Le mete migliori, i tour operator più affidabili, i consigli su come partire ed essere certi di pesare il meno possibile su natura e culture del luogo. Ma anche le contraddizioni che il turismo responsabile e sostenibile non riesce comunque a risolvere. L'esperto del Wwf Roberto Furlani risponde alle domande dei nostri lettori nell'ultimo filo diretto prima della pausa estiva. Come fare ad avere la certezza che un viaggio reclamizzato come "responsabile" lo sia davvero? Esiste un ente certificatore internazionale? E quali sono gli standard previsti? Sergio Iovine Purtroppo non esiste un ente internazionale che certifichi un viaggio di turismo responsabile, attuato cioè secondo principi di giustizia sociale ed economica e nel pieno rispetto dell'ambiente e delle culture ( vedi definizione completa di turismo responsabile da parte di Aitr-Associazione Italiana Turismo Responsabile, di cui il Wwf è socio fondatore). Gli organizzatori di viaggio riuniti in Aitr hanno definito una serie di criteri che - a breve - dovrebbero costituire il "cuore" della certificazione di viaggi di turismo responsabile proposti da operatori italiani. Sul sito di Aitr può trovare diverse proposte di viaggio che, anche se non "certificate", sono fortemente ispirate alla Carta del Turismo Responsabile elaborata da Aitr. Il Wwf Italia ha definito otto anni fa la Carta di Qualità del Turismo Responsabile del Wwf adottata poi da sei Tour operator che organizzano diverse proposte di turismo: Campi Avventura e Vacanze Natura e i Viaggi della Biodiversità. Tali proposte sono ovviamente monitorate dal Wwf stesso tramite il suo Ufficio Turismo. Il panorama cambia se invece di turismo responsabile si parla di turismo sostenibile. I due termini vengono spesso usati come sinonimi, anche se, in estrema sintesi, il turismo responsabile presta maggiore attenzione alle popolazioni locali, quello sostenibile alla qualità ambientale. Dal punto di vista del turismo sostenibile da segnalare a livello europeo l'Ecolabel e il progetto Visit, che nasce come coordinamento tra diversi marchi europei. A livello mondiale si sta creando invece il Global Partnership for Sustainable Tourism Criteria (Gstc Partnership) una coalizione di 32 organizzazione, tra cui il Wwf, che sta promuovendo a livello mondiale dei criteri di certificazione che dovrebbero rappresentare i criteri dei marchi già esistenti e operanti. In linea di principio può esistere un turismo sostenibile in isole piccole e fragili come le Egadi? Marta Sì e non è neanche difficile "organizzarlo" in tal senso. Proprio le piccole isole come le Egadi si prestano a sperimentare modelli innovativi di gestione del turismo, adottando politiche di risparmio/efficienza energetica e di produzione di energia da fonti alternative, di razionalizzazione delle risorse idriche, di gestione dei rifiuti (con eliminazione a "monte" degli imballaggi di diverse merci). Si dovrebbe poi avere il coraggio di ricorrere, se necessario, in alcuni periodi, al "numero chiuso". Oramai le tecnologie ci sono già, basta adottarle. Per avere un'idea di che cosa è stato fatto, può leggere (in inglese) diversi casi di successo descritti nel sito di Sid - Small Island Developing States Network Capisco che il Wwf è interessato a promuovere le sue iniziative e i suoi servizi, ma per come la vedo io le cose sono due: o turismo sostenibile è un ossimoro oppure è solo un business come tanti altri. Gm Accetto la provocazione e concordo con lei: il turismo sostenibile è un ossimoro. Aggiungo: le migliori (dal punto di vista degli impatti ambientali e sociali) vacanze di turismo sostenibile sono quelle fatte a casa propria. Certo, si potrebbe partire, zaino in spalla, a piedi o in bicicletta dalla nostra abitazione, ma comunque gli impatti - seppure più lievi rispetto alle vacanze standard, ci sarebbero lo stesso! Il Wwf stesso, a livello internazionale ritiene che "il turismo sostenibile sia attualmente un'ideale irrealizzabile, considerando anche il contributo significativo dei viaggi aerei al cambiamento climatico. E' perciò più utile pensare al 'turismo responsabile', all'interno del contesto di una più ampia strategia di sviluppo sostenibile. Ossia a un turismo che soddisfa i turisti, mantiene o migliora l'ambiente dei luoghi di destinazione e offre benefici ai residenti..." (tratto dal documento La Missione del Wwf e il Turismo. Il tentativo è quindi di cercare di ridurre il più possibile l'impatto delle nostre vacanze. Sul sito può trovare alcuni nostri suggerimenti. Esiste una tabella sulla sostenibilità comparata degli spostamenti in auto/treno/aereo/nave in base ai chilometri? Sul sito (in inglese) Climate Friendly, associato al Wwf, può comparare la CO2 prodotto dai viaggi in auto e in aereo. Sino a qualche mese fa sul sito delle Ferrovie dello Stato c'era un ottimo calcolatore comparativo, sostituito ora dalle nuove pagine associate a Econtransit, che valuta l'impatto ambientale delle varie modalità del trasporto merci europeo. Le consiglio di visitare questo sito dove troverà diversi strumenti di suo interesse. Vivo a Roma e fare la raccolta differenziata è già un'impresa, ma quando vado in vacanza devo rinunciare del tutto. Possibile che località di mare che passano rapidamente da poche centinaia di abitanti a diverse migliaia siano incapaci di organizzare qualcosa di meglio? Marco Dilani Sembra incredibile, ma purtroppo è ancora così (almeno in alcuni casi). Da anni sto cercando di partire con la mia compagna