Le doppiette sono pronte già da oggi ad aprire il fuoco sulla fauna italiana in ben 13 regioni, 3 settimane in anticipo rispetto al termine stabilito dalla legge quadro157/1992: si autorizza così l’uccisione di centinaia di migliaia  di animali selvatici in una delle fasi più delicate del loro ciclo vitale. Il WWF ricorda infatti come alla fine di agosto ed ai primi di settembre gli animali selvatici si trovino in condizioni di particolare criticità e vulnerabilità poiché al termine della stagione riproduttiva e in alcuni casi in procinto di completare l’accrescimento dei giovani. Molti animali hanno bisogno di aumentare le disponibilità energetiche per affrontare la migrazione di ritorno, spesso stremati da stagioni torride come questo agosto, e dagli innumerevoli incendi, tutti motivi per i quali la legge nazionale stabilisce la normale apertura della caccia dalla terza domenica di  settembre quindi il 20 settembre.  I termini della stagione venatoria  sono stabiliti dalla legge nazionale  in ottemperanza  alle direttive europee e convenzioni internazionali sulla tutela della fauna  selvatica,  ed agli studi scientifici, che impongono la tutela della fauna, e quindi anche la chiusura della caccia,  in determinati periodi dell’anno. Anche quest’anno di pre-aperture sono mancati attenti studi e analisi in grado di giustificare le anticipazioni. Il contrasto è ancora più forte se si pensa che oggi,  primo settembre, il mondo celebra la quarta “Giornata per la salvaguardia del creato ” per la quale il Pontefice ha richiamato gli uomini al rispetto della natura e a non fare “incetta delle  risorse naturali”.

La legge consente che le Regioni possano anticipare l’apertura della caccia dal primo settembre, ma  a rigorose condizioni a cui si dovrebbe ricorrere solo in situazioni di particolare eccezionalità (parere positivo dell’ISPRA ex INFS, predisposizione di “adeguati piani faunistico venatori, divieto di caccia  nelle Zone di Protezione speciale).  La gran parte delle regioni italiane, invece, usa da sempre questa facoltà come ordinario strumento per prolungare illegittimamente di tre settimane la stagione, quasi sempre senza rispettare i limiti stabiliti dalla legge, e mancando di attente valutazioni su ciò che questo ulteriore stress potrebbe comportare alla nostra fauna in questo delicato periodo.

Questo il motivo per cui il WWF da anni è costretto ad impugnare decine di calendari venatori dinanzi ai Tribunali amministrativi regionali (ad es. quest’anno  Lazio ed Abruzzo). Solo come esempio  tra le peggiori “performance” :  la Basilicata ha anticipato al 6  l'apertura per ben 12 specie. La Toscana  ha approvato il  31 agosto l'apertura anticipata, a sole 48 ore dalla discesa in campo dei cacciatori, per ostacolare  o  rendere impossibili i ricorsi del associazioni  ambientaliste. L’Abruzzo  consente l’apertura anticipata della caccia a molte specie migratrici e per periodi  prolungati oltre i termini consigliati dai massimi organismi scientifici nazionali ed internazionali (ma qui una buona notizia: WWF ha ottenuto al TAR la sospensiva). Il Lazio apertura dal 2 settembre, ha emanato una delibera non conforme ai pareri dell’INFS (oggi ISPRA). Le altre regioni sono Friuli Venezia Giulia, dal 2 settembre Marche ,Veneto, Calabria, Puglia, , dal 3 Campania, Sardegna, Sicilia, Umbria. Tutto questo in totale assenza di dati scientifici, studi e censimenti sulle specie, sul loro stato di conservazione, e nonostante le decine di pareri scientifici sfavorevoli al prelievo anticipato  di specie  “da anni in forte regresso e caratterizzate da uno stato di conservazione sfavorevole a livello europeo”.  
Calabria, si è aperta la caccia... e si vede! subito nel mirino le specie protette, come il gruccione >>
In Campania un giovane gheppio torna a volare...grazie al WWF >>


Il WWF auspica e chiede un segnale di responsabilità alle  Regioni, soprattutto in vista della ripresa il prossimo 15 settembre della discussione  in commissione Ambiente al Senato del Disegno di legge (relatore Orsi, Pdl ), che vuole stravolgere i principi  fondamentali dell’attuale gestione venatoria   (proponendo ad esempio la caccia tutto l’anno, a specie protette e nei parchi). Insomma una legge di cui non c’è alcuna  necessità, se non quella di accontentare (anche per fini elettorali, visto che il prossimo marzo si voterà in quasi tutte le regioni)  una minoritaria fascia di cittadini che chiedo licenza di uccidere senza regole e senza limiti.

