegno. Esattamente il contrario dell'approccioitaliano al problema del riscaldamento globale e la polemica conl'Unione Europea sull'urgenza dell'introduzione delle politiche dicontrasto contenute nella direttiva 20-20-20. "Quello che ci suggeriscedi fare il governo - denuncia il direttore del Wwf Italia MicheleCandotti - è di ipotecare ulteriormente il capitale naturaleutilizzando le sue risorse come un sussidio permanente all'economianazionale e alle imprese in difficoltà, ma questo significa ammetterel'incapacità del Sistema Paese a trovare vere soluzioni alla crisi".

"La recessione mondiale appena iniziata - aggiunge il direttorescientifico del Wwf Italia, Gianfranco Bologna - allenterà sicuramentela pressione umana sul Pianeta, ma noi ci auguriamo atteggiamentiinnovativi basati sull'apprendimento piuttosto che sulla costrizione,soluzioni adottate sulla scia della presa di coscienza piuttosto chesullo shock. Siamo convinti che uno sviluppo sostenibile sia possibile,ma il vero problema è che dobbiamo confrontarci con interlocutori chemancano completamente di conoscenze scientifiche: giuristi e avvocatidivorano il campo politico con una cultura del bla-bla che emargina lacultura ecologica, che pure ha in Italia punte di eccellenza assoluta".
 
 
L’ultimo media sul mercato è il «sacchetto di plastica ecologico»: daoggi infatti le aziende possono sostenere l’ambiente semplicementefacendo pubblicità sui nuovi sacchetti biodegradabili al 100%.Un’iniziativa che consente al consumatore di sostenere l’ambiente senzadover pagare di più, per coprire i maggiori costi dei sacchettibiodegradabili, e alle aziende di raggiungere milioni di consumatori.

A lanciare l’idea Arcadia Media (www.ecosacchetto.it),giovane start-up nel mondo della pubblicità eco sostenibile, che ha giàmesso a disposizione della Grande Distribuzione italiana, ovveroSupermercati, Grandi Magazzini e Centri commerciali, l’opportunità dipoter sostituire i sacchetti inquinanti con l’eco-sacchettocompletamente biodegradabile e compostabile.

Una soluzione concreta per mettere un freno alla vera e propria valangadi sacchetti di plastica che «invadono» l’ambiente, basti infattipensare che in Italia ogni mese vengono consumati ben 2 miliardi disacchetti della spesa. Una incredibile quantità di plastica, tanto chese fossero distesi uno al fianco dell’altro si ricoprirebbe unasuperficie di oltre 500.000 chilometri quadrati.
Insomma con i sacchetti consumati dagli italiani in soli 30 giorni sipotrebbe ricoprire la superficie della Spagna (quasi 506.000 chilometriquadri), sommergere quasi completamente la Francia (544.000 chilometriquadri di superficie) o addirittura una volta e mezzo l’Italia, la cuisuperficie arriva a malapena a 301.000 chilometri quadrati.Una quantitàincredibile di plastica che richiede anni, se non secoli, per esseresmaltita e che rappresenta una vera emergenza per l’ambiente. Fino al2010, infatti, quelli in polietilene potranno essere venduti edutilizzati, anche se questo comporterà una vera e propria «inondazione»di circa 30 miliardi di sacchetti, che per essere smaltiti in naturarichiedono ben 400 anni. Ed è per porre un freno a questo disastroecologico che Arcadia Media ha deciso di lanciare l’eco-sacchetto.

Per farlo ha deciso di sfruttare i sacchetti biodegradabili che puressendo già disponibili per la grande distribuzione, fino ad oggi sonostati poco utilizzati, soprattutto a causa del loro alto costo per ilcliente finale (in media costa tra le 3 e le 4 volte di più di unsacchetto «tradizionale»). Ed è per ovviare a questo ostacolo cheArcadia Media ha deciso di trasformare il sacchetto ecologico in unvero e proprio media, dove poter stampare messaggi pubblicitari che«pagheranno» la differenza di prezzo tra la produzione di un sacchettodi plastica e un eco-sacchetto.

