I paesi dell'Unione europea devono rinunciare ai loro obiettivi di utilizzo dei biocarburanti perchè rischiano di far precipitare nella miseria altri africani e di aumentare le emissioni di Co2. E' il tema della nuova campagna lanciata dagli Amici della Terra che accusa ale società europee di accaparrarsi le terre africane per crescere coltivazioni destinate ai biocarburanti on diretta competizione con le coltivazioni alimentari. Ma le società produttrici di biocarburanti ribattono che si consultano con i governi locali, portano investimenti e posti di lavoro e spesso producono carburanti per il mercato locale. Gli Amici della Terra si aggiungono al gruppo di organizzazioni no profit che sostengono che le comunità locali non vengono adeguatamente coinvolte e che le foreste vengono disboscate come accade da decenni per lo sfruttamento della riserve naturali africane. Nel sul rapporto "Africa: Up for Grabs" il gruppo afferma che per fermare l'accapparramento selvaggio del suolo i paesi Ue devono abbandonare l'obiettivo di produrre il 10% di tutti i carburanti per autotrasporto da biocarburanti entro il 2020. 
 
 
Dubrovnik, fiore all'occhiello delle mete turistiche croate, è pronta a passare al trasporto elettrico. Lo ha annunciato il sindaco, Andro Vlahusic, presentando un piano che dovrebbe funzionare da 'antidot' alla congestione del traffico urbano, che aumenta in modo esponenziale nei mesi estivi. Si prevede di rendere disponibili in affitto per cittadini e turisti biciclette e vetture ad alimentazione elettrica. Il progetto include anche la realizzazione di punti di ricarica alimentati ad energia solare. Le vetture pulite' beneficerebbero di aree di parcheggio gratuite e avrebbero accesso alle corsie preferenziali riservate a mezzi pubblici e taxi. Infine, è in considerazione l'opzione di offrire ogni mese agli utenti del traffico di Dubrovnik, una settimana di trasporti pubblici gratuiti.
 
 
Il settore della mini-idraulica sta registrando un crescente interesse negli Stati Uniti, ove si moltiplicando gli accordi per la sua promozione o sviluppo. L'ultimo in ordine di tempo è il memorandum d'intesa firmato tra Federal Energy Regulatory Commission (FERC, l'autorità federale per l'energia degli USA) e lo Stato del Colorado, finalizzato a semplificare le procedure attraverso le quali viene autorizzato lo sviluppo di progetti idroelettrici di piccole dimensioni. L'intesa risponde al crescente interesse che questo tipo di progetti sta oggi incontrando in Colorado, dove una recente indagine ha individuato siti per una capacità complessiva non inferiore ai 1.400 MW. Lo sviluppo di questi progetti potrebbe dunque offrire un contributo significativo alla composizione del nuovo mix energetico in Colorado, utile a creare nuove opportunità di business nel settore energetico e ad allineare anche questo Stato al nuovo standard di produzione energetica che gli USA intendono promuovere per contrastare efficacemente i cambiamenti climatici. L'intesa prevede che lo Stato del Colorado avvierà un programma pilota per testare le opzioni e per snellire le procedure di autorizzazione relative a progetti con potenza massima di 5 MW, mettendo in atto nel contempo tutte le misure utili alla salvaguardia dell'ambiente. Accordi analoghi nel settore idroelettrico sono stati sottoscritti negli ultimi mesi dalla FERC con altri Stati americani e, segnatamente, con California, Washington, Maine e Oregon.
 
 
La Cina vuole sfruttare le fonti di energia presenti nelle profondità oceaniche, e per farlo ha avviato la costruzione di un centro di ricerca che servirà come base per le missioni sottomarine. Lo riporta l'agenzia di stampa cinese Xinhua. La base, in costruzione a Tsingtao (sulla costa centro-orientale), costerà 495 milioni di yuan (circa 57 milioni di euro) e si estenderà su circa 90 ettari, di cui 26 sulla terraferma. Gli scienziati ritengono infatti che i fondali marini fra i 4000 e i 6000 metri di profondità contengano grandi quantità di metalli rari e di idrati di metano. Questi ultimi sono una sorta di gas metano allo stato solido (a causa di temperatura e pressione), presenti in quantità immense e perciò molto promettenti come future fonti di energia. Per questo la Cina ha lanciato nel 2002 un programma di ricerca, che ha coinvolto oltre 100 fra società e istituti di ricerca. L'esplorazione delle risorse naturali sarà affidata al nuovo sommergibile Jiaolong, che avrà anche il compito di sperimentare le attrezzature progettate per le ricerche di profondità. Il nuovo centro di ricerca servirà proprio come base operativa per le attività di Jiaolong. Si tratta di un natante sottomarino molto innovativo, che potrà scendere fino a 7000 metri sotto il livello del mare; nei primi test, effettuati fra maggio e giugno 2010, ha toccato già la profondità di 3759 metri. Con questa missione, la Cina è diventata il quinto Paese ad aver portato un equipaggio umano al di sotto dei 3500 metri, dopo Stati Uniti, Francia, Russia e Giappone.
 