per un viaggio in Amazzonia, ma ho paura dello scempio che potrei trovare e di come potrei involontariamente diventarne complice. Mi può suggerire qualche località o tour operator in grado di offrire una vacanza sostenibile nella regione? Ignazio Per quanto riguarda i viaggi organizzati le consiglio due mete proposte dal Wwf in Amazzonia, nell'ambito dei Viaggi della Biodiversità. Si tratta di due proposte del tour operator Viaggi Solidali che rientrano nei criteri della carta di Qualità del Turismo responsabile del Wwf. La prima è in Ecuador, nella Riserva amazzonica di Cuyabeno, la seconda in Brasile: Dal cuore dell'Amazzonia a Bahia: il Brasile autentico delle popolazioni indigene. Può comunque consultare anche il sito di Aitr (Associazione Italiana Turismo Responsabile) dove può trovare diverse proposte di viaggio in Amazzonia. Se invece intende viaggiare da solo può contattare direttamente e soggiornare nella struttura di turismo comunitario Aldeia dos Lagos, che fu costruita come parte di un progetto realizzato dall'Aspac con il supporto tecnico del Wwf ed il finanziamento del governo austriaco. Altri contatti per l'Amazzonia può trovarli nel volume "Vacanze Etiche: Guida a 300 luoghi di turismo responsabile", ed Einaudi curato nell'edizione originaria da Tourism Concern una delle principali ong che a livello mondiale lavora sulla responsabilità e la sostenibilità del turismo. Ho letto che uno dei paesi più avanzati e sensibili in tema di turismo responsabile è il Costa Rica. E'vero? In cosa si differenzia da altri stati centroamericani o caraibici? Elena D'Aquino Anni fa il Costa Rica fece una scelta "contro-corrente": decise di proteggere il 25-30% circa del suo territorio, istituendo diverse aree protette e promuovendo l'ecoturismo come strumento di sviluppo economico e sociale e di tutela ambientale. I proventi del turismo servono a finanziare la gestione dei parchi del paese. Nato con le migliori intenzioni, il turismo in Costa Rica mostra però - in diversi casi - il suo lato peggiore, scadendo nelle contraddizioni e negli impatti del turismo di massa. Malgrado queste note negative, il Costa Rica rappresenta un buon modello, da perfezionare per gli altri paesi centro-americani, caraibici e non solo per loro. Sempre più spesso, ovunque vado, all'Italia come all'estero, trovo cartelli e pubblicità di improbabili golf club. E' sostenibile questa mania? Cosa dice la legge in proposito? Non si può fare nulla per fermare questo sperpero di acqua? Il golf è una attività ricreativa d'elite in Italia; in altri paesi come il Regno Unito e gli Stati Uniti è più o meno alla portata di tutti. Come detto precedentemente per le piccole isole, esistono ora metodologie e strumenti per minimizzare gli impatti del golf (soprattutto i consumi idrico e energetici, la perdita della biodiversità, l'utilizzo di fertilizzanti e anticrittogamici). Le consiglio di navigare su questo sito in italiano per avere un'idea più approfondita di che cosa si dovrebbe fare per migliorare la situazione. Rimane di fondo il comportamento miope di diverse pubbliche amministrazioni italiane, tra cui diverse del sud, che vedono nel golf, come nei casinò, gli strumenti di riscatto del turismo italiano, senza considerare che l'immenso patrimonio naturalistico, paesaggistico, architettonico, storico e gastronomico del Bel Paese - unico al mondo - può e deve essere valorizzato in modo più adeguato.
 La bellezza ha un costo. Le creme al piombo rendevano morbida la pelle delle nobildonne e delle cortigiane del Settecento a prezzo di un avvelenamento da metalli pesanti. Oggi quel rischio è tramontato, ma il prezzo in termini ambientali resta alto. Il lavoro dei 150 mila parrucchieri italiani comporta l'emissione di 800 mila tonnellate di anidride carbonica: l'equivalente delle emissioni annuali di 200 mila auto che percorrono 30 mila chilometri. Senza turbare l'estetica dei clienti se ne potrebbe tranquillamente risparmiare la metà. "Con l'ecodecalogo che abbiamo proposto si può evitare di consumare fino all'80 per cento dell'energia usata per illuminare i saloni e fino a due terzi dell'acqua usata per i lavaggi, 365 mila litri per un salone medio", calcola Sergio Andreis, direttore del Kyoto club che ha lanciato il progetto assieme a L'Oreal professionnel e Federparchi. Ecco alcune delle buone pratiche consigliate per tagliare gli sprechi: acquisto di apparecchi elettrici di classe A+ (con un asciagacapaelli o un casco più efficienti si risparmia l'emissione di 240 chili di anidride carbonica l'anno); controllo della climatizzazione (oscurando le superfici vetrate su cui batte il sole si ottiene un risparmio che arriva al 30 per cento); aumentare la raccolta differenziata; spegnere sempre phon e piastre quando non vengono usati. Ai parrucchieri che aderiscono viene proposto un percorso che parte da una fase di audit dei consumi energetici. I tecnici di AzzeroCO2 hanno misurato i consumi scoprendo che un salone di medie dimensioni utilizza 6 mila chilowattora l'anno per asciugare i capelli e 216 chilowattora per le piastre. Questi numeri possono essere drasticamente ridotti e poi, eventualmente, compensati per quanto riguarda le emissioni di anidride carbonica piantando alberi. Seicento parrucchieri hanno già aderito ai corsi di formazione e 4.000 si sono dichiarati interessati alla proposta. L'Oreal parteciperà al progetto contribuendo alla realizzazione di un impianto di fitodepurazione nel parco dell'Alcantara, in Sicilia.
