La Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile ha ricevuto un importante riconoscimento in merito all’iniziativa “Premio per lo Sviluppo Sostenibile 2009”.
Il premio, consegnato dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è stato assegnato all’impresa che più si è distinta su tre importanti tematiche quali la qualità ambientale, la capacità innovativa e lo sviluppo economico-occupazionale.
Edo Ronchi, presidente della società premiata, ha ringraziato e ribadito l’impegno ambientale. “Un riconoscimento prestigioso per il quale ringrazio il presidente Napolitano – ha dichiarato l’ex ministro dell’Ambiente – che sottolinea come buone pratiche e tecniche ambientali innovative sviluppate da aziende italiane possano dare un contributo decisivo per affrontare l’attuale momento di crisi economica”.
 
 
Alla fine del mese gli Stati Uniti saranno teatro di tre importanti eventi: il G20, il vertice sul Clima degli Stati Uniti e la conferenza dell’AOSIS, l’Alleanza degli Stati delle Piccole Imprese.
Giornate cruciali, dunque, per il futuro del globo e del suo stato di salute le cui discussioni partono ora con un nuovo slancio dopo l’annuncio dell programma di riduzione delle emissioni da parte del giapponese Hatoyama che punta alla diminuzione delle emissioni dannose del 25% entro il 2020 rispetto ai livelli del 1990.
‘‘Questa è un’opportunità unica per dimostrare la volontà politica di affrontare il riscaldamento globale”, ricorda Kim Carsensten, leader della Global Climate Initiative del WWF, ‘‘il Giappone ha dato il buon esempio e ora tutti gli altri leader dovrebbero dimostrare coraggio e essere all’altezza del loro ruolo. Senza impulsi politici nuovi e vigorosi, i negoziati rischiano di affondare”.
I temi affrontati riguarderanno soprattutto le iniziative in merito alla lotta al climate change per rimanere sotto la soglia di innalzamento della temperatura fissato a 2 gradi, anche sfruttando le tecnologie innovative del risparmio energetico e della produzione di energia da fonti rinnovabili.
 
 
La prima Global Climate Week è stata lanciata ufficialmente oggi nella città tedesca di Amburgo sotto l’egida dell’ONU, l’obiettivo dare il via ad una settimana di attività sincronizzate in tutto il mondo accumunate dall’intenzione di contribuire alla sfida ambientale climatica. Dalla Germania, alla Danimarca fino all’America con New York e Città del Messico, passando per Nairobi: queste e altre città hanno aderito all’iniziativa che dal 21-25 settembre, richiamerà ad un’azione società, comunità e singoli individui in tutto il mondo. L’evento, non a caso, coincide vertice sul cambiamento climatico in programma al quartier generale delle Nazioni Unite il 22 settembre.
La settimana tedesca darà vita ad oltre 60 appuntamenti a partire da una mostra interattiva che mostra gli effetti dei cambiamenti climatici. Come parte delle attività a livello mondiale, il 22 settembre è stato scelto come il “Go Green Day”, giornata simbolica per invitare la gente in tutto il mondo semplicemente ad indossare qualcosa di verde, fare qualcosa di verde nella propria scuola, posto di lavoro e città come dimostrazione di solidarietà e nello stesso tempo per sollecitare i leader mondiali a suggellare un accordo equo ed efficace sul clima in occasione della Conferenza delle Nazioni Unite di Copenaghen. Il programma completo dell’iniziativa e l’elenco delle città aderenti sono visionabili sul sito della campagna che fa’ da spina dorsale al lavoro di comunicazione dell’Onu in vista di Dicembre.
 
 
Lo sfruttamento delle terre dell’Amazzonia per la coltivazione della canna da zucchero sembra essere diventato un problema sostanziale se, giovedi, il governo brasiliano ha ritenuto opportuno portare avanti la proposta di riduzione del 18% delle terre adibite alla produzione di etanolo e di tutti quei territori ecologicamente sensibili agli impatti dovuti ad un agricoltura intensiva ed invasiva.
Il Brasile è il primo esportatore mondiale di questo biofuel nonchè forte consumatore e uno dei maggiori rifornitori di carburante per il mercato automobilistico del Sud America.
La riduzione consistente delle superfici utilizzate per la coltivazione, che se approvata, comprenderà anche le zone adibite alla produzione di cibo e quelle umide del Pantanal al confine con la Bolivia, permetterebbe, ha detto il Ministro all’Ambiente Carlos Minc, una produzione sostenibile dell’etanolo da canna da zucchero e, inoltre, favorirebbe una “rinascita” della foresta pluviale.
Ad oggi lo Stato sudamericano possiede circa 22 mila acri (9 milioni di ettari) disponibili per la produzione di canna da zucchero ai quali si andranno ad aggiungere ,secondo una stima, altri 6 milioni di ettari per il prossimo anno. Per evitare ciò il Congresso dovrebbe votare le limitazioni imposte dal piano e far si che l’etanolo, come ha detto Minc, diventi al 100% green.
 