“Il WWF Italia – dichiara Stefano Leoni Presidente WWF Italia - chiede un serio atto di responsabilità alle Regioni ed al legislatore nazionale, per rispettare pienamente gli impegni presi anche dal nostro Paese per il 2010 proclamato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite come “anno internazionale della biodiversità”. E per dare un concreto contribuito al raggiungimento del target fissato dai governi di tutto il mondo della significativa riduzione del tasso di perdita della biodiversità (adottato dalla Convenzione sulla Diversità Biologica, dal Summit Mondiale ONU sullo Sviluppo Sostenibile a Johannesburg nel 2002, e dal World Summit ONU del 2005 di verifica degli Obiettivi del Millennio).
Siamo pronti a continuare la nostra difesa dei valori universali della biodiversità e della fauna  selvatica e a contrastare  duramente qualsiasi  tentativo di stravolgimento dei principi di tutela e conservazione della natura  e degli animali, insieme alla maggior parte degli italiani che sono contrai alla caccia  selvaggia”. 

Vai al blogWWF "Cacciatori brava gente" >>
 
 

Cloroformio: fino a 3.220.000 volte i limiti di legge

Tetracloroetano: fino a 420.000 volte i limiti di legge

Clorometano: fino a 11.067 volte i limiti di legge

1,1 Dicloroetilene: fino a 24.000 volte i limiti di legge

1,1,2 tricloroetano: fino a 24.500 volte i limiti di legge

Cloruro di Vinile: fino a 1.960 volte i limiti di legge

Mercurio: fino a 1.240 volte i limiti di legge

Tricloroetilene: fino a 7.867 volte i limiti di legge

Risultati delle analisi sulle acque di falda a Bussi su alcuni degli inquinanti cancerogeni e/o tossici trovati,così come riportato nella richiesta di rinvio a giudizio




Il prossimo 9 luglio si apre presso il Tribunale di Pescara il processo per uno dei più grandi scandali ambientali europei degli ultimi anni, quello del sito chimico di Bussi con le sue megadiscariche abusive, scoperto dal Corpo Forestale di Pescara guidato da Guido Conti e dalla Procura di Pescara nel 2007.Con l'udienza preliminare si avvia il percorso per fare luce sulle responsabilità penali per un disastro ambientale senza pari nel continente, per discariche industriali abusive di 500.000 tonnellate, per l'inquinamento della falda acquifera più importante dell'Appennino e per la contaminazione con solventi dei pozzi S. Angelo destinati all'acqua potabile. Questi ultimi hanno dato acqua a tutta la Val Pescara con 500000 persone che, ignari fino all'ultimo, hanno bevuto acqua proveniente da pozzi inquinati da tetracloruro di carbonio, tetracloroetilene e tricloroetilene. 


Con la prima udienza i giudici dovranno valutare se e per quali reati rinviare a giudizio alcune decine di persone coinvolte, secondo la Procura, in un vero e proprio disastro ambientale con costi di centinaia di milioni di euro per la bonifica a cui ora deve far fronte il Commissario Straordinario nominato dal Governo per il disinquinamento di quello che è diventato subito uni dei Siti di Bonifica Nazionali, al pari di Marghera e Priolo.

