“Abbiamo bisogno di rompere il ciclo continuo in cui i grandi inquinatori discutono principalmente su come combattere il riscaldamento globale nella loro stretta cerchia”. Queste le parole di Kim Carstensen, a capo del Global Climate Initiative presso il WWF che continua dicendo:“E’ completamente assurdo parlare di cambiamenti climatici senza dare ascolto a coloro che sono effettivamente interessati da essa”.
Ed è proprio a partire da queste parole che oggi, i maggiori capi di Stato del G20 assieme ai quelli riuniti per il vertice delle Nazioni Unite dovranno dare ascolto a ciò che i leader “minori” delle piccole nazioni insulari, in tutto 42, hanno da dire riguardo le prese di posizione per i cambiamenti climatici.
La conferenza dell’ Alliance Of Small Island States meeting (AOSIS), è la prima di una serie di riunioni in cui verranno ufficializzate le posizioni che soprattutto i paesi industrializzati hanno l’obbligo di dichiarare.
Copenhagen è in diritta d’arrivo ed è un dovere di tutti quello di coinvolgere anche quelle porzioni di territorio che seppur di modeste dimensioni, stanno subendo pesantemente le conseguenze dell’inquinamento.
La siccità, l’inondazione delle coste, gli uragani,la scomparsa delle barriere coralline assieme alla perdita di riserve d’acqua dolce e l’aumentare delle malattie, sono gli effetti negativi che si stanno riversando su questi piccoli lembi di terra, tra i primi a dover essere aiutati, come ha sottolineato anche l’Ufficio delle Nazioni Unite per i rifugiati.
L’obiettivo di mantenere al di sotto dei due gradi centigradi l’aumento della temperatura globale, come da accordi nell’ultimo appuntamento del G8, potrà comunque non essere sufficiente in particolare per i piccoli stati insulari le cui coste sono continuamente a rischio sommersione, a causa dell’ innalzamento del livello del mare dovuto allo scioglimento delle calotte di ghiaccio.
Stabilire un nuovo limite di 1,5 gradi centigradi è ciò che l’ AOSIS si aspetta concretizzi il Vertice, e far si che Copenhagen possa dimostrarsi un ottimo punto di arrivo per l’evoluzione che, il protocollo sui cambiamenti climatici, ha fatto da Kyoto 1997 fino ad oggi.
 


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