 
Manca ormai poco alla Conferenza sul Clima che si svolgerà a Copenhagen, in vista della quale Legambiente ha deciso di organizzare una campagna sponsorizzata dallo slogan “Sole per tutti”.
L’intento è quello di raccogliere firme in giro per l’Italia e chiedere allo Stato il sussidio necessario al posizionamento di impianto solare sul tetto di ogni cittadino. Nel dettaglio la petizione chiede:
  • Che il Governo lasci gli incentivi in “conto energia” per tutti coloro che vogliono installare moduli fotovoltaici; per un obiettivo di 10.000 MW fotovoltaici – spiega Legambiente – pari al fabbisogno quotidiano di energia elettrica in Italia, si impegnerebbero solamente il 7% dei tetti delle costruzioni esistenti.
  • Che il Governo assicuri anche in futuro la detrazione dalle tasse del 55% delle spese per solare termico sugli edifici ; gli interventi di costruzione e istallazione potrebbero creare anche un beneficio economico grazie alla creazione di ben 4000 posti di lavoro, con un risparmio energetico pari a 32TWh termici.
  • La diffusione di un programma di riqualificazione edilizio e la semplificazione delle relative procedure, confermando anche in questo caso, la detrazione del 55% degli investimenti energetici nelle nostre abitazioniper arrivare ad un obiettivo di un milione di case efficienti l’anno.
  • La semplificazione decisa di tutte le procedure burocratiche a livello comunale, regionale e nazionale.
Per Andrea Poggio, vicedirettore Nazionale di Legambiente, ora “non c’è più tempo e servono risposte immediate sui cambiamenti climatici. Noi siamo come sempre in prima fila e faremo la nostra parte: con questa petizione chiediamo al Governo impegni seri e concreti, a sostegno delle nostre proposte che potranno anche rilanciare l’economia in crisi”. “Lo Stato – prosegue – dovrà dare una risposta alle migliaia di firme dei cittadini italiani e aiutarci perché sul tetto di ogni italiano ci sia un impianto solare. Siamo o non siamo il Paese del Sole?”
 
 
Nuovo record mondiale per il fotovoltaico? Per la tedesca Q-cells sembrerebbe proprio di si. L’azienda sostiene, infatti, di aver raggiunto un risultato da primato nella produzione di massa con il suo nuovo modulo in celle policristalline di ultima generazione. I tecnici della Solar Valley di Thalheim sono riusciti a progettare un’unità dotata di una potenza in uscita di 249 W e con un’efficienza di conversione del 15,9%. Il modulo è già stato testato e certificata indipendentemente dall’Istituto Fraunhofer di Friburgo e può essere considerato il risultato di un anno di sforzi a livello di ricerca.
La Q-Cells nel 2008 ha, infatti, investito circa 50 milioni di euro per costruire un impianto pilota, il cosiddetto “Technikum”, in cui è stato realizzato la linea prototipo. Il lancio sul mercato di queste celle ad alte prestazioni è fissato per il prossimo anno al termine della fase di sviluppo, ma la società prevede comunque un ulteriore aumento del rating di efficienza per il 2010. “L’efficienza già raggiunta è solo l’inizio. – ha commentato Anton Milner, Presidente del consiglio d’amministrazione di Q-Cells – Siamo naturalmente soddisfatti di questo risultato, che costituisce, dopo tutto, un record mondiale.
In particolare in momenti difficili come quelli attuali, questa è la prova che dovremmo continuare a concentrare gli sforzi sulla tecnologia. Dimostra le capacità tecnologiche e i vantaggi che possediamo e più in generale che possiede un paese come la Germania”.
 
 
La Danimarca ha inaugurato ieri Horns Rev 2, il più grande parco eolico offshore mai realizzato al mondo: 91 turbine collocate al largo della costa occidentale dello Jutland nel mare del Nord per fornire energia elettrica a 200.000 famiglie danesi. Ma con i suoi 209 MW di potenza la fattoria eolica non sarà solo un importante contributo alla fornitura energetica nazionale; a pochi mesi dall’appuntamento internazionale che la stessa Copenaghen ospiterà il progetto pone le prodezze tecnologiche della penisola in primo piano nella vetrina mondiale. “Horns Rev 2 è un passo importante per la nostra politica energetica”, ha detto Primo Ministro Lars Lokke Rasmussen durante la cerimonia di apertura. “La nostra ambizione è che la Danimarca sia in futuro un laboratorio crescita verde”.
Nella convinzione che esista un enorme potenziale ‘green? Che possa essere sfruttato sostenibilmente, il politico danese ha sottolineato come ci sia bisogno “ di casi come questo per dimostrare – non solo ai leader politici, ma anche ai propri elettori e cittadini – che è possibile costruire un ponte tra l’agenda del cambiamento climatico e il supporto economico alle persone”. Il progetto, da 694 milioni dollari, è stato sviluppato dalla società di proprietà statale DONG Energy e sorpassa un’altra installazione danese da record, la centrale eolica Nysted da 166 MW. Nel dettaglio le 91 turbine sono hanno un’altezza complessiva di 114,5 metri sopra il livello del mare, un’ulteriore 30-40 metri al di sotto della superficie dovuta alle fondamenta, ed una singola capacità pari a 2,3 MW.
 