«L’attenzione alle tematiche ambientali è in costante crescita, tantoche 4 italiani su dieci sono preoccupati della difesa dell’ambiente esono convinti di dover fare qualcosa per l’ecosistema in cui viviamo -sottolinea Luca Latino, di Arcadia Media -I sacchetti rappresentano unoggetto di uso talmente quotidiano da passare troppo spesso inosservatiper quanto riguarda i rischi per l’ambiente. Grazie alla suatrasformazione in un vero e proprio media i consumatori potranno averel’eco-sacchetto al medesimo prezzo di un sacchetto in plastica, con lestesse caratteristiche funzionali. L’unica differenza è che su uno deidue lati ci sarà una campagna pubblicitaria».
Attraverso Arcadia Media, infatti, per le aziende sarà possibilesostenere la tutela dell’ambiente inserendo la loro pubblicità suglieco-sacchetti. Il vantaggio per le azienda sarà quello di riuscire araggiungere con i propri messaggi un pubblico estremamente interessante(i decisori d’acquisto) e ben targettizzato (in base a tipologia dicatena, area geografica, ecc) e conseguentemente a poter misurarel’efficacia della campagna pubblicitaria.

Ma i vantaggi ci saranno anche per il consumatore finale: glieco-sacchetti grazie alla presenza su uno dei due lati del messaggiopubblicitario, costeranno al cliente finale, esattamente come i superinquinanti sacchetti di plastica con l’ulteriore vantaggio che sarannoutilizzabili per la raccolta differenziata dell’umido. Glieco-sacchetti sono prodotti con un biopolimero che utilizza componentivegetali e rende gli eco-sacchetti completamente bio degradabili. Iltutto garantendo le stesse caratteristiche di resistenza e difunzionalità data dai tradizionali, ma dannosissimi per l’ambiente,sacchetti in plastica.
 
 


PIU' PEDALI e più ti ricarichi: lo slogan ha il retrogusto dellapubblicità di un telefonino ma in realtà promuove un'iniziativa moltoseria, capace di dare una mano all'ambiente, ai cittadini e persinoalle tasche sempre insoddisfatte dei datori di lavoro. La formulamagica si chiama Bicycle Commuter Acted entrerà in vigore negli Stati Uniti a gennaio 2009 grazie alla firmadi George W. Bush. A partire dall'anno prossimo tutti i lavoratoriamericani che lasceranno a casa la macchina per andare a lavoro inbicicletta riceveranno un bonus di 20 dollari a fine mese sulla bustapaga, totalmente esenti da tasse. I datori di lavoro potranno a lorovolta scaricare quei soldi dalla dichiarazione dei redditi e il cerchioperfetto si chiuderà.

Il presidente repubblicano che disse no agli accordi di Kyoto lasceràla Casa Bianca dando il via libera a un provvedimento ambientalista chemette tutti d'accordo. "E' una legge che finalmente riconosce unincentivo a chi si muove in bicicletta, al pari di quanto già vienefatto con chi usa i mezzi pubblici", spiega il presidente della Legadei ciclisti americani Andy Clarke. Secondo la relazione trimestraledel congresso statunitense, l'intera operazione costerà al governoqualcosa come 10 milioni di dollari in 10 anni.

Il Bicycle Commuter Act è solo una delle tante manovre economichepreviste dalle 451 pagine dell'Emergency Economic Stabilization Act of2008 approvato due settimane fa per far fronte alla crisi, e cheprevede lo stanziamento federale di 700 miliardi di dollari. E' insommaquello che gli americani chiamano "pork barrel", vale a dire unprovvedimento marginale, generalmente di politica sociale, inseritoall'interno di un disegno di legge più ampio e meno popolare.

