L'auto elettrica si avvia a bruciare tutte le previsioni e a invadere le strade del mondo, con quattro milioni di veicoli entro il 2015. E' la stima di Ev20, un'alleanza globale di costruttori auto e di governi locali, presentata all'avvio della Climate Week di New York, che supera l'obiettivo precedente dello stesso gruppo di un milione di auto e autocarri. Presieduta da Alberto di Monaco, Ev20 riunisce società come il gruppo di trasporti Tnt, i costruttori Peugeot Citroen, Smith Electric Vehicles, il produttore di batterie Johnson Controls, la società di infrastrutture Better Place e Deutsche Bank, oltre ad amministrazioni locali quali quella del Paese Basco, lo stato di New York, il Quebec, l'Australia del sud e il Victoria. Nei prossimi tre anni i componenti dell'alleanza si impegnano a promuovere accordi sulle flotte di auto, a sviluppare politiche a livello statale e locale e a finanziare soluzione in grado di "cambiare i giochi" per l'auto elettrica. "La crescita rapida di un mercato per l'auto elettrica ridurrà l'inquinamento delle città e le emissioni di gas serra, aiutando a preservare il clima e le risorse energetiche" ha detto Alberto. L'annuncio arriva alla vigilia del lancio di varie auto elettriche mirate al grande mercato, come la Leaf della Nissan e la iMiev di Mitsubishi. Copyright APCOM (c) 2008
 
 
È stata completata la costruzione di Baltic 1, il primo parco eolico tedesco nelle acque del Mar Baltico. L'impianto è composto da 21 aerogeneratori, per una potenza complessiva di 48 MW, e si affianca al parco eolico da 60 MW, inaugurato lo scorso aprile da Alpha Ventus nel Mare del Nord. Secondo gli osservatori l'inaugurazione di Baltic 1 suggella l'inizio di una nuova fase per il mercato eolico tedesco. La Germania, infatti, ha necessità di espandersi in mare aperto se intende mantenere la leadership nel settore eolico. Con oltre 21mila turbine già installate in tutto il Paese, lo spazio utile rimanente sul terreno tedesco si è ormai significativamente ridotto. Si guarda dunque al mare, con il Governo che ha già indicato le direttrici di questo nuovo sviluppo, ponendo l'obiettivo di installare una capacità eolica offshore di 10.000 MW entro il 2020, destinata a salire fino a 25.000 MW entro il 2030. Attualmente è in costruzione nel Mare del Nord, a circa 90 chilometri a nord-est dell'isola di Borkum, il grande impianto di Bard Offshore 1, formato da 80 turbine, che, una volta completato, aggiungerà altri 400 MW alla capacità eolica installata in Germania. Ma sono già molto numerosi (oltre 30) i progetti eolici offshore che hanno ricevuto l'approvazione formale. Copyright APCOM (c) 2008
 
 
Sarà l'energia eolica a fornire nei prossimi anni il maggior contributo alla nuova potenza elettrica installata nella UE. La previsione è contenuta nell'ultima pubblicazione che la Commissione Europea ha dedicato ai nuovi scenari energetici della UE (EU Energy trend sto 2030). Secondo il documento, dei 333.000 MW di nuova potenza elettrica che si stima verrà installata nella UE nel decennio 2011-2020, il 41% (136.000 MW) sarà eolica. In dettaglio la Commissione prevede che il complesso delle fonti rinnovabili fornirà il 64% della nuova capacità, mentre l'apporto dalle altre fonti viene indicato nella misura del 17% per il gas, del 12% per il carbone, del 4% per il nucleare e del 3% per il petrolio. Per quanto riguarda l'energia eolica, lo scenario adottato in questo documento indica che il contributo complessivo dell'eolico alla generazione elettrica si porterà dall'attuale 5%, assicurato dagli 80.000 MW installati sul territorio della UE, al 14% entro il 2020. Rispetto al precedente documento che la Commissione aveva prodotto nel 2008, risulta evidente come siano state riviste al rialzo le aspettative per il settore eolico che ora appaiono sostanzialmente allineate alle previsioni formulate dall'Associazione europea dei produttori di energia eolica (EWEA). In particolare, per quanto riguarda le stime al 2030, la Commissione ha praticamente raddoppiato le sue aspettative per questo settore, passando dai 146.000 MW previsti nel precedente documento ai 280.000 MW indicati nel nuovo rapporto. Copyright APCOM (c) 2008
 
