L'Europa teme il "suicidio globale" ma il mondo si presenta in ordine sparso al più affollato vertice sul clima che si apre oggi all'Onu, tra più di 90 leader e i 192 rappresentanti di tutti i paesi membri, alla vigilia della 64esima Assemblea Generale che segnerà la prima volta di Barack Obama da presidente Usa e vedrà sfilare il colonnello libico Mohammar Gheddafi e il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad.

Il segretario Ban Ki Moon, che ha fortemente voluto il summit sul clima, scommette sulla Cina. È il debutto di un presidente cinese all'Assemblea Generale e le aspettative sul discorso di Hu Jintao sono alte. L'emissario Onu Yvo de Boer si è spinto più in là: "Pechino annuncerà una serie di misure che ne faranno un leader mondiale nella sfida al cambiamento climatico". Con annessa stoccata agli Usa: "È ironico che il discorso sarà fatto in un paese convinto che la Cina non stia facendo niente".

Proprio la melina tra Washington e Pechino su chi per primo debba mettere mano alle forbici sulle emissioni (i due giganti sono responsabili del 40 per cento mondiale) ha portato allo stallo che questo summit sarebbe chiamato a superare in vista della Conferenza di Copenaghen di dicembre che dovrà ratificare il dopo Kyoto. Il New York Times ha sintetizzato l'opinione prevalente parlando di sindrome dell "after you", "vada avanti prima lei": tutti guardano alle mosse del prossimo e nessuno si muove.

Gli europei puntano a ridurre del 20 per cento il livello delle emissioni entro il 2020. Obama è riuscito a fare passare alla Camera una legge che va in quella direzione, invertendo la rotta fin qui seguita dall'America, che non aveva mai riconosciuto il trattato di Kyoto, ma il provvedimento è atteso al varco difficile del Senato.

Il summit si svolgerà attraverso quattro tavole rotonde incrociate, esperti e politici faranno la spola, atteso il premio Nobel e Oscar Al Gore. Dice il presidente della commissione Ue Jose Mauel Barroso: "Abbiamo 80 giorni di per sfrondare le foresta di parentesi quadre che limitano l'accordo: se non ne usciamo fuori questo rischia di essere il più lungo suicidio globale della storia".

Lo scenario è ipotizzato nell'allarmante copertina del New York Post che ieri ha dato il benvenuto ai vertice: "Siamo fregati". In un numero speciale il tabloid riporta le conclusioni di un panel commissionato dal sindaco Michael Bloomberg. Lo scenario è devastante. Le alte temperature porteranno la morte tra la popolazione più anziana (gli esperti ricordano i 15mila morti in Francia del 2003) e metterebbero a dura prova le vecchie infrastrutture cittadine, l'innalzamento del livello del mare allagherebbe la metropolitana (che già oggi è a rischio), le riserve di acqua potabile sarebbero a rischio e la rete elettrica collasserebbe.

Il quotidiano non teme di evocare lo spettro di Katrina: l'unico particolare è che il giornale distribuito gratuitamente per tutta New York è un falso, compresa la pagina dei fumetti e le pubblicità. L'hanno realizzato gli attivisti di Yes Men, un duo che già nel 2008 aveva preparato una finta copia del New York Times che annunciava la fine della guerra in Iraq e la condanna di Bush per tradimento. La cosa più preoccupante però è che le notizie riportate sono verificatissime. "Questo potrebbe essere, e dovrebbe essere, il vero New York Post", dice Andy Bichlbaum, uno dei due artisti.

I risultati sono la rielaborazione di un'indagine davvero commissionata dalla città di New York ma poco pubblicizzata, infarcita dal rapporto preparato del Pentagono ma che Bush tenne nascosto al mondo: in fondo anche quello, all'epoca, uno scherzo mica da poco.
 


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