Per compensare il cattivo impatto che molti provvedimenti economiciavranno e già hanno sulla popolazione (perché portatori di tagli aiservizi e licenziamenti), il governo uscente ha pensato di riconoscereun piccolo incentivo a tutti quegli americani che vanno a lavoro senzainquinare. "Non abbiamo deciso noi di far approvare la legge in questomodo, ma adesso che è passata siamo felici: la aspettavamo da 7 anni",conclude Clarke.

Da non sottovalutare poi l'impatto positivo che il provvedimentopotrebbe avere su un Paese dove circa una persona su quattro è obesa,anche se convincere gli americani ad andare in bicicletta non saràimpresa facile. Ecco perché la legge non diventerà attivaimmediatamente ma solo in estate, dopo sei mesi di prove e campagneinformative. E il bonus non varrà solo per chi deve andare a lavoro. Iciclisti per passione potranno infatti beneficiare ugualmente dei 20dollari in più a patto di dimostrare di fare costante attività in bicio reinvestire i soldi per l'acquisto di una nuova bici o di oggettilegati all'attività ciclistica.

Maureen DeCindis, una giovane "pendolare della bicicletta" che ognigiorno pedala dalla cittadina di Tempe, in Arizona, fino a Phoenix, èfelice di sapere che alla fine del mese la Maricopa Association ofGovernments le accrediterà 20 dollari netti in più sullo stipendio: "Intempi di crisi le persone cercano solo di risparmiare e questa legge leinvoglierà a farlo. Io, che amo la bicicletta, posso garantire chepedalare poi fa benissimo, non solo al portafogli ma all'umore".

"Certo, non diventeremo ricchi grazie a pochi spiccioli in più a finemese - dice Willy Dommen, 49enne californiano che tutti i giorni pedalafino al San Francisco's Financial District - ma per noi amanti delledue ruote si tratta di una conquista importante".
 
 


NEL 2015, quando quasi tutti i progetti energetici proposti dal governoitaliano (dal nucleare alla carbon sequestration) saranno ancora infase d'incubazione, il mondo potrebbe già vivere l'inizio di un'eradiversa. Un'era che potrebbe migliorare non solo la vivibilità delpianeta ma anche lo stato di salute, assai precario, dell'economiaglobale. E' quanto afferma il nuovo rapporto Energy Revolution: A Sustainable World
Energy Outlook
, presentato oggi da Greenpeace International ed EREC (European Renewable Energy Council).

Secondo questo studio la rivoluzione energetica pulita permetterebbe dirisparmiare circa 14 mila miliardi di euro nella spesa in combustibilifossili, oltre a sostenere l'occupazione a livello mondiale. OliverSchäfer, direttore di EREC, ha dichiarato che "il mercato globale dellefonti rinnovabili può continuare a crescere a tassi con due cifre. Finoal 2050, superando le dimensioni attuali del mercato delle fontifossili. Oggi il mercato delle rinnovabili vale 70 miliardi di dollariall'anno e raddoppia ogni tre anni".

Per arrivare a questi risultati il team di esperti che ha redatto ilrapporto ha ipotizzato uno scenario virtuoso: il picco delle emissionidi anidride carbonica verrebbe raggiunto al 2015 in modo da permetterealla concentrazione di C02 di scendere del 60 per cento sotto i livelliattuali nel 2080. E' esattamente quello che i climatologi consideranonecessario per mantenere il riscaldamento del pianeta a livelliaccettabili.

Per arrivarci la ricetta di Greenpeace propone interventi in tutti icampi. Edilizia: case molto isolate (si abbattono i consumi fino all'80per cento), con pannelli solari termici per l'acqua calda, impiantifotovoltaici per l'elettricità e pompe di calore. Trasporti: grandespazio al ferro, limiti di emissione rigorosi per le auto, carburanti aminor impatto ambientale. Produzione elettrica: con il business asusual i costi raddoppierebbero al 2020, la rivoluzione pulita puntandosull'efficienza e sulle fonti rinnovabili permetterà di contenere ilprezzo del chilowattora oltre alle emissioni serra (è una proiezione suscala globale dello scenario californiano).