Dichiara Dante Caserta, consigliere nazionale del WWF “Il WWF è parte lesa nel processo perchè è proprio grazie all'azione dell'associazione che due anni fa è emerso l'aspetto forse più inquietante della vicenda, quello della contaminazione dei pozzi S. Angelo, posti a valle del sito chimico di Bussi e che oggi sono chiusi definitivamente. Lo stesso Istituto Superiore di Sanità ha accolto in pieno le nostre argomentazioni dichiarando quell'acqua “non idonea al consumo umano”. L'associazione ha fatto scoprire un altro aspetto gravissimo, che va al di là dei rilievi penali: gli enti pubblici erano a conoscenza della gravissima situazione di inquinamento di Bussi e della stessa contaminazione dei pozzi fin dal 2004 e non hanno avvisato la popolazione né risolto il problema. Da questa storia, purtroppo, non è scaturita alcuna riforma della pubblica amministrazione abruzzese. Gli organi preposti alla sorveglianza e al controllo sembrano spesso inermi nell'affrontare i casi di inquinamento dell'acqua, dell'aria e del suolo; il coinvolgimento dei cittadini nella gestione di un Bene Comune come l'acqua è praticamente nullo così come il livello di trasparenza è rimasto quello di prima. Noi che abbiamo sollevato la questione dell'impatto di questo disastro sulla popolazione non sappiamo che fine abbia fatto l'analisi epidemiologica che abbiamo chiesto insieme con lo stesso consiglio regionale e diversi comuni. Avevamo chiesto un coinvolgimento e finora abbiamo partecipato ad una sola riunione dove, invece dei dati utili a capire, è emersa tutta la fragilità del sistema di sorveglianza sanitaria. Il processo deve dare giustizia per quanto è già accaduto; noi speriamo che serva anche per evitare il ripetersi di episodi del genere”.

Dichiara Renato Di Nicola, dell'Abruzzo Social Forum “Nello stesso giorno dell'inizio del processo, a L'Aquila, il G8 discuterà del futuro dell'ambiente e questa vicenda, che coinvolge quella che era una delle più grandi multinazionali della chimica, dimostra come finora la ricerca del profitto a tutti i costi sia stata garantita dagli stati più dei diritti delle persone a vivere in ambiente sicuro e salubre e ad avere accesso ad un'acqua non inquinata. Tanti cittadini in questi anni si sono schierati con noi per difendere questo Bene Comune e hanno chiesto di potersi costituire anche individualmente nel processo. Questo è un bel segnale di partecipazione concreta, una risposta ai troppi politici che si lamentano per la scarsa partecipazione e che non fanno nulla per promuoverla. Il 9 mattina a Pescara con inizio alle ore 9:30 davanti al Tribunale allestiremo un sit-in simbolico per ricordare ai cosiddetti grandi che la Terra è malata di inquinamento e che le scelte di poche grandi corporazioni determinano condizioni di vita inaccettabili per la popolazione e per tutti gli esseri viventi del pianeta. Le megadiscariche di Bussi sono il simbolo di un sistema produttivo che ha fallito come e peggio del sistema finanziario, perchè lascia delle scorie che rimarranno per centinaia di anni”.

 Processo di Bussi: un difetto di notifica costringe al rinvio >>

 
 
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La Rete Natura 2000 è uno dei più importanti progetti di conservazione per la natura e la tutela della biodiversità che interessa l’intero territorio europeo. Lo scopo fondamentale di tale Rete, è la conservazione degli habitat naturali e seminaturali, della flora e della fauna selvatica, ai fini della salvaguardia della biodiversità, tramite l’individuazione e la gestione dei siti che la costituiscono.
Nonostante il percorso di istituzione dei siti in Italia sia ormai giunto alla fase di completamento, lo stato di conservazione di molte aree protette della rete Natura 2000 è stato, dalla loro identificazione, profondamente alterato, determinando la riduzione ed in alcuni casi, la scomparsa di specie ed habitat che ne hanno determinato l’inserimento nella lista dei siti europei.
È oggi il momento di fare un bilancio dello stato dei siti in Italia e verificare le condizioni della Rete Natura 2000 e se sono stati rispettati i principi delle direttive comunitarie.
È questo lo scopo che si prefigge di raggiungere il Dossier del WWF e LIPU “Monitoraggio Rete Natura 2000” redatto in collaborazione con i Verdi/ALE al Parlamento europeo, riportando i principali dati e analisi delle vertenze aperte nel nostro Paese, perché Natura 2000 sia e diventi un reale strumento per la difesa della biodiversità.
Questo dossier sarà presentato con la partecipazione e con il contributo di Stefano Leoni, presidente nazionale del WWF Italia il 14 Luglio alle ore 10,30 presso la sala Raffaello della Regione Marche
Nel corso della mattinata verrà inoltre approfondito lo stato della Rete Natura 2000 nelle Marche, le minacce e le vertenze presenti nei SIC e ZPS marchigiani e due esempi di “Best practices” di due siti.
Saranno invitati a partecipare i rappresentati della Regione, delle Provincie, dei Comuni, degli Enti Parco e delle Comunità montane, la Guardia forestale, le Associazioni ambientaliste, le Associazioni di agricoltori e  le Università.