 La crociata ambientalista del governo inglese contro le tv al plasma che inquinerebbero come un Suv ha riportato all'attenzione il tema dell'efficienza degli elettrodomestici e del conseguente risparmio energetico. Per far funzionare gli elettrodomestici, ogni anno le famiglie italiane consumano più di 26 miliardi di chilovattora, pari ad una bolletta energetica di quasi 10.000 miliardi di lire. La produzione di così tanta energia libera nell’atmosfera circa 18 milioni e mezzo di tonnellate di anidride carbonica dando un contributo significativo all’effetto serra: ridurre un tale contributo è dovere di tutti. Oggi ognuno di noi può fare qualcosa - senza sacrifici e senza rinunciare al comfort al quale siamo abituati - per ridurre i consumi, risparmiare denaro e anche contribuire alla protezione dell’ambiente: scegliere gli elettrodomestici che hanno le migliori prestazioni. Infatti, dal maggio 1999, se andiamo in un negozio di elettrodomestici possiamo vedere un’etichetta colorata con frecce e altri simboli sui seguenti apparecchi: frigoriferi e congelatori, lavatrici e asciugatrici, lavastoviglie, forni, boiler e serbatoi dell’acqua calda, sorgenti luminose, condizionatori d’aria, lampadine. Per il momento l'etichettatura non è obbligatoria per i televisori. Ma l'Unione Europea sta finalizzando i dettagli di un nuovo regolamento che obbligherà a rispettare degli standard minimi per tutte le tivù. I modelli più spreconi verranno gradualmente mandati in pensione, e il resto riceverà etichette che indicheranno chiaramente il consumo di energia in modo da permettere agli acquirenti di identificare i più e i meno efficienti dal punto di vista del risparmio energetico. Le classi di efficienza energetica riportate sulle etichette degli elettrodomestici si suddividono secondo una scala riferita a valori medi europei che va da “A++” (consumi minori) a “G” (consumi maggiori). Il consumo effettivo di un apparecchio è dato, oltre che dalla classe di efficienza energetica, anche dal dispendio annuo espresso in chilowattore (kWh). Comprare apparecchi a basso consumo conviene sempre, anche se il prezzo d'acquisto è superiore ad apparecchi similari, ma meno efficienti. Il maggior costo iniziale, infatti, verrà ammortizzato nel tempo grazie al risparmio di energia. Dal punto di vista ecologico è invece sconsigliato sostituire apparecchi che hanno solo pochi anni di vita con altri a basso consumo, poiché anche la produzione delle materie prime, l’assemblaggio e il trasporto dei nuovi prodotti, nonché lo smaltimento di quelli vecchi, implicano un consumo di energia. L'acquisto di apparecchi a basso consumo permette di "alleggerire" la bolletta dell’elettricità. Consumi e costi energetici possono però essere ridotti ulteriormente grazie a un impiego razionale degli elettrodomestici. Ecco alcuni consigli pratici per il risparmio energetico: -utilizzare lampadine a basso consumo; -spegnere sempre la luce quando si abbandona una stanza; -spegnere il televisore, lo stereo, la macchina del caffè ecc. mediante l’interruttore generale, evitando la modalità stand-by (anche la lucina rossa dello stand-by consuma corrente); -se possibile, collocare frigorifero e congelatore in un luogo freddo della casa; -scegliere frigorifero e congelatore di dimensione adeguante all'effettivo fabbisogno della famiglia; -utilizzare pentole e padelle di dimensioni adeguate al piano di cottura; -durante la cottura coprire i tegami con il coperchio; -spegnere la piastra elettrica e il forno un po’ prima della fine cottura, al fine di sfruttare il calore residuo; -utilizzare preferibilmente la pentola a pressione; -per le uova utilizzare l'apposito bollitore; -preriscaldare il forno solo per il tempo strettamente necessario; -utilizzare lavatrice e lavastoviglie solo a pieno carico; -inumidire leggermente gli indumenti prima di stirarli. Cosa fai per risparmiare energia? Di' la tuaApprofondimenti GRAFICI: Il consumo energetico in casa SFOGLIA: Cosa c'è sull'etichetta. Ecco un esempio CALCOLA: Quanta anidride carbonica (CO2) emetti?
 I volontari di Legambiente tra venerdì e sabato sono scesi in spiaggia per una pulizia straordinaria delle coste ma anche delle sponde di fiumi e laghi. In occasione di queste giornate è stato anche diffuso un "Decalogo dell’eco-bagnante" per sollecitare comportamenti più responsabili da parte di tutti i cittadini che vanno al mare. 1. Non usate le spiagge come depositi di rifiuti. 2. Non gettate sacchetti di plastica né in mare né sulla spiaggia. Causano la morte per soffocamento di animali marini come le tartarughe, i delfini e le balene che le scambiano per meduse, il loro cibo prediletto. 3. Se scoprite uno scarico abusivo in mare, segnalatelo subito alla Capitaneria di Porto più vicina oppure al numero verde del Noe, il Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri (tel. 800.253608). 4. Anche un gesto apparentemente banale come gettare in mare un mozzicone di sigaretta rappresenta un danno per l’ecosistema marino. Sapevate che una sola «cicca» di sigaretta inquina un metro cubo d’acqua ? 5. Evitate di raccogliere le stelle marine, i coralli, i molluschi bivalvi, i cavallucci marini. Quando è possibile cercate di convincere i pescatori dilettanti a rigettare in mare i pesci di piccola taglia. 6. Rispettate il divieto di navigazione a motore entro 300 metri dalle coste sabbiose e 150 metri dalle scogliere. 7. Cercate di evitare schiamazzi eccessivi sia sulla spiaggia che in mare. 8. Quando trovate spiagge rese inaccessibili per la presenza di abitazioni o terreni privati, informatene la più vicina Capitaneria di Porto: la legge italiana prevede il libero accesso per tutti al litorale. 9. Se fate la doccia sulla spiaggia o in barca, evitate l’uso di shampoo o bagnoschiuma. 10. Durante la navigazione prestate attenzione alle boe di segnalazione dei subacquei. Con l’occasione, Legambiente ricorda anche il tempo di degrado di alcuni rifiuti quando, come troppo spesso accade, vengono abbandonati nell’ambiente. Fazzolettino di carta: 3 mesi. Mozzicone di sigaretta: da 1 a 5 anni. Bucce di arancia o banana: oltre 2 anni. Contenitore pellicola per foto: da 20 a 30 anni. Gomma da masticare: 5 anni. Cannuccia: da 20 a 30 anni. Accendino di plastica: da 100 a 1.000 anni. Bottiglie di vetro: 1000 anni. Bottiglie di plastica: mai completamente.