 
La società Ecotricity, specializzata nella produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili (e da eolico in particolare, settore nel quale ha effettuato massicci investimenti negli ultimi anni) ha annunciato il progetto del primo impianto solare di potenza del Regno Unito, a Conisholme, nella contea inglese del Lincolnshire. La nuova centrale sarà costituita da pannelli fotovoltaici disposti su un'area di circa 4,7 ettari, e avrà una potenza complessiva di 1 MW, sufficiente per soddisfare il fabbisogno di energia elettrica di circa 500 abitazioni. Il sito è ubicato nei pressi della centrale eolica di Fen Farm, realizzata con una potenza di 16 MW dalla stessa Ecotricity ed entrato in esercizio nel 2008, La società sottolinea come la vicinanze delle due diverse centrali rinnovabili realizzi una sinergia di particolare interesse, data la complementarietà dell'eolico e del solare. Infatti in inverno, quando c'è meno sole, è generalmente più elevata la produzione di energia dal vento, mentre in estate si verifica la situazione opposta. La costruzione del parco solare - è stato inoltre affermato - richiederà tempi assai brevi: una volta approvato il progetto, la sua realizzazione potrà essere ultimata in 15 settimane.
 
 
La Cina ha pronto un piano da 736 miliardi di dollari per promuovere le energie alternative, dal solare al nucleare, 'a scapito' del carbone. Una mega agenda di investimento che può fare di Pechino il leader mondiale per le energie rinnovabili, sottolinea il capo economista dell'Agenzia Internazionale per l'Energia, Fatih Birol, ma che non sarà facile da mettere in campo. Il progetto, che deve ancora essere approvato, contiene anche sgravi fiscali e incentivi per riuscire a rendere l'elettricità prodotta da queste fonti competitiva con quelle tradizionali. Ma implicherà necessariamente anche la revoca di sussidi alle fonti fossili, un punto che non sarà di facile soluzione. Il piano dovrà prevedere anche l'ammodernamento della rete elettrica e l'innalzamento delle tariffe. "Questo tipo di politica è essenziale - ha spiegato Wang Yi, capo dell'Institute of Policy and management della China Academy of Science - il governo deve gradualmente alzare le tariffe per i combustibili fossili e abbassarle per gli altri, per dare un segnale di lungo termine". L'obiettivo del piano è far arrivare il paese a produrre il 15 per cento della propria energia da fonti pulite, comprese anche le centrali idroelettriche, che dovrebbero fare la parte del leone con circa il 7-8 per cento. "E' senza dubbio una buona notizia per la Cina, ma anche una gran buona notizia, considerando le implicazioni per i mercati dell'energia e per il clima, per il resto del mondo", ha detto Birol, secondo i siti specializzati che riprendono un'intervista all'agenzia Reuters. "Avere un piano è una cosa, metterlo in pratica è tutta un'altra storia. C'è un grande problema, si profila un enorme cambiamento per il settore della generazione elettrica cinese", è la valutazione di Birol, che evidenzia come sarà complicato, ad esempio, eliminare i sussidi al settore degli idrocarburi, i veri motori di inefficienza e sprechi energetici.
 
 


Gli immensi territori africani sembrano la terra promessa per le coltivazioni destinate a produrre biocarburanti. A scapito però dei terreni destinati alle colture alimentari e delle foreste che vengono disboscate. Società europee e asiatiche hanno acquistato almeno 50 mila chilometri quadrati (una superficie pari a quelle di Piemonte, Lombardia e Valle d'Aosta messe insieme) in undici nazioni africane, secondo i dati diffusi dal gruppo ambientalista Friends of the Earth e citati dall'agenzia Reuters. In particolare saranno coltivate canna da zucchero, jatropha e palma da olio, destinate a essere riconvertite in biocarburanti.

BIOCARBURANTI - Secondo i sostenitori dei biocarburanti, si tratta di energia «verde» e rinnovabile a emissione zero di CO2 in atmosfera, perché viene rilasciata una quantità simile a quella assorbita dalle piante nella loro crescita. Ma i critici osservano che le coltivazioni per biocarburanti in realtà sfrattano quelle destinate all'alimentazione umana e animale, fanno insorgere conflitti tribali sulla proprietà dei terreni e, soprattutto per palme da olio e canna da zucchero, vengono disboscate le foreste pluviali per trovare nuovi terreni vergini. Tutto ciò sorpassa di gran lunga i benefici delle emissioni zero di anidride carbonica, spiega Mariann Bassey di Friends of the EarthNigeria.

VISIONI CONTRASTANTI - Kenia e Angola hanno ognuna ricevuto proposte per coltivare 500 mila ettari, in Benin ci sono piani per altri 400 mila ettari destinati a palma da olio. In Tanzania colvitatori di riso hanno già dovuto cedere le loro terre destinate alla canna da zucchero per il bioetanolo. «La competizione per le terre e le coltivazioni alimentari di base come manioca e sorgo dolce soppiantate da altre per i biocarburanti faranno alzare i prezzi sia degli alimentari che delle terre stesse», dice lo studio dell'associazione ambientalista. Altri studi, invece, affermano che l'espansione delle coltivazioni per biocarburanti non avranno effetti negativi e, anzi, l'agricoltura africana potrebbe persino ricavarne benefici. Lo scorso mese ricercatori dell'Imperial College britannico, la società per la riduzione di CO2 e per le rinnovabili Camco e il Forum per le ricerche agricole in Africa (Fara) si sono dichiarati favorevoli alle coltivazioni per i biocarburanti in quanto, dicono, queste faranno incrementare gli investimenti nelle proprietà agricole e nelle infrastrutture con ricadute positive sulla produzione alimentare. E tutto ciò, affermano questi istituti, se adeguatamente gestito non significa automaticamente la distruzione del patrimonio forestale.