Questo seminario consente di avere crediti formativi per gli studenti della Facoltà di Scienze Biologiche dell’Università  Politecnica delle Marche .

Per scaricare il programma completo clicca qui>>                         


Dal sito del WWF Italia vedi anche:

Europa - Italia:  lo stato della rete natura 2000>>


 
 
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“I testi sul clima presentati dalle Nazioni Unite offrono una base solida per le negoziazioni e, se rafforzati, possono favorire l’accordo su un patto globale per il clima in grado di mitigare i devastanti impatti dei cambiamenti climatici già in atto.” Lo afferma il WWF all'apertura dei negoziati sul clima che si terranno a Bonn dal 1 al 12 giugno. Gli scienziati stanno rivedendo le loro previsioni e affermano che il cambiamento climatico sta progredendo a ritmi molto più veloci e allarmanti di quanto stimato in precedenza. Per il WWF, ora che i delegati hanno un testo sul tavolo, non c’è altro tempo da perdere. I Governi non hanno alternative, devono agire subito e superare lo stallo. “Ora c’è un intero menù di soluzioni sul tavolo. Nonostante alcune lacune, le bozze dei documenti presentati sono un buon punto di partenza e consentono di raggiungere un livello di ambizione in grado di affrontare una enorme minaccia per il Pianeta e per l’umanità” ha detto Mariagrazia Midulla, Responsabile Clima ed Energia del WWF Italia. A Bonn i negoziatori devono usare le bozze come base di partenza per un trattato ambizioso, il WWF si augura che non prevarrà la tendenza ad annacquarle e seguire le opzioni meno ambiziose.

I tre diversi documenti presentati dall’ONU, per un totale di 68 pagine, delineano opzioni su come affrontare le questioni principali, come la riduzione dei livelli di emissioni, l’adattamento, la tecnologia, la finanza, i mercati del carbonio e la riduzione della deforestazione, difendendone la capacità di assorbire CO2. Questi documenti costituiranno la base delle negoziazioni verso l’accordo di dicembre quando, nel Summit di Copenhagen, si dovrà varare un patto globale da costruire a partire dalla Convenzione sul Protocollo di Kyoto, le cui prescrizioni sulla riduzione delle emissioni arrivano sino al 2012.

Il WWF chiede che i delegati rafforzino i buoni propositi contenuti nei documenti e cancellino quelli meno ambiziosi. A oggi molti Paesi, in particolare quelli più vulnerabili, si aspettano un accordo che punti a mantenere l’aumento delle temperature medie ben al di sotto del limite dei 2° C rispetto ai livelli pre-industriali. “Il mondo ha bisogno di profondi obiettivi di riduzione da parte dei Paesi industrializzati. Il WWF chiede ai Paesi sviluppati di accordarsi per un obiettivo comune di riduzione di almeno il 40% entro il 2020, rispetto ai valori del 1990” continua Midulla. Non rientrando tra i Paesi del Protocollo di Kyoto, ci aspettiamo che gli Stati Uniti si impegnino in azioni comparabili al fine di rimanere entro i parametri ambientali globali”.