 
Il 2009 si classifica al terzo posto nella classifica degli anni critici a partire dal 1979, per diminuzione della calotta glaciale dell’emisfero Artico in base all’ultima stima Arctic Sea Ice News & Analysis del National Snow and Ice Data Center (NSIDC).
L’aggiornamento, presentato il 12 settembre scorso, registra una perdita di 1,61 milioni di chilometri quadrati (620.000 miglia quadrate) di superficie che, pur non rappresentando il picco record, registrato invece nel 2007 con 370.000 miglia quadrate e successivamente poi nel 2008 con 220,000, non può passare inosservato poichè non è un segno di miglioramento. Anzi.
Il fatto che il 2009 non abbia inciso particolarmente sulla perdita dei ghiacci è solamente il frutto delle temperature più fresche che hanno contraddistinto l’estate appena passata; infatti i mari Chukchi e Beaufort si sono mantenuti più freddi rispetto al 2007 evitando così, che i dati relativi ai ghiacci dell’Artico, per altro molto giovani e per questo facilmente distruttibili, superassero in negativo quelli di due anni fa.
Il NSIDC ad ottobre, emetterà un comunicato stampa in cui sarà in grado di stilare un analisi completa, che verrà aggiornata passo passo periodicamente sulla salute dei ghiacci e sull’avanzamento o regressione delle sue proporzioni.
Intanto Greenpeace rinnova il suo allarme dall’Arctic Sunrise, la nave rompighiaccio con cui sta conducendo la sua spedizione nell’Artico e attualmente al largo della costa nord-orientale della Groenlandia. “Stiamo entrando in una nuova epoca di fusione dei ghiacci dell’Oceano Artico a causa del riscaldamento globale – spiega lo scenziato Peter Wadhams a bordo della nave – Nel giro di cinque anni la maggior parte del ghiaccio marino potrebbe scomparire nel periodo estivo. E tra 20 anni l’Artico arriverà alla fine del periodo estivo completamente privo dei ghiacci. Non possiamo più fare affidamento sui modelli di previsione usati fino ad oggi, che hanno sovrastimato le condizioni reali già dagli anni ’80”.
 
 
Si è svolta oggi la conferenza organizzata dall’OECD (Organisation for Economic Co-operation and Development ) dove si è dibattuto in merito al fattore economico relativo problemi poste dai cambiamenti climatici. La “Conference on the Economics of Climate Change” si è occupata quindi sia del costo delle misure preventive, per evitare di immettere nell’atmosfera gas serra, ma anche dei budget che serviranno per porre rimedio ai danni che il cambiamento climatico ha già causato. In questa conferenza molti esperti di alto livello, i decisori politici e i rappresentanti della società civile hanno dovuto decidere insieme per quali soluzioni optare e come adottarle, in relazione all’adattamento e alla mitigazione, con un’efficienza anche secondo le esigenze economiche di questa congiuntura mondiale.
E si tratta di questioni di scottante attualità, visto le dichiarazioni recenti dell’Unione Africana, in cui vengono avanzate pesanti richieste di risarcimento, per i danni, nello specifico i periodi di siccità, che secondo alcuni studi (non africani) sarebbero da imputare alla presenza dei gas serra che proprio i paesi industrializzati hanno prodotto negli ultimi centocinquant’anni.
 
 
A meno di tre mesi con l’epocale appuntamento di Copenhagen, Ban ki Moon ha voluto indire una sessione Onu sul clima per il 22 settembre prossimo che si svolgerà nel quartier generale di New York. Si tratterà di un “Summit on Climate Change” voluto proprio dal Segretario Generale dell’Organizzazione. Lo scopo sarà quello di compiere più passi in avanti possibile nel processo di negoziazione, fornendo soprattutto un’occasione in più per sviluppare la discussione, approfondire le rispettive posizioni, verificare quali margini di trattativa ci siano effettivamente. In definitiva la ricerca di punti comuni e soluzioni condivise per rendere possibile un futuro accordo.
La “Settimana del Vertice” (che invece durerà dal 19 al 26 settembre) verrà caratterizzata da attività per divulgare e sensibilizzare l’opinione pubblica sui cambiamenti climatici. Saranno coinvolti organizzazioni non-governative, università, imprese, artisti, governi, semplici cittadini in manifestazioni che si volgeranno a New York, “Climate Week NYC”, e nel resto il mondo “Global Climate Week”.
L’incontro all’Onu sarà invece ad alto livello, con la presenza di Capi di Stato e di Governo di tutto il mondo. L’obiettivo è chiaro: promuovere prima possibile misure governative sui cambiamenti climatici e dimostrare la volontà politica indispensabile per raggiungere a Copenhagen un accordo mondiale sui cambiamenti climatici “equo, efficace e scientificamente ambizioso”, come lo definisce Ban ki Moon.
 


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