 Con l’avvicinarsi dei ponti di primavera arriva il primo decalogo per il picnic ecosostenibile, che abbina al piacere di trascorrere il tempo libero all’aria aperta il rispetto dell’ambiente. Lo ha annunciato la Coldiretti dal Forum di Venezia “L’energia di domani”, dove è stato allestito, su un vero prato in riva al Canal Grande, il primo picnic a “basso impatto ambientale” con la borsa interamente riciclabile e biodegradabile, il trolley per trasportare le vivande attraversi i prati e i prodotti e i consigli per uno spuntino “verde” in tutti i sensi. Si tratta di suggerimenti che - sottolinea la Coldiretti - assumono particolare rilevanza con l’affermarsi in Italia della “microvacanza” (quella da 1 a 3 notti fuori casa), che nel 2008 ha effettuato per la prima volta il “sorpasso” sulla vacanza tradizionale (4 notti e più). Utilizzare prodotti di stagione, se disponibili anche biologici, e a km zero, acquistare direttamente in azienda i cibi da consumare in campagna, usare piatti e bicchieri biodegradabili, evitando la plastica, ma anche utilizzare gli avanzi per produrre dell’ottimo concime per piante e fiori casalinghi, sono alcuni dei comportamenti - spiega Coldiretti - che contribuiscono a rendere il pic nic più sostenibile dal punto di vista ecologico ed energetico. Ma anche scegliere alimenti sfusi invece che confezionati, “tagliando” gli imballaggi, utilizzare tovagliette di carta riciclata invece che di stoffa, risparmiando così l’utilizzo di detersivi, aiuta a tagliare i consumi di petrolio e ridurre le emissioni di gas ad effetto serra. Le previsioni per il 2009 sono di un vero boom delle vacanze brevi favorito dal numero di weekend lunghi, ma anche dalle molteplici opportunità dell’offerta turistica territoriale dell’Italia con la più ampia varietà di patrimoni culturali, artistici, ambientali ed enogastronomici. Non mancano in Italia - continua la Coldiretti - i percorsi turistici legati all’enogastronomia e alla natura con 142 “strade dei vini e dei sapori”lungo le quali assaporare le molteplici tipicità del territorio e 772 parchi e aree protette che coprono il 10 per cento del territorio nazionale. I consigli per il picnic ecosostenibile 1. Acquistare i prodotti che verranno consumati direttamente nelle aziende agricole del luogo dove si va a fare il picnic in modo da avere alimenti di qualità, anche biologici, freschi e al giusto prezzo. 2. Privilegiare la scelta di frutta e verdura di stagione che non consumano energia per la loro conservazione e - sottolinea la Coldiretti - il loro trasporto da paesi lontani. 3. Scegliere alimenti sfusi invece che confezionati, “tagliando” così gli imballaggi che pesano sull’ambiente. 4. Utilizzare prodotti a km zero, che non devono percorrere lunghe distanze prima di giungere a tavola. 5. Usare piatti e bicchieri biodegradabili, che consentono di evitare l’uso delle stoviglie tradizionali senza dover ricorrere a quelle di plastica che impiega oltre duecento anni per scomparire dal terreno. 6. Usare tovagliette di carta riciclata invece che di stoffa, risparmiando così l’utilizzo di detersivi. 7. Non abbandonare i rifiuti prodotti sul posto ma - consiglia la Coldiretti - dividerli per la raccolta differenziata e utilizzare il materiale organico per la produzione di fertilizzanti. 8. Non gettare mai - afferma la Coldiretti - mozziconi o fiammiferi accesi dall’automobile e verificare che la marmitta dell’automobile non sia a contatto con erba secca che potrebbe incendiarsi. 9. Evitare di raccogliere o di danneggiare fiori o piante spontanee che rappresentano un contributo alla biodiversità. 10. Scegliere una località non troppo lontano dal luogo di residenza dove spesso si scoprono bellezze inaspettate consente di ridurre l’inquinamento dovuto ai trasporti.