I testi del negoziato devono inoltre rafforzare e dare consistenza a un’impostazione istituzionale nuova e adeguatamente finanziata nell’ambito della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), che fornisce il supporto necessario al taglio delle emissioni e all’adattamento agli impatti dei cambiamenti climatici nei Paesi in via di sviluppo. La conferenza di Bonn, iniziata il 1 giugno, è la seconda di una serie di riunioni organizzate quest’anno per costruire un’ambiziosa bozza del nuovo trattato globale per il clima prima di Copenhagen.

 Il G8 in Italia a luglio >>


 
 
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Favoriti da difficili controlli e dalla mancanza di una politica internazionale efficace del fenomeno del taglio illegale, i tagliaboschi dell'estremo oriente russo stanno continuando a tagliare pini coreani, destando preoccupazioni per la tigre siberiana, specie in via d'estinzione che potrebbe così vedere scomparire il suo habitat naturale e le sue prede, a cui la deforestazione selvaggia sta sottraendo una delle fonti di cibo più importanti. Pressati dalla crisi economica e dalla caduta dei prezzi all'ingrosso di altre qualità di legno, i tagliaboschi stanno orientando i loro interessi verso il pino coreano (Pinus koraiensis), il cui legno è decisamente redditizio. Secondo il WWF Russia, tutto questo ha portato a situazioni di disboscamento illegale nella taiga di Ussurijsk (Territorio di Primorje). "In risposta alla crisi mondiale, gli importatori cinesi di legno orientale hanno abbassato fortemente sia i prezzi che la domanda di legno di quercia e frassino", ha detto Denis Smirnov, capo del Programma Foreste per l’area dell’'Amur del WWF-Russia. "Queste specie erano le più ambite dai contrabbandieri, ma la domanda si è abbassata dopo che i dazi doganali per l'esportazione relativi a questo tipo di legno da costruzione sono stati aumentati a partire dal primo febbraio".

"Nel frattempo, la domanda di pino coreano continua ad essere alta sia sul mercato nazionale che su quello internazionale e viene venduto a prezzi piuttosto alti", ha aggiunto Smirnov. Le foreste di pini coreani situate nell'estremo oriente russo, hanno subito un forte disboscamento nel corso della seconda metà del XX secolo e, in particolare, durante la fine degli anni '90. Questo ha portato a una riduzione del 50 percento delle foreste e, ad oggi, ne sono rimasti solo circa 2,88 milioni di ettari.

Sebbene, in Russia, il Pinus koraiensis non sia una specie protetta,il suo abbattimento è vietato o comunque regolato in determinate province della Russia e della Cina. I tagliaboschi approfittano di falle presenti nelle leggi regionali per contrabbandare legno tagliato illegalmente, approfittando di controlli doganali poco severi o dichiarando un volume inferiore nelle esportazioni legali. "Il disboscamento illegale e selvaggio è un fenomeno scioccante che sta seriamente compromettendo alcuni tra gli ambienti più ricchi di biodiversità del nostro pianeta, la deforestazione ha delle ripercussioni sia sull'habitat che sulle prede di alcuni degli animali più rari della terra come appunto la tigre siberiana e il leopardo dell'Amur nelle foreste siberiane, in altri contesti geografici sta sottraendo spazi e risorse vitali a specie come elefanti, gorilla, oranghi ,giaguari e a milioni di persone che delle foreste e dei suoi prodotti vivono. L’Italia è uno tra i primi mercati al mondo di legname e suoi prodotti con grossi interessi nel mercato di quello tropicale pertanto il nostro senso di responsabilità dovrebbe spingerci a collaborare con quei paesi partner in questo mercato per farne un mercato certificato e di qualità, che veda in primo piano l’impegno per tutelare e gestire seriamente questa rinnovabile, se ben gestita,  e insostituibile risorsa" sottolinea Massimiliano Rocco, Responsabile Traffic e Timber trade WWF Italia.