Secondo i calcoli di Greenpeace gli extracosti per il carbone da oggial 2030 arrivano a 15,9 trilioni di dollari: più degli investimentinecessari a lanciare la rivoluzione energetica basata sull'efficienza esulle rinnovabili.
 
 
Dalla Cnn al Ny Times, passando per i giornali e i magazine di tutto ilmondo: basta navigare sui più importanti siti di informazione perrendersi conto che il boom per la bio architettura sta diventando unvero e proprio fenomeno di costume che si rivolge sempre di più algrande pubblico. Digitando «green building» sui motori di ricerca sitrovano quasi 5 milioni di pagine web e «nomi eccellenti» che si leganoad essa: dai guru dell’architettura e del design internazionali, perarrivare a star come Brad Pitt o la super model Gisele. E tutto questonon riguarda il «futuro» (cosa che avviene solo nel 18% dei siti edelle testate analizzate), ma un presente quanto mai attuale, tanto daoccupare in modo costante testate (on e off line) che si rivolgono algrande pubblico (65%) o che parlano di trend emergenti a livellointernazionale (20%).

Non solo, in tutto il mondo si sta affermando una «evoluzione» delconcetto di architettura sostenibile, ovvero «l’energy building», ilnuovo modo di costruire e arredare la casa tenendo conto delle piùmoderne tecniche di costruzione, i materiali più naturali esostenibili, ma anche le antichissime tecniche e filosofie, come ilfeng shui, nate per dare energia e benessere a chi nella casa ci abita.È quanto emerge dallo studio promosso da Cerchi nel Grano di Milano(www.cerchinelgrano.it), il primo spazio specializzato inbioarchitettura e bioedilizia, capace di offrire tutte le soluzioni econsulenze necessarie per l’energy building. Per lo studio sono statimonitorati e analizzati oltre 2.600 siti, blog, riviste on line e sitidi informazione dedicati ai nuovi trend, all’architettura eall’edilizia, al fine di individuare le nuove tendenze internazionaliche si stanno affermando.

È sufficiente digitare su un qualsiasi motore di ricerca il termine«green building», utilizzato in Usa per sintetizzare tutto ciò checoncerne architettura, urbanistica sostenibile, riduzione delleemissioni, utilizzo di materiali e tecniche legate allabioarchitettura, per trovarsi di fronte a 4 milioni 950 mila pagine webtra siti, articoli giornalistici, blog e forum. Persino in italianosono numerosi i siti che fanno riferimento a questo mondo: la sola«bioarchitettura» conta oltre 206 mila pagine dedicate. E lo stessovale per le «immagini», digitando green building su Google si trovano294 mila tra fotografie, rendering in 3d, disegni e progetti.
 
 

Sul loro tavolo c'era il futuro del più grande stabilimentosiderurgico d'Europa, l'Ilva di Taranto. E la salute di centinaia dimigliaia di cittadini. Avrebbero dovuto decidere, infatti, se concedereo meno alla fabbrica l'Autorizzazione integrata ambientale (Aia), unacarta necessaria per la prosecuzione dell'attività. Invece, nondecideranno nulla. Il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo,li ha rimossi: al loro posto ha nominato tecnici di sua fiducia. "Unadecapitazione del sapere tecnico-scientifico che dà forte ragione diinquietudine" attacca il presidente della Regione, Nichi Vendola.

Che a questo punto ha deciso di fare da solo: nelle prossime settimaneil governatore presenterà infatti al consiglio regionale una legge cheimporrà all'Ilva, così come a tutte le altre aziende che producono inPuglia, la riduzione delle emissioni inquinanti. "Stabiliremo uncronoprogramma: più passa il tempo - dice Vendola - e più dovrannotagliare. Altrimenti saremo costretti a farli chiudere".

