Si chiama “D*Haus” l’incredibile progetto degli architetti inglesi David Grunberg e Daniel Woolfson: una casa che è in grado di cambiare sua forma a seconda delle esigenze ambientali, ottimizzando i consumi energetici per luce e riscaldamento. 

Può assumere otto diverse configurazioni, rispondendo meglio alle condizioni stagionali, meteorologiche ed astronomiche. 

Il concetto dell’innovativo edicificio è basato sul “Haberdasher’s Puzzle” del matematico Henry Dudeney che, all’inizio del ventesimo secolo, ha scoperto il modo di selezionare un quadrato riorganizzando le sue parti in triangoli equilateri. Seguendo questa logica, l’estrema flessibilità della casa permette un migliore adattamento all’estate, all’inverno, al giorno e alla notte. 

L’edificio è composto da due camere da letto, un soggiorno a pianta aperta ed un bagno che può essere adattato per soddisfare le esigenze delle diverse situazioni di vita. Le spesse mura esterne possono diventare, scorrendo su dei binari, delle pareti interne o esterne. Ad esempio in estate si può scegliere la configurazione che vede la camera da letto affacciata ad est per guardare il sorgere del sole. 

Secondo i progettisti la D*Haus è «il prodotto di una realizzazione matematica applicata: ispirato al puzzle di logica di Dudeney, ogni abitazione è in grado di adattarsi all’evoluzione dei modelli di vita del futuro». 

 
 
(TMNews) - Il gruppo automobilistico cinese Build Your Dreams (Byd) ha firmato un accordo col gruppo bulgaro Bulmineral per costruire a Breznik, in Bulgaria, una fabbrica per l'assemblaggio di autobus e automobili elettriche. L'ha reso noto oggi l'agenzia di stampa cinese Xinhua. 
La joint-venture sarà controllata al 50 per cento dal gruppo cinese, specializzato nella produzione di auto elettriche e di batterie, e per l'altra metà dal gruppo bulgaro che si occupa di energia. 
Secondo il numero uno di Bulmineral Alexander Usachev, la joint venture produrrà tra 40 e 60 autobus elettrici al giorno. La capacità produttiva per quanto riguarda invece le autovetture elettriche sarà determinata entro tre mesi. 
(Fonte Afp) 

TMNews 
 
 
(TMNews) - Gli uffici della Deutsche Bank sono stati perquisiti oggi nell'ambito di un'inchiesta per frode fiscale legata al mercato dei diritti delle emissioni di CO2 in Germania. "Nell'ambito dell'inchiesta in corso contro persone sospettate di frode fiscale legata al commercio dei diritti delle emissioni di anidride carbonica, gli inquirenti hanno perquisiti la sede della Deutsche Bank a Francoforte", ha detto un portavoce dell'istituto, sottolineando la "piena collaborazione con le autorità". 
Stando a quanto riferito dal settimanale Der Spiegel, sono circa 500 gli agenti di polizia coinvolti nelle perquisizioni condotte negli uffici della banca così come negli appartamenti di alcuni dipendenti a Francoforte, Berlino e Dusseldorf. Lo stesse settimanale ha precisato che sono almeno 25 i dipendenti finiti sotto inchiesta e che contro cinque di loro è stato già spiccato un mandato di arresto. 
Nel dicembre dello scorso anno, sei imprenditori - tre britannici, due tedeschi e un francese - sono stati condannati a pene da tre a sette anni di prigione per non aver pagato le tasse sul mercato dei diritti delle emissioni di CO2. L'indagine è ancora in corso per appurare eventuali complicità. Gli inquirenti sospettano che i dipendenti della Deutche Bank abbiano svolto il ruolo di intermediari finanziari per la frode. La banca tesdesca è già intervenuta con licenziamenti e sospensioni. (fonte Afp) 

TMNews 
 
 
(TMNews) - Decenni di sviluppo e urbanizzazione in Cina hanno messo a rischio l'ecosistema, e la flora e la fauna del paese. Secondo uno studio del Wwf della popolazione faunistica cinese è restato solo il 10% rispetto al passato e "il declino è stato particolarmente sensibile nei decenni tra il 1960 e tutti gli anni Ottanta per proseguire poi fino ad oggi". 
Secondo i dati del Wwf o i delfini del fiume Yangtze sono diminuiti 99.4% tra il 1980 al 2006, gli alligatori del 97% dal 1955 al 2010, le tigri Amur del 92% dal 1975 al 2009. 
Lo studio indica anche che la Cina nel 2010 ha usato le risorse naturali - campi coltivati e foreste - a un tasso 2 volte e mezzo superiore alla possibilità di rigenerarle. In prospettiva, conclude il Wwf, lo sviluppo cinese avrà un tale impatto ambientale da pesare su scala globale. 