Nella regione dell'Amur, la conservazione della tigre dipende dalla preservazione del pino coreano. I pinoli dell'albero rappresentano una fonte di cibo fondamentale nella dieta delle prede della tigre siberiana, come i cinghiali. Le foreste di latifoglie e di pini coreani costituiscono anche l'habitat naturale del leopardo dell'Amur, degli orsi tibetani, degli orsi bruni, dei cervi sika e di molte altre specie. Inoltre, questi pinoli vengono venduti sul mercato internazionale, portando dei benefici alle comunità locali che vivono dei prodotti della foresta e a cui il taglio illegale di legname sta sottraendo a volte la sola speranza di un riscatto sociale.

La consapevolezza dell'aumento della domanda di pini coreani è emersa dopo che lo staff del WWF, insieme ad alcuni membri del Dipartimento di politica interna russo, del Dipartimento forestale della provincia di Primorski e del Rosselkhoznadzor (il Servizio federale per la supervisione veterinaria e fitosanitaria) ha controllato uno stabilimento di esportazione di legno a gennaio, nella città di Dalnerechensk. Sono stati trovati dai 10 ai 15.000 metri cubi di pino coreano ottenuti da siti illegali di disboscamento nei distretti di Dalnerechenskii, Krasnoarmeiskii e Lesozavodskii, situati nelle zone centrali e settentrionali del territorio di Primorje.

Due dei maggiori siti adibiti al taglio del legno, con un  volume complessivo che superava i 3.000 metri cubi, sono stati trovati vicini al villaggio di Malinovo, in un'area affittata da una della maggiori aziende di legname dell'area di Primorje: la JSC "Dalnerechenskles," che fa parte del gruppo "Dallesprom". Prima dell'entrata in vigore del nuovo Codice forestale russo, nel 2007, il pino corano godeva dello status speciale di specie protetta dall'uso commerciale, il che contribuiva alla sua conservazione. Ora, il pino coreano ha perso questo status e l'aumento della domanda relativa a questo tipo di legname insieme alla totale immobilità dei legislatori e dei servizi di controllo forestale per far fronte al nuovo status speciale del pino coreano, hanno reso questa pianta un facile obiettivo del disboscamento abusivo. Secondo il WWF, l'unico modo per fermare il disboscamento totale delle foreste di pino coreano dell'estremo oriente è imporre una moratoria al suo taglio. L'organizzazione per la conservazione chiede alle autorità provinciali e federali di suggerire una piano per inserire con urgenza il pino coreano nella lista delle specie per cui sono vietati l'abbattimento e la raccolta e di informare i paesi importatori di conseguenza.

La tigre siberiana, che può pesare fino a 300 Kg. e che misura circa tre metri dal naso alla punta della coda, si è salvata dall'estinzione e ha contato il numero più alto di esemplari per circa 100 anni. Nel 1950, c'erano solo 40 tigri siberiane, ma oggi ce ne sono circa 450. Queste tigri costituiscono una delle popolazioni di tigri più significative del mondo, una delle 5 sottospecie ancora viventi e una tar quelle più a rischio di estinzione dopo quella di Sumatra gravemente minacciata dalla deforestazione selvaggia che interessa l’isola di Sumatra. 

(il WWF ringrazia per la traduzione Eleonora Imazio, del gruppo traduttori volontari WWF Italia)

Per saperne di più sulle cinque sottospecie di tigre viventi >>


 
 
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Secondo il protocollo, ormai assodato negli anni, una volta stabilizzato il quadro clinico gli animali sono stati trasferiti presso il Rescue Center della Stazione Zoologica “Anton Dohrn” di Napoli dove, affidati alle cure dello staff coordinato da Flegra Bentivegna, hanno affrontato la lunga degenza e la fase di riabilitazione. Martedì Tommaso, Calipso, Mononoke, Milly, `A Poliziotta, Magò e Cristiano – questi i nomi con cui le tartarughe sono state ribattezzate - sono tornate a nuotare nei mari del Salento secondo il criterio, fortemente caldeggiato dall’Osservatorio e dalla Stazione zoologica, di reinserire le tartarughe marine in prossimità dei siti di spiaggiamento. Slvaguardare le tartarughe marine è un’impresa difficile e ambiziosa che richiede lo sforzo di tutti. Per questo motivo, la Stazione zoologica e il WWF, assieme ad altri soggetti in Italia, sono partner e collaborano in attività di conservazione per questi animali. l Progetto Tartarughe del WWF Italia è attivo dagli anni 1980 e mediante sia un monitoraggio costante e diffuso, sia progetti specifici, si prefigge di applicare le misure disponibili per ridurre l'impatto della pesca e tutelare i siti di nidificazione e di raccogliere informazioni rilevanti per la conservazione. 