La decapitazione ministeriale dei tecnici è stata scoperta dai pugliesiil 15 ottobre. "Convocati a Roma ci siamo trovati davanti il nuovopresidente del nucleo di coordinamento scelto dal ministroPrestigiacomo - spiega l'assessore all'Ambiente, Michele Losappio -Stranamente, più volte e con grande enfasi, ha voluto sottolineare comele emissioni dell'Ilva siano tutte nei limiti dell'attuale normativanazionale". "Per la prima volta poi - continua il direttore regionaledell'Arpa pugliese, il professor Giorgio Assennato - al tavolo c'eranoanche i tecnici dell'azienda".


"Insomma l'aria sembra cambiata, almeno al ministero" dice inveceVendola, proprio lui che appena insediato aveva fatto proprio un pianoindustriale d'accordo con la famiglia Riva. L'Ilva effettivamente haspeso 300 milioni di euro per modernizzare gli impianti e ha dimostratola possibilità di ridurre le emissioni. "Non ha mantenuto però moltidegli impegni presi - continua il governatore pugliese - E soprattuttonel piano presentato al Ministero parla di riduzioni delle emissioni didiossina molto lontane rispetto alla nostra pretesa: indicano limititre volte superiori rispetto a quelli che noi chiediamo".

Ecco perché la Regione Puglia ha già annunciato che se le carte intavola non cambieranno, esprimerà parere negativo al rilascio dell'Aia.Ma il parere non è vincolante. Da qui la decisione di intraprendere lastrada della legge regionale. "Qui si vuol far credere - spiega ancorail presidente pugliese - che in realtà non c'è niente da fare. Che oc'è la fabbrica con tutti i suoi veleni, o c'è una salubrità mentaleassediata dalla disoccupazione. Ci si mette davanti all'opprimente autaut che o si muore di cancro o si muore di fame. Invece investendonelle tecnologie quelle riduzioni possono arrivare. In caso contrario,meglio una vita da povero che una morte sicura".

L'Ilva negli ultimi quattro anni ha prodotto utili per 2,5 miliardi. "Eapprofittando del vantaggio competitivo che deriva dal non avere irigori normativi di altre aree d'Europa farà sempre più utili" diceVendola. "In qualsiasi parte d'Europa, Slovenia esclusa, l'Ilva fossestata, avrebbe dovuto chiudere o abbassare le emissioni" spiega ilprofessor Assennato. "Soltanto in Italia esiste una legge con deilimiti così alti".

Il governo pugliese, in più riprese, ha chiesto di cambiare quellanorma sia al governo di centrosinistra sia a quello di centrodestra."Mai abbiamo avuto risposte. E ora mi trovo con i dirigenti cambiati,con Emilio Riva, il padrone dell'Ilva, come socio della Cai e semprelui come principale beneficiario della processione anti Kyoto delgoverno Berlusconi. Io ho il dovere di mettere tutti gli interlocutoridi fronte alle proprie responsabilità".

Questo scontro istituzionale arriva dopo un altro, violentissimo,avvenuto quest'estate. Per motivare la richiesta di diminu-zione degliinquinanti, e in particolare del benzoapi-rene, l'Arpa pugliese avevaallegato una serie di analisi dell'Università di Bari. Soltanto da dueanni, infatti, l'Agenzia regionale per l'ambiente sta monitorandol'Ilva. Il direttore regiona le del ministero, Bruno Agricola, hasostenuto che "le campagne effettuate non pos sono essere ritenutevalide". I criteri di rilevamento, nel 2005 e nel 2006, non avrebberorispettato quanto previsto da una legge del 2007. In sostanza,avrebbero dovuto prevedere il futuro.
 