TMNews 
 
 
(TMNews) - Gli impianti a energia eolica e solare - se muniti di un adeguato sistema di immagazzinamento dell'energia - sarebbero in grado entro il 2030 di alimentare una rete di distribuzione estesa per il 99,9% del tempo, ad un costo equivalente a quelli attuali: è quanto si legge in uno studio dell'Università del Delaware. 
Come spiega il sito di Science Daily, la chiave è quella di combinare la produzione di energia con dei sistemi di immagazzinamento: le simulazioni sono state effettuate su un modello di rete (Pjm Interconnection) equivalente a un quinto della rete statunitense. 
La ricerca aveva come obbiettivo non la produzione di energia ma la minimizzazione dei costi: il risultato è che produrre in eccesso rispetto alla domanda media è meno costoso che immagazzinare energia per una futura richiesta. 

TMNews 
 
 
Trasformare i rifiuti in energia. E' l'obiettivo dell'Autorità nazionale di gestione dei rifiuti del Lagos che ha avviato la produzione di elettricità attraverso il trattamento della spazzatura. "Stiamo trasformando i nostri rifiuti in energia. Abbiamo diversi punti di smistamento selettivo e riciclo dei rifiuti. Per riutilizzare la plastica abbiamo quattro centri operativi, mentre un impianto è utilizzato solo per il trattamento dei pneumatici vecchi", ha spiegato Ola Oresanya, direttore generale di Lawma, parlando ai media locali. Secondo Oresanya il programma per la produzione di energia a partire dai rifiuti dovrebbe essere esteso ad altri settori nel 2013. 

TMNews 
 
 
di Paolo Virtuani per corriere.it

Gli americani lanciano l'allarme: il riscaldamento globale mette a rischio la coltivazione del frumento. In pratica, si rischia un mondo senza pasta e senza pane, annuncia l'ultimo numero diNewsweek. Il frumento, infatti, dei principali cereali (con mais e riso è alla base dell'alimentazione mondiale) è quello più suscettibile all'aumento delle temperature, in particolare il grano duro con il quale si fa la pasta. Secondo David Lobell, del Centro per la sicurezza alimentare e l'ambiente dell'Università di Stanford, negli ultimi 50 anni l'aumento delle temperatura media globale di circa mezzo grado centigrado ha comportato una diminuzione del 5,5% della produzione mondiale di frumento.

PROSPETTIVE - Da qui al 2050 le aree di coltivazione dei principali Paesi produttori di grano (Usa, Canada, Cina, India, Russia e Australia) dovranno fronteggiare estati più calde e siccitose delle attuali (un problema che nel 2012 è stato particolarmente sentito dagli agricoltori americani del Midwest, colpiti dalla peggiore siccità degli ultimi 50 anni). Secondo un rapporto dell'International Food Policy Research Institute (Ifpri), la produzione subirà un declino stimabile di circa un quarto e si sa per certo che la popolazione aumenterà fino a raggiungere i 9-10 miliardi di persone. Tutti dati che portano aprevedibili aumenti dei prezzi (come ha già paventato la Fao) che possono mettere a repentaglio la possibilità delle popolazioni più povere - la cui dieta è basata principalmente sui cereali - di potersi procurare il cibo. E la penuria di cereali è da sempre il principale innesco di disordini, rivolte e rivoluzioni come è avvenuto anche di recente in Indonesia e tra il 2007 e il 2008 quando i prezzi hanno subito un'improvvisa impennata.

CALO - Ma c'è davvero il pericolo di un forte calo della produzione di frumento a causa dell'aumento delle temperature globali? Sì e no, secondo gli esperti. In certe aree la produzione potrebbe subire una forte contrazione (Usa, Cina, India, Australia), ma con lo spostamento a latitudini più elevate della linea di coltivazione potrebbero rendersi disponibili grandi aree del nord (Canada, Russia-Siberia, Scandinavia) - ora coperte da foreste - e del sud (Argentina) ora steppose.

ITALIA - E in Italia? Sicuramente le coltivazioni saranno interessate, specialmente quella del grano duro (il 75% della produzione mondiale avviene nel bacino del Mediterraneo). Ma la recente decodificazione del genoma del frumento potrebbe aprire la strada a nuove varietà più resistenti al caldo e alla scarsità d'acqua. Forse il pane e la pasta non mancheranno sulle nostre tavole e continueremo a mangiare la pizza. Magari fatta con la farina che arriverà dalla... Finlandia.