 
Mille turbine eoliche da installare entro i prossimi dieci anni al largo della costa sud-occidentale della Corea del Sud per una potenza complessiva di 5.000 MW, equivalente cioè a quella di 4 centrali nucleari. L'annuncio del nuovo programma eolico è stato dato dal governo coreano che prevede di investire per la realizzazione di questi impianti una cifra intorno ai 7,8 miliardi di dollari. L'avvio del programma prevede un periodo di prova di circa due anni (da concludersi comunque entro il 2013), durante il quale, in una zona settentrionale del Mar Cinese Orientale, saranno testate una ventina di turbine fornite da una varietà di produttori. Successivamente nella stessa zona dovrebbe essere realizzato il primo impianto, con 200 turbine da 5 MW. Entro il prossimo di ottobre - è stato dichiarato - il governo metterà a punto i dettagli del programma. È stato già precisato, tuttavia, che tutte le turbine saranno installate ad una distanza massima di 30 chilometri dal litorale e che sorgeranno in acque poco profonde allo scopo di agevolare i lavori di costruzione e di ridurne i costi. L'obiettivo che si è dato il governo coreano di soddisfare la maggiore domanda di energia con un ridotto ricorso ai combustibili fossili prevede anche il ricorso all'energia solare e il potenziamento del parco nucleare. Riguardo al primo punto, il governo ha già firmato con l'americana SunEdison un memorandum d'intesa per la realizzazione di 400 MW fotovoltaici. Riguardo al programma nucleare, è stata ribadita l'intenzione di procedere alla costruzione di 11 nuovi reattori entro il 2020. Copyright APCOM (c) 2008
 
 
Parigi non è diversa dalla altre città europee per l'inquinamento: ha i suoi giorni buoni e i suoi giorni cattivi. Ma a differenza delle altre città a Parigi basta guardare in alto per saperlo. A 150 metri sopra il Parc Andre Citroen, nel 15esimo arrondissement della capitale francese, c'è Air de Paris, una gigantesca mongolfiera ancorata al suolo che dice ai parigini se l'aria è pulita o inquinata. Quando l'aria è pulita, racconta la Cnn, il pallone aerostatico, alto 32 metri e con un diametro di 22, diventa verde. Quando l'aria è inquinata si tinge di rosso, e quando è così così di arancione. La qualità dell'aria è misurata da decine di sensori che monitorano i livelli di biossido di azoto, di ozono e particelle in città. La mongolfiera era inizialmente destinata ai turisti, che dall'alto potevano ammirare il panorama della Ville Lumiére, ma nel 2008 la società che lo gestisce, Aerophile, ebbe l'idea di utilizzarla anche come indicatore ambientale. "La stessa mongolfiera è un segnale di rispetto per l'aria. Non c'è rumore, non c'è motore e non consumiamo carburante" dice alla Cnn Matthieu Gobbi, direttore generale di Aerophile. "Voliamo naturalmente e il pallone aerostatico è un ottimo mezzo per parlare di preoccupazioni ambientali". Copyright APCOM (c) 2008
 