 

A circa un mese dal rilancio dell'iniziativa, grazie anche alla collaborazione con Repubblica.it,la campagna di Ecoradio e Legambiente "Hai visto un EcoMostro?" fa unimportante salto di qualità. "Continuano ad arrivare moltissimesegnalazioni di abusi e sfregi al nostro patrimonio artistico enaturale mostrando una partecipazione dei cittadini determinata eattiva nello sforzo di salvaguardia del territorio italiano - spiegaMarco Lamonica di Ecoradio - ma a mobilitarsi non sono piùesclusivamente i singoli, bensì le associazioni e addirittura leproloco comunali".

GUARDA LE FOTO DEI LETTORI

Le tante foto spedite dai lettori compongono una mappa degli Ecomostriche non conosce limiti e confini. Nord, sud, centro e isole, coste,monti, parchi naturali e centro storici: illegalità e speculazione inquesti anni non si sono fermate davanti a nulla. L'Associazione ProLoco "La Murgianella" di Cassano delle Murge segnala ad esempio il"Garden Village", un complesso turistico-edilizio di 17 villette su unasuperficie di oltre ottantamila metri quadri, sorto a pochi metri dallaForesta Mercadante, il bosco più grande del Parco Nazionale dell'AltaMurgia e dichiarato abusivo con sentenza passata in giudicato.

Il complesso, denuncia l'associazione, dovrebbe essere demolito, ma "iconsiglieri di maggioranza del Comune di Cassano (dal Pd ad An) hannodeciso di non abbattere le villette ma di 'recuperarle' per finalitàsociali. Il sospetto è che c'entri qualcosa la presenza in maggioranzadel progettista. Di fatto il complesso è ancora là, oramai abbandonatoda 10 anni così come

mostrano le immagini".

La lettrice Anna Grazia Satta denuncia invece dalla Toscana il pericoloche una casa abusiva sorta a pochi passi dalla Badia Fiesolana,malgrado il completamento si stato bloccato, possa rimanere in piedigrazie a condoni o transazioni portate avanti nel corso dell'itergiudiziario.

"Parte delle segnalazioni - ricorda ancora Lamonica - si concentrano suinteri complessi abitativi e non si fermano più alla semplice denunciama si strutturano in analisi dell'impatto che tali complessi hannosulla viabilità e sull'inquinamento sorgendo non solo nelle areeprotette ma, come abbiamo del resto modo di accorgerci tutti, anchealle periferie delle grandi città". "Il dato più confortante che emerge- conclude - è certamente la volontà di non arrendersi, di non volersiabituare allo scempio. Questo ci conforta e ci permette di rinnovarecon ancora più vigore l'impegno".

Per questo i lettori sono invitati a mandare ancora le lorosegnalazioni e le loro fotografie per posta elettronica all'indirizzoecomostri at ecoradio.it, non solo per denunciare. "Risponderemo aquanti ci chiedono se è possibile fare qualcosa", promette Lamonica.
 
 


Le mutazioni climatiche viste dai bambini del mondo. Paure e speranzeriflesse in tanti dipinti dove si vedono orsi polari in costumi dabagno, pinguini sulla spiaggia, ciminiere che impestano l'aria. Maanche automobili che camminano con l'energia solare, eliche chesfruttano l'energia eolica, piante lussureggianti. Bimbi che ridonofelici. Bimbi che piangono rassegnati.

GUARDA LE IMMAGINI

"Paint for the planet": così si chiama la mostra voluta dall'Onu,che ha aperto i battenti in questi giorni a New York. L'esibizione,riservata a piccoli artisti provenienti da tutto il mondo, rappresentaun altro modo di combattere i mutamenti climatici, dove non c'entranoné i protocolli di Kyoto, né le polemiche politiche e tantomeno lebattaglie diplomatiche sui livelli di Co2 o delle emissioni nocivi: idipinti parlano da soli.

La mostra vuole essere un supporto alla necessità di un accordo globalesul clima da effetturarsi al più presto e comunque entro il 2009 aCopenhagen.