 Ecco i primi quesiti sulla sostenibilità dei consumi e l'impronta ecologica arrivate dai nostri lettori. A rispondere è l'esperta del Wwf Eva Alessi. Nei prossimi giorni potete continuare a mandare le vostre domande via posta elettronica all'indirizzo v.gualerzi@repubblica.it Mi ha molto colpito il fatto che in un caffè siano contenuti 140 litri di acqua (consumo virtuale, ndr). Questi indicatori lasciano un segno molto più di campagne ambientaliste ed ecologiste che - purtroppo - non riescono ad intaccare le abitudini di chi già si dimostra poco sensibile in materia. E' possibile avere una sorta di "tabella" dei consumi nascosti nei generi che utilizziamo di più o nelle azioni che più frequentemente facciamo? Federica Corso Talento Gentile Federica, il Wwf, infatti, da anni promuove l'applicazione di indicatori di sostenibilità ambientale che misurino l'impatto ecologico prodotto dal nostro modello di sviluppo e dai nostri stili di vita calcolando quanto consumiamo in termini di risorse naturali utilizzate. In tal senso, un'interessante e relativamente nuova declinazione dell'impronta ecologica (che misura la dimensione della domanda umana su ecosistemi planetari) è l'impronta idrica che quantifica, in metri cubi, l'acqua complessivamente utilizzata per produrre beni e servizi consumati all'interno di una nazione o dal singolo individuo. L'impronta idrica può essere applicata anche a singoli prodotti e, in questo caso, rappresenta il volume totale, comprendente l'intera catena di produzione, di acqua dolce impiegata per produrre il prodotto stesso. Di dati e tabelle come quelli da lei richiesti ne esistono diversi; di seguito le riporto una tabella estrapolata dalle ricerche di Hoekstra A. e Chapagain K., autorevoli scienziati del Water Footprint Network sul cui sito le consiglierei di andare per ulteriori approfondimenti. Contenuto medio di acqua virtuale in alcuni prodotti(da Hoekstra A. e Chapagain K., Water footprints of nations: Water use by people as a function of their consumption pattern. Water Resour Manage, 2007, 21, 35-48.) Nel bagno dell'azienda presso cui lavoro posso scegliere di asciugarmi le mani, sia con la carta (salviettine) che con il ventilatore. Qual è il più ecologico tra i 2 metodi? Andrea Caro Andrea, la tua domanda non è affatto banale, dal momento che sono molte le variabili da considerare. Per quanto mi è dato sapere al momento non esiste uno studio indipendente (ossia non finanziato da una delle 2 controparti produttori di salviette e produttori di asciugatori elettrici) sul ciclo di vita dei due prodotti. Per tale motivo il dibattito sull'impatto ambientale è aperto. Quello che posso fare è descriverti alcune, senza alcuna pretesa di esaustività, delle variabili che pesano nella valutazione. Carta Numero delle salviettine utilizzate ogni volta che ci si asciuga le mani (1 o quante?); Tipo di carta (riciclata o non?); Tipo di gestione dei rifiuti cartacei (si avviano forme di recupero o la carta è direttamente smaltita in discarica?); Ciclo produttivo operato dalla cartiera (che tipo di energia utilizza? Che tipo di carta impiega? Che metodologie e prodotti usa per lavorare la carta? Che tipo di veicoli utilizza - aerei, treni, navi, camion - per approviggionarsi della materia prima e per distribuire i prodotti? ecc.) Asciugatrice elettrica Caratteristiche tecniche dell'asciugatrice elettrica (potenza, durata del getto d'aria calda, ecc.); Numero di cicli di asciugatura necessari alla percezione di "mani asciutte", aspetto con forte margine di soggettività (1 o quanti?); Origine dell'energia elettrica utilizzata dalle asciugatrici (da carbone o da fonti rinnovabili?); Ciclo produttivo delle aziende di produzione delle asciugatrici (che energia e materiali utilizzano? ecc.); Grado di riparabilità dell'asciugatrice e di recupero delle singole parti (il prodotto è facilmente riparabile? Sono facilmente recuperabili i suoi componenti? ecc.) La combinazione di queste variabili porta a risultati molto differenti in merito all'impatto ambientale delle due soluzioni. Non potendo dare dunque una risposta univoca ed esaustiva mi limito a suggerire, ove possibile, l'uso di asciugamani a rotolo di cotone che non sono usa e getta o qualora questo non fosse disponibile all'uso più moderato possibile delle soluzioni da lei presentate. Che differenza di impronta ecologica c'è tra un maschio adulto italiano vegetariano e uno con dieta onnivora media, ovviamente a parità di altre abitudini e comportamenti? Massimo Caro Massimo, il consumo degli alimenti incide in maniera significativa sul calcolo dell'impronta Ecologica e dunque esiste una forte differenza tra le tipologie di alimentazione. È dimostrato che un'alimentazione vegetariana è caratterizzata da impronta più bassa di una onnivora con una certa percentuale di prodotti carnei. Questo perché, come ci insegna l'ecologia, ogni volta che si passa da un livello all'altro della rete alimentare si verifica una perdita di energia. Ad ogni passaggio (es. pianta-erbivoro-carnivoro) viene perso quasi il 90% dell'energia che viene degradato in calore (in linea con il secondo principio della termodinamica). In quest'ottica appare chiaro come la zootecnica e l'acquacoltura oltre ad un elevato consumo di suolo, richiedano apporti esterni di energia e materia per infrastrutture, alimenti, acqua, medicinali, energia termica, energia elettrica, combustibili per i trasporti, energia per la trasformazione e la conservazione (compresa la catena del freddo) e per la gestione dei rifiuti (deiezioni, resti di macellazione, ecc.). E ancora, alla zootecnia è imputabile un pesante ruolo nell'emissione di gas a effetto serra, secondo dati Fao, addirittura superiore a quello del settore dei trasporti. Tutto ciò determina l'elevata l'impronta ecologica della carne. Ad esempio, volendo considerare