La Tartaruga marina (Caretta caretta) è una delle specie la cui tutela a livello mondiale è prioritaria numerose sono le problematiche che questa specie deve affrontare: dall’inquinamento marino all’assenza di siti idonei alla deposizione ma specialmente le catture accidentali negli attrezzi da pesca. L’Adriatico meridionale rappresenta uno dei siti di fondamentale importanza per la specie, poiché qui la Caretta caretta trova habitat idonei per l’alimentazione. Purtroppo questa è anche un’area dove la pesca è molto impattante, e l’impatto con gli attrezzi da pesca è una delle principali cause di declino delle popolazioni. In particolare il palangarese (una lenza munita di centinaia di ami utilizzata per la pesca di tonni e pesci spada) cattura il maggior numero di individuiandoli ad una atroce e lenta morte.

Ogni anno centinaia di individuii vengono rinvenuti morti o feriti lungo le coste italiane, che si affacciano su aree marine tra le più frequentate dalle tartarughe nel Mediterraneo. Questi eventi testimoniano quanto sia grave il problema delle catture accidentali e la grande responsabilità dell’Italia per la conservazione della popolazione mediterranea di Caretta caretta.  Un’altra problematica è legata ai siti di deposizione che in Italia sono molto scarsi anche a causa dell’eccessivo sfruttamento delle coste soprattutto in periodo estivo. Fondamentali a tal proposito sono i siti di spiaggia libera, dove questi rettili marini trovano ostacoli, spesso costituiti da piattaforme, sdraio, ombrelloni e quant’altro, dove la spiaggia non venga continuamente compattata e rimescolata, dove di notte non ci siano discoteche, luci e musica assordante. Uno di questi ormai rarissimi siti potrebbe essere il tratto costiero a sud della Riserva Naturale dello Stato Le Cesine, gestita dal WWF. 

Il Progetto Tartarughe del WWF >>

Per saperne di più sull'Oasi WWF "Le Cesine" >>


 
 

Un bilancio sempre più negativo e soprattutto preoccupante, quello che emerge dai “numeri” dell’attività svolta nel corso del 2008 dalle guardie del WWF in Toscana. Poco meno di cento volontari con funzioni di polizia amministrativa ambientale e polizia giudiziaria zoofila che nel corso di oltre 1500 servizi svolti effettivamente sul territorio, hanno riscontrato numerosissimi illeciti, sia di carattere penale sia amministrativi, lavorando spesso con il Corpo Forestale dello Stato, con l’Arma dei Carabinieri e le altre forze dell’ordine. “Un bilancio con numeri in aumento sotto tutti gli aspetti, rispetto al 2007 dichiara Daniele Rosati – Coordinatore del Gruppo Regionale Guardie WWF – è cresciuto infatti il numero di reati accertati: siamo passati dagli 82 del 2007 ai 95 dell’anno scorso, per non dire poi degli illeciti amministrativi, passati dai 368 del 2007 ai 508 del 2008, a conferma di una situazione di illegalità diffusa. 


Il Bracconaggio, con 76 reati la fa da padrone, prova ne sono i 214 mezzi illeciti posti sotto sequestro dalle varie procure toscane, tra cui 104 lacci e le 82 trappole a tagliola. Pesanti anche i dati riguardanti la fauna selvatica, con 283 esemplari rinvenuti uccisi o feriti illecitamente.  Anche lo smaltimento illegale di rifiuti rimane in ogni caso una delle emergenze contro le quali le guardie WWF svolgono attività di contrasto: ben 52 i depositi e le discariche abusive rinvenuti in tutto il territorio regionale, tra cui in 19 casi, è stata riscontrata anche la presenza di rifiuti pericolosi. Il 2008 ha visto poi una notevole escalation in un particolare settore della lotta all’abbandono dei rifiuti: quello dei veicoli a motore fuori uso, fenomeno sempre più in crescita e di cui non solo le campagne, ma anche le periferie cittadine sono oramai costellate. Risultati importanti, in particolare nell’aretino, dove addirittura le guardie WWF hanno scoperto un deposito con 15 autovetture abbandonate di cui era responsabile un rivenditore di auto. In totale sono stati 43 i veicoli abbandonati rinvenuti dalle guardie WWF e segnalati per la rimozione: di questi in moltissimi casi si è giunti a rintracciare i proprietari e a contestare loro le relative sanzioni.