 
Con lo svolgimento del primo forum consultivo presieduto congiuntamente dalla Commissione europea e dalla European Technology Platform ZEP (Zero Emission Fossil Fuel Power Plants) è stato lanciato lo strumento comunitario destinato a sostenere le attività per la dimostrazione su larga scala delle tecnologie di CCS (Carbon Capture and Storage, cioè le tecnologie per la cattura della CO2 emessa da attività umane e il suo sequestro definitivo in depositi geologici sotterranei). Prende forma concreta, pertanto, il CCS Project Network, quale prima rete al mondo di progetti di dimostrazione in questo settore per favorire la condivisione delle conoscenze e migliorare la comprensione pubblica del ruolo delle tecnologie CCS nella riduzione delle emissioni di CO2. "La CCS - ha dichiarato il Commissario all'Energia, Guenther Oettinger - è una delle tecnologie chiave che abbiamo bisogno di sviluppare per garantire riduzioni significative delle emissioni di anidride carbonica prodotte dal settore energetico nei prossimi decenni". La possibilità di lavorare insieme - ha proseguito Oettinger - e di diffondere le conoscenze acquisite presso scienziati, industria e pubblico "sarà essenziale per accelerare l'introduzione di tecnologie energetiche pulite in Europa e nel mondo". In particolare, lo scopo è quello di creare una comunità di lavoro integrata ed impegnata nell'obiettivo comune di portare alla maturità commerciale entro il 2020 le tecnologie CCS. L'accordo firmato dai membri del Network sulla condivisione delle conoscenze riguarda tutti i progetti CCS sostenuti dal Programma Energetico Europeo per la Ripresa, che consente di finanziare attività, oltre che nel settore della cattura e stoccaggio dell'anidride carbonica, anche in quelli delle infrastrutture per il gas e per l'energia elettrica e dell'energia eolica in mare. Copyright APCOM (c) 2008
 
 
Il mercato del fotovoltaico integrato nell'edilizia crescerà più di dieci volte entro il 2016, portandosi a circa 2.400 MW in tutto il mondo rispetto ai 215 MW del 2009. La previsione è dell'istituto di analisi Pike Research, secondo la quale la crescita di questo mercato genererà ricavi fino a 4 miliardi di dollari l'anno entro il 2016. L'analisi effettuata dall'istituto evidenzia la circostanza che le applicazioni BIPV (Building Integrated Photovoltaic) sono stati relegati finora entro una nicchia di mercato estremamente ristretta in ragione dell'elevato costo dei moduli, ma anche di una produzione che si è rivelata finora poco accattivante sotto il profilo estetico. Questo scenario, tuttavia, è destinato ad evolversi rapidamente in ragione dell'attesa diminuzione dei costi di installazione dei pannelli solari per Watt generato. Sul piano estetico, invece, già oggi si possono cogliere miglioramenti significativi grazie all'introduzione di moduli solari in silicio cristallino a film sottile. Ulteriori fattori destinati ad accelerare la diffusione dei sistemi BIPV sono dati dal miglioramento dell'efficienza dei moduli e dal desiderio crescente di proprietari e responsabili di edifici commerciali di partecipare in prima persona a processi di sostenibilità ambientale e al business connesso. Copyright APCOM (c) 2008
 
 
Grazie all'energia eolica Taiwan produce 1,44 miliardi di kWh all'anno, per un risparmio di 900.000 tonnellate di emissioni di anidride carbonica. Ma le autorità vogliono aumentare notevolmente queste cifre: progettano nuovi impianti per un totale di 289 MW, che produrranno ogni anno altri 826 milioni di kWh, con un risparmio di ulteriori 350.000 tonnellate di anidride carbonica all'anno. Lo ha reso noto la Taiwan Power Company, la società energetica statale, specificando che i lavori inizieranno nel 2011, con un investimento totale previsto di 18,7 miliardi di dollari taiwanesi (452 milioni di euro). Per quanto riguarda i progetti futuri nel settore eolico, considerando la scarsità di terreni presenti nel Paese e la circostanza che i migliori siti sono stati già utilizzati, occorrerà valutare, secondo la Taiwan Power Company, la fattibilità di progetti offshore. A causa della scarsità di risorse energetiche, Taiwan importa attualmente il 99% del proprio fabbisogno energetico. Per centrare il traguardo che il governo si è dato di coprire con le fonti rinnovabili il 15% del fabbisogno interno entro il 2025, il programma di sviluppo dell'eolico non può però risultare sufficiente: per questo la Taiwan Power Company sta puntando anche sull'energia solare. Copyright APCOM (c) 2008
 