esclusivamente il consumo idrico associato alla produzione, in Italia una tonnellata di carne bovina richiede 21.167 metri cubi, quella ovina 7.572 metri cubi, quella suina 6.377 metri cubi; di contro la stessa quantità di riso richiede circa (dipende dalla varietà) 2000 metri cubi, di soia 1.500 e di latte 861 metri cubi (fonte Hoekstra A. e Chapagain K., Water Resour Manage, 2007, 21, 35-48). In generale occorre anche tenere presente che l'impronta ecologica dell'alimentazione è ulteriormente condizionata dalla scelta dei prodotti: optare per alimenti di stagione e di provenienza locale permette di ridurre il loro impatto sugli ecosistemi. E' vero che la lavastoviglie fa risparmiare acqua e energia? Alessandro Caselli Caro Alessandro, le cose sono in realtà più complesse. È potenzialmente vero che una lavastoviglie moderna ed efficiente (classe A) possa permettere di risparmiare acqua, ma lo stesso non è sistematicamente detto si possa affermare anche per l'energia. Questo perché, per ogni ciclo di lavaggio, una lavastoviglie consuma quasi 1 kWh (1 chilowatt l'ora), quantità non trascurabile di energia che equivale più o meno al consumo di 10 ore di un televisore tradizionale da 29 pollici. Il consumo della lavastoviglie varia, inoltre, a seconda dei programmi, e dunque delle temperature, scelti dal momento che la maggior parte dell'energia consumata da questi elettrodomestici serve proprio a riscaldare l'acqua. In tal senso impostando lavaggi a più bassa temperatura si possono ridurre i consumi. Va però detto che nel lavaggio delle stoviglie a mano non si raggiungono mai, per ovvi motivi, temperature particolarmente elevate e questo comporta consumi limitati in termini energetici. Il consumo di acqua, nel lavaggio a mano, è invece fortemente legato alle modalità personali di insaponamento e risciacquo delle stoviglie. Per ulteriori informazioni su un corretto utilizzo della lavastoviglie e sulla scelta dell'elettrodomestico più efficiente si rimanda al sito di Top Ten Italia che rappresenta uno strumento messo a punto dal Wwf Italia per orientare le scelte dei consumatori. E' possibile evitare di ingerire sostanze tossiche, o devo rassegnarmi e cercare al massimo di limitare i danni, considerando anche le sofisticazioni illegali di cui spesso si sente parlare, collegate anche a volte con la criminalità organizzata? Daniele Girardi Caro Daniele, l'alimentazione rappresenta una delle principali vie di esposizione dell'organismo a una vasta gamma di sostanze che possono derivare sia dall'ambiente sia da processi industriali quali la produzione, lo stoccaggio e il trasporto. La migrazione di composti chimici dai materiali di imballaggio o dai contenitori è altrettanto nota così come la presenza di additivi (emulsionanti, conservanti, antiossidanti) che può influenzare la qualità dei cibi. Il Wwf, con la campagna Detox/Svelenati, ha cercato di sensibilizzare e informare l'opinione pubblica sulle conseguenze di queste sostanze di sintesi che i sistemi naturali hanno difficoltà nel metabolizzare una volta che esse siano state diffuse nell'ambiente. Questo non vuole assolutamente essere allarmistico per i consumatori, infatti la presenza in tracce di questi contaminanti dal punto di vista della salute fa si che non ci siano effetti né diretti né immediati, i rischi semmai sono quelli da accumulo dovuto all'esposizione cronica anche a basse dosi di cocktail di contaminanti. In tal senso la lettura delle etichette, ammesso si riesca a decifrare l'infinita gamma di sigle, costituisce una buona regola sebbene non esaustiva e per la presenza di sostanze indesiderate (diossine, metalli pesanti, pesticidi, ecc.) e perché esistono delle soglie al di sotto delle quali le sostanze per legge non devono essere dichiarate. Per ulteriori informazioni sui diversi contaminanti e loro effetti sulla salute le suggerisco di prendere visione del rapporto "Dal mercurio alla diossina: viaggio alla scoperta dei pericoli nel piatto" che, seppur non recentissimo, offre una serie di spunti di riflessione e approfondimento. Il cibo biologico rappresenta una possibile via per ridurre il carico di sostanze inquinanti a cui siamo sottoposti ma non permette certo eliminare totalmente il rischio nel momento in cui è l'ambiente a essere contaminato. Di qui la necessità di disporre di una normativa efficace che ci tuteli a monte. La regolamentazione Reach approvata dall'Ue in questo senso disegna un nuovo modello su cui l'Europa deve fare affidamento: per legge l'industria e le attività produttive dovranno essere rispettose dell'ambiente e della salute umana. Il cambiamento però dall'attuale e consolidata situazione verso sostanze chimiche più sicure è ancora una battaglia tutta da vincere. Reach è un regolamento che necessita di un ulteriore rafforzamento per essere davvero efficace; come Wwf continueremo la nostra azione per la promozione di una chimica più sostenibile. Vai alle risposte successive.
1. Spegnere le luci quando non servono; 2. Spegnere e non lasciare in stand by gli apparecchi elettronici; 3. Sbrinare frequentemente il frigorifero: tenere la serpentina pulita e distanziata dal muro in modo che possa circolare l’aria; 4. Mettere il coperchio sulle pentole quando si bolle l’acqua ed evitare sempre che la fiamma sia più ampia del fondo della pentola; 5. Se si ha troppo caldo abbassare i termosifoni invece di aprire le finestre; 6. Ridurre gli spifferi degli infissi riempiendoli di materiale che non lascia passare aria; 7. Utilizzare le tende per creare intercapedini davanti ai vetri, gli infissi, le porte esterne; 8. Non lasciare tende chiuse davanti ai termosifoni; 9. Inserire apposite pellicole isolanti e riflettenti tra i muri esterni e i termosifoni; 10. Utilizzare l’automobile il meno possibile e se necessario condividerla con chi fa lo stesso tragitto.