Di rilievo anche la vigilanza nel settore della tutela degli animali e della zoofilia in particolare nelle province di Firenze e Siena, con 7 denunce, una forte attività di indagine e oltre 100 illeciti amministrativi accertati che contribuiscono a far salire fino a 105mila euro, il totale delle sanzioni comminate dalla vigilanza WWF, che saranno introitati dagli enti pubblici in Toscana.  “Una presenza sul territorio, quella delle guardie WWF - ha commentato il Presidente WWF Toscana Marcello Demi-, costante tutto l’anno su molti fronti e con sempre maggiore impegno e incisività, che sono oramai riconosciuti anche ai massimi livelli nazionali. Recentissima infatti, in occasione della festa delle oasi del WWF, la consegna da parte del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, di un riconoscimento per l’attività svolta a tutela dell’ambiente al Coordinamento Nazionale delle Guardie WWF.”


WWF Toscana  055/477876

In questi giorni le Guardie WWF sono attive in provincia di Salerno, nel campo antibracconaggio primaverile >>



 
 

Da lunedì 11 maggio, per le prossime quattro settimane, l’Oasi di Penne si trasformerà in un vero e proprio “campus universitario” per rendere possibile la ripresa dell’attività didattica degli studenti e insegnanti della Facoltà di Scienze Ambientali dell’Università di L’Aquila. Si potrà così portare a termine la sessione interrotta a seguito dell’evento sismico del 6 aprile scorso che ha colpito la città di L’Aquila e l’Abruzzo, rendendo impossibile continuare le lezioni nei locali della Facoltà di Scienze Ambientali.

Nel “campus” sarà offerto vitto e alloggio nella foresteria del Centro di Educazione Ambientale dell’Oasi “Antonio Bellini” e le lezioni si svolgeranno nelle aule e nei laboratori della riserva, oltre che nel laboratorio di chimica dell’Istituto tecnico “Marconi” di Penne. 

L’iniziativa, fortemente voluta dal WWF e determinata dalla collaborazione che da sempre unisce l’Associazione alla Facoltà, è stata possibile anche per uno specifico finanziamento della Legacoop e della Regione Abruzzo, per la volontà del Comune di Penne e la professionalità della Cooperativa COGECSTRE che da sempre gestisce l’Oasi. 


La volontà di tutti gli Enti e le Associazioni coinvolti è quella di consentire all’Università di tornare all’operatività nel più breve possibile, così da permettere agli studenti di continuare a frequentare l’Ateneo aquilano e non disperdere questo grande patrimonio di impegno e conoscenza. L’accordo siglato con l’Università, oltre all’ospitalità per la conclusione della sessione, prevede anche la gestione dei crediti formativi per gli studenti. 

Inoltre, si sta predisponendo un ricco programma di attività aperte al territorio con escursioni, incontri e seminari che vedranno la partecipazione di esperti e tecnici del WWF, delle aree naturali protette e dell’Università. Con questa iniziativa continua l’impegno dell’Associazione nel più ampio ambito del “Progetto WWF per l’Abruzzo”. Sono due, in particolar modo, gli ulteriori filoni di attività nei quali si articola il progetto: programmi giornalieri all’interno delle Oasi WWF, con visite guidate ed animazione per i bambini; vacanze verdi per i ragazzi aquilani che saranno ospiti dei Campi avventura organizzati nelle strutture di turismo sostenibile WWF. 

Leggi il Progetto WWF per l'Abruzzo>>


 


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