 
 
Un investimento ''inutile'', in ''contrasto con la volonta' popolare'' delle comunita' locali e della ''Regione Calabria''. In questo modo alcune delle maggiori associazioni ambientaliste (Legambiente, Wwf Italia, Greenpeace e Lipu) parlando dell'impianto a carbone a Saline Joniche e annunciano di aver fatto ricorso al Tar del Lazio (all'inizio di novembre) contro la costruzione della centrale - che, dicono, ''a pieno regime potrebbe causare la morte prematura di 44 persone all'anno'' - da parte del consorzio Sei capeggiato dalla societa' svizzera Repower.

Il ricorso, spiegano, e' in opposizione ''all'autorizzazione della presidenza del Consiglio dei ministri''. Con questa richiesta, gli ambientalisti pero' intendono andare oltre alla centrale di Saline: si tratta di ''una vera e propria lotta al carbone'' perche' dallo ''stop al carbone in Italia di Saline Joniche cominci l'assunzione di una seria politica per tagliare le emissioni in grado di rispondere all'emergenza climatica''; In Italia, secondo le sigle ambientaliste, si dovrebbero fermare ''le lobby del carbone, a partire da Saline Joniche fino Porto Tolle e Vado Ligure'' e dovrebbe essere eliminata ''la quota del 13% di carbone dalla Strategia energetica nazionale''.

Nuccio Barilla' di Legambiente mette in evidenza il contrasto delle autorita' locali all'impianti, a cominciare dal ''comune di Montebello Jonico che ha presentato ricorso ed affianca quello della Regione''. Per Stefano Leoni, presidente del Wwf, ''occorre invertire la rotta: il 13% di carbone, indicato nel Piano, provoca il 30% delle emissioni di CO2 ed in piu' genera malattie''.(ANSA).


RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA
 
 
Il movimento globale per il recupero di 150 milioni di ettari degradati di foreste e' vicino al primo traguardo: grazie agli ultimi impegni assunti da Costarica e El Salvador, verranno riportati in salute 50 milioni di ettari di polmoni verdi. L'annuncio arriva dallUnione mondiale per la conservazione della natura (Iucn), grande supporter dell'iniziativa, la cosiddetta ''Bonn Challenge'', lanciata dall'Associazione globale per il ripristino del paesaggio forestale (GPFLR).

Costarica e El Salvador si uniscono cosi' alla truppa che ha promesso di intervenire per la riforestazione di alcune aree: Usa, Ruanda e il 'Brazilian Mata Atlantica Restoration Pact'.

''I governi e le popolazioni - afferma Julia Marton-Lefevre, direttore generale dell'Iucn - stanno chiedendo soluzioni fattibili per le maggiori minacce attuali, inclusi i cambiamenti climatici. La Bonn Challenge e' una soluzione basata sulla natura, questo e' il motivo per cui sta catturando l'attenzione mondiale''. Calcolando anche una dichiarazione di intenti dell'India per oltre 20 milioni di ettari e altri 20 milioni da parte della 'Meso american alliance for peoples and forests', l'obiettivo dei 50 milioni di ettari di foreste sottratti al degrado secondo l'Iucn e' a portata di mano. ''Recuperare 150 milioni di ettari nei prossimi 10 anni - afferma Stewart Maginnis dell'Iucn - potrebbe potenzialmente chiudere il 'gap delle emissioni' dell'11-17% e iniettare oltre 80 miliardi di dollari l'anno nelle economie locali e nazionali''.


RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA
 
 
L'aumento delle energie rinnovabili condurrà ad un parallelo consumo di combustibili fossili, necessari per fornire i sistemi di "backup" nel caso in cui le condizioni meteorologiche provochino una diminuzione della produzione, come avviene per esempio nel caso dei parchi eolici. 
Come spiega il sito del Los Angeles Times, mentre aumenterà la produzione - fino al 30% deciso per legge entro il 2020 - di energie alternativa la California avrà bisogno anche di un numero crescente di impianti tradizionali per fornire l'energia sostitutiva, oltretutto in situazioni in cui il calo di produzione può essere improvviso, dell'ordine dei secondi. 
Ad aggravare la questione è che il problema non è attualmente considerato come un "costo" del passaggio alle rinnovabili, sebbene la soluzione implichi che impianti a gas debbano essere sempre attivi - seppure ad un livello mimino - per poter entrare il linea in tempi rapidissimi in caso di bisogno. 
Secondo le stime degli esperti sarà necessario passare dall'attuale 8% delle riserve disponibili rispetto al consumo medio di picco ad almeno il 15%, basato su combustibili fossili; gli ecologisti ribattono osservando come il diffondersi di siti eolici o solari in tutta l'area dello stato li renderà meno vulnerabili all condizioni meteorologiche locali, mentre di qui al 2020 nuovi metodi di immagazzinamento dell'energia prodotta potrebbero rendere il problema superfluo. 

TMNews 
 


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