 Nel 1939 un imbianchino megalomane di nome Adolf Hitler scatenò il suo esercito facendo precipitare il mondo verso la catastrofe. Quasi 70 anni dopo un esercito di imbianchini potrebbe salvare il mondo dai disastri del cambiamento climatico. Di questo almeno sono convinti diversi fisici e ingegneri di varie istituzioni scientifiche internazionali che da tempo per combattere il crescente effetto serra vanno sostenendo le potenzialità di un banale rimedio: verniciare di bianco tutto il verniciabile. "Se cento delle maggiori città del Pianeta dipingessero i loro tetti di bianco e scegliessero per la pavimentazione materiali più riflettenti, sostituendo ad esempio l'asfalto con il cemento, l'effetto di raffreddamento sarebbe massiccio", hanno spiegato i curatori di una ricerca presentata la scorsa settimana a Sacramento in occasione dell'annuale conferenza californiana sui cambiamenti climatici. "Un tetto di mille piedi quadrati, la dimensione di una casa americana media, se di colore bianco anziché scuro è in grado di annullare l'effetto serra di 10 tonnellate di anidride carbonica immesse nell'atmosfera", ha spiegato uno dei curatori dello studio, il fisico Hashem Akbari del prestigioso Lawrence Berkeley National Laboratory. "Complessivamente - ha ricordato - nella maggior parte delle città i tetti rappresentano il 25% della superficie, mentre la pavimentazione rappresenta il 35%. Passare all'uso di materiali riflettenti nelle cento maggiori aree urbane significherebbe annullare l'effetto di 44 miliardi di tonnellate di gas serra, ovvero più di quanto immettono ogni anno nell'atmosfera tutte le nazioni del mondo". Il principio di fondo di questa possibile misura per combattere il cambiamento climatico è tanto semplice (da secoli le case dei paesi caldi sono tinteggiate di bianco) quanto scientifico. Le superfici chiare hanno infatti il potere di esaltare l'albedo terrestre, ovvero la quantità di radiazioni solari che vengono riflesse indietro. Lo stesso Ipcc, l'organismo scientifico istituito dall'Onu per monitorare e contrastare il riscaldamento globale, ha più volte denunciato come lo scioglimento dei ghiacci ai poli rischia di far accelerare la crescita delle temperature proprio per il venir meno della loro fondamentale capacità riflettente. Del problema si sta occupando da anni anche un gruppo di studiosi italiani dell'Università di Perugia che per dare forza alle loro conclusioni hanno realizzato anche un prototipo da laboratorio che riproducendo gli scambi di calore per irraggiamento tra Sole, Universo e Terra permette di valutare la dipendenza della temperatura della superficie terrestre al variare dalla sua albedo. Ma non tutti sono convinti che per intervenire contro il riscaldamento globale siano sufficienti pennello e vernice. Vincenzo Artale, oceanografo dell'Enea e membro italiano dell'Ipcc, chiarisce di non aver letto i dettagli dello studio, ma esprime qualche dubbio di carattere generale. "In principio è tutto giusto - spiega - è come simulare delle superfici ghiacciate, nel tentativo di sostituire quelle che si stanno sciogliendo. Ma subito mi viene in mente un problema: queste superficie potrebbero essere costruite in città, alla medie latitudini, al livello del mare. E tutto questo ne attenuerebbe molto l'effetto globale, ossia molta dell'energia che mandi su ti torna indietro per via dell'atmosfera più spessa, della maggiore presenza di nuvole e inquinamento e altri motivi ancora". Se su scala globale la validità del sistema pare ancora da valutare con attenzione, più facile immaginare un'efficacia del provvedimento su scala locale, per tagliare i costi energetici legati al condizionamento delle abitazioni e ridurre il cosiddetto effetto "isola di calore", ovvero il fenomeno che porta le temperature dei centri abitati a essere stabilmente superiori di qualche grado a quelle registrate fuori dai centri abitati. E' per questo che lo Stato della California, nell'ambito del suo pacchetto di norme per l'efficienza energetica in edilizia, con un provvedimento del 2005 ha stabilito che tutti le coperture piatte delle strutture commerciali debbano essere di colore bianco e che a partire dal prossimo anno i tetti di tutti gli edifici, sia residenziali che commerciali, sia piatti che spioventi, debbano essere realizzati con materiali riflettenti.