 
I rappresentanti dei 17 paesi responsabili di più dell'80% delle emissioni di Co2 globali si riuniscono oggi e domani a New York per tentare di sbloccare i negoziati sul clima, a poco meno di un anno dal fallimento del vertice di Copenaghen. Il "Forum sull'energia e sul clima" si terrà a livello di emissari governativi, come l'inviato Usa sul clima Todd Stern, spiega il dipartimento di Stato americano. "Penso che nessuno si attenda un annuncio spettacolare" dice Michael Levi, che segue il dossier sul clima per il Council on Foreign Relations, un istituto di ricerca privato di New York. "Si tratta di un incontro di lavoro con un gran numero di attori importanti sul tema che si trovano nello stesso luogo nello stesso momento", in occasione dell'assemblea generale dell'Onu che si apre giovedì. L'esperto spiega che "il forum di oggi è fondamentalmente diverso da quello che si tenne un anno fa nella stessa data" a New York, due mesi prima della conferenza Onu di Copenaghen, quando c'era ancora speranza di vedere progressi nella lotta al cambimento climatico. "Penso che gli emissari dei 17 paesi principali inquinatori non si concentreranno sul modo di risolvere le loro divergenze, ma prima di tutto su come definire meglio il dibattito" dopo Copenaghen, ha spiegato Levi all'Afp. "Ma nessuno otterrà grossi risultati a questa riunione". Quanto alla prossima Conferenza Onu sul clima a Cancun, in Messico, "la vedo male", dice l'esperto. Secondo Bill Mekibben, cofondatore di 350.org, una organizzazione internazionale di difesa dell'ambiente, "il fatto che il Congresso americano non sia riuscito a votare una legge per la lotta contro il riscaldamento globale rende molto difficile ottenere un vero accordo a Cancun". "Penso che i prossimi anni saranno deludenti in termini di iniziative per combattere il riscaldamento" dice l'ambientalista. Stessa analisi da parte di Levi, secondo il quale potrebbe seguire un periodo d'incertezza alle elezioni Usa di midterm di novembre, in seguito alle quali i repubblicani potrebbero ottenere la maggioranza ala Camera e accrescere la loro presenza al Senato. (Fonte Afp) Copyright APCOM (c) 2008
 
 
La calotta ghiacciata che ricopre il mare Artico si è sciolta velocemente quest'anno, ma non si è ridotta al minimo record raggiunto nel 2007. Sono i risultati preliminari del National Snow and Ice Data Center statunitense, che anticipa i dati che saranno pubblicati a ottobre. Il ghiaccio si è sciolto a un ritmo insolitamente veloce, ma ora il minimo estivo è stato superato e la calotta ghiacciata è entrata nella fase invernale di crescita. Il minimo di quest'anno è il terzo più piccolo dal quando i satelliti ne registrano le dimensioni. Nel momento di minor superficie, il 10 settembre scorso, il ghiaccio copriva 4,76 milioni di chilometri quadrati, una superficie più ampia che nel 2007 e nel 2008, ma inferiore a quella di tutti gli altri anni dal 1979. Walt Meier, ricercatore del centro, spiega alla Bbc che "è stata una stagione calda breve, il periodo dal massimo al minimo è stato il più breve che abbiamo registrato, ma il ghiaccio era così sottile che che si è sciolto molto in fretta". Secondo la Nasa gli ultimi 12 mesi sono stati i più caldi degli ultimi 130 anni, in parte a causa di El Nino, un fenomeno che avviene nel Pacifico e che ha l'effetto di aumentare le temperature globali. Le condizioni nel Pacifico stanno cambiando con l'avvento de La Nina, più fresca, e "probabilmente, ma non certamente" il 2010 sarà l'anno più caldo mai registrato. Il ghiaccio artico è influenzato dai trend globali, ma giocano anche venti e correnti locali. Il ghiaccio cioè può concentrarsi in regioni diverse del polo nei vari anni: quest'anno ad esempio la relativa assenza di ghiaccio attorno all'Alaska ha portato a terra decine di migliaia di trichechi del Pacifico. A più lungo termine i dati del centro confermano l'idea di una graduale scomparsa della calotta ghiacciata estiva nell'Artico, spiega Meier. Ma i modelli al computer che prevedono una scomparsa dei ghiacci a breve, addirittura già nel 2013, sembrano troppo estremi. "Le possibilità di una scomparsa in tempi molto brevi è sempre meno probabile. Ma la data 2040/2050, molto citata, è ancora possibile. Potrebbe essere sbagliata, ma i dati non la smentiscono". Copyright APCOM (c) 2008