 Rinunciare a fettina o bistecca una volta alla settimana per salvare l'ambiente. Perché facendo sparire da tavola la carne almeno un giorno ogni sette si combatte il surriscaldamento globale. L'appello è rilanciato dall'Onu per bocca di Rajendra Pachauri, economista indiano, vegetariano, e una delle voci più autorevoli in materia di clima: presidente dell'Ipcc, il panel intergovernativo sui mutamenti climati delle Nazioni Unite, lo scorso anno ha ricevuto insieme ad Al Gore il premio Nobel per la pace. L'impatto di quella che appare come una modesta rinuncia sarebbe notevole, più di quello che i non addetti ai lavori possono pensare: l'allevamento di bestiame, infatti, è responsabile del 18% delle emissioni complessive di gas serra, molto più del settore trasporti cui è attribuito il 13%. E, se per molte persone rinunciare all'auto può diventare molto problematico, scegliere insalata, frutta e verdura almeno una volta ogni sette giorni è decisamente più fattibile. E anche più conveniente per l'ambiente. I numeri parlano chiaro: la produzione di un chilogrammo di carne causa emissioni equivalenti a 36,4 kg di anidride carbonica. L'allevamento e il trasporto di animali inoltre richiede, per ogni chilo di carne, la stessa energia necessaria per mantenere accesa una lampadina da 100 watt per quasi tre settimane. E il bestiame è una fonte diretta di metano, 23 volte piu dannoso dell'anidride carbonica, prodotto naturalmente dai processi digestivi degli animali da allevamento. Pachauri, che aveva già lanciato l'allarme all'inizio dell'anno a Parigi, ne parlerà domani a Londra nel corsodella annual lecture della 'Compassion in World Farming', un'associazione animalista britannica che ha chiesto al governo di impegnarsi per ridurre il consumo di carne del 60 per cento entro il 2020. Se l'industria della carne denuncia di essere ingiustamente nel mirino, la causa promossa dall'Onu ha già testimonial famosi, come sir Paul McCartney e il Italia l'ex ministro della Sanità Umberto Veronesi. E acquista una urgenza particolare, alla luce delle stime della Fao: secondo l'agenzia Onu per il cibo e l'agricoltura, il consumo di carne è destinato a raddoppiare nel 2050.
 "Fate l'amore non inquinate la Terra". Potrebbe essere questo lo slogan per lanciare la nuova campagna ecologica pensata dalla sezione messicana di Greenpeace: dieci regole da seguire anche tra le lenzuola per non inquinare l'ambiente. Se siete tra i sostenitori della raccolta differenziata, se andate a fare la spesa direttamente dal contadino - e non solo la domenica - se preferite andare a lavoro in bici piuttosto che con l'auto, da oggi potrete contribuire a salvare il pianeta anche semplicemente stando abbracciati al vostro partner in camera da letto. Il decalogo. Per invogliare i messicani - ma non solo - a diventare un po' più ecologici e un po' meno spreconi, Greenpeace ha stilato una lista di dieci regole da seguire per essere ecologici anche mentre si fa l'amore. E' già da qualche tempo infatti che l'industria dei cosiddetti "sex toys" ha capito quale rischio si corre utilizzando prodotti in pvc durante i giochi intimi e ha corretto il tiro. Addirittura l'industria pornografica sta iniziando a fare qualche sforzo - si legge sul sito messicano dell'associazione - per aiutare l'ambiente, sottoscrivendo delle donazioni per sostenere campagne ambientaliste. Sono solo alcuni segnali, ma sembra che anche il sesso stia diventando sempre più "verde". Prima regola: spegni la luce. Quando la sera torni a casa stanco dal lavoro e la tua compagna non è ancora rientrata, non accendere la luce, consumeresti inutilmente energia elettrica. E' molto più romantico, propedeutico all'amore ed ecologico cenare a luce di candela. "L'energia pulita e rinnovabile è più economica - spiega Greenpeace - se riduci il consumo di energia diminuirai le emissioni di gas. Dalla camera da letto può iniziare la rivoluzione energetica". Per rispettare a dovere la regola numero uno, bisogna acquistare candele di cera d'api e paraffina, non quelle a base di petrolio. Frutto della passione, non ogm. E' vero, certa frutta è afrodisiaca. Sopratutto fragole, mirtilli e more, lamponi e ciliege. Per accendere il fuoco della passione però bisogna assicurarsi che la frutta che si offre al proprio partner non sia transgenica o trattata con pesticidi. In più, se si va a fare la spesa direttamente da un produttore, risparmiando, si potranno portare in camera da letto prodotti freschi e più gustosi. Amori al mare. Chi non ha mai sognato una serata al chiaro di luna aostriche e champagne in riva al mare? Una cena a base di pesce è un ottimo afrodisiaco. Ma i nostri mari soffrono a causa della pesca intensiva. Meglio appoggiare progetti sostenibili di comunità che vendono prodotti biodegradabili, come oli o saponi profumati, che accendono la passione. In più le ostriche sono bioindicatori delle condizioni delle acque, perché accumulano inquinamento. Quindi, se proprio hai deciso per una cena a base di molluschi, devi verificare che provengano da mari puliti e non dalle acque delle grandi città costiere". Schiavo d'amore, non del petrolio. "Se ti piacciono le emozioni forti, forse qualche volta avrai provato qualche oggetto, vestito o accessorio di policloruro di vinile, meglio conosciuto come pvc o semplicemente vinile. Il pvc genera diossina e furani. Molti Paesi hanno proibito l'uso di questo materiale per i giocattoli dei bambini. Il pvc di vestiti e "sex toys" si dovrebbe proibire, perché è composto da cloro e altre sostanze considerate cangerogene. In più è un derivato del petrolio. Al posto di questo materiale si possono comprare oggetti in caucciù, pelle o lattice. La doccia si fa in due. Un modo "sensuale" di risparmiare acqua è fare la doccia insieme. E stare attenti a non inquinare non è mai stato tanto erotico. "Ricorda che più di 500 milioni di persone non hanno accesso all'acqua pulita e corrente. Per quelle persone quello che tu fai tutti i giorni è un lusso. E se è davvero un lusso, devi condividerlo con il tuo compagno". Letto sostenibile. Il letto che condividi col tuo compagno di certo è comodo e confortevole. Ma da dove proviene il legno con il quale è stato realizzato? "Assicurati che la struttura del tuo letto abbia la certificazione dell'FSC (Forest Stewardship Council) una ong internazionale che rilascia un marchio ecologico per identificare i prodotti contenenti legno ottenuto da foreste gestite secondo criteri di ecosostenibilità", consigliano da Greenpeace. La decima regola. Fate l'amore non fate la guerra.
|